Domenica 11 giugno 6° edizione della festa “Amici Cucciolotti”

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Domenica 11 giugno 6° edizione della festa “Amici Cucciolotti”

Domenica 11 giugno, i volontari di ENPA Milano ti aspettano a Milano in via Giotto, lato giardini, fermata MM Pagano, in occasione della “Festa degli Amici Cucciolotti”.

L’appuntamento annuale, giunto ormai alla sua sesta edizione, vede riuniti in tutta Italia, migliaia di giovani collezionisti accompagnati dalle proprie famiglie per lo scambio di figurine che “salvano gli animali” della Pizzardi Editore.

VI aspettiamo!

 

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Uno, nessuno o tre garanti (bipartisan) per gli animali.

Il Presidente ENPA: pronti a collaborare con il Comune ma servono i fatti.

Subito il Regolamento.

 

Editoriale di Ermanno Giudici

pag. 10 “La città degli animali” del – Corriere della Sera – del 22/11/2016

Milano sembra non essere una città per gli animali, forse al di là delle apparenze non lo è davvero mai stata con tutti gli annunci, le retromarce, gli interessi da bilanciare, le scelte sempre più politiche che non concrete. Questa è stata un po’ la cifra della precedente amministrazione, sulla carta molto attenta ai diritti degli animali poi però incapace di risultati pratici di ampio respiro, quelli che devono essere fatti da dialoghi non da chiusure, da ascolto del Comune e non di un lavoro portato avanti con troppo distacco da chi con gli animali lavora davvero. Ora a distanza di mesi dalle elezioni siamo passati da una presente assenza, quella dell’amministrazione precedente, a un’assenza assenza, sorda, silenziosa e anche un po’ irrispettosa dei cittadini. Scrivere in Comune per ottenere un appuntamento, per presentarci, per fare due chiacchiere in attesa di una riunione ufficiale è stato inutile, come un urlo silenzioso, come l’urlo di Munch. Nessuna risposta, nemmeno di cortesia, all’associazione più operativa sul territorio cittadino. Uno schiaffo che nemmeno le amministrazioni più ostili avevano mai riservato a ENPA. Ma in effetti nessun’altra amministrazione era sparita sul tema degli animali per così tanto tempo.

In compenso il tam tam della giungla milanese racconta di decisioni che si vorrebbero far passare sopra la testa delle associazioni, di una lotta fra assessorati sulla delega agli animali, dell’idea di trasformare il Garante per i diritti degli animali in una sorta di Trimurti che lo renda trino, per accontentare maggioranza e opposizione, con nomi anche improbabili. Di un regolamento che potrebbe essere un esempio lampante di un progetto senza fine, con buona pace di commissioni, riunioni e consigli richiesti e mai ascoltati, per impedire che uno strumento importante  diventasse solo un testo pieno di ripetizioni di norme già esistenti. Milano ha diritto di avere un assessore con la delega agli animali realmente attento ai diritti degli animali, rispettoso dell’attività delle associazioni che di questi si occupano perché le scelte vanno fatte dialogando e non nel silenzio e devono essere condivise. Si chiama democrazia partecipata, sussidiarietà che non significa e mai significherà, per ENPA, subordinazione alla politica. Il nostro padrone è la mission che portiamo avanti da sempre, senza o con pochi aiuti dal Comune, mentre qualcuno con gli animali ha fatto anche campagna elettorale. Vogliamo sia nominato il Garante, desideriamo avere un peso nella sua scelta, chiediamo di essere ascoltati da un assessore e non considerati fantasmi senza diritti.

Chiediamo che la politica rispetti gli animali e siamo pronti a collaborare lealmente con chiunque ce lo chieda, nel nome di un interesse comune: la difesa dei deboli, di tutte le categorie fragili, umane e animali.

 

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano

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Terminata la raccolta di materiale per terremoto

Si è conclusa la raccolta dei materiali promossa da ENPA a livello nazionale da destinare agli animali rimasti vittime del terremoto che ha colpito le zone del Centro Italia.
Un grazie sincero a tutti coloro che hanno contribuito all’iniziativa e che ha consentito a livello regionale lombardo di raccogliere circa 1800 kg di cibo per cani, 460 kg di cibo per gatti, oltre a materiale vario composto da prodotti sanitari, cucce, trasportini, kennel, cibo per conigli, galline ecc. ecc..

