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Tosca era arrivata a Milano dal sud ma non nella famiglia giusta

Dopo il sequestro per maltrattamento e una grave patologia, finalmente ha trovato chi le vuole bene

Quella di Tosca è una delle tante storie che stanno ormai diventando, purtroppo, di ordinaria consuetudine: cani che attraverso le inserzioni e gli annunci del cuore compaiono sulla rete internet, vengono trasferiti con le classiche “staffette” dal sud al nord sperando che riescano a trovare la giusta famiglia. In molti casi per mano di volontari interessati solo al destino degli animali, in altri usati invece da furbetti per farsi versare soldi, in genere su carte Postepay, in modo del tutto scorretto.

Come spesso accade, anche nel caso di Tosca, non tutto è andato per il verso giusto.

La sua vicenda, infatti, iniziata con il suo arrivo a Milano più di un anno e mezzo fa, si è complicata strada facendo: una volta arrivata nella sua nuova famiglia Tosca non ha ricevuto la migliore accoglienza, venendo chiusa su un terrazzo e divenendo con il passare del tempo, sempre più magra e sempre meno reattiva. Tanto da richiamare l’attenzione dei vicini, che hanno chiamato ENPA.

E così poco più di un anno fa è scattata la segnalazione a ENPA Milano che effettuando un sopralluogo e considerate le condizioni del cane ha chiesto al detentore di poter far visitare il cane presso la clinica ENPA. Una volta arrivata in clinica veterinaria e visitata, i veterinari hanno subito capito che Tosca rischiava la vita, avendo l’addome pieno di corpi estranei.

Tosca è stata operata d’urgenza e i chirurghi hanno rinvenuto nello stomaco e nell’intestino del cane una quantità impressionante di frammenti e pezzi di ossa, con le quali Tosca era stata alimentata. Questo ha fatto scattare il sequestro del cane per maltrattamento e per Tosca è iniziata una nuova vita, purtroppo non priva di altre complicazioni sanitarie. Il cane aveva anche un’altra patologia molto complessa.

Questo era l’accorato appello che proprio poco prima di Natale del 2017, il presidente di ENPA Milano scriveva ai propri volontari della sede meneghina che avevano conosciuto Tosca e che erano preoccupati per la sua sorte:

“Stiamo facendo il possibile per trasformare un mucchietto di ossa e pelo in un cane fortunato: certo ci vorrebbe più una magia da libro di Harry Potter che un intervento veterinario, ma la costanza è sempre premiante. […]

Chi aiuta ENPA, anche economicamente, aiuta Tosca e i tantissimi altri che assistiamo, senza troppo clamore, senza appelli strappalacrime, senza adozioni del cuore, senza “pelosetti in pericolo”. Sarà per questo che tante persone ci sostengono, credono in noi, ci sono vicini. La serietà in un mondo che cerca sempre di guadagnare l’attenzione con appelli strazianti è forse più pagante.

Tosca, che come sapete è sotto sequestro, subirà il 27 del mese di dicembre (2017 n.d.r) alle ore 10:00 l’intervento di risoluzione di una comunicazione anomala patologica tra sangue arterioso e sangue venoso detta di Shunt portosistemico.”

E continuava:

“La patologia che Tosca presenta è grave.

La chirurgia è complessa ed è per questo che è stata affidata a quello che oggi è il migliore in questo campo.

Pertanto i rischi connessi sono tuttavia comunque elevati e sono relativi all’intervento ma anche al periodo successivo.

Sarebbe sicuramente un’ottima eventuale soluzione, superato il pericolo imminente del post operatorio, trasferire Tosca presso una famiglia che possa darle affetto e continuare le cure necessarie”.

Fortunatamente l’intervento grazie ai professionisti scesi in campo, è andato per il meglio e anche il successivo passaparola dopo l’appello del presidente, tra i tanti volontari ha avuto il suo effetto: Tosca dopo circa 3 mesi dall’intervento aveva trovato una famiglia che la potesse tenere e seguire in una fase estremamente delicata della sua vita: ha perso la vista da un occhio ma fortunatamente ha ritrovato energia e un giardino dove poter ricominciare piano piano a correre.

Trovando anche una fedele compagna di giochi: Masha, anche lei adottata dall’ENPA di Milano, quasi 4 anni fa, proveniente da una situazione simile ma non così rischiosa per la sua vita.

