Category Archives: Storie a lieto fine

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Titì

Category : Storie a lieto fine

Benvenuta Titì!

Arrivata a quota 4 mi ero ripromessa basta gatti finché non avesse trovato casa la gatta che ho in stallo, invece è arrivata lei e le mie barriere sono crollate.

Ero di turno in ENPA un venerdì di fine novembre, quando uno dei nostri veterinari mi comunica che devo ritirare un gatto trovato perché ha un grosso tumore ulcerato.

Compilando la scheda ingresso vengo a conoscenza del fatto che la gatta in questione è anziana e ha il segno del collarino, quindi presumibilmente è stata abbandonata. Chiedo ugualmente alla coppia che l’ha trovata di mettere i cartelli del ritrovamento qualora fosse stata smarrita.
Nonostante l’enorme massa sull’addome la gatta è vigile e affamata, dopo le dovute verifiche i veterinari decidono di operarla.
L’intervento è delicato, ancora di più le 24 ore successive ma la rossina si riprende e ci mostra tutta la sua voglia di vivere.
Passano le settimane e nessuno la cerca, l’idea dell’abbandono si radica sempre più in me e non me ne faccio una ragione, non può finire i suoi giorni lontano dal calore di una famiglia! Decido cosi insieme al mio fidanzato di adottarla.
Non sappiamo quanto le resta da vivere e siamo sicuri che un giorno dovremo affrontare un grosso dolore, ma ciò non deve precludere a nessuno la gioia di ricambiare tanto affetto e simpatia contenuti in un esserino cosi piccolo!

Pamela
ENPA Milano

 

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Stevie ed Egizia

Category : Storie a lieto fine

Ciao, vi ricordate di me? Sono Wet, anzi ero Wet… Qui mi chiamano tutti Stevie, come Stevie Wonder, per via del mio mezzo occhio superstite e della mia passione per le lunghe dormite sul pianoforte. Tre anni fa, dopo quasi altri tre di soggiorno all’ENPA, ho deciso di adottare due umani e di portare con me la piccola Egizia, un’esuberante e ruffiana micetta di pochi mesi che non perde occasione per architettare una nuova marachella!
Il nostro nuovo alloggio è stato subito di mio gradimento: ho un bel divano con un posto tutto mio, una postazione panoramica vicino alla finestra da contendermi con la piccola peste, un sacco di prede gommose e nascondigli, ma soprattutto un letto soffice che, con grande stupore di tutti, ho voluto provare non appena entrato in casa!

Dopo solo un mese dal nostro trasferimento è capitato un episodio che ha molto spaventato i miei nuovi umani. Mentre dormivo ho iniziato a tremare tutto, mi hanno detto che si chiama crisi epilettica. La mattina successiva siamo corsi dal veterinario e ho temuto che mi volessero restituire perché non sono un gatto perfetto, invece siamo ritornati a casa e ho ricevuto doppia dose di coccole! Mi è successo qualche altra volta di avere delle crisi, ora però prendo una pastiglia che le tiene lontane.
Peccato che non esista una pastiglia per tenere lontana anche quella piccola dispettosa!

Quando era un cucciolo sopportavo tutti i suoi agguati con pazienza, ora che è diventata adulta ho messo in chiaro che quando sonnecchio non mi deve disturbare! Qualche volta se ne dimentica e sono costretto a rincorrerla. Seguendola e rincorrendola ho esplorato tutti gli angoli della casa, la dolce dispettosa è stata il mio faro, è stata i miei occhi dal primo passo nella nostra casa.

Ora che il tepore di una famiglia sta scaldando il nostro terzo inverno, la speranza mia e di Egizia è che per tutti i nostri amici ancora in ENPA arrivino presto una casa e delle persone disposte a ricevere tutto il loro amore.

Stevie

 

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Spora

Category : Storie a lieto fine

Ho incontrato Spora quando è arrivata in ENPA in un trasportino di fortuna, con 40 di febbre e una gravissima infezione oculare. Il fatto di averla curata e seguita passo passo nella sua ripresa, potendo così scoprire la sua dolcezza, ci ha inevitabilmente legate. Così dopo un intero anno, appena si è presentata l’occasione, l’ho scelta come nuova “coinquilina”.

Avere Spora in casa ci ha aiutato a colmare il vuoto lasciato dal nostro gatto perso prematuramente. Lei è un mix perfetto di tenerezza e vivacità, prudenza e Sporacuriosità.

