Category Archives: Storie a lieto fine

  • -
dscf2122

Pallocchio diventato Paoletto, una bella storia a lieto fine!

Category : News , Storie a lieto fine

Cristina ci ha voluto raccontare la sua storia e quella di Paoletto adottato in ENPA quando si chiamava Pallocchio.

Leggera ma toccante, l’esempio di quanto si possa imparare dagli animali e le emozioni che possono trasmettere… Un po’ lunga da leggere ma, fidatevi, ne vale veramente la pena!

Grazie Cristina!

 

Mi chiamo Cristina, lui è Paoletto. E la nostra non è la storia di un colpo di fulmine, ma di un amore nato piano piano.
Cresciuto oltre le mie paure. Grazie a lui.
Paoletto era Pallocchio, un gattino come tanti altri che, salvati dalla strada, aspettano in ENPA un’adozione.
Io e il mio compagno cercavamo un miciotto da portare a casa con noi, che fosse adulto, magari anche anziano, ma soprattutto che fosse un gatto dolcissimo, gestibile senza problemi, perché io non avevo altre esperienze se non con Danny, il mio super gattone patatoso e coccoloso, che ci aveva lasciato da poco.
Durante la scelta ho avuto modo di parlare con Lucia, la responsabile adozioni ed esperta comportamentale, ho sfogliato le molteplici schede informative e descrittive dei gatti adottabili e subito mi aveva colpito la sua descrizione: “un gatto dolce, amante delle coccole, con un carattere inguaribilmente ottimista, senza paura, e che non mostra problemi di gestione ne’ con le persone ne’ con altri gatti”
Ho incontrato Pallocchio una volta sola: uno scricciolo bianco e nero, che girava senza posa in una stanza piena di gatti, tra tante gabbie, riparo e cuccia di ognuno di loro.