Quanto raccolto ha coperto la prima fase dell’emergenza oltre a essere sufficiente per quella di mantenimento dei prossimi mesi.

Per questo motivo chi volesse ancora contribuire può effettuare una donazione direttamente sui conti correnti specificati nella locandina allegata indicando la causale “Terremoto”.

Grazie ancora di cuore a tutti!

 

 

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ENPA Milano sfida con un sondaggio i prossimi candidati sindaco

A distanza di 12 giorni dalle prossime elezioni del Sindaco di Milano, la Sezione meneghina di ENPA raccoglie e rende pubblici i dati del proprio sondaggio lanciato attraverso i social per verificare il livello di attenzione che i cittadini milanesi hanno nei confronti del tema sugli animali.

L’indagine ha voluto porre l’interesse sostanzialmente su 3 argomenti: quanto siano importanti i temi della salvaguardia dell’ambiente e degli animali per gli elettori e quanto questo influirà sulla scelta dei propri voti, il livello di interesse sul tema dell’educazione sui diritti degli animali e conseguentemente, terzo e ultimo tema, la protezione, il soccorso e la cura degli animali sia selvatici che di compagnia.

Alla domanda “Pensi che Milano sia una città amichevole per gli animali” ben il 37% degli intervistati ha risposto “Poco”, dimostrando che la percezione dei milanesi sia quella di vivere in una città non proprio “animal friendly”, per le ancora troppe limitazioni nell’accoglienza degli animali nei luoghi aperti al pubblico, in alberghi e pubblici esercizi.

Il campione intervistato ritiene molto importante che l’amministrazione si occupi fattivamente di animali e ambiente: questo denota un grande interesse e maturità della cittadinanza, come conferma il dato che mostra un 80% dei milanesi molto interessati al destino delle aree oggetto di riqualificazione, come ad esempio l’area de “La Goccia – ex gasometri” e alcuni scali ferroviari, che gli intervistati ritengono debbano essere trasformate in aree verdi pensate anche quale luogo di sosta e riproduzione della fauna selvatica.

Ma i numeri che devono fare riflettere in assoluto di più rispetto a quanto emerso dai risultati della ricerca sono quelli relativi all’importanza della creazione di un pronto soccorso per animali attivo 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno (92%), oltre alla necessità di mantenere e potenziare maggiormente la “task force” della Polizia Locale che si occupa di tutela degli animali (94%). Per finire si evidenzia un’altra criticità in questi periodi di crisi, relativamente a quanto sia fondamentale rispondere a un problema sociale sempre più emergente e difficile, rappresentato dalle cure veterinarie per gli animali delle persone indigenti, che devono essere sostenute da fondi del Comune (94%).

“Abbiamo lanciato questo sondaggio con l’obiettivo di verificare attraverso la voce dei cittadini quanto sia necessario che questi argomenti facciano parte delle intenzioni dei prossimi candidati alla carica di Sindaco, proprio per l’assenza totale di proposte concrete sottoposte a ENPA Milano dai candidati di tutti gli schieramenti” ha dichiarato Ermanno Giudici, Presidente di ENPA Milano.

“Questo sondaggio rappresenta una chiara indicazione e un’analisi dei desiderata dei cittadini. Ci aspettiamo ora che i candidati alla poltrona di primo cittadino ci mandino un impegno formale sui temi proposti che comunicheremo ai nostri simpatizzanti e sostenitori.”

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Ermanno Giudici, “Strategia in sei punti per la salvaguardia degli animali”, dal Corriere della Sera di martedì 24 maggio 2016, p. 10.

Evidenziare le criticità ma anche i desideri dei cittadini deve essere un dovere per un’associazione, senza schierarsi mai, solo per rappresentare una voce di proposta, e di protesta quando serve, per chi si propone di amministrare la città. Ogni giorno ENPA Milano riceve richieste di intervento di pronto soccorso per animali feriti o in difficoltà, cura animali di compagnia di persone indigenti, cerca di attivarsi su segnalazioni di presunti maltrattamenti. Per questo riteniamo fondamentale che i candidati sindaco debbano essere attenti a inserire nei propri programmi progetti a favore degli animali e della tutela dell’ambiente, a patto che questa sia una promessa reale e non elettorale, perché ENPA sarà costantemente di pungolo verso tutte le amministrazioni perché prestino sempre maggior attenzione a questi problemi.

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Sversamento di greggio a Genova, moria di pesci e uccelli.