Pochi giorni fa il verdetto definitivo da parte del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Milano: il responsabile dei maltrattamenti è stato condannato e Tosca è stata confiscata e affidata definitivamente agli attuali custodi, che insieme a Masha non aspettavano regalo di Natale più bello!


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Caccia. La Lombardia arma i 17enni, anche contro le volpi, la protesta di Enpa: il Governo fermi la “deriva venatoria” delle Regioni. Intervenga il Garante dei minori

L’Ente Nazionale Protezione Animali chiama alla mobilitazione tutti gli italiani, ma in particolare i residenti in Lombardia, dopo l’approvazione della Legge di Semplificazione 2018 con cui il “Pirellone” ha dato il via libera al tesserino venatorio per i diciassettenni. Non solo. Con questo provvedimento la Regione, su proposta della Lega Nord,ha fatto anche un altro regalo ai cacciatori: la possibilità di sparare alle volpi, sempre e dovunque. La decisione è motivata con una presunta e fantomatica pericolosità delle volpi, ma il vero obiettivo è quello di eliminare un competitor delle “doppiette”. Infatti, le volpi, che sono tra l’altro i principali predatori dei roditori (ne tengono sotto controllo la popolazione), si cibano di lepri e fagiani immessi a fini venatori, e finiscono quindi per entrare in “conflitto” con i cacciatori.

Enpa chiede a tutti di scrivere, telefonare, intervenire sui social della Regione e del Ministero dell’Ambiente, protestando contro quello che è un vero colpo di mano. Al contempo l’associazione sollecita il governo ad intervenire contro questo abuso e ad impugnare le norme sparatutto approvate con la Legge di Semplificazione. Ma Enpa si appella anche al Garante dei Minori. «E’ scandaloso– denuncia Andrea Brutti dell’Ufficio Fauna Selvatica di Enpa – che la memoria delle vittime della stagione venatoria 2018/2019, alcune delle quali poco più che adolescenti, sia infangata con un provvedimento che arma i 17enni. E’ forse questa la risposta delle istituzioni alla richiesta di sicurezza dei cittadini? E’ questa la strategia per contrastare il bullismo e per educare i ragazzi al rispetto della vita? E questa la sensibilità mostrata dalle Regioni nei confronti di chi si è visto uccidere una persona cara dalle “doppiette”?».

Peraltro, non stupisce che la Regione Lombardia sia intervenuta sulla materia venatoria con l’esercizio della potestà legislativa e non con un atto amministrativo. «Così – prosegue Brutti – si è impedito a priori un eventuale ricorso al Tar da parte delle associazioni. Già in passato provvedimenti simili, compresi quelli approvati dalla Lombardia, sono stati  dichiarati illegittimi dai TAR, dal Consiglio di Stato e dalla stessa Corte costituzionale».

Il governo e il ministro dell’Ambiente intervengano subito. Armare i 17enni vuol dire non solo turbarne l’armonioso sviluppo della personalità, in un’età così delicata per la formazione, ma creare ulteriori pericoli per l’ordine pubblico. Invece, autorizzare spari tutto l’anno contro le volpi significa creare un disturbo biologico insostenibile per gli animali, anche particolarmente protetti o rari, che stazionano o nidificano nel nostro Paese.


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Scarica “Fauna”, il periodico di ENPA Milano – Edizione novembre 2018

 

p. 3           Basta gabbie negli allevamenti intensivi

p. 4-5       I numeri di un anno di soccorso agli animali

p. 6           Adottamici

p. 7-8-9    Chi sono e da dove vengono le nutrie

p.10-11     Animali usa e getta


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Il commento di Giudici, Presidente ENPA Milano, all’articolo sui cavalli alla Scala di Pavanel – “Il Giornale”

Sicuramente nessuno prende il cavallo a scudisciate alla Scala, ma nel 2018 ancora non si riesce a capire, sembra proprio impossibile, che la violenza non è fatta soltanto di percosse.

Certo si può ironizzare, si possono chiamare a difesa le tradizioni, si può financo dire che non abbiamo problemi più seri. Ma invece non è così. I problemi sono seri, serissimi. Riguardano gli animali, ma anche i diritti, riguardano la sicurezza di maestranze, spettatori e animali. Riguardano l’attenzione verso i diritti dei più deboli, verso la sofferenza (grande o piccola) inflitta per ignoranza (intesa come mancanza di conoscenza).