Ama correre sfrenatamente per casa rincorrendo la pallina di carta, dormire con me sul letto, esplorare tavoli e comò e passare il tempo a guardare fuori dalla finestra col musino baciato dal sole. Ah già, dimenticavo che è cieca! Dunque in realtà attraverso il vetro si gode le sensazioni che le arrivano dal mondo esterno. Beh in ogni caso è felice… E io insieme a lei.

Giulia

 

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Byron

Category : Storie a lieto fine

Cari amici,

la vita per me è iniziata in un modo un po’ travagliato: sono nato a maggio ma in luglio ero in ENPA salvato dai volontari dopo avere avuto un incidente. Perché? Non ricordo, forse sono scappato dalla mamma o forse sono stato abbandonato. Sta di fatto che ero messo malino. Sono stato ricoverato in clinica per un po’ e poi messo nella mia gabbietta, nutrito e pulito ma mi sentivo un po’ solo nonostante i volontari, che ringrazierò sempre, mi venissero a trovare più volte al giorno.

Una sera, poco più di un mese fa, ho visto per la prima volta le mie nuove compagne di vita: erano venute a trovare Bacucca, la micia che abitava al piano sotto di me nel nostro specialissimo condominio. Nei 2 mesi che sono stato in Enpa sentivo parlare di adozione a distanza e avevo capito che alcuni umani avevano deciso di aiutarci devolvendo qualche soldino per la nostra pappa, il dottore e tutte quelle cose che possono servirci e, soprattutto, una volta al mese potevano venire a trovarci.
E loro quella sera erano venute a conoscere Bacucca, nuova adottata perché la piccola Embolo aveva trovato casa. A quel punto ho deciso di fare il ruffiano, così ho cominciato ad allungare la zampetta e a fare delle fusa così forti che alla fine sono riuscito a farmi aprire la gabbietta e ricevere qualche coccolina anche io, e quando ho sfoggiato il mio sguardo le ho incantate… o almeno pensavo così… ma poi sono andate via.

La sera successiva però sono tornate a trovarmi: questa volta è venuta la responsabile delle adozioni e sentivo che il tono eraByron diverso. C’era qualcosa di più ufficiale, parlavano di carte da firmare, dottore, punture, pappa… ma niente nemmeno questa volta, sono andate via salutandomi e salutando Bacucca.

Ma il terzo giorno un’altra volontaria è venuta a prendermi e mi ha messo in una gabbietta piccolina che poi ho capito si chiama trasportino: in quel momento mi sono spaventato tanto anche perché sono tornato nella clinica. Lì mi hanno visitato e mi hanno fatto una puntura per inserirmi il microchip: non ne ero entusiasta ma così, se dovessi perdermi ancora, potranno riportarmi a casa perché lì c’è il mio nome – Byron – e quello della persona responsabile.
Tremavo un po’ ma poi le ho viste: i miei occhi in modalità “gatto con gli stivali” avevano sortito l’effetto sperato! Siamo usciti da Enpa e ho sentito tanti odori nell’aria: a quel punto non capivo più dove fossi, vedevo tante cose nuove intorno, rumori strani, alcuni anche fastidiosi come i clacson ma mi sentivo già sicuro perché le persone sedute vicine a me intorno parlavano con me e cercavano di farmi stare tranquillo… insomma, facile per loro, ma io non sapevo cosa mi stesse succedendo!
A un certo punto non ho più visto il mondo muoversi (poi ho scoperto che eravamo noi a muoverci perché eravamo su una macchina), hanno preso il trasportino, siamo entrati in un posto nuovo e hanno aperto la gabbia: mamma mia che paura! Non riconoscevo più niente e nessuno. Nessun odore famigliare, la mia gabbietta piccolina ma confortevole che mi dava sicurezza non c’era più e al suo posto c’era un sacco di spazio dove temevo di perdermi. Le mie padrone avevano preparato uno scatolone per farmi riparare ma di spazi chiusi non ne volevo più sentire parlare, così sono scappato sotto il lavandino dove mi sentivo sicuro, anche se ora capisco che non avevo nulla da temere e soprattutto che non era il posto sicuro che pensavo fosse!
Le mie padrone hanno cercato di avvicinarmi con la pappa – che comunque ho mangiato, non si sa mai – la pallina, qualche giochino. Ero tentato, ma la paura era più forte. Poi nella notte mi sono mosso, solo con la complicità delle tenebre e la mattina mi è sembrato tutto diverso. Ho cominciato ad avvicinarmi e a giocare con le mie nuove padrone, ho mangiato e ho capito che avevo trovato la libertà.

