Quando le scimmie fuggivano in Corso Buenos Aires

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Quando le scimmie fuggivano in Corso Buenos Aires

Category : News

Non solo caracal: fino al 1996 nelle case c’erano leoni e caimani. “Ora la legge va rispettata”

Editoriale di Ermanno Giudici

pag. 9 “La città degli animali” del – Corriere della Sera – del 24 gennaio 2018

Prima del 1996 in Italia si poteva mettere in commercio ogni tipo e specie animale, con il solo limite che fosse stata acquisita lecitamente rispetto alle normative che tutelavano gli animali in via di estinzione. La CITES infatti, acronimo della convenzione fatta a Washington nel 1973 per proteggere animali e piante in via di estinzione, era stata da poco ratificata, con 19 anni di colpevole ritardo. Lo Stato, dopo ulteriori 4 anni, decise che fosse tempo di vietare anche un lungo elenco di specie che avrebbero potuto rappresentare un pericolo per la salute e l’incolumità pubblica, essendo ancora lontano il tempo in cui si pensava di tutelare anche il benessere animale. Da quella data storica sparirono dalle vetrine dei negozi animali specie che non avrebbero mai dovuto nemmeno esserci: scimmie di ogni genere, dallo scimpanzé alle scimmie scoiattolo, felini dai puma alla tigre e anche molti rettili come caimani e coccodrilli. Oggi qualcuno potrà sgranare gli occhi ma le cronache dell’epoca parlavano di scimmie tenute in casa in anguste gabbie, di leoni che troneggiavano nei giardini dei ristoranti e nelle aree di servizio di alcuni benzinai e persino di un puma trovato nel bagno di una signora milanese che accumulava cocker facendo scorrazzare i vivi nell’attico e custodendo i morti in freezer. Ho fatto in tempo a occuparmi di questi animali, delle loro sofferenze, delle difficoltà del collocarli all’estero: in Italia non c’erano centri specializzati e in alcuni casi gli zoo in cui finivano erano peggio dei luoghi dai quali erano stati tolti. Ho catturato scimmie in corso Buenos Aires, sequestrato uno zoo abusivo a Limbiate e ho cercato di salvare un orso dal collare che era stato venduto da un noto negozio di Piazza Santo Stefano a Milano. Quando ho iniziato a seguire la storia del caracal/caracat sequestrato a Milano ho avuto un tuffo al cuore, per il timore che certi tempi potessero tornare, con tutta la loro sofferenza soltanto perché c’erano nuovamente persone che usavano gli animali come trofei del loro benessere. Trovo indecente che ci siano persone che firmano petizioni per difendere chi, violando la legge, pensa di potersi tenere in appartamento un caracal seppur ibrido, confondendo un gatto con un selvatico, prendendo posizioni su realtà che poco o nulla conoscono, in primis la sofferenza degli animali. Spero invece di vedere presto una legge che vieti di ibridare specie domestiche e selvatiche per scopi commerciali: non c’è bisogno di avere nuovi animali selvatici prigionieri. Tutto questo senza contare le sofferenze che possono derivare da tare genetiche dovute a queste pratiche dissennate, come quelle che forse hanno portato il piccolo caracal Grum (l’esemplare di caracal/caracat) a diventare paziente di una clinica veterinaria.

 

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano

 


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