Chi è attento ai diritti non lo è solo a quelli degli animali, peraltro tutti siamo animali, anche se cerchiamo di sottrarci dal novero di quanti appartengono a questa grande famiglia.

Potete darci degli incolti, degli esaltati, descriverci come persone che non hanno di meglio da fare (e solo un dio sa quanto sia vero il contrario). Ma noi non ci sposteremo di un millimetro, con fermo ed educato dissentire, invocando le norme, caldeggiando il buon senso.

E ne siamo orgogliosi, in un mondo che sembra saper soltanto urlare oppure tacere.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA MIlano

 

Articolo di Luca Pavanel “Il Giornale” del 29 novembre 2018

“Se l’Enpa vuole “azzoppare” la Prima della Scala”

È sembrato perfino strano il (lungo) silenzio degli animalisti sull’arruolamento di un equino per l’opera verdiana «Attila», al debutto il 7 dicembre alla Scala.

Per giorni strana l’assenza di una condanna, of course, che ogni volta è scattata in circostanze analoghe, quasi come il riflesso del cane di Pavlov. Ma la protesta alla fine è arrivata, ieri. Già, proprio così.

Un messaggio dall’Ente nazionale protezione animali (Enpa) al Piermarini contro l’utilizzo di cavalli veri nel lavoro lirico che aprirà la stagione. «Un palco teatrale e il retropalco non sono ambienti adatti a ospitare dei cavalli, che sicuramente saranno costretti a subire rumori, confusione e imposizioni innaturali per quanto animali abituati a lavorare con l’uomo». E molto altro nella missiva firmata dal presidente dell’Ente a Milano Ermanno Giudici all’indirizzo del sovrintendente Alexader Pereira e per il regista Davide Livermore e il sindaco Giuseppe Sala. Gran finale con la richiesta che «da quest’anno nessuna rappresentazione scaligera preveda l’impiego di animali in scena». Che dire, a parte il fatto che è difficile credere che la Scala sia un ambiente in cui non si rispettino gli animali – nessuno avrà in mente di scudisciare il destriero-attore – non si può non ricordare che la storia del Teatro è anche una storia di equini.

Non solo belcanto infatti: nella sala grande, si narra, c’erano spettacoli vari, come tornei a cavallo, carnevali e party. Una stampa dell’Ottocento mostra gli spazi teatrali trasformati in una sorta di «ippodromo». Certo, si dirà, non c’erano gli animalisti. Ma non per questo i cavalli – da sempre usati ma anche amati (non da chi è una «bestia»), venivano maltrattati. Figuriamoci oggi al Piermarini. Cari animalisti, forse sono altri i nemici, non un gruppo di voci liriche su uno dei più famosi palcoscenici, sotto gli occhi di tutti.

 


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Alla Scala come al circo, cavalli in scena per la prima del 7 dicembre

“Abbiamo appreso che anche quest’anno, durante la rappresentazione dell’opera Attila di Giuseppe Verdi alla Scala di Milano, saranno portati sul palco due cavalli” ha commentato Ermanno Giudici presidente ENPA Milano “nonostante in passato la presenza degli animali durante gli spettacoli sia stata già ampiamente criticata da ENPA e non soltanto “.

Inizia così la lettera che il presidente dell’associazione animalista milanese ha inviato al Sovrintendente della Scala, al regista dell’opera e alle istituzioni del comune di Milano, per chiedere di sospendere l’ennesimo utilizzo di animali sul palco scaligero.

Dopo l’orso utilizzato per lo spot della Mercedes, trasferito a Milano dall’Ungheria, anche l’utilizzo dei cavalli per una manifestazione teatrale dimostra che purtroppo non si presta ancora abbastanza attenzione alla tutela dei diritti degli animali.

“Gli spettacoli con l’uso di animali, seppure nel caso dello spettacolo teatrale siano cavalli abituati con l’uomo, sono oramai fuori dal tempo e non hanno il gradimento della parte più attenta dell’opinione pubblica” prosegue Ermanno Giudici.

