Gabbiano vagante in un deposito ATM

gabbiano

Gabbiano vagante in un deposito ATM

Da qualche giorno questo gabbiano vagava in un deposito dei mezzi del trasporto pubblico milanese. E’ vigile, reattivo ma ha qualche difficoltà a stare in piedi.

Gironzolava da qualche giorno all’interno del deposito ATM di Via Novara. Il segnalante, che lavora per la società del trasporto pubblico milanese, ha recuperato questo bellissimo gabbiano senza meta e ce lo ha consegnato in sede.

Visitato dai nostri medici veterinari, il laride si è dimostrato vigile, reattivo, ma faceva un po’ di fatica a stare in piedi correttamente. Di certo, non gli mancava l’appetito: si è divorato in pochi minuti una ventina di pesci, apprezzando particolarmente il nostro ‘menù di mare’. Dopodiché è stato trasferito al CRAS di Vanzago, dove verrà monitorato fino a quando non raggiungerà le condizioni ottimali per poter essere rimesso in libertà.

Nel caso in cui anche voi vi imbattiate in animali feriti o in difficoltà e volete portarceli, la sede di ENPA Milano si trova in Via Gassendi 11, zona Certosa-Portello. Siamo aperti al pubblico tutti i giorni dalle 9 alle 20.

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pulli di gazza e cincia

Pulli di gazza e cincia

In questo periodo registriamo vari ingressi di piccoli in difficoltà. Ecco gli ultimi arrivati in Sezione: due pulli di gazza e cincia.

Ecco due ‘piccole’ new entry della scorsa settimana. Prima è venuto a farci visita un pullus di gazza, trovato a terra nel giardino di casa dal segnalante che ce l’ha portato in sede. Il giorno dopo è stato il turno di un pullus di cincia, caduto dal nido e recuperato da un cittadino, anch’egli premuratosi di consegnarcelo in ENPA Milano. I due pulli di gazza e cincia, visitati dai nostri medici veterinari, stanno bene e sono stati trasferiti entrambi al CRAS di Vanzago.

In questo periodo stiamo registrando molti ingressi di pulli in difficoltà, che spesso vengono confusi con i pulcini. Cogliamo dunque l’occasione per ricordare qual è la differenza tra i due termini. Per “pullo” s’intende la “prole inetta”, ossia i piccoli che non sono in grado né di spostarsi né di alimentarsi autonomamente. I pulcini (ad esempio, quelli degli anatidi come i germani reali o le gallinelle d’acqua) nascono invece già abili, ma necessitano comunque delle cure materne.

Se troviamo un nidiaceo a terra, non è detto che lo si debba soccorrere. Prima di raccoglierlo è opportuno fare alcune considerazioni.

Se totalmente implume, il pullo dovrebbe trovarsi nel nido; in caso contrario, si può tentare di ricollocarlo nel nido di appartenenza. Qualora questo non fosse possibile, deve essere tempestivamente trasferito in un centro di recupero e, nel frattempo, va tenuto al caldo (ad esempio, con una borsa dell’acqua calda avvolta in un panno) ma non alimentato.

Se presenta un piumaggio incompleto ma è vitale (si muove e vocalizza), deve essere lasciato lì dov’è perché accudito dai genitori in attesa che acquisisca padronanza con il volo; se necessita di essere spostato, ad esempio per allontanarlo dalla strada, deve comunque restare a portata di richiamo e raggiungibile dai genitori.

Fanno eccezione alcune specie particolari come i rondoni e, naturalmente, tutti gli animali feriti, debilitati o in difficoltà, che devono invece essere soccorsi.

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cucciolo pipistrello

Cucciolo di pipistrello a terra in difficoltà: cosa fare in questi casi

Ecco cosa fare (e non fare) se troviamo un cucciolo di pipistrello appena nato che giace a terra in difficoltà.

La stagione dei cuccioli di pipistrello è iniziata e questo chirottero appena nato, recuperato dalle operatrici di ENPA Milano a seguito della chiamata di un segnalante che l’aveva trovato a terra su un marciapiede di Melegnano, ne è la dimostrazione. Dopo un passaggio in Sezione per la visita medica di controllo, il cucciolo di pipistrello è stato trasferito al CRAS di Vanzago dove la degenza sarà lunga prima che diventi pienamente autonomo.

Ma cosa fare e come comportarsi nel caso in cui ci si imbatta in uno di questi minuscoli animali? Iniziamo col ricordarvi che i cuccioli di pipistrello cadono dalle colonie mentre sono aggrappati alla madre o muovendosi nei nidi. Appena nati, non pesano neanche un grammo e la loro lunghezza è di uno o due centimetri (come si evince nella foto dalla moneta posta accanto al nostro micro-paziente). La loro forma così minuta rende quindi molto complicato il loro avvistamento.

