Category Archives: Storie a lieto fine

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tyson

Storie a lieto fine: dopo la paura, Tyson è tornato sul ring!

Vi raccontiamo la storia a lieto fine di Tyson, giunto in clinica in condizioni gravissime a causa di una chetoacidosi diabetica acuta.

Tyson è un pincher meticcio di 10 anni così chiamato non perché fa a pugni con i suoi simili o con gli umani, ma perché quando ha fame si alza sulle zampette posteriori e con quelle anteriori rifila simpatici buffetti al suo padrone. Un giorno, però, Tyson smette improvvisamente di mangiare e comincia ad accusare forti problemi intestinali e alle vie urinarie. Il proprietario si rivolge a una clinica di Milano, ma senza successo: oltre a una terapia rivelatasi inadeguata, i costi delle cure si fanno insostenibili. Il marito, infatti, è disoccupato, la moglie è casalinga e il figlio è alla ricerca di un lavoro.

I padroni di Tyson decidono allora di recarsi nella nostra clinica, dove il cane giunge in condizioni gravissime. I veterinari gli diagnosticano la chetoacidosi diabetica, complicanza acuta del diabete che insorge in soggetti con diabete mellito. Ricoverato per 13 giorni in day hospital, dopo una serie di esami, accertamenti e tutte le terapie necessarie, il paziente reagisce con grande rapidità fino a tornare in buona forma. La terapia a base di insulina prosegue, per questo ogni mese Tyson viene a trovarci per controlli, esami del sangue ed ecografie. “Saremo per sempre grati all’ENPA di Milano – racconta il proprietario – perché ha compreso le nostre difficoltà economiche e senza il suo sostegno finanziario, che sta coprendo gran parte delle spese veterinarie, non avremmo potuto salvare la vita al nostro Tyson, per noi come un figlio”.

Quella di Tyson è una delle tante storie a lieto fine che il Progetto MEDEOR ha potuto raccontare. Questo progetto, promosso lo scorso anno in occasione della Milano Marathon Charity Relay, è una raccolta fondi finalizzata a sostenere famiglie meno abbienti nell’affrontare parte dei costi per la cura dei loro animali domestici presso la Clinica Veterinaria di ENPA Milano. Se vuoi darci anche tu un sostegno concreto, contribuendo a garantire l’accesso all’assistenza veterinaria a chi non può permetterselo, puoi aiutarci con una donazione: continueremo a prenderci cura dei pet in difficoltà. Come Tyson, ‘tornato sul ring’ e dai suoi primi tifosi: la sua famiglia!

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coniglio abbandonato

Coniglio abbandonato: un’adozione che chiude in bellezza il 2025

Concludiamo l’anno con la storia a lieto fine di un tenero coniglio domestico abbandonato dalla sua ex famiglia.

Come chiudere in bellezza il 2025 qui in ENPA? Con un’adozione, naturalmente! Oggi questo tenero coniglio domestico, recuperato lo scorso novembre dai nostri operatori sotto segnalazione di un abitante di Cornaredo che una mattina lo ha visto girovagare nel cortile condominiale, ha trovato una nuova casa.

Purtroppo sembra che il povero coniglio sia stato abbandonato dalla sua ex famiglia, ragion per cui ci preme ricordare ancora un volta che un animale non è un peluche ma un essere vivente che merita amore e rispetto. L’adozione, infatti, è un atto non solo di generosità ma anche di responsabilità.

Ora il morbidissimo coniglietto è tra la braccia della sua adottante, che ha già una coniglia femmina e con la quale il nuovo arrivato va d’accordissimo. Insomma, tutto bene quel che finisce bene, confidando di inaugurare il 2026 con altre storie a lieto fine!

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Cremino

Cremino ha trovato famiglia!

Anche Cremino, come Morfeo, era stato recuperato un anno fa dai volontari di ENPA Brescia in un’abitazione sovraffollata di gatti.

Cremino ha trovato famiglia! Come Morfeo, adottato settimana scorsa, anche Cremino (il cui elegante pelo grigio chiaro tigrato ci ha ispirato nella scelta del nome) era stato recuperato dai volontari di ENPA Brescia dalla stessa abitazione sovraffollata di gatti nell’estate 2024.