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Le immagini di Genova ricordano quelle vissute da ENPA Milano nel 2010 dopo lo sversamento di petrolio nel Lambro

La nostra sede l’aveva già vissuta questa brutta esperienza dopo lo sversamento del petrolio nel Lambro, anche in quel caso l’inquinamento aveva provocato la moria di molti uccelli acquatici e dei pesci.

Il petrolio è una sostanza che ricopre, impermeabilizza, impedisce la respirazione e la traspirazione, intossica. Ci dovrebbe essere una normativa molto più severa per stoccaggio e trasporto, anche negli oleodotti, che limiti a una percentuale infinitesimale il rischio, che non potrà mai essere eliminato del tutto. Ma i principi di prudenza vengono troppo spesso meno per obsolescenza, per costo, per distrazione e per manutenzioni mal fatte.

2010, recupero di un cormorano nel fiume Lambro completamente ricoperto di petrolio

2010, recupero di un cormorano nel fiume Lambro completamente ricoperto di petrolio

Li chiamano “incidenti” ma non sono tali: sono errori, trascuratezze, negligenze, errori di progettazione, mancanza di doppia camera nei tubi come nelle petroliere. Si chiamano anche risparmi, speculazioni, disastri annunciati.

Un peccato che con il referendum del 17 aprile si sia persa l’occasione di dare un segnale forte al Governo: quello di una nazione che è stufa di lobby, di un potere economico senza limiti, di un ambiente troppo spesso saccheggiato e devastato. Un vero peccato e l’ambiente non ringrazia.

Ermanno Giudici
Presidente

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Il 17 maggio la sentenza per maltrattamento di animali del Circo Martini

“Una bella operazione fatta dalle nostre Guardie Zoofile con la Polizia Provinciale di Monza, una vicenda giudiziaria che va avanti oramai da quattro anni e che vede i due circensi imputati per maltrattamento di animali. Il 17 maggio ci sarà la sentenza e contiamo sul fatto che gli animali possano tutti avere un migliore futuro”, commenta Ermanno Giudici, Presidente di ENPA Milano, sull’iter giudiziario relativo ai maltrattamenti di animali del Circo Martini che, finalmente, sta per vedere la luce.

Nel 2012 le Guardie Zoofile di ENPA Milano, insieme alla Polizia Provinciale di Monza e Brianza, hanno dovuto sequestrare al Circo Martini due istrici, un avvoltoio testa gialla, una poiana di Harris, un coccodrillo del Nilo, un alligatore e un caimano per maltrattamento. Il sequestro a causa di un’ispezione che fece emergere una serie di violazioni alle normative in materia di tutela degli animali, portando alla denuncia il responsabile del circo. Gli animali, a causa dell’assenza in Italia di un centro in grado di ospitarli, dovettero rimanere in custodia di Mirkovic, ma in questo frangente l’avvoltoio vide la morte per denutrizione cronica. Recentemente gli istrici e la poiana sono stati trasferiti in un CRAS, mentre i rettili sono ancora in custodia del circense.

La pubblica accusa ha chiesto la condanna di Mirkovic a 4 mesi di reclusione, mentre l’Enpa onlus, che si è costituita parte civile al processo, ha chiesto un risarcimento di 15 mila euro e la confisca degli animali che erano in condizioni “di alterazione fisica e psicofisica talmente gravi per le inadeguate modalità di custodia da provocare anche il decesso di uno di loro”. La difesa dell’imputato ha invece negato le accuse, chiedendo l’assoluzione con restituzione degli animali, sostenendo che nel frattempo i luoghi dove erano custoditi sono stati allargati ed abbelliti. La sentenza del giudice il 17 maggio.

Il caimano maltrattato. A processo il custode del circo“, Il Giorno, 13 aprile 2016

 

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Gattina appena nata soccorsa da ENPA Milano, i nostri consigli su come intervenire

Un gattino fa primavera?

Ogni anno, a partire da marzo, vengono consegnati presso la nostra sede numerosi gattini trovati feriti, in pericolo, abbandonati o orfani (ecco perché consigliamo sempre di sterilizzare i nostri gatti).

Questa gattina è stata trovata a pochi giorni di vita in Via Imbriani, di fianco a un cassonetto della spazzatura. Il segnalante ha contattato ENPA Milano, è stata constatata una situazione di pericolo e gli operatori sono subito intervenuti per il soccorso della piccola.

