La conservazione di una specie pura in cattività: la più grossa bugia sul rispetto degli animali

La conservazione di una specie pura in cattività: la più grossa bugia sul rispetto degli animali

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Molti mi hanno chiesto di esprimere un punto di vista sulla giraffa uccisa allo zoo di Copenaghen, sulla quale volutamente non ho scritto, sino ad ora, una parola: mi sembrava che molte ne fossero state scritte, talvolta con un senso, talvolta con un’idea pietistica che però riguardava solo le giraffe, altre prive completamente del contesto e ricche solo di emozione, passione, emotività. Sentimenti altissimi, che però vanno contemperati con la realtà e che non possono diventare i proprietari di una situazione.

Difficile dire, in questo mondo, a chi appartenga il diritto alla vita e quello di poter somministrare la morte e in base a quale ragione. Una giraffa in sovrannumero, al di là della meraviglia incontestabile della creatura, ha più diritti di un vitello, di un topo, di una nutria? Di un altro qualsiasi mammifero, che è per “rango” occupato nella scala evolutiva è assimilabile alla giraffa Marius? Difficilissimo rispondere, impossibile poter essere detentori della verità, indispensabili esserne i ricercatori.

Resta quindi solo la possibilità di allontanarsi da questa parte del discorso e provare a fare una riflessione diversa, forse meno accattivante, ma magari reale.

La conservazione, intesa come sforzo di assicurare la conservazione di un patrimonio genetico puro, che possa essere utile alla creazione di una stirpe di soggetti atti a ripopolare il pianeta ha un senso solo in alcune situazioni: quelle che si possono considerare come realtà di squilibrio ambientale temporaneo. Una volta corrette o modificate le cause di queste realtà sarà possibile reinserire animali particolari, partendo da un patrimonio genetico preservato e conservato in cattività: discorso impossibile per le giraffe, il cui territorio, inteso come portanza ambientale, si riduce ogni giorno di più. Quindi lo sforzo è praticamente inutile, un tentativo senza speranze reali se non quello di creare una banca dati vivente del DNA.

Ma la conservazione e la natura sono entrambe prive di bontà intrinseca: entrambe si occupano dei “diritti” della specie, nessuna di quelli dell’individuo, delle sue paure, delle sue sofferenze. La conservazione, intesa così, è la più grossa bugia presentata come il rispetto della vita degli animali. Ogni animale che si estingue è un danno contro l’equilibrio ma, principalmente, è un danno contro l’umanità.

La dissezione della povera giraffa di fronte a un pubblico composto in buona parte da bimbi è stato terribile, un’inutile addestramento al sangue ed alla violenza indecente per chiunque abbia pretese educative. Giusto presentare la verità, giusto non gettare via carne di un animale morto, a patto che l’animale non soffra inutilmente per questo. Terribile, invece, abituare i giovani alla violenza di uno squartamento sanguinolento. Un tripudio di iPhone che riprendevano uno spettacolo truculento, con compiacimento per la situazione.

Gli zoo sono una palestra di sofferenza, specie se gestiti con la logica del profitto che per definizione è distante dai buoni sentimenti. Però anche i discorsi sconnessi di alcuni difensori della povera giraffa, capaci solo di insulti spesso violenti come le situazioni che vorrebbero contestare, non sono purtroppo più condivisibili. Queste situazioni potranno cessare solo con il progredire della cultura e della sensibilità, non certo con i buoni sentimenti di quanti protestano per la fine di Marius, magari con la pelliccia nell’armadio e con una bistecca di vitello in tavola.

Le poche strutture che detengono animali in cattività, con estremo rispetto per gli ospiti, sono da vedere con un occhio diverso dagli zoo-lager, specie se fungono da centro di recupero di animali provenienti da sequestri o detenzioni improprie.

Dobbiamo abituarci che la strada verso il rispetto è fatta soprattutto di conoscenza, di un percorso che trascende il pietismo e che valuta attentamente il giudizio, che non può essere basato solo sull’emozione o sull’empatia.

In questa vicenda nulla ha seguito un profilo di logica, buona gestione e rispetto. E’ prevalso il senso arrogante della spettacolarizzazione a tutti i costi, quel senso di sgomento nel vedere dei bambini assistere indifferenti allo squartamento della giraffa, la stessa che magari avevano ammirato viva poche settimane indietro. Non c’è molto da aggiungere e i social network possono essere utili per gettare un sasso, una sorta di stimolo alla riflessione. Il tema dei giardini zoologici, delle loro modalità di gestione, della sofferenza che possono creare agli animali ha anche una sua faccia speculare dove la cattività non ha come scopo solo il profitto ed è talmente complesso da non poter essere discusso e affrontato seriamente in poche righe.

Unico concetto, breve, deciso e conciso è che non si proteggono le specie se non si proteggono i loro habitat e l’uomo, per profitto, è ancora troppo incline a proteggere la biodiversità rinchiudendola negli zoo piuttosto che tutelare realmente i territori. Stiamo consumando così tanto suolo da essere prossimi ad un punto di non ritorno, non solo per gli animali, vittime della nostra stupida cupidigia, ma per noi stessi.

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano

 


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