Arabesque

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Arabesque

Category : Storie a lieto fine

“Mi chiamo Arabesque, come un passo di danza classica, e voi umani mi definite un gatto europeo a pelo corto, di colore bianco e grigio, femmina di tre anni. Non ricordo molto del mio passato, un giorno mi sono svegliata in una casa con altri animali con le zampe posteriori fasciate e ho capito che ero stata ferita, ma non riesco a ricordare dove e come. La Protezione Animali mi ha soccorso e curata, ci sono voluti due mesi per guarire, una zampetta aveva perso le falangi ma me ne sono fatta una ragione. Il personale veterinario, i volontari e tutte le persone che si sono prese cura di me mi hanno amato e coccolato e un giorno sono stata messa in un trasportino molto trendy e Lucia mi ha detto che ero stata adottata! All’inizio non capivo bene cosa significasse ‘essere adottati’, speravo solo che non fosse doloroso come le medicazioni e dopo un breve viaggio in automobile mi sono ritrovata in una casa tutta a colori con quella che poi ho capito essere la mia ‘mamma umana adottiva’. Ci siamo concesse il nostro tempo per conoscerci, e giorno dopo giorno, abbiamo imparato a rispettarci e a volerci bene. Irene, la mia mamma umana, mi riempie di coccole e di ottima pappa, ho ceste e cuscini in tutte le stanze ma il mio posto preferito per la nanna e’ sul suo letto, vicino vicino a lei. In estate ho anche un balcone da cui posso controllare tutti i movimenti del giardino condominiale e tenermi così aggiornata sui fatti del condominio. Quando Irene legge il giornale, mi da’ le pagine della moda per stare al passo con le sfilate, e poi l’aiuto a guarire dal mal di testa. Insomma, tra un’attività e l’altra le giornate volano! Ho anche due nonni adottivi e quando ci vengono a trovare vai con le coccole! E poi ci sono le amiche della mamma, alcuni giorni vado a dormire stremata dalle coccole ricevute. C’è voluto un po’ di tempo, ma ho finalmente capito che essere adottati è la cosa migliore che mi sia mai capitata.”

Arabesque è il mio primo vero gatto ed è stato amore a prima vista. Ammetto di essere inesperta in materia animale in genere, ma con la pazienza della stessa Arabesque e tantissimi buoni consigli di Lucia, direi che tutto procede per il meglio. Nella programmazione della mia giornata c’è sempre tempo per Arabesque, per le coccole e i giochi insieme. E’ facile cadere nell’errore di aspettare delle ‘reazioni umane’ da parte delle nostre bestiole, tuttavia sono sicura che lei comprenda molto più di quanto io riesca a immaginare e percepire, sicuramente con il tempo imparerò a capirla meglio. Quello che è certo, è che la presenza di Arabesque nella mia vita è stata terapeutica, riducendo la frequenza e l’intensità delle mie cefalee e partecipando anche a migliorare la qualità del riposo notturno. Sono già due anni ‘che siamo insieme’ e, pur definendomi la mamma umana di Arabesque, non dimentico mai che apparteniamo a due specie diverse, anche se il comportamento di tanti umani nei confronti degli animali (e non solo) non mi rende sempre orgogliosa di appartenere al genere umano. A fianco di tanti ‘amanti degli animali’ che non hanno idea del male che fanno loro, ce ne sono, per fortuna, altrettanti che dedicano la loro vita o parte del loro tempo al benessere di tante bestiole, anche a quelle che magari suscitano un pochino meno tenerezza agli occhi dei profani. Non mi stancherò mai di ringraziare la Sezione ENPA di Milano per essersi presa cura della mia Arabesque, facendo in modo che diventasse l’adorabile creatura che è oggi.

Grazie a Tutti

Irene

 


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