Io l’ho guardato, lui no. Mi aveva, forse, annusato, impegnato com’era nella sua continua esplorazione.
Ma lui non mi ha visto, ne’ avrebbe mai potuto. Pallocchio è cieco.
Lo scegliemmo perché con Lucia abbiamo capito (o meglio, lo capì Lucia) che poteva esser il gatto giusto; ma si decise di prenderlo insieme ad un altro.
Abbiamo pensato a Plano’, un gatto con il quale dimostrava una buona relazione e col quale divideva la stanza in ENPA, in modo che potessero aiutarsi a vicenda e farsi compagnia.
Planò, a cui manca una zampa, e Pallocchio, senza i due occhietti, sono quindi venuti a vivere con me.
Sembravano il gatto e la volpe di Pinocchio. Ma da subito ho capito che non ero in una fiaba.
Mentre Planò restava nascosto, Pallocchio già valutava la nuova situazione ed evidentemente ne prendeva possesso.
Quando Planò, dopo qualche giorno, ha cominciato con notevole irruenza ad occupare anche lui la casa, Pallocchio, quello che avrebbe dovuto in teoria essere il più in difficoltà, quello che non aveva mai dato problemi comportamentali con altri gatti, ha avuto una reazione e degli atteggiamenti che ci hanno sbalordito. Tutti. Compreso chi lo aveva finora gestito.
Ha cominciato ad attaccare Planò, con agguati, veri assalti, imboscate, con una tattica compatibile con il suo non vederci: non appena Planò andava a bere o entrava nella sua lettiera, ed era quindi un bersaglio facilmente individuabile e per forza di cose “fermo”, Palocchio lo aggrediva con zampate morsi ringhi, e Planò, povero, soccombeva.
Non vedendoci, Pallocchio (lo chiamo ancora così perché fino a quel momento quello era il suo nome), non poteva cogliere i segni di resa dell’altro, non lo vedeva orecchie indietro e pancia all’aria, arrendersi.
Anche il solo gioco e il correre di Planò, lungi dal rassicurarlo, mettevano Pallocchio in una situazione di costante allarme.
La soglia di stress si stava alzando, per entrambi.
Sempre con l’inestimabile aiuto di Lucia, che credo di aver estenuato oltre ogni limite e che sempre era disponibile, abbiamo deciso di tenere Pallocchio, mentre Planò ha trovato in brevissimo tempo una diversa ed ottimale sistemazione.
E’ così cominciata la nostra vera vita insieme, ma non per questo sono finiti i problemi.
Io avevo mille paure, mi facevo un miliardo di paranoie: sarò in grado di gestirlo? come potrà riconoscere il giorno dalla notte? lo toccavo per spazzolarlo e si ritraeva, le coccole non sembrava gradirle, averlo visto aggressivo mi faceva temere di non riuscire ad instaurare un bel rapporto.
E via di telefonate alla povera Lucia per avere consigli, chiedere aiuto.
Tutto mi sembrava insormontabile. Cercavo di non usare profumi o detersivi odorosi, non usavo l’aspirapolvere, non spostavo nulla. Gli parlavo sempre con cadenze e ritmi particolari. Pappa-pappa-papppaaa è stato il primo richiamo, il nostro primo legame, una cantilena alla quale rispondeva con lunghe corse gioiose.
E mentre io mi dibattevo in sterili dubbi, e, non lo nego, con la paura di aver sbagliato scegliendolo, il mio ora Paoletto, mi stava insegnando piano piano che la soluzione era semplicissima: lasciare fare a lui, lasciagli i sui tempi.
Mi accorsi che lo stavo trattando non solo come un non vedente, ma addirittura come se non fosse in grado di comprendere.
Invece Paoletto capisce, eccome!
E’ capitato, specie all’inizio, che nella corsa sfrenata a rincorrere una pallina abbia dato delle testate assurde contro un muro, una porta, un ostacolo.
Lo guardavo, preoccupata, fermarsi tossicchiare fare smorfie, ma dopo un secondo era più scatenato di prima. Come se anche quello fosse parte del gioco.
Con tenerezza e stupore, mi sono accorta che non solo ascolta attento quando gli parlo, ma mi capisce; quando vedendolo correre sfrenato lo intercettavo diretto verso un ostacolo, dicendogli “piano” subito si allertava e trovava la giusta via.
La sua voglia di giocare è irrefrenabile, la sua curiosità sfrenata. Nulla lo ferma.
Appena sente aprire un armadio o una scatola, è subito accanto a me pronto ad esplorare, entrare, annusare, provare.
Mentre all’inizio spazzolarlo era un problema serio, ora dicendogli “spazzola spazzola” accorre facendo fusa e sorridendo.
Si perché Paoletto sorride!
La prima volta che ha risposto al mio richiamo è stato emozionante.
Era sdraiato vicino alla porta di ingresso, e io, dal fondo del corridoio l’ho chiamato.
L’ho visto alzarsi in ascolto, voltarsi e… Correre. Correre verso di me e strusciarsi facendo un “pprrrr” di gioia.
