Mirello

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Mirello

Category : Storie a lieto fine

Di lui ci ricorderemo sempre, forse per il nome che gli abbiamo dato, ma soprattutto per il fatto che fosse cieco.
E’ stato portato presso la nostra clinica da una signora che lo aveva trovato al margine di una strada, assieme ai suoi due fratelli. Tutti e tre avranno avuto non più di quaranta giorni di vita; avevano tutti dei problemi agli occhi, ma lui era destinato a perdere la vista, poiche’ entrambi i suoi occhi avevano lesioni molto gravi.
Vista la gravita’ della situazione, Mirello fu ricoverato e sottoposto immediatamente a terapie intensive nel tentativo di riuscire a salvargli la vista, anche solo parzialmente. Gli altri due gattini, essendo meno gravi, furono subito adottati dalla signora che ce li aveva portati. Non fu possibile salvare nemmeno uno degli occhi di Mirello, quindi, nonostante la sua giovane eta’, fu operato per toglierli entrambi. Purtroppo questo e’ un tipo di intervento chirurgico che in passato abbiamo dovuto affrontare in diverse occasioni, soprattutto nei gatti cuccioli. L’esperienza ci ha ormai insegnato che gli animali recuperano benissimo e che in questi casi riescono a portare avanti una vita piu’ che dignitosa; possono infatti saltare, correre, giocare proprio come fanno i gatti che ci vedono.
L’unica cosa essenziale e’ inserirli nel piu’ breve tempo possibile in un ambiente domestico, in modo che possano imparare subito come comportarsi, muoversi e conoscere gli spazi piu’ grandi.
Nel suo caso, infatti, la sua permanenza in gabbia e’ stata molto limitata, grazie anche all’ aiuto di una nostra volontaria, che l’ha portato temporaneamente in casa propria, nell’ attesa di trovare l’adozione giusta.
Arrivarono diverse richieste per adottarlo, ma abbiamo dovuto valutare la sistemazione migliore per inserirlo nel contesto giusto. Infatti ora Mirello (ribattezzato Noah) ha per compagni di gioco due giovani gatti, caratterialmente simili a lui e una padrona meravigliosa che lo ricopre di attenzioni.
Quanto trovate descritto di seguito è stato scritto direttamente da chi ha adottato Mirello . Crediamo possa essere molto utile riportarvelo.

Nel gennaio del 2007 ho avuto la fortuna di incontrare e adottare, tramite i volontari dell’ Enpa, un micio cieco di sei mesi. Mirello – che oggi si chiama Noah come il costruttore dell’Arca – era stato vittima di una panoftalmite bilaterale ulcerata ed entrambi i suoi occhi sono stati enucleati con un intervento chirurgico.
Portandolo a casa avevo il timore di non essere abbastanza in gamba per gestirlo, credevo che non sarei stata brava ad interpretare i suoi segnali, avevo mille paure e vedevo, per lui, pericoli ovunque: dagli spigoli dei muri alla scala interna che a casa mia collega zona notte e zona giorno; da Lilith e Gabriel, gli altri miei due gatti residenti, alle zanzariere alle finestre; dal balcone ai cavi del computer… ogni cosa mi sembrava una trappola potenziale per il mio “mezzanino” (un micio né troppo cucciolo né troppo adulto) non vedente.
Oggi mi rendo conto che tutte le mie preoccupazioni erano dovute al fatto che stavo sottovalutando l’intelligenza, la capacità di adattamento e la stupefacente sensibilità emotiva e sensoriale di Noah. Gli è bastata una sera per imparare a conoscere la stanza in cui l’avevo provvisoriamente sistemato. Ci ha messo due minuti a ritornare alla lettiera dopo il suo primo giro di perlustrazione. Gli ci sono volute soltanto due settimane per imparare a convivere egregiamente con i suoi nuovi fratelli pelosi ed ancora meno a conoscere la casa in ogni suo anfratto, a salire e scendere le scale, a capire dove poteva farsi le unghie, dove mangiare e dove bere.