“Peraltro non può sfuggire quanto un palco come quello del teatro meneghino sia davvero inopportuno, pericoloso e possibile fonte di maltrattamenti per gli animali oltre che dell’incolumità delle persone presenti durante la rappresentazione”.

Proprio per questo motivo lo stesso appello è stato rivolto anche al Questore e al Prefetto di Milano, sottolineando il fatto che l’omissione di un provvedimento di cautela a difesa delle persone che saranno presenti, potrebbe portare a incidenti ben più gravi.

 

All.to: Lettera di protesta per utilizzo cavalli alla Scala di Milano CLICCA QUI

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Milano: l’Ats apre le porte degli uffici a cani e gatti dei dipendenti

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Un bel segno dei tempi che cambiano, dell’attenzione verso gli animali, della consapevolezza che fanno parte, cani e gatti, indissolubilmente delle nostre vite.

Apprezzabile la scelta dell’ATS della Città metropolitana di Milano, proprio perché conferma questa attenzione, con l’importanza e la consapevolezza che sia stata compiuta da medici e veterinari.

Ora si tratta di traslare sempre più il significato di “benessere animale” anche nelle norme e nei controlli di tutti giorni, amplificando costantemente la consapevolezza della sofferenza animale.

Ampliando le attenzioni e estendendo il valore e la portata del concetto “benessere animale”. Applicando con rigore le norme poste a tutela dei diritti degli animali, anche non domestici.

Passi avanti significativi, da imitare, in una regione che ha tanto da farsi perdonare in tema di tutela degli animali e della fauna.

 

PER LEGGERE L’ARTICOLO DI REPUBBLICA CLICCA QUI

 

 

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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Mercedes e lo spot girato con un orso, a Milano

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Mercedes e lo spot girato con un orso, a Milano, nel rispetto della legge ma calpestando l’etica. Senza considerare le alternative.

La notizia ha cominciato a circolare in modo frammentato, sotto traccia, vuoi mai di contrariare il colosso automobilistico di Stoccarda. Ma qualcuno l’ha fatto sapere a ENPA Milano.

Questo fatto è stato rilanciato con un comunicato stampa, ripreso da poche testate. Forse perché Mercedes è un investitore pubblicitario di rilievo, meglio non inimicarselo.

Meglio stendere un velo, meglio non parlare dell’assurdità di portare un orso dall’Ungheria a Milano, per poter realizzare uno spot che avrebbe potuto essere fatto in animatronic.  In digitale quindi, senza richiedere l’effettiva presenza dell’animale addestrato. Nel rispetto dei diritti degli animali, ma anche della sensibilità dei consumatori.

Certo lo spot Mercedes sarà realizzato nel pieno rispetto della legalità e delle norme, richiedendo tutti i permessi del caso. Facendo attraversare l’Europa allo sventurato orso ammaestrato in un camion autorizzato, per raggiungere una location autorizzata, con il permesso della Prefettura.

Sembra facile, ma per girare uno spot come questo ci vogliono i permessi. L’orso è un animale pericoloso per la legge italiana e non potrebbe essere detenuto da privati e importato in Italia senza autorizzazione. Questo avrà sicuramente coinvolto gli uffici di Prefettura, Comune e i servizi veterinari pubblici.

In effetti, sotto il profilo formale, effettuate le debite verifiche e il rispetto delle normative da parte dell’agenzia che per Mercedes ha organizzato la produzione tutto funziona. Resta però aperta la breccia dell’etica, quella che dovrebbe far ritenere inaccettabile il fatto. In un momento storico in cui l’opinione pubblica non vuole più vedere animali ammaestrati.

Quella breccia che avrebbe dovuto essere riempita di contenuti dal Comune di Milano, dai due Garanti per la tutela degli animali nominati dal sindaco Beppe Sala. Una sorta di authority milanese per i diritti degli animali. Anche perché i Comuni, tutti i Comuni, hanno il dovere giuridico di occuparsi della protezione degli animali.

Le leggi saranno state rispettate ma il Sindaco Sala, l’assessore Guaineri e i Garanti per la tutela degli animali (Paola Fossati e Gustavo Gandini) qualcosa avrebbero potuto e dovuto dire. Sotto il profilo del rispetto dei diritti degli animali, sulla mancanza di legittimazione etica nel far arrivare a Milano un orso ammaestrato dall’Ungheria. Invece il silenzio è stato assordante. Come la mancata diffusione sulla stampa della notizia.