Nel caso di ritrovamento di un gattino appena nato consigliamo di contattare telefonicamente subito ENPA Milano per richiedere una consulenza e verificare la necessità di intervento, seguendo attentamente le istruzioni dell’operatore. Ricordiamo che è bene soccorrere il cucciolo solo se:

– attendendo per alcune ore a distanza, non si avvista la mamma nei dintorni
– il piccolo si trova in una zona poco riparata o in pericolo (in mezzo alla strada, sotto la pioggia, su un marciapiede…)
– è visibilmente ferito o malato

Vogliamo infine sconsigliare a chiunque non abbia specifiche competenze di improvvisarsi in uno svezzamento, in quanto sono veramente molte le variabili che potrebbero incidere sulla buona riuscita e purtroppo, la maggior parte delle volte, una banale mancanza di informazione può portare alla morte del piccolo. Ecco perché consigliamo sempre di rivolgersi ad associazioni come la nostra dove operano dei volontari e staff adeguatamente formati e specializzati.

ATTENZIONE: per segnalare un pericolo chiamare il numero 02.97064220 (o scrivere a info@enpamilano.org nel caso non si trattasse di un’emergenza). Assolutamente sconsigliato usare i social network. Grazie.

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Tutela animali, la difficoltà di sostentamento di ENPA e altre associazioni

Non soltanto l’oasi di Vanzago, con la quale collaboriamo da sempre, è a rischio di estinzione ma anche l’operatività di ENPA Milano rischia di essere seriamente compromessa da una crisi senza fine, accompagnata da una cronica mancanza di contributi da parte delle amministrazioni pubbliche.
La nostra sede da più di un decennio non riceve un Euro di contributo pubblico da Comune, Provincia e Regione, pur svolgendo un’attività importante che rappresenta un punto di riferimento per la cittadinanza del territorio. Questo fatto, che reputo davvero vergognoso, rischia di far scomparire o ridimensionare molto i servizi offerti agli animali, sia che siano effettuati da ENPA Milano o da altre realtà come il WWF.
Se non fosse per le offerte, i contributi, le attività della clinica veterinaria e i lasciti testamentari la nostra sede avrebbe già dovuto chiudere i battenti: la nostra sopravvivenza è legata alla generosità di chi ci sostiene, senza alcun riconoscimento degli enti pubblici.
Chi vuole aiutare chi opera concretamente per gli animali sostenga le associazioni che hanno un’attività concreta, che dimostrano di essere operative. Senza il sostegno dei cittadini rischiano di chiudere i battenti e con loro anche tanta parte di assistenza agli animali feriti, maltrattati, in pericolo.
Per aiuti: donazioni.enpamilano.org
Ermanno Giudici
Presidente

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Botti di capodanno, i consigli di ENPA Milano per evitare problemi negli animali

Come ogni anno ENPA Milano ricorda come l’utilizzo di petardi e fuochi d’artificio in vista di Capodanno sia una cattiva abitudine, pericolosa per animali, esseri umani e ambiente.

Il fragore causato dai botti provoca negli animali disorientamento, paura, reazioni incontrollate e può essere causa scatenante di indesiderate fughe sia degli animali domestici che di quelli selvatici, con tutti i pericoli che possono derivarne, in particolar modo nelle ore notturne quando la capacità visiva di molti animali è ridotta a causa del buio. Come le cronache purtroppo ci stanno già informando, un uso irresponsabile di petardi e fuochi d’artificio può provocare incidenti anche molto gravi tra gli esseri umani e non solo. In questo periodo di siccità uno dei gravi rischi per l’ambiente è quello degli incendi, in un periodo in cui nel nord Italia non piove da più di 60 giorni, e dell’ulteriore aumento delle polveri sottili.

A oggi in tutta Italia si contano circa 850 ordinanze comunali che vietano l’uso di petardi e fuochi d’artificio per le feste di fine anno, decisioni lodevoli che rischiano di risultare inutili se non affiancate da un’adeguata rete di controllo sulle infrazioni. “Purtroppo il problema non si risolve con i divieti se poi non vengono fatti rispettare, come accade troppo spesso per tutte le ordinanze anti-botti” sostiene Ermanno Giudici presidente di ENPA Milano “l’unica risoluzione effettiva sarebbe quella di vietare la vendita dei congegni esplosivi. Auspichiamo che dopo anni di divieti rimasti inascoltati vengano organizzati dei servizi di controllo delle forze dell’ordine che consentano di sanzionare realmente i responsabili delle violazioni”.

