Tribunale, appello dell’ENPA contro lo stop ai cani

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Tribunale, appello dell’ENPA contro lo stop ai cani

Polemica sull’introduzione del divieto d’accesso. «Ma oggi i pet sono ammessi a bar e ristoranti»

Dal “Corriere della Sera” di martedì 13 ottobre 2015, La città degli animali, p. 8

 

In un periodo di grande apertura verso i diritti degli animali ed in particolare verso quelli da compagnia, i cosiddetti pet che riempiono le case di un numero sempre crescente di famiglie, i divieti d’accesso imposti agli animali nelle strutture pubbliche paiono davvero anacronistici messaggi, quasi residui di un tempo passato. Leggere poi degli editti di proscrizione freschi di stampa, come quello promulgato dall’Avvocato Generale dello Stato della Procura Generale di Milano, Laura Bertolè Viale, riporta con la mente ai tempi un poco oscurantisti, dove gli animali erano ritenuti macchine capaci di emettere suoni, i gatti neri incarnazioni del demonio e i pipistrelli messaggeri volanti del male. In poche righe, quasi divertenti visto che in premessa si precisa, doverosamente, che si è “ritenuto opportuno intervenire per meglio definire le condizioni e le modalità e quindi regolamentare l’accesso ai Palazzi di Giustizia del distretto di Milano”, viene poi stabilito in modo granitico che detta “miglior definizione” risulta essere un divieto generalizzato di accesso agli animali, rei di essere stati protagonisti di inconfessabili “recenti e spiacevoli accadimenti”.

Forse ci si dimentica che l’Italia è un paese libero e tutto quello che non è vietato risulta essere permesso, non viceversa, e che un divieto non può essere sancito da un editto napoleonico, ma deve avere una ragione nel corpo legislativo degli enti e organismi a ciò deputati. Per questo credo che ci possa essere una motivata limitazione, che sia però giustificata da particolari situazioni ambientali temporanee, non un generale divieto di ingresso tout court come quello deciso, peraltro in un momento storico in cui il ministero della Salute ha liberalizzato l’ingresso degli animali nei pubblici esercizi. Un cane, un animale, non è un accessorio ma per molti è un compagno di vita importante, per altri una ragione di vita unica.

Siamo un paese talvolta in grave difficoltà nel sanzionare comportamenti maleducati e prevaricatori, ma questo non legittima divieti a pioggia, per impedire che un maleducato contravvenga alle regole del buon senso e della civile convivenza, facendo magari sporcare il cane dentro il palazzo in cui si amministra la giustizia. Suvvia Avvocato Bertolè Viale ci ripensi, dia un segno di apertura verso la cultura del rispetto nei confronti degli animali, non impedisca a chi magari deve soltanto chiedere un certificato di poter entrare con il suo cane: lo apprezzeremmo in molti e questo contribuirebbe a farci sentire più vicini al nostro Stato, che talvolta tratta i cittadini come se fossero una massa incolta, incapace di vivere senza divieti e precetti. Mi creda, ma visto il suo lavoro questo lo sa meglio di me, se bisogna avere dei timori è meglio guardare all’interno della nostra specie, perché lì si nasconde il lato buio, quello più pericoloso di un abbaio o di una coda festosa.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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