E’ da poco più di un mese che vivo nel mio nuovo appartamento ma sono già il principe di casa: non mi manca niente, la pappa è buona e varia, posso andare dove voglio, ho i miei topini e le palline con cui giocare ma da solo è comunque un po’ noioso. Di giorno dormo e gioco ma se c’è qualcuno in casa mi piace interagire e mi diverto molto, anche i miei amici umani si divertono tantissimo e fanno a gara per prendermi in braccio, coccolarmi e strapazzarmi un po’.

Insomma, credo che potremmo chiederci: chi ha fatto 6 al superenalotto? Io che ho trovato casa o gli umani che hanno trovato me? Una risposta ce l’avrei ma lascio a voi la scelta…

Byron

 

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Pulce e Leo

Category : Storie a lieto fine

La prima volta che ci siamo visti era il 14 aprile ed è stato un colpo di fulmine. Capellone era lì, dentro la sua gabbietta. Biondo con gli occhi celesti, peloso, enorme. Noi lo guardavamo da fuori, incantati, e ci chiedevamo come si potesse abbandonare un gatto tanto bello.

Sia chiaro, io e Francesca, la mia ragazza, eravamo andati lì per sostenere l’Enpa e i suoi mici, conoscere i due che avevamo adottato a distanza (si può fare anche questo, se non si possono tenere in casa) e guardare gli altri. L’intenzione era quella di prendere un gatto adulto. Sì, perché i cuccioli li vogliono tutti, mentre i gattoni cresciuti sono più difficili da dare. Lo sapevamo già, ce l’hanno confermato anche all’Enpa.

Il fatto è che non potevamo prendere Capellone subito. In estate avremmo dovuto ospitare per una settimana le gatte dei genitori di Francesca. Sono anziane, e difficilmente avrebbero sopportato di condividere un ambiente del tutto nuovo per loro con altri loro simili. Così decidemmo di aspettare. Il gatto lo avremmo preso, ma solo dopo le vacanze estive. Eravamo quasi sicuri che non sarebbe stato Capellone: «Per uno così», ci dicevamo, «ci sarà la fila. Figurati se tra cinque mesi è ancora qui».
Quello che non sapevamo è che invece Capellone ci avrebbe aspettato, e che con lui avremmo portato a casa pure Acapulco. Nel frattempo erano diventati migliori amici, e non ce la siamo sentita di separarli. «Se possiamo tenerne uno, possiamo tenere anche due», ci siamo detti. Ed è così che è andata a finire.

Ora si chiamano Leo e Pulce, come Messi, l’attaccante del Barcellona. È un po’ un regalo che Francesca mi ha voluto fare, un po’ uno scherzo del destino. Perché Leo era già chippato così, prima ancora di diventare Capellone, e perché Pulce ha una certa assonanza con Acapulco. 
Mentre scrivo, Pulce (tutto nero, canini da vampiro, meno bello ma più affettuoso) sta seduto sul pouff davanti a Francesca, ma fino a pochi minuti fa eravamo sdraiati sul divano, abbracciati. Lui è così, adora il contatto umano. Gli piace dormire con la testa poggiata sul petto del padrone e le zampe allungate come in un abbraccio. 
Anche Leo è affettuoso, ma ha tempi diversi. Gli piace di più starsene per i fatti suoi, poi, all’improvviso, ci salta addosso coi suoi 7 chili di morbidezza, comincia a darci testate sul mento e a farci la pasta con le zampone anteriori. 
Insieme sono uno spettacolo. Si azzuffano e rincorrono per la casa, ma lo fanno solo per gioco. Mangerebbero a tutte le ore, salgono su tutti i mobili, ci fanno davvero dannare.

E ci rendono felici.

Gabriele

 

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Frank

Category : Storie a lieto fine

Cari amici dell’ENPA,

ieri ho compiuto un anno e desideravo salutarvi e darvi mie notizie: vi mando qualche mia foto così che Gatto adottato possiate vedere che bel gattone sono diventato!!!

Vivo in una bella casetta, non grandissima ma con un bel corridoio per correre avanti e indietro; ho sempre la ciotola piena ed è una delle cose che mi piace di più al mondo; trovo sempre un topino, una pallina o un nastrino con cui giocare; ho diversi posti comodi dove schiacciare lunghissimi pisolini (a volte addirittura russo e la mia mamma umana ride come una matta) e c’è sempre una mano pronta a coccolarmi quando voglio.

Mi sento un re!