I primi tempi di notte è stata dura. Il letto era per lui posto di scoperta, gioco, corsa, esplorazione, insomma tutto tranne che riposo. Non riuscivo a capire come impostare i nostri ritmi, mi sentivo persa.
Lui, trovato in un cortile con gli occhietti malati, lui che ha dovuto sicuramente lottare per procurarsi il cibo, lui che ancora adesso mangia spostando il boccone lontano dalla ciotola quasi a proteggerlo da eventuali” predatori”, lui sicuramente un letto non lo aveva mai incontrato.
Ora si accuccia contro di me, appiccicato, appena mi alzo mi segue, e al suono della sveglia partono le sue fusa.
Un modo unico e meraviglioso per iniziare la giornata, per dirmi: eccoci, siamo ancora insieme per un nuovo giorno da vivere.
E insieme lo siamo da quasi due anni: se mi guardo indietro non capisco come ho fatto a crearmi così tanti problemi!
La nostra casa ormai non ha più segreti e le famose musate non le prende più; si arrampica su grattatoi che quando li ho presi immaginavo non potessero mai venire utilizzati ed invece in poco tempo lo scoprivo beato a riposare sul ripiano più alto. Cammina senza problemi sullo schienale del divano, in bilico, non sbaglia mai un colpo quando salta sul letto o sul suo tavolino, caccia con grande maestria mosche e altri insetti (e li prende pure!!), adora qualunque scatola dentro la quale possa nascondersi.
I cambi di lenzuola e quindi di odori (ammorbidenti, detersivi) non lo turbano minimamente, così come non si spaventa quando sposto qualche sedia o dimentico un sacchetto o lascio un ostacolo in mezzo al suo cammino. Anzi sono occasioni di scoperta e gioco.
E’ strepitoso vederlo avventurarsi in un ambiente nuovo, al minimo rumore si mette in allerta ma la mia voce, sempre, lo rassicura e riparte come un piccolo esploratore.
Certo ci vogliono accortezze: la casa deve sempre essere in sicurezza, le finestre chiuse o con zanzariere, anche se dubito possa arrivarci, balconi chiusi e murati sempre anche in vacanza, nessuna “libera uscita”. Massima attenzione a quello che può trovare per terra soprattutto in balcone dove ogni foglia o fiore caduti vengono subito ingoiati, inclusa la plastica che non so perché ha su di lui un richiamo irresistibile, nessun accesso a piani alti come i tavoli, dai quali avrebbe problemi a scendere.
Poche cose, ma importantissime!
La prima volta che lo abbiamo portato in vacanza con noi è stata (per me) tragica, ero spaventatissima.
Invece il primo giorno di ambientazione è stato presto superato, come per un qualsiasi gatto vedente che ha bisogno di qualche tempo per ambientarsi.
Il mio Danny anzi ci metteva molto di più ad accettare i cambiamenti.
Dopo pochissimo tempo, riesce a gestire perfettamente i nuovi spazi, trova immancabilmente ed usa sempre la sua lettiera ed ovviamente trova ancor più facilmente le ciotole del cibo.
Ho un po’ più di difficoltà con quella dell’acqua, devo segnalargliela con un piccolo rumore, ma una volta localizzata non c’è più problema.
E’ un gran “chiacchierone” quando sono in casa è un continuo “parlare”, se entra in una stanza dove sono in silenzio e non mi localizza subito, mi chiama, se perde la sua pallina, miagola cercandola e, sempre, la trova anche da solo.
Salire per lui non è un problema, ma vederlo quando scende è tenerissimo: la prima volta che deve scendere (qualunque sia l’altezza, anche pochi cm) da un posto nuovo, allunga una zampina, tentenna, prova, aspetta, sporge il musetto.
Ce la fa anche da solo, ma se lo guido con la voce, allora prende coraggio subito, si fida, mi ascolta, e…. si tuffa.
Una tenerezza, una prova di fiducia immensa!
Provo ad immaginarmi io, senza poter vedere, buttarmi da un’altezza che non posso sapere qual è, fidandomi solo di una voce che mi incita. Ne sarei capace?
Sarei capace di svegliarmi contenta, come fa lui ogni mattino? Sarei capace, dopo una caduta, rialzarmi e riprendere a correre sorridendo?
Non credo.
Lui lo fa!
E mi sta insegnando ogni giorno la meraviglia della vita col suo cuore sempre contento, come quando torno a casa ed è talmente appiccicato dietro alla porta sentendo le chiavi che quasi viene catapultato fuori aprendola.
Ormai davvero il fatto che non ci veda è talmente secondario che quando succede qualcosa che ce lo ricorda ne siamo quasi stupiti:
Lo guardo ogni tanto fissare il muro o voltato verso il nulla, solo dopo qualche secondo mi rendo conto e penso che per lui è lo stesso.
Paoletto non si sente affatto menomato, non sa che non può vedere e non sa di non avere gli occhietti.
Non perde tempo a rimpiangere quando invece poteva guardare il mondo.
Lui non guarda il mondo con gli occhi.
Lui ci guarda con il cuore. E sorride.