Io mi sono limitata a mettere una rete protettiva contro la ringhiera del balcone e a chiudere il corrimano della scala interna, per evitargli – anche solo per sbaglio, anche se non è mai accaduto – di precipitare nel vuoto.
E’ passato un anno e oggi Noah è un giovanotto di diciotto mesi vispo e vivace. Mangia come un toro, pesa quasi cinque chili, è un leader nato senza aver mai avuto bisogno di soffiare, è un dispensatore di baci ed è così matto e vivace che ha portato nuova energia anche agli altri due mici di casa, Lilith e Gabriel.
Ogni giorno ha qualcosa di nuovo da insegnarmi, c’è sempre qualcosa – un’espressione, una scoperta, un’abilità, un richiamo – con cui riesce a stupirmi. Lui ha imparato tutto ciò che gli serve per essere un gatto di casa felice, appagato e soddisfatto, e io ho imparato a non sottovalutare le risorse di Madre Natura.
La sua cecità non mi ha mai dato un solo problema, e le accortezze che ho dovuto avere sono state così poche che non riesco quasi a ricordarle. A chi spalanca gli occhi quando dico che ho un micio non vedente spiego che no, Noah non ha mai fatto i bisogni per casa, che sì, sa trovare la sua ciotola e la lettiera, che vive esattamente come gli altri gatti di casa e che la sola cosa che evito di fare è di spostare spesso i mobili – mi è comunque capitato di farlo, e non è successo niente – perché lui si muove per percorsi memorizzati (come un navigatore satellitare!) e quando in casa qualcosa cambia è “costretto” a ricalcolarli. Noah non vede, non vedrà mai, ma è come se vedesse. Mi piace chiamarlo “il mio piccolo radar ambulante” perché non esiste cosa che gli sfugga e non ho ancora trovato qualcosa che non sappia imparare. E’ scatenato, ma prudente. Non mi è mai capitato di doverlo aiutare a scendere da un mobile, per esempio: lui è in grado da solo di calibrare spazi e distanze alla perfezione e non si spinge dove non è più che sicuro di poter arrivare.
Ovviamente non esce all’aperto, ma d’altronde nessuno dei miei gatti lo fa e sono comunque molto felici. Hanno stimoli per divertirsi e spazio dove correre, e hanno una famiglia che li ama. Ed io preferisco tenerli in casa piuttosto che rischiare di esporli ai pericoli della strada. Nonostante io capisca che sia bellissimo veder crescere un micino da quando è solo uno scricciolo fino a che diventa adulto, sono felice di aver adottato Noah quando aveva già sei mesi. Prendere un animale già grandino ha innegabili vantaggi, primo fra tutti la certezza di conoscerne già il carattere, almeno a grandi linee. Solo con un micio adulto si può essere sicuri che la sua personalità sia adatta a noi, il cucciolo potrebbe cambiare e non essere, crescendo, ciò che ci aspettavamo. Inoltre, un gatto già segnato da esperienze passate è in grado di rifiorire, letteralmente, e di darci un amore ed una dedizione ancora più grandi e incondizionati, come se avesse imparato il significato così “umano” della gratitudine. Conosco tante persone che hanno fatto una scelta analoga alla mia e tutti la pensano così e sono felici di averlo fatto. Insomma, ho adottato un micio adolescente e disabile ed è l’essere più straordinario che abbia mai visto. Addirittura ringrazio tutti coloro che lo hanno conosciuto prima di me e lo hanno rifiutato, come se fosse un freak, uno scherzo della natura, un errore, perché è anche grazie a loro che lui ora è con me. Vi dirò che, semmai decidessi di adottare un quarto gatto, sarà nuovamente mezzanino e disabile, e non per una questione di pietà, ma per un atto d’amore. A tutti quelli che non sono in grado di capire l’eccezionalità di un’esperienza come quella che sto vivendo dico solo una cosa: è proprio vero che l’orbo in una terra di ciechi è un re!

Veronica


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