Ed ecco cosa fare e come soccorrere un esemplare in difficoltà. Prima di tutto, indossate guanti spessi o utilizzate un panno per evitare di farsi mordere dai suoi denti aguzzi, normale e prevedibile reazione di difesa di qualsiasi altro animale impaurito. Mettete il piccolo in sicurezza procurandovi una scatola ben chiusa (i pipistrelli sono ‘cintura nera’ di fuga già da neonati!) e forandola con buchi piccolissimi. Riempite una bottiglietta o un barattolo con acqua calda, avvolgetela in un panno o in un calzino e fissatela alla scatola. In questo modo, potrete scaldare il cucciolo senza rischiare di ustionarlo.

Attenzione però: non sempre il piccolo necessita di essere portato in un centro faunistico, perché spesso potrebbe esserci la possibilità di ricongiungerlo con la madre. Per fare in modo che ciò accada, bisogna assolutamente seguire i consigli di un operatore esperto. Quindi, in caso di dubbi, non prendete iniziative affrettate: ne va della sopravvivenza dello stesso neonato.

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lupi in città

Tanti lupi in città? Non è come sembra

La cronaca mostra foto e filmati di numerosi esemplari vicino ai centri abitati, ma ciò non significa che ci siano tanti lupi in città. 

La cronaca ci mostra foto e filmati di lupi nei pressi di centri abitati (di recente anche un intervento di salvataggio, che ha coinvolto ENPA Milano, di un esemplare caduto nel naviglio). Cosa sta succedendo? Se vediamo alcuni lupi attorno a noi, ciò dipende da due fattori principali: in primis, la diffusione di fotocamere ovunque. Grazie ai nostri cellulari, ognuno è un cineoperatore improvvisato, capace di catturare un lupo in transito, fugacemente, per la sua strada. Così come impianti di sicurezza privati e le telecamere pubbliche sono in grado di testimoniare qualsiasi movimento.

Spesso, lo stesso lupo viene denunciato dai cittadini e i giornalisti parlano superficialmente non di “decine di avvistamenti dello stesso lupo”, ma dell’avvistamento di “decine di lupi”, quando invece si tratta dello stesso animale fotografato in momenti differenti, talvolta molto vicini tra loro. L’altro fattore che ci porta a vedere lupi vicino ai centri abitati, è il fenomeno meraviglioso e incredibile della dispersione naturale del lupo. Raggiunto l’anno di età, i nuovi nati di un branco vengono ‘intimati’ a lasciare la famiglia, in quanto il numero di elementi di essa è legato al numero di prede che sono presenti nel suo territorio e una bocca da sfamare in più può sconvolgere l’equilibrio ecologico del branco e delle risorse alimentari che lo possono sostenere.

I lupi in dispersione, quindi, vanno da soli a caccia di un nuovo territorio dove stare, in particolare nei primi mesi dell’anno: in quel periodo, pertanto, sono frequenti gli avvistamenti. Quei lupi che transitano in un mondo tutto permeato da quello umano, dove gli spazi naturali sono soltanto isole separate le une dalle altre, sono costretti loro malgrado a dover attraversare il nostro ambiente e anche le nostre città.

Sono animali coraggiosi, intelligentissimi, ma anche spaventati, spaesati e fragili, che non vorrebbero mai avere a che fare con noi facendosi sorprendere nei pressi delle nostre case. Non sono qui per restare, ma passano per cercare un luogo ricco di prede e, perché no, anche l’amore con cui creare un nuovo branco. Ci sono situazioni in cui anche la pianura e le zone periurbane, dove i lupi possono adattarsi a cacciare nutrie o cinghiali, divengono territori stanziali, ma nel 99% dei casi, un lupo di passaggio ha paura di noi più di quanta noi ne abbiamo di lui.

A cura di Matteo A. Rubino, scrittore e divulgatore scientifico e culturale sulle tematiche attinenti al lupo e al suo rapporto con l’uomo.

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lupi

Perché si parla tanto di lupi?

Ce lo spiega Matteo A. Rubino, scrittore e divulgatore scientifico e culturale sulle tematiche attinenti ai lupi e al loro rapporto con l’uomo.