Ora si trova felicemente al calduccio della sua nuova casa, dove ad attenderlo c’era un altro micione inizialmente un po’ guardingo. Giorno dopo giorno, però, la timidezza ha lasciato spazio ai primi approcci, agevolati dal fatto che Cremino è sempre stato socievole con i suoi simili.

La sua diffidenza era piuttosto verso gli umani, tanto che, durante la sua permanenza in ENPA, soltanto attraverso un accurato percorso comportamentale ha iniziato a essere meno sospettoso nei confronti delle persone. E con la sua nuova famiglia adottiva sta facendo ulteriori progressi: Cremino ha finalmente capito quanto è bello farsi coccolare da chi gli vuole bene. Con il gattone di casa, invece, è ufficialmente scoppiata l’amicizia: chi li stacca più quei due?

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morfeo

Morfeo ha trovato famiglia!

Morfeo, recuperato un anno fa dai volontari di ENPA Brescia in un’abitazione sovraffollata di gatti, ha trovato una nuova casa dove ha già stretto amicizia con…

Morfeo ha trovato casa! Dopo otto mesi di soggiorno in ENPA, durante i quali lo abbiamo aiutato a socializzare con le persone (era stato recuperato dai colleghi di ENPA Brescia in una abitazione sovraffollata di gatti e inizialmente ha avuto non poche difficoltà a rapportarsi con noi in sede), il nostro ‘panterone’ ci ha salutati per entrare a far parte di una nuova famiglia.

Destino vuole che questa famiglia avesse perso un micio anch’esso nero, cui erano particolarmente affezionati. Dopo un graduale inserimento, Morfeo si sta ambientando in tempi rapidi: il lavoro a livello comportamentale portato avanti dai volontari e operatori di ENPA Milano ha dato i suoi buoni frutti.

Morfeo, infatti, si sta aprendo molto con i suoi nuovi genitori umani. Mentre, in virtù del fatto che è sempre stato socievole con i suoi simili, va già d’accordissimo con la gatta di casa che, guarda caso, è nera pure lei! Dalle foto è quasi impossibile distinguerli. Lui, però, saprà distinguersi per il suo carattere docile e sensibile. E tutta la famiglia cadrà tra le braccia, ehm… le zampe di Morfeo!

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La storia di Mila

La storia di Mila, salvata dai nostri veterinari appena nata

Il progetto MEDEOR raccoglie fondi per consentire alle famiglie meno abbienti di non rinunciare a curare i loro animali. La storia di Mila ne è la testimonianza.

Domenica 6 aprile ENPA Milano parteciperà alla Milano Marathon 2025 promuovendo con orgoglio il progetto MEDEOR, raccolta fondi finalizzata a sostenere famiglie e individui meno abbienti nell’affrontare parte dei costi per la cura dei loro animali d’affezione presso la nostra clinica veterinaria.

Piera, proprietaria di Mila, ci spiega il ruolo determinante che MEDEOR ha ricoperto nella delicatissima esperienza vissuta da lei e dalla sua dolcissima cagnolina. Una testimonianza che dimostra come il nostro progetto sia in grado di trasformare situazioni complesse in storie a lieto fine, proprio come la storia di Mila.

Poter accedere alle cure veterinarie significa garantire una buona qualità di vita agli animali, riducendo la probabilità di richieste di cessione o di abbandono. Tramite il sito web della Rete del Dono, MEDEOR raccoglie donazioni per costituire un fondo che sia a disposizione delle famiglie che non possono permettersi di adempiere in toto a tali spese.

Il 6 aprile corri con noi e aiutaci ad arrivare al traguardo della nostra raccolta fondi!

Se anche tu vuoi contribuire al progetto MEDEOR effettuando una donazione, clicca qui. Grazie di cuore!

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Pallocchio diventato Paoletto, una bella storia a lieto fine!

Category : News , Storie a lieto fine

Cristina ci ha voluto raccontare la sua storia e quella di Paoletto adottato in ENPA quando si chiamava Pallocchio.