Cristina

Aiutateci a trovare casa a molti altri animali come Pallocchio: donazioni.enpamilano.org

 

 

Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestPrint this page

  • -

Whisky, appena adottato, gioca nella nuova casa!

Category : Storie a lieto fine

Whisky è stato trovato diversi mesi fa orfano insieme ai suoi fratellini quando avevano solo 2 mesi, erano molto magri ma sani. È stato molto facile trovare loro adozione ma, purtroppo, a un primo test FIV sono risultati positivi: gli adottanti avevano altri gatti e non se la sono sentita di rischiare un contagio.

Un test eseguito così presto in realtà non è necessariamente attendibile, ma con il rischio FIV in agguato non è stato facile trovare dei nuovi adottanti per i tre fratellini. Con il tempo sono stati fatti altri test i piccoli, fortunatamente, sono risultati sempre negativi.

Il nostro desiderio sarebbe stato quello di non dividerli, ma tre gatti in un solo colpo è un impegno molto grande. La soluzione si è presentata da sola: Whisky e i suoi fratellini, dopo alcuni mesi, hanno felicemente trovato adozione ciascuno in una casa diversa, ma con la fortuna che gli adottanti sono tre colleghi che si sono impegnati a riunire i fratellini ogni qual volta sia possibile.

Ecco cosa ci scrive Sara, che ha adottato Whisky!

Monopolio sta benissimo e adesso si chiama – rullo di tamburi – Whisky (per il suo colore rossiccio)!
E’ ancora timoroso e drizza le orecchie ad ogni minimo rumore… Ma è normale, ci vuole tempo! Si deve abituare ad un ambiente nuovo!
Comunque, fin dalla prima sera, ha mangiato, dormito, usato la lettiera e… Ovviamente giocato!
Adora un sacco il “serpentello” (ti allego un video)!
Non vedo l’ora che cominci a familiarizzare con l’ambiente per vederlo mentre esplora la casa!
E’ un micio bellissimo… In casa lo amiamo già tantissimo nonostante sia con noi da poco.
Diventerà sicuramente un “bimbo viziato” con tutte queste attenzioni! Emoticon smile
Vi aggiorno prossimamente!
Un salutone
Sara

 

Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestPrint this page

  • -
Caio-Pusillipo

Caio e Pollo: storia di due micioni quasi uguali

Category : News , Storie a lieto fine

Caio e Pusillipo (ora Pollo) sono arrivati a ENPA Milano nel periodo di primavera/estate 2012, entrambi cuccioli, randagi e soccorsi in una situazione di estremo pericolo: Caio era caduto nel vano dell’ascensore di una chiesa, Pusillipo era rimasto incastrato nel motore di un’automobile. Coetanei e molto simili di aspetto, i due gatti, complice il forte trauma subito da piccoli e la vita da randagio, hanno impiegato diverso tempo ad abituarsi all’uomo e, anche dopo anni, si sono sempre dimostrati un po’ timorosi nei confronti delle persone nuove. Tra di loro, però, hanno sin da subito stretto un legame quasi simbiotico, tanto che non abbiamo voluto darli in adozione a nessuno fino a quando non avessimo trovato qualcuno disposto ad adottarli insieme.

Quel momento si è concretizzato a settembre 2015. E abbiamo voluto che fosse Serena, l’adottante, a raccontarlo in prima persona.

È finita l’estate e io vorrei tanto adottare due mici, due gatti adulti, qualcuno con meno fortuna degli altri e ancora senza famiglia. Così mi metto in contatto con l’Enpa di Milano e subito mi parlano di due gattoni ospiti ormai da troppo tempo, Caio e Pusillipo. “Molto paurosi”, mi dicono. “Sempre in allarme”.
Eh no, penso. Va bene adulti, ma almeno che siano un po’ affettuosi! Decido comunque di andare a conoscerli. Sono 3 anni che stanno in Enpa, e ora sono in una piccola stanzetta, vivono insieme. Mi siedo per terra al centro della stanza, loro sono nascosti. Aspetto. Non parlo. Cerco di fare meno rumore possibile. Piano piano escono dai loro nascondigli e iniziano a guardarmi da lontano. Non sono fratelli ma sono uguali, fanno proprio sorridere messi vicini, sembrano due fotocopie. Caio lentamente si avvicina, mi annusa, si struscia, si butta per terra a pancia in su e fa le fusa. Pusillipo è più circospetto ma molto curioso, mi gira intorno. Dopo quella sera torno altre due volte da loro: la prima ci gioco un po’ e inizio a distinguerli e riconoscerli, la seconda me li porto a casa.