Ogni animale selvatico addestrato, e l’orso non è mai stato addomesticato, è condizionato ad avere comportamenti innaturali. Non è amore per l’uomo quello che lo porta a essere gestibile dal suo addestratore. E’ semplicemente un condizionamento, che può essere ottenuto in modo violento, fisicamente coercitivo, oppure in modo più subdolo.

Sfruttando l’imprinting, creando una dipendenza dell’animale nei confronti dell’uomo basata su un condizionamento psicologico. Niente di cui vantarsi: il maltrattamento non è solo quello traumatico, ma può essere anche quello di piegare la volontà di un animale, senza usare percosse, elettricità o altri mezzi del genere.

Un animale che viene privato della sua essenza, del suo intimo essere, non è più lo stesso animale. E un selvatico non è un cane, un cavallo o una pecora. Gli animali selvatici, come leoni, falchi, orsi o delfini possono fare quello che l’uomo gli ordina ma solo perché condizionati a farlo. In fondo hanno solo l’aspetto esteriore dei loro simili che vivono liberi.

Queste considerazioni sono oramai arcinote a tutte, e non possono sfuggire a due veterinari, quali sono entrambi i garanti. Che non posso credere abbiano dato il loro assenso a questa operazione. Senza però essere ascoltati dal Comune che li ha nominati, proprio per garantire i diritti degli animali.

Evidentemente per il Comune di Milano bisogna tutelare solo gli animali da compagnia, quelli che hanno padroni che votano, e soprattutto non disturbare il manovratore, specie se guida Mercedes.


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Probabile utilizzo di orso addestrato per realizzare spot Mercedes

ENPA Milano segue la situazione e avverte Prefettura e Comune di Milano

 

“Siamo stati informati in modo confidenziale che nei prossimi giorni dovrebbe arrivare a Milano, dall’Ungheria, un orso addestrato che verrebbe utilizzato come protagonista di uno spot pubblicitario realizzato per Mercedes Benz” dichiara Ermanno Giudici presidente di ENPA Milano.

“L’orso verrebbe trasportato a Milano al solo scopo di girare il filmato, in luogo protetto da occhi indiscreti.

La sezione ENPA di Milano esprime tutta la sua contrarietà a questo tipo di sfruttamento degli animali e assume una posizione estremamente critica nei confronti della casa automobilistica di Stoccarda, che evidentemente non si è ancora accorta della posizione ostile dell’opinione pubblica nei confronti di questo tipo di sfruttamento.

Prosegue Giudici: “Ci auguriamo che il Comune di Milano, garante pubblico del benessere degli animali, si attivi per impedire che questo accada e che la Prefettura, quale autorità di pubblica sicurezza, non conceda le autorizzazioni a questa produzione.

Ci sono oramai tantissime alternative all’uso di animali veri nella creazione di spot video, come il cinema ci ha insegnato in questi anni. L’impiego quindi di un orso è soltanto la dimostrazione di un mancato rispetto dei diritti degli animali, che non vorremmo dover più vedere. Non serve dichiararsi attenti all’ambiente riducendo l’inquinamento dei motori per poi mettere in atto campagne che insegnano il contrario del rispetto verso la natura.

Saremo attenti e vigili per impedire che Milano diventi protagonista di questa spiacevolissima iniziativa, riservandoci ogni azione nei confronti dei responsabili.

Ci auguriamo inoltre che il Comune e la Prefettura si attivino, per quanto di competenza, unitamente ai Servizi Veterinari dell’ATS, per impedire che l’orso arrivi a Milano e sia usato per fini scenici.

Sarà una nostra attenzione informare i media sugli sviluppi della questione, che coinvolge anche i Garanti per i Diritti degli Animali nominati dal Comune di Milano”.

 


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Ermanno Giudici presidente di ENPA Milano incontra Franco Michieli in occasione della presentazione del libro “Andare per silenzi”.

Sabato 17 novembre alle ore 17 presso il Museo di Scienze Naturali di Milano Ermanno Giudici presidente di ENPA Milano incontra Franco Michieli, autore del libro “Andare per silenzi” – La meravigliosa avventura di un camminatore nelle terre senza confine – edito da Sperling & Kupfer.