Leggera ma toccante, l’esempio di quanto si possa imparare dagli animali e le emozioni che possono trasmettere… Un po’ lunga da leggere ma, fidatevi, ne vale veramente la pena!

Grazie Cristina!

 

Mi chiamo Cristina, lui è Paoletto. E la nostra non è la storia di un colpo di fulmine, ma di un amore nato piano piano.
Cresciuto oltre le mie paure. Grazie a lui.
Paoletto era Pallocchio, un gattino come tanti altri che, salvati dalla strada, aspettano in ENPA un’adozione.
Io e il mio compagno cercavamo un miciotto da portare a casa con noi, che fosse adulto, magari anche anziano, ma soprattutto che fosse un gatto dolcissimo, gestibile senza problemi, perché io non avevo altre esperienze se non con Danny, il mio super gattone patatoso e coccoloso, che ci aveva lasciato da poco.
Durante la scelta ho avuto modo di parlare con Lucia, la responsabile adozioni ed esperta comportamentale, ho sfogliato le molteplici schede informative e descrittive dei gatti adottabili e subito mi aveva colpito la sua descrizione: “un gatto dolce, amante delle coccole, con un carattere inguaribilmente ottimista, senza paura, e che non mostra problemi di gestione ne’ con le persone ne’ con altri gatti”
Ho incontrato Pallocchio una volta sola: uno scricciolo bianco e nero, che girava senza posa in una stanza piena di gatti, tra tante gabbie, riparo e cuccia di ognuno di loro.