E sapete un’altra cosa che mi piace?
non rimango quasi mai da solo!!!

Frank

 

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Cricchetto

Category : Storie a lieto fine

Milano, 14 febbraio 2013

Cari amici,
ora che tutto è andato per il meglio posso anche dirvelo: il periodo che ho passato da voi è stato un vero incubo.

Non vi offendete, io vi ringrazio tanto per le vostre cure, ma non potete sapere quanta paura ho avuto; chiuso in quella gabbia: carina, sì, pulita, con la pappa e tutte le medicine necessarie, ma pur sempre una gabbia!

Ora, sono contento di potervi dire che abito in una casa vera, insieme con tre umani. Il più giovane di loro ha 15 anni, più o meno la mia età! Ho cominciato subito a seguirlo, un po’ zoppicando, in giro per casa; mi fa le carezze e mi prende in braccio.

Al mattino, quando la mamma si alza e mi dà la pappa, io l’abbraccio con le mie zampette e la saluto con una zuccatina e una bella miagolata. Il papà mi fa i grattini, e mi piace tantissimo quando la sera guardiamo insieme le notizie alla televisione.

Credo di essere ringiovanito e, anche se non sono più in cucciolo da un pezzo, sapete una cosa? Noi ce la godiamo tanto!

C’è solo un problema: il ristorante. Per via dei miei problemi di salute io ho la mia dieta, proprio come tanti vecchietti umani, ma qui certe volte ci sono dei profumini così interessanti che non è facile resistere. Ieri sono riuscito ad allungare una zampetta e tuffarla dentro un piatto di lasagne!. Vecchietto io? Quando voglio sono sempre un fulmine! Venite a trovarmi, vi offrirò un caffè.

Miao e tanti saluti da

Cricchetto

PS: il gatto vecchietto che chiamavate Trivulzio

 

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Arabesque

Category : Storie a lieto fine

“Mi chiamo Arabesque, come un passo di danza classica, e voi umani mi definite un gatto europeo a pelo corto, di colore bianco e grigio, femmina di tre anni. Non ricordo molto del mio passato, un giorno mi sono svegliata in una casa con altri animali con le zampe posteriori fasciate e ho capito che ero stata ferita, ma non riesco a ricordare dove e come. La Protezione Animali mi ha soccorso e curata, ci sono voluti due mesi per guarire, una zampetta aveva perso le falangi ma me ne sono fatta una ragione. Il personale veterinario, i volontari e tutte le persone che si sono prese cura di me mi hanno amato e coccolato e un giorno sono stata messa in un trasportino molto trendy e Lucia mi ha detto che ero stata adottata! All’inizio non capivo bene cosa significasse ‘essere adottati’, speravo solo che non fosse doloroso come le medicazioni e dopo un breve viaggio in automobile mi sono ritrovata in una casa tutta a colori con quella che poi ho capito essere la mia ‘mamma umana adottiva’. Ci siamo concesse il nostro tempo per conoscerci, e giorno dopo giorno, abbiamo imparato a rispettarci e a volerci bene. Irene, la mia mamma umana, mi riempie di coccole e di ottima pappa, ho ceste e cuscini in tutte le stanze ma il mio posto preferito per la nanna e’ sul suo letto, vicino vicino a lei. In estate ho anche un balcone da cui posso controllare tutti i movimenti del giardino condominiale e tenermi così aggiornata sui fatti del condominio. Quando Irene legge il giornale, mi da’ le pagine della moda per stare al passo con le sfilate, e poi l’aiuto a guarire dal mal di testa. Insomma, tra un’attività e l’altra le giornate volano! Ho anche due nonni adottivi e quando ci vengono a trovare vai con le coccole! E poi ci sono le amiche della mamma, alcuni giorni vado a dormire stremata dalle coccole ricevute. C’è voluto un po’ di tempo, ma ho finalmente capito che essere adottati è la cosa migliore che mi sia mai capitata.”