Così il 25 settembre inizia questa avventura. Un’avventura che richiede tanta pazienza, attenzione e affetto. Caio e Pollo (Pusillipo subito diventa “POsillipo” e, in un attimo, “Pollo”) sono molto spaventati, ogni rumore o movimento li mette in allerta. Ma con il passare dei giorni la paura e il disorientamento lasciano lentamente spazio alla curiosità e alla voglia di coccole. Sono passati più di 4 mesi e Pollo ormai è la mia ombra, ovunque io vada lui mi segue, in cucina, sul divano, in bagno, a dormire, a vedere la tv. Caio è ancora un po’ solitario, fa fatica a lasciarsi andare, a rilassarsi, anche se inizia ad avventurarsi con Pollo in giro per la casa e quando è ora di dormire pretende almeno 10 minuti di coccole sulla testa, sotto il mento, sulla schiena, sulla coda, ancora sulla testa, ecc.
Vedere ogni giorno i piccoli passi avanti e le conquiste che facciamo insieme e conoscere piano piano i loro caratteri è bellissimo. Se ripenso ai due gatti un po’ soli che ho visto per la prima volta all’Enpa, che non riuscivo a distinguere e che mi spiavano tenendo le distanze, davvero non riesco a credere che siano gli stessi che tutte le sere fanno la pasta sulle mie gambe prima di addormentarsi accanto a me.

Serena F.

Aiutateci a trovare casa a molti altri animali come Caio e Pollo: donazioni.enpamilano.org

 

 

Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestPrint this page

  • -
harlock300

Harlockina

Category : Storie a lieto fine

Ciao a tutti,

volevo raccontarvi la mia storia!

Sono una bella micettina tricolore e vivo con una umana molto paziente. Prima di arrivare in questa nuova casa, vivevo in un grande posto pieno di gatti e di odori vari . Ero lì da tanto tanto tempo ed ero molto spaventata, anche se cercavano di farmi sentire meglio e mi facevano tante coccole. E di prima non ricordo niente! Solo tanta paura!

Poi una sera un’ umana mi ha portato via in un posto sconosciuto con nuovi odori e non capendo dove fossi, me ne stavo nascosta. Finché non ho scoperto un grande posto comodo nella casa tutto morbidoso che la mamma chiama letto. E ci passo un sacco di tempo! Il menù del ristorante è abbastanza buono, anche se io vorrei molti più crocchini di quelli squisiti, ma la mamma non me li vuole dare. La sabbietta è sempre pulita e l’acqua fresca. Adesso mi piace stare qua, anche se ogni tanto ho ancora paura e non riesco a vedere, ma solo a sentire tanti odori e tanti suoni!

Grazie a tutti i volontari che mi hanno aiutato e anche a quelli che da lontano mi hanno nutrito e hanno pensato a me!

Vi terrò informati!
A presto

Mille fusa affettuose
Harlockina

 

Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestPrint this page

  • -
willy-lorbo

Willy “l’orbo”

Category : Storie a lieto fine

Miao a tutti!

Mi chiamo Willy, Willy “l’orbo”. Come il pirata di un noto film per ragazzi! Anche se voi mi conoscevate come “Altò”. Mi avete trovato, accolto, curato e accudito quando avevo solo 1 mese ed ero rimasto tutto solo. Ma quando ne ho compiuti 6 è arrivata in ENPA Sara… E mi ha voluto subito con sé!

Nella nostra casetta stiamo benissimo, ho il mio angolo di letto e la mattina me ne invento di tutti i colori per svegliare Sara anche quando vorrebbe dormire. Alla fine ce la faccio sempre! Sono curioso, dispettoso, da strapazzare di coccole!

Giochiamo sempre, sono un gatto da riporto (perché così il gioco dura di più) e, da bravo pirata, gli agguati sono la mia specialità.

Adesso ho 1 anno e 3 mesi, sono un “ometto” e mi è anche passata la congiuntivite che avevo sempre da cucciolo (ragione del mio nome).

Ogni tanto andiamo in campagna in una casa grandissima, con tante scale. Non sono molto bravo a scenderle, di solito a metà inciampo e ruzzolo giù, ma mi eserciterò.

Grazie ancora per tutto quello che fate. Adesso devo andare o la mia amica pasticciona ne combina una delle sue. Devo sempre tenerla d’occhio!

Willy

Un grazie infinito anche da parte mia per il dono che mi avete fatto.

Sara

 

Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestPrint this page

  • -
titi2web

Titì

Category : Storie a lieto fine

Benvenuta Titì!

Arrivata a quota 4 mi ero ripromessa basta gatti finché non avesse trovato casa la gatta che ho in stallo, invece è arrivata lei e le mie barriere sono crollate.

