Maltrattamenti, senza crudeltà rischio archiviazione

Maltrattamenti, senza crudeltà rischio archiviazione

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Sarà molto più difficile perseguire i crimini contro gli animali: per tutti quelli commessi senza «crudeltà» il pubblico ministero potrà chiedere l’archiviazione al giudice per le indagini preliminari, il gip, avendo ritenuto il reato di particolare tenuità e quindi non meritevole di un processo e della punizione del responsabile; lo dicono le disposizioni contenute nel decreto legislativo 16.03.2015 n° 28.

Dal 2 aprile, quando entrerà in vigore, sarà molto più difficile ottenere la punizione dei maltrattamenti e delle uccisioni di animali avvenute «senza necessità», ma anche senza crudeltà: queste notizie di reato potranno essere archiviate in quanto «reati minori», senza gravità.

Basterà il giudizio soggettivo dell’assenza di crudeltà, nell’azione che ha prodotto il maltrattamento, per trasformare un reato da portare in tribunale in un «fatto di particolare tenuità», meritevole di essere archiviato quando sussistano condizioni di incensuratezza e non vi è recidiva nel comportamento. Questo decreto potrà inoltre determinare l’archiviazione di tantissimi procedimenti per svariati reati contro l’ambiente: bracconieri, trafficanti di ani- mali protetti dalla Cites, autori di reati ambientali come lo sversamento di rifiuti e di materiali inquinanti oppure i responsabili di traffico illecito di rifiuti e di molte altre previsioni di legge si sentiranno sollevati.

Siamo passati dall’esercizio obbligatorio dell’azione penale, cardine della nostra Costituzione, alla discrezionalità nel poter giudicare cosa sia un reato di tenue entità, fatto che oltretutto sbarrerà la strada anche ai provvedimenti di confisca obbligatoria contenuti in molte norme. Con questo provvedimento si è voluto dare ai cittadini l’impressione di una giustizia più snella e veloce, mentre nella realtà è stata una riforma che nulla ha riformato sulle lungaggini procedurali, ha solo inserito un ulteriore fattore di possibile impunità per moltissimi reati, con pene nel massimo fino a 5 anni. Così facendo abbiamo sottratto diritti ai cittadini e agli animali, compiendo un grande passo indietro verso quella cultura della legalità di cui il nostro paese ha davvero tanto bisogno.

L’Italia aveva necessità di una giustizia penale più snella, di più certezze e meno cavilli, di una grande spinta in materia di digitalizzazione degli atti, non di far sì che reati gravi ed odiosi, oltre che dannosi per l’ambiente, possano essere archiviati, lasciando peraltro immutati gli sforzi della polizia giudiziaria per la loro repressione, visto che fortunatamente resta l’obbligo di interrompere la prosecuzione di ogni reato. Sul provvedimento una domanda viene spontanea e purtroppo resta senza risposta: se un reato prevede una pena massima di 5 anni per chi lo compie, che non son pochi, come può essere considerato un fatto di particolare tenuità?

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano

 


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