Arabesque è il mio primo vero gatto ed è stato amore a prima vista. Ammetto di essere inesperta in materia animale in genere, ma con la pazienza della stessa Arabesque e tantissimi buoni consigli di Lucia, direi che tutto procede per il meglio. Nella programmazione della mia giornata c’è sempre tempo per Arabesque, per le coccole e i giochi insieme. E’ facile cadere nell’errore di aspettare delle ‘reazioni umane’ da parte delle nostre bestiole, tuttavia sono sicura che lei comprenda molto più di quanto io riesca a immaginare e percepire, sicuramente con il tempo imparerò a capirla meglio. Quello che è certo, è che la presenza di Arabesque nella mia vita è stata terapeutica, riducendo la frequenza e l’intensità delle mie cefalee e partecipando anche a migliorare la qualità del riposo notturno. Sono già due anni ‘che siamo insieme’ e, pur definendomi la mamma umana di Arabesque, non dimentico mai che apparteniamo a due specie diverse, anche se il comportamento di tanti umani nei confronti degli animali (e non solo) non mi rende sempre orgogliosa di appartenere al genere umano. A fianco di tanti ‘amanti degli animali’ che non hanno idea del male che fanno loro, ce ne sono, per fortuna, altrettanti che dedicano la loro vita o parte del loro tempo al benessere di tante bestiole, anche a quelle che magari suscitano un pochino meno tenerezza agli occhi dei profani. Non mi stancherò mai di ringraziare la Sezione ENPA di Milano per essersi presa cura della mia Arabesque, facendo in modo che diventasse l’adorabile creatura che è oggi.

Grazie a Tutti

Irene

 

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Pimpa, Calimero…e Minnie

Category : Storie a lieto fine

Cara Lucia e cari amici dell’ENPA,

è tantissimo tempo che ci ripromettiamo di scrivervi per raccontarvi di come stanno i nostri gatti che abbiamo preso in affido dall’ENPA e che rappresentano sicuramente una bellissima storia a lieto fine! Nel Giugno del 2007 abbiamo portato a casa due bellissimi ospiti dell’ENPA di Milano: Mrs. Ingolfa e Storty One. Devo dire che ringraziamo il cielo ogni giorno per averlo fatto perché averli attorno a noi è stata da subito ed è ancora un’esperienza fantastica. Pimpa (così abbiamo deciso di chiamare Mrs. Ingolfa) ha passato i primi due o tre mesi dopo essere arrivata in casa nostra a cercare di evitare la nostra presenza e il contatto con altre persone. Passava le giornate sopra un mobiletto che avevamo in bagno e scendeva solo a mangiare e per usare la lettiera. Poi piano piano si è lasciata avvicinare e adesso è affettuosissima. Per anni è stata un po’ sospettosa degli estranei e degli ospiti che ogni tanto arrivavano a pranzo o a cena (in caso di arrivi di estranei di solito si nascondeva sotto il letto…), ma con il tempo è diventata veramente dolcissima e con noi due lo è sempre stata. Dopo alcuni mesi di coabitazione abbiamo scoperto che ha una voce! Infatti, nel primo anno non aveva praticamente mai miagolato mentre ad un certo punto ha cominciato a farlo e lo sta facendo sempre più spesso. E’ molto protettiva nei confronti del suo amico Calimero (così chiamiamo adesso Storty One) e quando crede che sia in pericolo (lui, al contrario di lei, miagola e si lamenta in ogni momento) arriva di corsa attorno a noi e comincia a lamentarsi a sua volta. Lui, in cambio, le lecca la testa per minuti quando lei si nasconde perché ha paura di qualche rumore o di qualche ospite inatteso. Può andare avanti per ore, senza esagerare, a fare delle fusa rumorosissime: a volte dopo che si allontana dal salotto ci accorgiamo di avere il televisore ad un volume altissimo per riuscire a sentire qualcosa in sua presenza. Che dire invece di Calimero? A volte pensiamo che abbia i geni di un cane oltre a quelli di un felino. E’ il gatto più affettuoso della storia, vive sempre con noi seguendoci per la casa di stanza in stanza per avere compagnia intorno. I suoi movimenti sono molto migliorati rispetto a quando è arrivato (Calimero non ha un occhietto e ha problemi alle zampe posteriori, problemi che sono conseguenza di un’infezione che ha avuto da piccolo): cinque anni fa non riusciva quasi a salire sul divano da solo, ma a forza di giochi, esercizi alle gambe e probabilmente anche per l’effetto del tempo, ora riesce a saltare da terra fino al bracciolo del divano e a volte lo fa senza che ce ne sia alcun bisogno ma con un’aria che a noi sembra voler dire “Hai visto che ce la faccio?” Ogni volta che suona il campanello, dovunque sia, si precipita alla porta e comincia a miagolare come un pazzo perché vuole vedere chi sta arrivando. Fa le feste a tutti e tutti lo adorano perché è un coccolone. Passa le sue giornate tra il divano, il letto e le sedie della cucina per riprendersi dalla stanchezza che accumula nei periodi in cui come un pazzo corre da un angolo all’altro della casa come se ci fosse una gara in corso. Entrambi adorano stare per ore, quando il tempo lo permette, sui balconi di casa che abbiamo attrezzato in modo che non rappresentino un pericolo per loro. Per tanto tempo abbiamo sperato di poter avere un appartamento più grande in modo da poter magari accogliere altri ospiti dell’ENPA. Poi lo scorso giugno abbiamo cambiato casa e la prima cosa che abbiamo fatto è stato di prendere in affido un’altra gattina: Stregatta, che adesso si chiama Minnie! Avevamo paura di come sarebbe stata accolta da Pimpa e Calimero, ma ci siamo subito tranquillizzati perché dopo tre o quattro giorni i tre erano già grandi amici