Io l’ho guardato, lui no. Mi aveva, forse, annusato, impegnato com’era nella sua continua esplorazione.
Ma lui non mi ha visto, ne’ avrebbe mai potuto. Pallocchio è cieco.
Lo scegliemmo perché con Lucia abbiamo capito (o meglio, lo capì Lucia) che poteva esser il gatto giusto; ma si decise di prenderlo insieme ad un altro.
Abbiamo pensato a Plano’, un gatto con il quale dimostrava una buona relazione e col quale divideva la stanza in ENPA, in modo che potessero aiutarsi a vicenda e farsi compagnia.
Planò, a cui manca una zampa, e Pallocchio, senza i due occhietti, sono quindi venuti a vivere con me.
Sembravano il gatto e la volpe di Pinocchio. Ma da subito ho capito che non ero in una fiaba.
Mentre Planò restava nascosto, Pallocchio già valutava la nuova situazione ed evidentemente ne prendeva possesso.
Quando Planò, dopo qualche giorno, ha cominciato con notevole irruenza ad occupare anche lui la casa, Pallocchio, quello che avrebbe dovuto in teoria essere il più in difficoltà, quello che non aveva mai dato problemi comportamentali con altri gatti, ha avuto una reazione e degli atteggiamenti che ci hanno sbalordito. Tutti. Compreso chi lo aveva finora gestito.
Ha cominciato ad attaccare Planò, con agguati, veri assalti, imboscate, con una tattica compatibile con il suo non vederci: non appena Planò andava a bere o entrava nella sua lettiera, ed era quindi un bersaglio facilmente individuabile e per forza di cose “fermo”, Palocchio lo aggrediva con zampate morsi ringhi, e Planò, povero, soccombeva.
Non vedendoci, Pallocchio (lo chiamo ancora così perché fino a quel momento quello era il suo nome), non poteva cogliere i segni di resa dell’altro, non lo vedeva orecchie indietro e pancia all’aria, arrendersi.
Anche il solo gioco e il correre di Planò, lungi dal rassicurarlo, mettevano Pallocchio in una situazione di costante allarme.
La soglia di stress si stava alzando, per entrambi.
Sempre con l’inestimabile aiuto di Lucia, che credo di aver estenuato oltre ogni limite e che sempre era disponibile, abbiamo deciso di tenere Pallocchio, mentre Planò ha trovato in brevissimo tempo una diversa ed ottimale sistemazione.
E’ così cominciata la nostra vera vita insieme, ma non per questo sono finiti i problemi.
Io avevo mille paure, mi facevo un miliardo di paranoie: sarò in grado di gestirlo? come potrà riconoscere il giorno dalla notte? lo toccavo per spazzolarlo e si ritraeva, le coccole non sembrava gradirle, averlo visto aggressivo mi faceva temere di non riuscire ad instaurare un bel rapporto.
E via di telefonate alla povera Lucia per avere consigli, chiedere aiuto.
Tutto mi sembrava insormontabile. Cercavo di non usare profumi o detersivi odorosi, non usavo l’aspirapolvere, non spostavo nulla. Gli parlavo sempre con cadenze e ritmi particolari. Pappa-pappa-papppaaa è stato il primo richiamo, il nostro primo legame, una cantilena alla quale rispondeva con lunghe corse gioiose.
E mentre io mi dibattevo in sterili dubbi, e, non lo nego, con la paura di aver sbagliato scegliendolo, il mio ora Paoletto, mi stava insegnando piano piano che la soluzione era semplicissima: lasciare fare a lui, lasciagli i sui tempi.
Mi accorsi che lo stavo trattando non solo come un non vedente, ma addirittura come se non fosse in grado di comprendere.
Invece Paoletto capisce, eccome!
E’ capitato, specie all’inizio, che nella corsa sfrenata a rincorrere una pallina abbia dato delle testate assurde contro un muro, una porta, un ostacolo.
Lo guardavo, preoccupata, fermarsi tossicchiare fare smorfie, ma dopo un secondo era più scatenato di prima. Come se anche quello fosse parte del gioco.
Con tenerezza e stupore, mi sono accorta che non solo ascolta attento quando gli parlo, ma mi capisce; quando vedendolo correre sfrenato lo intercettavo diretto verso un ostacolo, dicendogli “piano” subito si allertava e trovava la giusta via.
La sua voglia di giocare è irrefrenabile, la sua curiosità sfrenata. Nulla lo ferma.
Appena sente aprire un armadio o una scatola, è subito accanto a me pronto ad esplorare, entrare, annusare, provare.
Mentre all’inizio spazzolarlo era un problema serio, ora dicendogli “spazzola spazzola” accorre facendo fusa e sorridendo.
Si perché Paoletto sorride!
La prima volta che ha risposto al mio richiamo è stato emozionante.
Era sdraiato vicino alla porta di ingresso, e io, dal fondo del corridoio l’ho chiamato.
L’ho visto alzarsi in ascolto, voltarsi e… Correre. Correre verso di me e strusciarsi facendo un “pprrrr” di gioia.