Per garantire il benessere dei nostri animali domestici, l’appello di ENPA Milano si rivolge soprattutto ai cittadini, affinché proteggano i loro animali nel modo migliore per limitare le conseguenze dei botti.

• Un consiglio utile per chi si trova a dover gestire un cane particolarmente fobico o con problemi di salute legati ai forti spaventi, è quello di rivolgersi a un comportamentalista per una terapia di desensibilizzazione.

• Occorre portare i cani in passeggiata sempre tenendoli al guinzaglio per evitare il pericolo di fuga dovuta a un’inaspettata esplosione: ricordiamoci che nei giorni a ridosso del Capodanno vengono sparati fuochi d’artificio di prova in qualsiasi momento della giornata!

• Nel caso il proprio cane non fosse identificato con microchip, assicurarsi che abbia almeno una medaglietta con i dati del padrone nel malaugurato caso di smarrimento. Vi ricordiamo che il microchip è un obbligo di legge e non avere identificato correttamente il proprio cane, con iscrizione all’anagrafe, comporta delle sanzioni.

• Lasciare una luce accesa, in modo che al cane non arrivino i bagliori dei fuochi d’artificio e di altri giochi pirici che a volte sono, per gli animali, spaventosi quanto botti.

Non lasciare da soli in casa gli animali, specie se abitualmente si spaventano per i botti: in caso questo non sia possibile, assicurarsi sempre che abbiano uno spazio dove potersi nascondere, come una scatola, una cuccia oppure sotto il letto.

• In ogni caso, per precauzione, abbassare le tapparelle di tutte le finestre al fine di impedire l’ingresso accidentale di bengala o simili che possano rompere un vetro ed entrare in casa provocando principi di incendio.

Alzare il volume della televisione o della radio per attutire il rumore dei botti proveniente dall’esterno.

Non lasciare animali incustoditi nell’abitacolo della macchina, sia per evitare che possano essere oggetto di furto sia per non metterli in un ambiente chiuso, privo di ripari.

• Non sparare mai giochi pirotecnici verso zone alberate o di campagna perché molti selvatici vi trovano rifugio e se venissero spaventati nella notte, tempo in cui normalmente dormono e non posseggono una buona visione, potrebbero ferirsi seriamente o morire durante la fuga.

Non sparare botti in zone con vegetazione secca, arbusti, alberature o altre coperture vegetali che possano prendere facilmente fuoco.

Considerando che ogni anno in città vengono smarriti numerosi animali a causa dei botti di Capodanno, consigliamo di segnalare tempestivamente l’eventuale fuga alle associazioni protezionistiche, al Canile Comunale, agli studi veterinari della zona e raccomandiamo di mettere dei cartelli nella zona in cui l’animale è scappato, ricordando che un animale traumatizzato può anche percorrere molta strada.

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Le leggi non sono uguali per gli animali dei circhi e degli zoo

Le leggi non sono uguali per gli animali dei circhi e per quelli detenuti negli zoo e, grazie a questa differenza, i circhi possono continuare a tenere in cattività tantissimi animali in condizioni di mancato benessere o peggio di maltrattamento.

In italia esistono due pesi e due misure per gli animali tenuti in cattività per ragioni legate alla loro esibizione: se fossero lavoratori dello spettacolo si potrebbe dire che esistano gravi disparità fra quelli degli zoo e i loro colleghi dei circhi. Minori tutele, diverse regole, maggiori stress, diverso trattamento alimentare, grande permissività nella normativa connotano le garanzie che la legge non offre agli animali dei circhi rispetto a quanto previsto dalle previsioni legislative che regolamenta gli zoo; se i circhi infatti dovessero rispettare i parametri previsti per l’apertura e per il mantenimento delle autorizzazioni da parte degli zoo si arriverebbe al punto che nessuna impresa circense sarebbe in grado di detenere gli animali e nessun circo potrebbe avere un’autorizzazione governativa per poter esercitare la propria attività di spettacolo con detenzione di animali.

