Le conseguenze della “Sindrome di Bunny”

Le conseguenze della “Sindrome di Bunny”

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Presentando i numeri degli interventi effettuati nel 2013, che dimostrano senza dubbio che ENPA non fa alcuna distinzione di specie, abbiamo mostrato la lunga lista di animali transitati dalla nostra Sede, dopo essere stati salvati da un operatore ENPA o da un cittadino volenteroso.

Nell’elenco non compaiono solo animali domestici, come gatti in difficoltà salvati dalla strada o dalla caduta di qualche balcone oppure selvatici autoctoni soccorsi in seguito a una condizione di pericolo; sono frequenti anche i salvataggi di specie selvatiche alloctone (non native del nostro territorio) che, negli ultimi decenni a seguito di immissioni indesiderate, si sono stabiliti in Lombardia come le nutrie, lo scoiattolo grigio, il parrocchetto alessandrino e, molto più rari, i procioni.

Questi animali sono le prime vittime della “Sindrome di Bunny”: la tendenza comportamentale che porta molte persone a rimanere colpite dalla tenerezza di un animale selvatico, complice la sua involontaria graziosità, decidendo di farne oggetto del proprio sconsiderato “amore”, senza però pensare che un peluche in questo caso sarebbe più indicato.

Il primo sintomo è che il coniglio si trasformi in “Bunny”, certamente suo malgrado. La Sindrome di Bunny porta gli umani a una grave forma di cecità che impedisce di vedere e di capire che, per sua natura, un coniglio abbia più bisogno e sia più sereno scavando una buca nel terreno piuttosto che dovendo vivere in una gabbietta, per essere liberato ogni tanto all’interno di un appartamento. La corretta domanda da porsi dovrebbe essere: “chi siamo noi per decidere che un animale non domestico, come è invece il cane, dovrebbe avere voglia di subire il nostro malinteso e frainteso “amore”, fatto di possesso ma non di rispetto?” La specie umana, troppo spesso, tende a imporre la sua supremazia anche quando pensa di farlo a fin di bene.

La seconda conseguenza è che “Bunny” e tanti altri animali siano percepiti come cose anziché come esseri viventi, con esigenze differenti dalle nostre: così quando Bunny inizia a rosicchiare i mobili o il pappagallo vocalizza eccessivamente gli animali diventano compagni scomodi di vita: l’oggetto che ho comprato deve forse essere difettoso e, quindi, quale più semplice soluzione se non quella di abbandonarlo in natura, senza porsi troppe domande: liberare un animale non dà sensi di colpa, gli si restituisce la libertà o no? Ancora una volta la sindrome di “Bunny” altera la realtà, la logica ed il buon senso.

È proprio questa malattia che ha portato alla situazione attuale, con migliaia di animali esotici liberi nel nostro territorio. Il nostro appello come ENPA – prima ancora di non abbandonare gli animali – è quello di non acquistarli, di non fare scelte impulsive, di ragionare bene prima di far entrare un animale nella propria vita: un animale non va comprato ma si adotta, questo gesto deve essere per sempre ed è per questo che bisogna verificare che i bisogni di quell’animale s’incontrino con il nostro mondo.

Per qualsiasi informazione sulle adozioni potete scrivere a adozioni@enpamilano.org o chiamare il numero 02.97064220.

 


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