Bocconi avvelenati, se la legge al momento non c’è

Bocconi avvelenati, se la legge al momento non c’è

Decaduta l’ordinanza reiterata nel 2008, da marzo c’è un pericoloso vuoto normativo

Dal Corriere della Sera di martedì 3 maggio 2016, La città degli animali, p. 11

C’era una volta il lupo cattivo e gli animali cosiddetti “nocivi”. Fino al ’77 potevano essere uccisi senza pietà anche con l’uso dei bocconi avvelenati. Poi abbiamo studiato, un po’ di più e con minori pregiudizi, e la nostra specie si è resa conto di avere per secoli commesso grandi errori di valutazione e di aver sterminato gli animali che si trovavano ai vertici della catena alimentare, i predatori. Da quel momento i lupi sono diventati animali particolarmente protetti e l’uso dei bocconi avvelenati, come strumento di contenimento degli animali selvatici, è stato proibito. Questo però non è bastato per far cessare un odioso quanto pericoloso comportamento e così, nonostante i divieti, gli avvelenatori sono proliferati uccidendo non solo la fauna, ma diventando sterminatori di cani e gatti nelle nostre città, senza disdegnare colombi, nutrie e cornacchie.

Piccoli reati secondo i più, crimini anti-sociali per i più attenti che hanno visto in queste azioni, nell’accettazione che lo spargimento di tossici potesse ammazzare anche un bimbo, dei comportamenti sociopatici pericolosi, devianze da combattere e un pericolo da contrastare. Per questo il Ministero della Salute nel 2008 promulgò un’ordinanza, un provvedimento urgente e contingente che ribadiva il divieto di utilizzo di esche e bocconi avvelenati, regolamentando sia l’impiego delle sostanze tossiche per usi “leciti”, come le derattizzazioni, sia gli obblighi delle amministrazioni pubbliche in caso di ritrovamento di bocconi avvelenati e quelli dei veterinari, anche privati, in caso di sospetto avvelenamento di animali. Un provvedimento tampone che doveva costituire il preludio di una legge organica che regolamentasse in modo definitivo la materia, per evitare pericoli per uomini e animali. Questa previsione non si è mai concretizzata e quindi nel tempo l’ordinanza, con alcune modifiche, è stata prorogata di anno in anno, pur con la consapevolezza di usare uno strumento giuridicamente sbagliato. Siamo arrivati al marzo del 2016 quando l’ordinanza non è più stata rinnovata per dare il via, forse nelle intenzioni, a una legge definitiva che però non sembra all’orizzonte degli impegni governativi.

In questo momento quindi nessuna norma sui bocconi avvelenati detta procedure obbligatorie ai Comuni e ai veterinari pubblici e privati, scomparendo anche l’obbligo di far fare esami tossicologici sulle esche sospette. Un grande passo indietro, colmato solo in due regioni da leggi ad hoc, che non lascia grandi speranze per l’immediato futuro.

In Lombardia dove non esiste una legge regionale specifica non resta che applicare i poco efficaci articoli del Codice Penale e di alcune leggi speciali, che poco prevedono e che ancor meno sono efficaci. Speriamo di non dover attendere una disgrazia per avere una miglior normativa sui bocconi avvelenati.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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