I primi tempi di notte è stata dura. Il letto era per lui posto di scoperta, gioco, corsa, esplorazione, insomma tutto tranne che riposo. Non riuscivo a capire come impostare i nostri ritmi, mi sentivo persa.
Lui, trovato in un cortile con gli occhietti malati, lui che ha dovuto sicuramente lottare per procurarsi il cibo, lui che ancora adesso mangia spostando il boccone lontano dalla ciotola quasi a proteggerlo da eventuali” predatori”, lui sicuramente un letto non lo aveva mai incontrato.
Ora si accuccia contro di me, appiccicato, appena mi alzo mi segue, e al suono della sveglia partono le sue fusa.
Un modo unico e meraviglioso per iniziare la giornata, per dirmi: eccoci, siamo ancora insieme per un nuovo giorno da vivere.
E insieme lo siamo da quasi due anni: se mi guardo indietro non capisco come ho fatto a crearmi così tanti problemi!
La nostra casa ormai non ha più segreti e le famose musate non le prende più; si arrampica su grattatoi che quando li ho presi immaginavo non potessero mai venire utilizzati ed invece in poco tempo lo scoprivo beato a riposare sul ripiano più alto. Cammina senza problemi sullo schienale del divano, in bilico, non sbaglia mai un colpo quando salta sul letto o sul suo tavolino, caccia con grande maestria mosche e altri insetti (e li prende pure!!), adora qualunque scatola dentro la quale possa nascondersi.
I cambi di lenzuola e quindi di odori (ammorbidenti, detersivi) non lo turbano minimamente, così come non si spaventa quando sposto qualche sedia o dimentico un sacchetto o lascio un ostacolo in mezzo al suo cammino. Anzi sono occasioni di scoperta e gioco.
E’ strepitoso vederlo avventurarsi in un ambiente nuovo, al minimo rumore si mette in allerta ma la mia voce, sempre, lo rassicura e riparte come un piccolo esploratore.
Certo ci vogliono accortezze: la casa deve sempre essere in sicurezza, le finestre chiuse o con zanzariere, anche se dubito possa arrivarci, balconi chiusi e murati sempre anche in vacanza, nessuna “libera uscita”. Massima attenzione a quello che può trovare per terra soprattutto in balcone dove ogni foglia o fiore caduti vengono subito ingoiati, inclusa la plastica che non so perché ha su di lui un richiamo irresistibile, nessun accesso a piani alti come i tavoli, dai quali avrebbe problemi a scendere.
Poche cose, ma importantissime!
La prima volta che lo abbiamo portato in vacanza con noi è stata (per me) tragica, ero spaventatissima.
Invece il primo giorno di ambientazione è stato presto superato, come per un qualsiasi gatto vedente che ha bisogno di qualche tempo per ambientarsi.
Il mio Danny anzi ci metteva molto di più ad accettare i cambiamenti.
Dopo pochissimo tempo, riesce a gestire perfettamente i nuovi spazi, trova immancabilmente ed usa sempre la sua lettiera ed ovviamente trova ancor più facilmente le ciotole del cibo.
Ho un po’ più di difficoltà con quella dell’acqua, devo segnalargliela con un piccolo rumore, ma una volta localizzata non c’è più problema.
E’ un gran “chiacchierone” quando sono in casa è un continuo “parlare”, se entra in una stanza dove sono in silenzio e non mi localizza subito, mi chiama, se perde la sua pallina, miagola cercandola e, sempre, la trova anche da solo.
Salire per lui non è un problema, ma vederlo quando scende è tenerissimo: la prima volta che deve scendere (qualunque sia l’altezza, anche pochi cm) da un posto nuovo, allunga una zampina, tentenna, prova, aspetta, sporge il musetto.
Ce la fa anche da solo, ma se lo guido con la voce, allora prende coraggio subito, si fida, mi ascolta, e…. si tuffa.
Una tenerezza, una prova di fiducia immensa!
Provo ad immaginarmi io, senza poter vedere, buttarmi da un’altezza che non posso sapere qual è, fidandomi solo di una voce che mi incita. Ne sarei capace?
Sarei capace di svegliarmi contenta, come fa lui ogni mattino? Sarei capace, dopo una caduta, rialzarmi e riprendere a correre sorridendo?
Non credo.
Lui lo fa!
E mi sta insegnando ogni giorno la meraviglia della vita col suo cuore sempre contento, come quando torno a casa ed è talmente appiccicato dietro alla porta sentendo le chiavi che quasi viene catapultato fuori aprendola.
Ormai davvero il fatto che non ci veda è talmente secondario che quando succede qualcosa che ce lo ricorda ne siamo quasi stupiti:
Lo guardo ogni tanto fissare il muro o voltato verso il nulla, solo dopo qualche secondo mi rendo conto e penso che per lui è lo stesso.
Paoletto non si sente affatto menomato, non sa che non può vedere e non sa di non avere gli occhietti.
Non perde tempo a rimpiangere quando invece poteva guardare il mondo.
Lui non guarda il mondo con gli occhi.
Lui ci guarda con il cuore. E sorride.