Non passa giorno che un telegiornale, locale o nazionale, non parli di lupi: che ne sia stato avvistato un esemplare vicinissimo ai centri urbani o che sia stato investito. Sono davvero diventati così tanti i lupi? Partiamo da qualche dato: in Italia sono stati censiti recentemente circa 3.500 lupi. Sempre nel nostro Paese ci sono circa 60 milioni di persone, 5,8 milioni di mucche, 5,6 milioni di pecore e capre, quasi mezzo milione tra cavalli e asini, circa 28 milioni di cani (randagi e di proprietà). Due milioni sono i cani vaganti, ovvero liberi di muoversi dove preferiscono, pur avendo un padrone o semplicemente randagi.

Nel 1970 i loro progenitori, i lupi italici rimasti, erano così pochi da essere considerati sottospecie sull’orlo dell’estinzione. Divenuti specie protetta, prima grazie alla legislazione italiana poi anche grazie alla normativa europea, sono sopravvissuti e sono tornati a riprodursi normalmente. Il loro numero è cresciuto molto ma non così tanto da poter dire che siano divenuti troppi, per un semplice motivo: il numero di predatori presenti è sempre determinato dal numero di prede a disposizione. Se oggigiorno abbiamo più lupi, essi sono esattamente il numero adeguato in base alle prede che hanno a disposizione.

Certo: molte di queste prede non dovrebbero esistere, in numero così elevato, se a regolare tutto fosse la natura. Pensiamo ai cinghiali, reintrodotti illegalmente dai cacciatori in molte zone d’Italia e riprodottisi in modo esponenziale. Non c’è da preoccuparsi, comunque: ovunque il lupo sarà libero di fare il suo lavoro, le specie-preda verranno regolate in modo che siano sufficienti a garantire la sopravvivenza del branco o la formazione di un nuovo branco capace di cacciarle. L’importante è non dare da mangiare al lupo, perché anni e anni di sua assenza hanno reso più pigri molti operatori agricoli che hanno abbassato la guardia: greggi senza pastore, armenti senza protezione di cani da guardiania. Il lupo è un animale intelligente che sa scegliere le prede più facilmente cacciabili.

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falco pecchiaiolo

Falco pecchiaiolo aggredito dalle cornacchie

Attaccato in volo da un gruppo di cornacchie, il malcapitato falco pecchiaiolo è precipitato nel cortile di un condominio, senza però riportare fratture o lesioni.

Restiamo in tema di falchi: lunedì scorso vi abbiamo raccontato la storia a lieto a fine di un falco pellegrino, oggi vi parliamo della disavventura di un pecchiaiolo.

In questo periodo di alta primavera, per marcare il ‘territorio aereo’ e proteggere i propri piccoli, le cornacchie attaccano preventivamente qualsiasi animale che possa costituire una minaccia. E lo fanno senza alcun timore reverenziale, anche quando si tratta di affrontare nemici insidiosissimi come gli uccelli da preda che, talvolta, sono proprio loro a rimetterci le penne o quasi.

E’ quanto accaduto settimana scorsa a questo splendido esemplare di falco pecchiaiolo, aggredito da una ‘flotta’ di cornacchie scatenate e precipitato nel cortile di un condominio in zona QT8, a Milano. Il segnalante, che ha assistito all’agguato delle cornacchie e al conseguente impatto a terra del rapace, è riuscito a metterlo in sicurezza in attesa del rapido arrivo dei nostri operatori.

Fortunatamente, una volta giunto in clinica, i medici veterinari non hanno riscontrato nulla di rotto e il giorno successivo il falco è stato trasferito al CRAS di Vanzago.

falco pecchiaiolo

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falco pellegrino pirellone

Falco pellegrino caduto dal Pirellone

E’ uno dei ‘pulli del Pirellone’, finito ai piedi del grattacielo dopo una prova di volo mal riuscita: il piccolo falco pellegrino è stato recuperato da un nostro volontario.

E anche quest’anno abbiamo ufficialmente inaugurato la stagione dei ‘viaggi in ascensore’ su e giù per il Pirellone. Per molti pulli, infatti, questo è il periodo in cui iniziano a fare le prime prove di volo, che purtroppo non vanno quasi mai a buon fine: atterrano rovinosamente e non riescono più a ripartire, oppure vanno a urtare contro palazzi con vetri specchiati. Una volta un pullus era rimasto impigliato in una rete allestita sopra un tetto di un edificio proprio di fianco al Pirellone di Milano.

Se per quanto riguarda la maggior parte dei nidiacei raccomandiamo a tutti che è meglio lasciarli a terra (a meno che, ovviamente, non siano feriti o in pericolo), in quanto sorvegliati nei paraggi dai loro genitori e svezzati in attesa che spicchino il volo con successo, per altri, come negli esempi sopra citati, bisogna invece intervenire con tempestività.