 

IL PERMANERE NELLA NATURA ORIGINA CONSAPEVOLEZZE E RIVELAZIONI MOLTO PIU’ PROFONDE DELLE ASCENSIONI BREVI

Lunghe traversate da un capo all’altro della Norvegia, su isole popolate solo di nidiate di uccelli, in mezzo a paesaggi rocciosi e selvaggi, per giorni e settimane, senza compagni e senza mappe, nel silenzio più assoluto. Sembra un’immersione nel vuoto, invece è un’esperienza totalizzante: non sono gli altri a segnare la via, siamo noi a sceglierla a ogni passo. L’attenzione si acuisce, la presenza si fa costante: solo così il cammino è vero incontro con un ambiente partecipe. Le acque che scorrono tracciano il percorso, il vento e la pioggia dettano il passo, gli animali si allertano e seguono l’andare umano. Franco Michieli geografo e esploratore da quasi quarant’anni alterna avventura in solitaria, in coppia e in gruppo, su strade battute e in luoghi disabitati, affidandosi alle indicazioni della natura, certo che il varco si rivelerà da sé. In questo libro ripercorre alcuni dei suoi viaggi – dal whiteout del deserto lavico islandese alle ascensioni andine tra insediamenti di antica spiritualità – rimettendo in discussione l’idea di compagnia: siamo più soli nella folla cittadina, dove la miriade di stimoli si spegne in un bombardamento fragoroso, di quanto non lo siamo nell’isolamento dei boschi che per chi sa ascoltare si fa denso di voci. Qui lontano dai condizionamenti tecnologici riemerge la nostra connessione primordiale e istintiva con la natura e con i nostri simili: come può esserci solitudine tra tanta animata bellezza?

 

Franco Michieli , geografo, esploratore, scrittore, vive nelle Alpi ed è autore di una trentina di lunghe traversate a piedi di catene montuose e terre selvagge. Studioso delle relazioni tra esseri viventi e territori, ha imparato a muoversi su terreni sconosciuti interpretando la natura, senza utilizzare mappe e strumenti tecnologici, come gli animali migratori e gli umani antichi. Tra i suoi libri, si ricordino: Scrivere la natura(con Davide Sapienza, Zanichelli 2012) Huascaràn 1993 Verso l’alto. Verso l’altro. (Club Alpino Italiano 2013). La vocazione di perdersi e L’estasi della corsa selvaggia Ediciclo editore 2015 2017).  Per alcuni di questi libri ha ricevuto importanti riconoscimenti letterari.

 


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La TV dei pappagalli ovvero come far pubblicità agli animali prigionieri

Con la scusa di fare un remake della storica trasmissione Portobello, ideata da Enzo Tortora, la RAI rimette in catene un pappagallo. Senza accorgersi che i tempi sono cambiati.

Ai tempi in cui Enzo Tortora, infatti, inventava la trasmissione Portobello, facendo noleggiare un pappagallo alla RAI in un negozio di Milano, l’attenzione verso i diritti degli animali era completamente diversa. Come dimostra il fatto che nei negozi venivano venduti animali di ogni specie.

Era il 1977 e a Milano c’erano negozi che avevano le vetrine piene di specie esotiche: leoncini, tigri, scimpanzé, cuccioli di orso ma anche coccodrilli e scimmie ragno, bertucce e gattopardi. Animali quasi sempre destinati a fare una brutta fine, comprati da cuccioli per curiosità o esibizionismo.

Tempi davvero diversi, tempi per fortuna passati con l’entrata in vigore della Convenzione di Washington, più conosciuta come CITES (Convention on International Trade of Endangered Species), e poi finalmente il divieto di tenere e vendere questi animali. Non i pappagalli, per loro sfortuna, anche se non vengono quasi più catturati in natura ma riprodotti in allevamento.

Ma per il pappagallo poco importa essere nato in foresta o a Cologno Monzese. La cattività è sempre la stessa, la privazione della libertà è sempre pesante. Come la mancanza di poter mettere in atto i comportamenti naturali, che non mutano solo perché un animale è riprodotto in cattività.