Cristina

Aiutateci a trovare casa a molti altri animali come Pallocchio: donazioni.enpamilano.org

 

 

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Whisky, appena adottato, gioca nella nuova casa!

Category : Storie a lieto fine

Whisky è stato trovato diversi mesi fa orfano insieme ai suoi fratellini quando avevano solo 2 mesi, erano molto magri ma sani. È stato molto facile trovare loro adozione ma, purtroppo, a un primo test FIV sono risultati positivi: gli adottanti avevano altri gatti e non se la sono sentita di rischiare un contagio.

Un test eseguito così presto in realtà non è necessariamente attendibile, ma con il rischio FIV in agguato non è stato facile trovare dei nuovi adottanti per i tre fratellini. Con il tempo sono stati fatti altri test i piccoli, fortunatamente, sono risultati sempre negativi.

Il nostro desiderio sarebbe stato quello di non dividerli, ma tre gatti in un solo colpo è un impegno molto grande. La soluzione si è presentata da sola: Whisky e i suoi fratellini, dopo alcuni mesi, hanno felicemente trovato adozione ciascuno in una casa diversa, ma con la fortuna che gli adottanti sono tre colleghi che si sono impegnati a riunire i fratellini ogni qual volta sia possibile.

Ecco cosa ci scrive Sara, che ha adottato Whisky!

Monopolio sta benissimo e adesso si chiama – rullo di tamburi – Whisky (per il suo colore rossiccio)!
E’ ancora timoroso e drizza le orecchie ad ogni minimo rumore… Ma è normale, ci vuole tempo! Si deve abituare ad un ambiente nuovo!
Comunque, fin dalla prima sera, ha mangiato, dormito, usato la lettiera e… Ovviamente giocato!
Adora un sacco il “serpentello” (ti allego un video)!
Non vedo l’ora che cominci a familiarizzare con l’ambiente per vederlo mentre esplora la casa!
E’ un micio bellissimo… In casa lo amiamo già tantissimo nonostante sia con noi da poco.
Diventerà sicuramente un “bimbo viziato” con tutte queste attenzioni! Emoticon smile
Vi aggiorno prossimamente!
Un salutone
Sara

 

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Caio e Pollo: storia di due micioni quasi uguali

Category : News , Storie a lieto fine

Caio e Pusillipo (ora Pollo) sono arrivati a ENPA Milano nel periodo di primavera/estate 2012, entrambi cuccioli, randagi e soccorsi in una situazione di estremo pericolo: Caio era caduto nel vano dell’ascensore di una chiesa, Pusillipo era rimasto incastrato nel motore di un’automobile. Coetanei e molto simili di aspetto, i due gatti, complice il forte trauma subito da piccoli e la vita da randagio, hanno impiegato diverso tempo ad abituarsi all’uomo e, anche dopo anni, si sono sempre dimostrati un po’ timorosi nei confronti delle persone nuove. Tra di loro, però, hanno sin da subito stretto un legame quasi simbiotico, tanto che non abbiamo voluto darli in adozione a nessuno fino a quando non avessimo trovato qualcuno disposto ad adottarli insieme.

Quel momento si è concretizzato a settembre 2015. E abbiamo voluto che fosse Serena, l’adottante, a raccontarlo in prima persona.

È finita l’estate e io vorrei tanto adottare due mici, due gatti adulti, qualcuno con meno fortuna degli altri e ancora senza famiglia. Così mi metto in contatto con l’Enpa di Milano e subito mi parlano di due gattoni ospiti ormai da troppo tempo, Caio e Pusillipo. “Molto paurosi”, mi dicono. “Sempre in allarme”.
Eh no, penso. Va bene adulti, ma almeno che siano un po’ affettuosi! Decido comunque di andare a conoscerli. Sono 3 anni che stanno in Enpa, e ora sono in una piccola stanzetta, vivono insieme. Mi siedo per terra al centro della stanza, loro sono nascosti. Aspetto. Non parlo. Cerco di fare meno rumore possibile. Piano piano escono dai loro nascondigli e iniziano a guardarmi da lontano. Non sono fratelli ma sono uguali, fanno proprio sorridere messi vicini, sembrano due fotocopie. Caio lentamente si avvicina, mi annusa, si struscia, si butta per terra a pancia in su e fa le fusa. Pusillipo è più circospetto ma molto curioso, mi gira intorno. Dopo quella sera torno altre due volte da loro: la prima ci gioco un po’ e inizio a distinguerli e riconoscerli, la seconda me li porto a casa.