Ero di turno in ENPA un venerdì di fine novembre, quando uno dei nostri veterinari mi comunica che devo ritirare un gatto trovato perché ha un grosso tumore ulcerato.

Compilando la scheda ingresso vengo a conoscenza del fatto che la gatta in questione è anziana e ha il segno del collarino, quindi presumibilmente è stata abbandonata. Chiedo ugualmente alla coppia che l’ha trovata di mettere i cartelli del ritrovamento qualora fosse stata smarrita.
Nonostante l’enorme massa sull’addome la gatta è vigile e affamata, dopo le dovute verifiche i veterinari decidono di operarla.
L’intervento è delicato, ancora di più le 24 ore successive ma la rossina si riprende e ci mostra tutta la sua voglia di vivere.
Passano le settimane e nessuno la cerca, l’idea dell’abbandono si radica sempre più in me e non me ne faccio una ragione, non può finire i suoi giorni lontano dal calore di una famiglia! Decido cosi insieme al mio fidanzato di adottarla.
Non sappiamo quanto le resta da vivere e siamo sicuri che un giorno dovremo affrontare un grosso dolore, ma ciò non deve precludere a nessuno la gioia di ricambiare tanto affetto e simpatia contenuti in un esserino cosi piccolo!

Pamela
ENPA Milano

 

Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestPrint this page

  • -
stevie-egizia-web

Stevie ed Egizia

Category : Storie a lieto fine

Ciao, vi ricordate di me? Sono Wet, anzi ero Wet… Qui mi chiamano tutti Stevie, come Stevie Wonder, per via del mio mezzo occhio superstite e della mia passione per le lunghe dormite sul pianoforte. Tre anni fa, dopo quasi altri tre di soggiorno all’ENPA, ho deciso di adottare due umani e di portare con me la piccola Egizia, un’esuberante e ruffiana micetta di pochi mesi che non perde occasione per architettare una nuova marachella!
Il nostro nuovo alloggio è stato subito di mio gradimento: ho un bel divano con un posto tutto mio, una postazione panoramica vicino alla finestra da contendermi con la piccola peste, un sacco di prede gommose e nascondigli, ma soprattutto un letto soffice che, con grande stupore di tutti, ho voluto provare non appena entrato in casa!

Dopo solo un mese dal nostro trasferimento è capitato un episodio che ha molto spaventato i miei nuovi umani. Mentre dormivo ho iniziato a tremare tutto, mi hanno detto che si chiama crisi epilettica. La mattina successiva siamo corsi dal veterinario e ho temuto che mi volessero restituire perché non sono un gatto perfetto, invece siamo ritornati a casa e ho ricevuto doppia dose di coccole! Mi è successo qualche altra volta di avere delle crisi, ora però prendo una pastiglia che le tiene lontane.
Peccato che non esista una pastiglia per tenere lontana anche quella piccola dispettosa!

Quando era un cucciolo sopportavo tutti i suoi agguati con pazienza, ora che è diventata adulta ho messo in chiaro che quando sonnecchio non mi deve disturbare! Qualche volta se ne dimentica e sono costretto a rincorrerla. Seguendola e rincorrendola ho esplorato tutti gli angoli della casa, la dolce dispettosa è stata il mio faro, è stata i miei occhi dal primo passo nella nostra casa.

Ora che il tepore di una famiglia sta scaldando il nostro terzo inverno, la speranza mia e di Egizia è che per tutti i nostri amici ancora in ENPA arrivino presto una casa e delle persone disposte a ricevere tutto il loro amore.

Stevie

 

Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestPrint this page

  • -
spora-1

Spora

Category : Storie a lieto fine

Ho incontrato Spora quando è arrivata in ENPA in un trasportino di fortuna, con 40 di febbre e una gravissima infezione oculare. Il fatto di averla curata e seguita passo passo nella sua ripresa, potendo così scoprire la sua dolcezza, ci ha inevitabilmente legate. Così dopo un intero anno, appena si è presentata l’occasione, l’ho scelta come nuova “coinquilina”.

Avere Spora in casa ci ha aiutato a colmare il vuoto lasciato dal nostro gatto perso prematuramente. Lei è un mix perfetto di tenerezza e vivacità, prudenza e Sporacuriosità.