Ora sono cambiate le conoscenze, è cambiata la sensibilità e anche l’attenzione. Purtroppo sembra di tutti fuorché dei dirigenti RAI ed evidentemente di Antonella Clerici.

Non serviva invocare il maltrattamento di animali o i regolamenti dei Comuni, ma occorreva invocare l’intelligenza e il rispetto, comprendere che non è più tempo di fare spettacolo senza considerare quello che la scienza ha oramai dimostrato: gli animali soffrono, hanno paura, si annoiano, hanno necessità di stare con i propri conspecifici.

La televisione pubblica dovrebbe educare, non essere un cattivo maestro. E così abbiamo ritrovato in prima serata “La TV dei pappagalli”, ovvero, come far pubblicità agli animali prigionieri, dando ovviamente un messaggio sbagliato.

Non sono servite le proteste contro la presenza di un amazzone nel remake di Portobello. La RAI e Antonella Clerici sono andati diritti per la loro strada.

Senza nemmeno chiedersi se in effetti le critiche fossero giuste e non solo per la catena, che nelle anteprime legava il pappagallo al trespolo. Con l’arroganza di chi non sa e non vuol nemmeno sapere.

Se non fosse così gli autori si sarebbero fatti due domande, magari senza interrogare solo i soggetti che su questo tipo di esibizioni ci campano. Che si sperticano in dichiarazioni su quanto il povero amazzone stia bene e sia perfettamente a suo agio in uno studio televisivo. Nemmeno in foresta libero avrebbe potuto stare meglio.

Chi conosce un minimo gli animali, giusto lo stretto necessario per avere un’opinione tecnica, sa perfettamente che un pappagallo, anche allevato, mantiene le caratteristiche etologiche di un animale selvatico. Anche se allevato a mano per snaturarlo grazie all’imprinting. Un pappagallo mantiene indole e bisogni, con in aggiunta tutti i traumi derivanti da un metodo di allevamento irrispettoso.

Quindi l’amazzone, legato o meno sul suo trespolo, nello studio della RAI si trova bene quanto staremmo noi uomini in una metropolitana sovraffollata, senza aria condizionata e con la musica che ci perfora i timpani. Magari con l’idea che la nostra esistenza sia in pericolo. Che un nemico ci stia per attaccare.

Un pappagallo in natura è una preda, ha necessità di potersi sottrarre alla vista, di nascondersi per essere in equilibrio con sé stesso. Messo su un trespolo, senza riparo, dentro uno studio televisivo, con luci forti, musica e frastuono si troverà davvero a suo agio? Sicuramente no e chi dice il contrario non può essere in buona fede.

Questo è il motivo che lo porta a stare immobile su un trespolo, come fosse imbalsamato. Un pappagallo che per natura è un animale curioso, esploratore, intelligente e che patisce la noia, come la maggior parte dei viventi. Certo nessuno lo picchia, il cibo è disponibile anche se nemmeno viene toccato dal pappagallo, per lo stress generato dalla situazione.

Un pappagallo non dovrebbe essere mai e poi mai tenuto in cattività, più di altri animali e lo sa bene chi ne ha avuto uno. Sono animali complessi, difficili che solo uomini presuntuosi possono relegare a fare i totem su un trespolo, sperando che vocalizzino, che gridino “Portobello”, mentre hanno il cuore che batte all’impazzata.

Guardando il livello della trasmissione purtroppo nulla stupisce, vista la qualità dello spettacolo che riporta ai tempi in cui nei circhi si esibivano uomini con deformità fisiche, mentre qui spesso si approfitta di carenze di altro genere. Ma l’esempio e l’insegnamento dato da una rete pubblica sono davvero pessimi.

Grazie alla trasmissione ora i negozi si riempiranno di pappagalli. Come sempre la domanda va alle stelle quando un animale va in TV oppure è protagonista di un film. Negozianti e allevatori, che spesso coincidono, ringraziano la RAI per questa inaspettata pubblicità.

I pappagalli invece, con la loro lunga vita di sofferenze che può durare più della nostra, saranno vittime innocenti dell’indifferenza umana.

Ricordate sempre che per maltrattare un animale, per provocargli sofferenza, al di là di quello che la legge riconosce come tale, non servono violenze o percosse. Il carcere duro è una pena terribile, anche senza che sia torto un capello ai detenuti.

 

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano


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