Così il 25 settembre inizia questa avventura. Un’avventura che richiede tanta pazienza, attenzione e affetto. Caio e Pollo (Pusillipo subito diventa “POsillipo” e, in un attimo, “Pollo”) sono molto spaventati, ogni rumore o movimento li mette in allerta. Ma con il passare dei giorni la paura e il disorientamento lasciano lentamente spazio alla curiosità e alla voglia di coccole. Sono passati più di 4 mesi e Pollo ormai è la mia ombra, ovunque io vada lui mi segue, in cucina, sul divano, in bagno, a dormire, a vedere la tv. Caio è ancora un po’ solitario, fa fatica a lasciarsi andare, a rilassarsi, anche se inizia ad avventurarsi con Pollo in giro per la casa e quando è ora di dormire pretende almeno 10 minuti di coccole sulla testa, sotto il mento, sulla schiena, sulla coda, ancora sulla testa, ecc.
Vedere ogni giorno i piccoli passi avanti e le conquiste che facciamo insieme e conoscere piano piano i loro caratteri è bellissimo. Se ripenso ai due gatti un po’ soli che ho visto per la prima volta all’Enpa, che non riuscivo a distinguere e che mi spiavano tenendo le distanze, davvero non riesco a credere che siano gli stessi che tutte le sere fanno la pasta sulle mie gambe prima di addormentarsi accanto a me.

Serena F.

Aiutateci a trovare casa a molti altri animali come Caio e Pollo: donazioni.enpamilano.org

 

 

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Harlockina

Category : Storie a lieto fine

Ciao a tutti,

volevo raccontarvi la mia storia!

Sono una bella micettina tricolore e vivo con una umana molto paziente. Prima di arrivare in questa nuova casa, vivevo in un grande posto pieno di gatti e di odori vari . Ero lì da tanto tanto tempo ed ero molto spaventata, anche se cercavano di farmi sentire meglio e mi facevano tante coccole. E di prima non ricordo niente! Solo tanta paura!

Poi una sera un’ umana mi ha portato via in un posto sconosciuto con nuovi odori e non capendo dove fossi, me ne stavo nascosta. Finché non ho scoperto un grande posto comodo nella casa tutto morbidoso che la mamma chiama letto. E ci passo un sacco di tempo! Il menù del ristorante è abbastanza buono, anche se io vorrei molti più crocchini di quelli squisiti, ma la mamma non me li vuole dare. La sabbietta è sempre pulita e l’acqua fresca. Adesso mi piace stare qua, anche se ogni tanto ho ancora paura e non riesco a vedere, ma solo a sentire tanti odori e tanti suoni!

Grazie a tutti i volontari che mi hanno aiutato e anche a quelli che da lontano mi hanno nutrito e hanno pensato a me!

Vi terrò informati!
A presto

Mille fusa affettuose
Harlockina

 

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Willy “l’orbo”

Category : Storie a lieto fine

Miao a tutti!

Mi chiamo Willy, Willy “l’orbo”. Come il pirata di un noto film per ragazzi! Anche se voi mi conoscevate come “Altò”. Mi avete trovato, accolto, curato e accudito quando avevo solo 1 mese ed ero rimasto tutto solo. Ma quando ne ho compiuti 6 è arrivata in ENPA Sara… E mi ha voluto subito con sé!

Nella nostra casetta stiamo benissimo, ho il mio angolo di letto e la mattina me ne invento di tutti i colori per svegliare Sara anche quando vorrebbe dormire. Alla fine ce la faccio sempre! Sono curioso, dispettoso, da strapazzare di coccole!

Giochiamo sempre, sono un gatto da riporto (perché così il gioco dura di più) e, da bravo pirata, gli agguati sono la mia specialità.

Adesso ho 1 anno e 3 mesi, sono un “ometto” e mi è anche passata la congiuntivite che avevo sempre da cucciolo (ragione del mio nome).

Ogni tanto andiamo in campagna in una casa grandissima, con tante scale. Non sono molto bravo a scenderle, di solito a metà inciampo e ruzzolo giù, ma mi eserciterò.

Grazie ancora per tutto quello che fate. Adesso devo andare o la mia amica pasticciona ne combina una delle sue. Devo sempre tenerla d’occhio!

Willy

Un grazie infinito anche da parte mia per il dono che mi avete fatto.

Sara

 

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