Ama correre sfrenatamente per casa rincorrendo la pallina di carta, dormire con me sul letto, esplorare tavoli e comò e passare il tempo a guardare fuori dalla finestra col musino baciato dal sole. Ah già, dimenticavo che è cieca! Dunque in realtà attraverso il vetro si gode le sensazioni che le arrivano dal mondo esterno. Beh in ogni caso è felice… E io insieme a lei.

Giulia

 

Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestPrint this page

  • -
byron-2

Byron

Category : Storie a lieto fine

Cari amici,

la vita per me è iniziata in un modo un po’ travagliato: sono nato a maggio ma in luglio ero in ENPA salvato dai volontari dopo avere avuto un incidente. Perché? Non ricordo, forse sono scappato dalla mamma o forse sono stato abbandonato. Sta di fatto che ero messo malino. Sono stato ricoverato in clinica per un po’ e poi messo nella mia gabbietta, nutrito e pulito ma mi sentivo un po’ solo nonostante i volontari, che ringrazierò sempre, mi venissero a trovare più volte al giorno.

Una sera, poco più di un mese fa, ho visto per la prima volta le mie nuove compagne di vita: erano venute a trovare Bacucca, la micia che abitava al piano sotto di me nel nostro specialissimo condominio. Nei 2 mesi che sono stato in Enpa sentivo parlare di adozione a distanza e avevo capito che alcuni umani avevano deciso di aiutarci devolvendo qualche soldino per la nostra pappa, il dottore e tutte quelle cose che possono servirci e, soprattutto, una volta al mese potevano venire a trovarci.
E loro quella sera erano venute a conoscere Bacucca, nuova adottata perché la piccola Embolo aveva trovato casa. A quel punto ho deciso di fare il ruffiano, così ho cominciato ad allungare la zampetta e a fare delle fusa così forti che alla fine sono riuscito a farmi aprire la gabbietta e ricevere qualche coccolina anche io, e quando ho sfoggiato il mio sguardo le ho incantate… o almeno pensavo così… ma poi sono andate via.

La sera successiva però sono tornate a trovarmi: questa volta è venuta la responsabile delle adozioni e sentivo che il tono eraByron diverso. C’era qualcosa di più ufficiale, parlavano di carte da firmare, dottore, punture, pappa… ma niente nemmeno questa volta, sono andate via salutandomi e salutando Bacucca.

Ma il terzo giorno un’altra volontaria è venuta a prendermi e mi ha messo in una gabbietta piccolina che poi ho capito si chiama trasportino: in quel momento mi sono spaventato tanto anche perché sono tornato nella clinica. Lì mi hanno visitato e mi hanno fatto una puntura per inserirmi il microchip: non ne ero entusiasta ma così, se dovessi perdermi ancora, potranno riportarmi a casa perché lì c’è il mio nome – Byron – e quello della persona responsabile.
Tremavo un po’ ma poi le ho viste: i miei occhi in modalità “gatto con gli stivali” avevano sortito l’effetto sperato! Siamo usciti da Enpa e ho sentito tanti odori nell’aria: a quel punto non capivo più dove fossi, vedevo tante cose nuove intorno, rumori strani, alcuni anche fastidiosi come i clacson ma mi sentivo già sicuro perché le persone sedute vicine a me intorno parlavano con me e cercavano di farmi stare tranquillo… insomma, facile per loro, ma io non sapevo cosa mi stesse succedendo!
A un certo punto non ho più visto il mondo muoversi (poi ho scoperto che eravamo noi a muoverci perché eravamo su una macchina), hanno preso il trasportino, siamo entrati in un posto nuovo e hanno aperto la gabbia: mamma mia che paura! Non riconoscevo più niente e nessuno. Nessun odore famigliare, la mia gabbietta piccolina ma confortevole che mi dava sicurezza non c’era più e al suo posto c’era un sacco di spazio dove temevo di perdermi. Le mie padrone avevano preparato uno scatolone per farmi riparare ma di spazi chiusi non ne volevo più sentire parlare, così sono scappato sotto il lavandino dove mi sentivo sicuro, anche se ora capisco che non avevo nulla da temere e soprattutto che non era il posto sicuro che pensavo fosse!
Le mie padrone hanno cercato di avvicinarmi con la pappa – che comunque ho mangiato, non si sa mai – la pallina, qualche giochino. Ero tentato, ma la paura era più forte. Poi nella notte mi sono mosso, solo con la complicità delle tenebre e la mattina mi è sembrato tutto diverso. Ho cominciato ad avvicinarmi e a giocare con le mie nuove padrone, ho mangiato e ho capito che avevo trovato la libertà.

