I piccoli uccelli e il freddo

I piccoli uccelli e il freddo

Category : Consigli stagionali , News

Negli ultimi anni gli inverni non sono stati molto rigidi, in particolare gli ultimi due e non lo sono stati per lunghi periodi di tempo, limitandosi soltanto a qualche sporadico breve episodio con gelate notturne o fasi di siccità.

Questo non significa che anche quello che ci stiamo preparando a vivere avrà le stesse caratteristiche in quanto il tempo è imprevedibile e, proprio per questo, risulta difficile fare previsioni meteorologiche di lunga durata.

La natura risponde comunque al cambio climatico causato dall’incedere delle stagioni, preparandosi e predisponendosi alle variazioni di luce e temperatura che dovrebbero normalmente essere come calendario vorrebbe.

Seguendo i cicli naturali molti animali vanno in letargo, altri migrano, altri ancora invece restano e vivono nello stesso territorio ma cambiando abitudini. Un esempio è il pettirosso che alle nostre latitudini dalle colline si avvicina alle pianure e alle aree urbane, dove è più facile trovare modi alternativi per scaldarsi e reperire facilmente cibo senza dover per forza migrare.

Ovviamente in questo periodo ci possono essere anche tante giornate con temperature sotto lo zero, di siccità o piuttosto con la presenza di forti e persistenti nevicate, che potrebbero creare serie difficoltà alla fauna selvatica nel riuscire a trovare cibo e acqua.

Queste difficoltà colpiscono in particolare i piccoli uccelli che in queste condizioni difficili si trovano a patire maggiormente i rigori stagionali, essendo molto più vulnerabili al freddo e spendendo molte energie per il mantenimento della temperatura corporea.

Non sono stati rari i casi in passato nei quali gli operatori di ENPA sono stati chiamati per soccorrere uccelli che per trovare tepore e a volte anche cibo sono entrati in grandi magazzini, supermercati o grossi capannoni senza però riuscire più a trovare la via di fuga.

Per questo nei periodi invernali consigliamo ai nostri sostenitori di pensare anche agli animali che potrebbero avere più necessità di trovare acqua o cibo, predisponendo sui propri terrazzi, balconi, davanzali o giardini, dei punti di ristoro per i piccoli uccelli con alimenti calorici (noci, nocciole, margarina impastata con semi) e un recipiente con dell’acqua, controllando di tanto in tanto che non ghiacci (un pezzo di legno posto all’interno del recipiente può rallentare la formazione del ghiaccio).

In molti negozi e sulla rete potrete trovare in vendita piccole mangiatoie realizzate appositamente per l’alimentazione soprattutto degli uccelli selvatici (ad esempio scriccioli e cince, merli e pettirossi) dove poter mettere frutta molto matura, frutta secca, bacche e semi di vario tipo. Senza dimenticare le palle di grasso e frutta secca che sono normalmente vendute ma che possono essere anche realizzate in casa con poca fatica, seguendo la pratica ricetta che trovate a fondo pagina.

La “buona azione”, diventa ancora più interessante ed educativa se a preparare il cibo e a predisporre le mangiatoie saranno i nostri bambini, che oltre a divertirsi potranno iniziare ad avvicinarsi agli animali, apprezzando così maggiormente le “magie” della natura.

 PALLA DI BABBALU’

Come promesso vi spieghiamo come è possibile realizzare la cosiddetta “Palla di Babbalù”, un composto fatto con 100 grammi di margarina, 70 grammi di farina 00 o farina gialla, uva sultanina a piacere, un pugno di semi misti, frutta secca a pezzetti, briciole di dolci. Dopo aver mescolato e amalgamato il tutto sarà sufficiente prendere un vaso vuoto dello yogurt, adagiarci all’interno una reticella, tipo quella che contiene i limoni e le arance, versare il composto, chiudere la rete e metterlo in frigorifero. Dopo due ore sarà sufficiente estrarlo dal vasetto tirando la retina ed appenderlo vicino ad una pianta o a un posatoio dove gli animali lo possano raggiungere. Questa leccornia sarà fonte di  di grasso e di proteine, servendo agli uccelli per trovare le componenti energetiche necessarie al loro nutrimento e al mantenimento della propria temperatura corporea.

Tratto dall’edizione di dicembre 2016 di “Fauna”


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