La detenzione di animali pericolosi. Una voragine sconosciuta

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La detenzione di animali pericolosi. Una voragine sconosciuta

Category : News

Il recente episodio di cronaca accaduto a Busto Arsizio, che ha visto le nostre Guardie Zoofile impegnate per due giorni, quando un giovane babbuino è scappato alla custodia del proprietario che deteneva anche i genitori dell’animale, riporta prepotentemente all’onore della cronaca la questione della detenzione di animali pericolosi da parte di privati cittadini. Pur essendoci infatti un divieto generalizzato e assoluto alla detenzione di animali pericolosi, questi non solo risultano essere ancora detenuti da privati non regolarmente autorizzati ma addirittura vengono fatti riprodurre in modo illecito.

A giudicare inoltre dai recenti fatti di cronaca – il rinvenimento di due crotali nella Pineta di Castel Fusano, l’uccisione di un uomo da parte delle sue tigri a Pinerolo, il rinvenimento di una tartaruga azzannatrice in una vasca posta nei giardini della Villa Reale di Milano, la fuga del babbuino a Busto Arsizio – si ha l’impressione che la detenzione di animali pericolosi da parte di privati sia una questione completamente fuori controllo, fatto ulteriormente provato dalle costanti e continue nascite di animali pericolosi custoditi da privati, dei quali sarebbe vietata la detenzione a termini di legge.

Per capire meglio come stanno le cose, ricostruiamo quali sono le leggi che regolamentano la detenzione di animali pericolosi e, tra questi, di quelli nati in cattività.

L’articolo 6 della legge 150/92, quella che introdusse le sanzioni penali per le violazioni alla normativa CITES, stabilisce infatti che “fatto salvo quanto previsto dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157, è vietato a chiunque detenere esemplari vivi di mammiferi e rettili di specie selvatica ed esemplari vivi di mammiferi e rettili provenienti da riproduzioni in cattività che costituiscano pericolo per la salute e per l’incolumità pubblica”, impegnandosi a predisporre un elenco delle specie pericolose con un nuovo decreto.
Solo a distanza di 4 anni e cioè il 19 aprile 1996, viene promulgato dal Ministero dell’Ambiente il decreto in cui vengono identificati gli animali pericolosi e che obbliga tutti coloro in possesso di un animale presente in questo elenco a farne denuncia al prefetto entro novanta giorni. Prefetti e ASL avrebbero quindi dovuto dar corso a controlli presso i denunciati per verificare le condizioni di detenzione in relazione al benessere degli animali e alle garanzie di sicurezza per l’incolumità pubblica, dare o negare il permesso di detenzione, stilare un elenco di detentori e adottare i giusti provvedimenti in caso di negazione dell’autorizzazione.

Trattandosi però di un’autorizzazione temporanea, atta soltanto a sanare un divieto assoluto e solo per quanto concerne gli animali detenuti alla data di pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, si sarebbero dovute imporre le cautele necessarie per impedire ogni tipo di riproduzione, al fine di evitare che il possesso di animali pericolosi potesse essere reiterato all’infinito. Qualsiasi animale nato in cattività dopo tale data avrebbe dovuto essere comunque asportato.

“Da quanto ci risulta” aggiunge Ermanno Giudici, Presidente e Capo Nucleo delle Guardie Zoofile dell’ENPA di Milano “non esistono privati muniti di autorizzazione prefettizia alla detenzione di animali pericolosi. In ogni caso, questi dovrebbero essere identificati in modo univoco con microchip e detenuti in strutture identificate e autorizzate: pertanto attualmente la detenzione appare legittimata dalla sola denuncia presentata dai detentori nel 1996. Si ha quindi ragione di ritenere che non esistano elenchi in possesso dei Ministeri degli Interni e dell’Ambiente che possano fotografare un fenomeno di estrema pericolosità sociale e di possibile grave maltrattamento per gli animali.
L’assenza di elenchi peraltro parrebbe dimostrata anche dal fatto che quando vengono rinvenuti animali pericolosi nessuno pare essere in grado di risalire a possibili proprietari, mancando un database di detentori.”

 


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