E’ da poco più di un mese che vivo nel mio nuovo appartamento ma sono già il principe di casa: non mi manca niente, la pappa è buona e varia, posso andare dove voglio, ho i miei topini e le palline con cui giocare ma da solo è comunque un po’ noioso. Di giorno dormo e gioco ma se c’è qualcuno in casa mi piace interagire e mi diverto molto, anche i miei amici umani si divertono tantissimo e fanno a gara per prendermi in braccio, coccolarmi e strapazzarmi un po’.

Insomma, credo che potremmo chiederci: chi ha fatto 6 al superenalotto? Io che ho trovato casa o gli umani che hanno trovato me? Una risposta ce l’avrei ma lascio a voi la scelta…

Byron

 

Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestPrint this page

  • -
pulce-e-leo-bacio

Pulce e Leo

Category : Storie a lieto fine

La prima volta che ci siamo visti era il 14 aprile ed è stato un colpo di fulmine. Capellone era lì, dentro la sua gabbietta. Biondo con gli occhi celesti, peloso, enorme. Noi lo guardavamo da fuori, incantati, e ci chiedevamo come si potesse abbandonare un gatto tanto bello.

Sia chiaro, io e Francesca, la mia ragazza, eravamo andati lì per sostenere l’Enpa e i suoi mici, conoscere i due che avevamo adottato a distanza (si può fare anche questo, se non si possono tenere in casa) e guardare gli altri. L’intenzione era quella di prendere un gatto adulto. Sì, perché i cuccioli li vogliono tutti, mentre i gattoni cresciuti sono più difficili da dare. Lo sapevamo già, ce l’hanno confermato anche all’Enpa.

Il fatto è che non potevamo prendere Capellone subito. In estate avremmo dovuto ospitare per una settimana le gatte dei genitori di Francesca. Sono anziane, e difficilmente avrebbero sopportato di condividere un ambiente del tutto nuovo per loro con altri loro simili. Così decidemmo di aspettare. Il gatto lo avremmo preso, ma solo dopo le vacanze estive. Eravamo quasi sicuri che non sarebbe stato Capellone: «Per uno così», ci dicevamo, «ci sarà la fila. Figurati se tra cinque mesi è ancora qui».
Quello che non sapevamo è che invece Capellone ci avrebbe aspettato, e che con lui avremmo portato a casa pure Acapulco. Nel frattempo erano diventati migliori amici, e non ce la siamo sentita di separarli. «Se possiamo tenerne uno, possiamo tenere anche due», ci siamo detti. Ed è così che è andata a finire.

Ora si chiamano Leo e Pulce, come Messi, l’attaccante del Barcellona. È un po’ un regalo che Francesca mi ha voluto fare, un po’ uno scherzo del destino. Perché Leo era già chippato così, prima ancora di diventare Capellone, e perché Pulce ha una certa assonanza con Acapulco. 
Mentre scrivo, Pulce (tutto nero, canini da vampiro, meno bello ma più affettuoso) sta seduto sul pouff davanti a Francesca, ma fino a pochi minuti fa eravamo sdraiati sul divano, abbracciati. Lui è così, adora il contatto umano. Gli piace dormire con la testa poggiata sul petto del padrone e le zampe allungate come in un abbraccio. 
Anche Leo è affettuoso, ma ha tempi diversi. Gli piace di più starsene per i fatti suoi, poi, all’improvviso, ci salta addosso coi suoi 7 chili di morbidezza, comincia a darci testate sul mento e a farci la pasta con le zampone anteriori. 
Insieme sono uno spettacolo. Si azzuffano e rincorrono per la casa, ma lo fanno solo per gioco. Mangerebbero a tutte le ore, salgono su tutti i mobili, ci fanno davvero dannare.

E ci rendono felici.

Gabriele

 

Share on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestPrint this page

I prossimi eventi

Facebook

Twitter

Archivio notizie

Cerca