All’inizio Minnie era anche lei un po’ sospettosa di noi e di tutto quello che accadeva ma Pimpa le ha fatto da sorella maggiore e l’ha portata in giro in modo commovente per giorni e giorni sorreggendola sia nel morale sia nel fisico, visto che Minnie non ha una delle zampette anteriori e tende a zoppicare un po’, ma solo se “va piano” perché quando corre per la casa non ci se ne accorge! Comunque tutti e tre adesso passano il tempo a dormire uno accanto all’altro e Minnie ha trovato in Calimero un gran compagno di giochi e in Pimpa una compagna di coccole e di lunghe dormite su divani, poltrone e letti. Minnie era molto sospettosa di tutto all’inizio, ma in pochi mesi è diventata una grande giocherellona e adesso non fa altro che fare a gara con gli altri due per avere le nostre coccole e le nostre attenzioni. I gatti sono tutti e tre fantastici e non riusciamo a immaginare come potrebbe essere la nostra vita se non ci fossero. Ci spiace soltanto non avere la possibilità di portarci a casa altri amici dall’ENPA. Chissà, magari in futuro ci sarà un altro trasloco… Grazie mille!

Francesca e Andrea

P.S.: pochi giorni dopo avere finito di scrivere queste righe Pimpa si è ammalata all’improvviso e una brutta malattia ce l’ha portata via in poche settimane. Quindi adesso purtroppo non è più vero che non riusciamo ad immaginare come sia la vita senza i nostri gatti: la vita senza Pimpa proprio non ci piace perché era un po’ il punto fisso della nostra esistenza in casa. Ci dobbiamo ancora riprendere da tutto il dolore che abbiamo provato e continuiamo a provare. Ma come ho detto a Lucia, Pimpa rappresenta decisamente una storia a lieto fine: senza l’ENPA e senza l’affetto e il lavoro dei volontari la sua storia poteva finire male sei o sette anni fa e invece ha vissuto anni felici con noi e ha reso felici noi e fatto compagnia e accompagnato nella loro crescita i suoi amici pelosi. Sicuramente non la dimenticheremo mai.

 

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Arturo

Category : Storie a lieto fine

Ciao a tutti!

Eccomi qui nella mia nuova casetta con la mia grande amica, sì, un po’ “rompina” perché vuole sempre giocare, però tanto simpatica. Lei mi aiuta sempre a salire sul letto, facendomi da scalino con la sua testa, perché io sono piccolo e rimango appeso. A parte lei, ho altri cinque fratelli e con ben tre di loro mi diverto un sacco: con Giulio, Matilda e Mr Magoo entro ed esco dai tubi e gioco con le palline e con i topini. Sì, perché la mia mamma e il mio papà hanno una stanza tutta per noi, è piena di giochi, è una palestra per farci divertire e poi hanno il giardino ed è bellissimo guardare fuori i merli e le lucertole. Ogni tanto anche Gaia e Filippo si degnano di considerarmi, ma loro sono un po’ aristocratici e mi vedono troppo piccolo. Qui sto molto bene, ho un sacco di cose da mangiare perché i miei fratelli sono super viziati, a uno piace il tonno, a un altro piace il pollo, a un altro solo il manzo, insomma posso girare da una ciotola all’altra senza troppi problemi.

Che dire, sono stato molto sfortunato alla nascita, ma poi tra le cure di zia Lucia e company, quelle di Micol, ovvero la volontaria che mi ha svezzato e ora quelle di mami e papi devo considerarmi molto fortunato! Mando un ringraziamento grande a tutti quelli che si sono prodigati per me e per il mio futuro e vi saluto perché la pappa e i giochi mi aspettano e anche perché se non mi muovo, trovo tutte le ciotole vuote.

Arturo

 

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