Un anno esatto fa vi raccontammo di Giò e Giulia, due falchi pellegrini ‘domiciliati’ in vetta al Pirellone. Oggi vi parliamo di un altro falco pellegrino del Pirellone: Olimpia, che ieri sera è stata recuperata a terra, ai piedi del grattacielo della Regione, da un nostro bravissimo volontario. Sul posto sono intervenuti anche gli operatori del WWF e un veterinario dell’ATS.

Dopo un’attenta visita medica per verificare che non avesse riportato fratture o lesioni, la splendida Olimpia è stata riaccompagnata sana e salva in ascensore dagli operatori di ENPA Milano. Fino a quale piano siamo saliti? Naturalmente al ‘piano nido’, in cima allo skyline. Prova di volo? Superata a pieni voti! Guardare per credere…

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giovane volpe

Giovane volpe in cerca di cibo nel sottoscala

Recuperata dai nostri operatori poiché la mamma non era tornata dopo 24 ore, la giovane volpe ora si trova al CRAS di Vanzago.

Oggi i nostri operatori si sono recati a Castano Primo, comune a nord-ovest di Milano, per prestare soccorso a una giovane volpe rifugiatasi nel sottoscala di un appartamento con giardino: è ancora dipendente dalla mamma e, molto probabilmente, si trovava lì già dalla notte scorsa per proccacciarsi del cibo. I segnalanti si sono accorti della sua presenza questa mattina e ci hanno subito chiamato.

Dopo aver fatto tutte le opportune valutazioni con lo staff del CRAS di Vanzago collegato telefonicamente, non essendo tornata la mamma dopo 24 ore, abbiamo deciso di recuperarla e trasferirla immediatamente al CRAS.

In casi simili, se una volpe entra nella propria abitazione, si raccomanda la massima prudenza e di chiedere l’intervento della Polizia Locale o degli operatori di ENPA Milano, i quali sono in grado di offrire assistenza sul posto per catturare e mettere in sicurezza l’animale.

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pullus di piccione

La nascita di un pullus di piccione

L’uovo stava per schiudersi ma i genitori non c’erano, così il segnalante ce l’ha portato in Sezione ed è nato un tenero pullus di piccione.

Questa settimana un segnalante ci ha avvisato della presenza di due uova in un nido formatosi sul balcone di casa. Un uovo si stava schiudendo ma, poiché da circa 12 ore i genitori non si erano ancora fatti vedere, il segnalante, dopo averci chiamato al centralino per valutare con noi la situazione, è venuto in ENPA Milano per consegnarci entrambe le uova.

Un uovo era vuoto, nell’altro invece è nato un tenerissimo pullus di piccione. I nostri operatori lo stanno alimentando con Nutribird, mangime in polvere che viene reidratato. In base all’età del pullus, si stabilisce il livello di idratazione: più piccino è l’animale, maggiore è la quantità di acqua; man mano che il pullus cresce, l’idratazione sarà minore. Nell’arco di un paio di settimane, il piccolo diventerà sempre più autonomo nell’alimentarsi, poi, intorno a un mese di vita, imparerà a volare.

Se anche voi doveste imbattervi nella nascita di un pullus, il consiglio è quello di confrontarvi sempre con un centro specializzato come il nostro per analizzare bene le circostanze e prendere la decisione migliore.

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pulli di passero

Pulli di passero caduti nella grondaia

Due pulli di passero sono precipitati mentre facevano ‘prove di volo’. I Vigili del Fuoco, chiamati dal segnalante, sono riusciti a estrarli dal tubo.

Due pulli di passero alle prime armi sono finiti dentro una grondaia facendo, molto probabilmente, le prove di volo. Il proprietario di casa, a Basiglio, ha sentito i loro cinguettii dall’interno del tubo e, poiché non riuscivano più a uscire, ha chiamato i Vigili del Fuoco, che li hanno estratti con successo. Una volta fuori pericolo, il segnalante ce li ha portati in Sezione.

Fortunatamente, dalla visita eseguita dai nostri veterinari non sono emerse particolari problematiche, pertanto i due giovanissimi passerotti sono stati trasferiti al CRAS di Vanzago, dove verranno alimentati fino a quando non saranno in grado di involarsi.

La sinergia tra cittadini, Vigili del Fuoco ed ENPA Milano si è rivelata ancora una volta provvidenziale: chiunque, con le proprie competenze e la propria sensibilità, può contribuire alla tutela della fauna selvatica. E naturalmente, per consigli di soccorso o richieste d’intervento, noi di ENPA ci siamo sempre!

pulli di passero

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