Il presidente dell’Ente nazionale circhi Buccioni mi ha querelato per diffamazione, soltanto per aver scritto le stesse cose affermate dal ministro dell’interno Alfano sull’operazione “Golden Circus”, nella quale diversi direttori di circo sono stati ritenuti responsabili dalla magistratura di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, sostenendo che le associazioni diffamano i circhi: in realtà sono gli stessi circhi a rovinarsi l’immagine da soli proprio grazie alle condizioni in cui costringono a vivere gli animali. L’assenza di benessere per gli animali nei circhi non sta certo nelle violenze alle quali potrebbero essere ancora sottoposti da qualche circense, ma nelle condizioni di detenzione. La violenza del circo verso gli animali infatti non è nelle percosse, comportamento patologico dell’addestramento e tipico di sistemi in uso nei decenni passati, almeno per quanto riguarda i dati dimostrabili in Italia. La sofferenza per gli animali dei circhi è insita nelle necessità dello spettacolo viaggiante che lo mettono nella materiale impossibilità di poter garantire il benessere minimo dei soggetti che ospita: nei circhi gli animali sono maltrattati soprattutto a causa delle condizioni ambientali nelle quali sono costretti a vivere e questa condizione, permanente, va ben oltre agli addestramenti, ai condizionamenti, alle reali o supposte violenze che sono state accertate in qualche caso. Si può maltrattare un animale senza necessità di una frusta, di un pungolo o delle catene e lo si può fare in un modo molto meno apparente, non associabile a forme di violenza agita nei confronti di questo o quell’animale. Questa forma di violenza è subdola, non appare, bisogna saper conoscerla e riconoscerla e questo purtroppo troppo spesso non avviene, non è compreso nemmeno dalla magistratura giudicante: non servono percosse, sevizie o crudeltà per creare condizioni che causino sofferenze costanti alle quali sono sottoposti gli animale, bastano le condizioni di detenzione, la tipologia della custodia a cui gli animali devono sottostare per integrare una realtà produttiva di sofferenze. Il maltrattamento non traumatico è difficile da far percepire già quando questo riguarda gli uomini ed è ancora più difficile comprenderlo quando bisogna dimostrare la sofferenza di un animale, non causata da atti fisici violenti. In questa tipologia di maltrattamento l’aggravante, molto, troppo spesso, è data dalla presenza dei pareri favorevoli dei servizi veterinari delle ASL, che in ogni commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli, attestano che tutto, sotto il profilo del benessere degli animali, è corretto e che gli animali dei circhi sono detenuti in assenza di condizioni afflittive. Spiace doverlo affermare con chiarezza ma, talvolta, la superficialità di questa analisi è quella che ci ha portato ad essere, nel 2015, in questa situazione; molte sono le cose non accettabili e altrettante sono le prescrizioni che le ASL potrebbero impartire per garantire il rispetto delle normative sanitarie e il benessere degli animali, applicando almeno le direttive della commissione CITES in materia di circhi. Se qualcuno trova questa affermazione sopra le righe sarebbe bello che potesse fornire, per confutarla, i dati sulle denunce presentate dai servizi veterinari pubblici nei confronti dei complessi circensi e i casi in cui non è stato concesso loro il nulla osta, documento sulla base del quale i Comuni concedono le autorizzazioni allo spettacolo. A questo bisogna poi aggiungere la mancata rispondenza alle norme di molte autorizzazioni sulla detenzione degli animali pericolosi, quelle rilasciate dalle prefetture di tutta Italia, spesso incomplete, approssimative, prive di prescrizioni. Per questo circhi regolarmente attendati ed autorizzati si sono trovati, poi, con gli animali sequestrati e con i titolari denunciati da forze di polizia che hanno guardato la realtà in modo più attento e rispettoso verso il benessere animale interpretando correttamente normativa e giurisprudenza.

Come detto il maltrattamento degli animali nei circhi è costituito, in modo quasi esclusivo, non dalle violenze ma dalle condizioni di detenzione: spazi angusti, lunghi viaggi in condizioni disagevoli, scarsa o assente socializzazione, assenza di arricchimenti ambientali costanti, condizionamenti psicologici che snaturano i comportamenti dell’animale (realtà quindi ben diversa dalla domesticazione), impossibilità di espletare i comportamenti propri della specie sono alcune delle criticità ineliminabili. Non credo serva altro per poter dire che questi animali siano soggetti a privazioni simili a quelli di un detenuto sottoposto al 41 bis, nemmeno lontanamente paragonabili alle condizioni alle quali sono soggetti, nella loro condizione di cattività, gli animali di un moderno zoo, dove le condizioni di detenzione dovrebbero rappresentare una simulazione, seppur artificiale e in spazi ridotti, delle condizioni in cui gli animali vivono in libertà. Sicuramente sempre cattività, di opinabile giustificazione spesso nascosta da presunte esigenze di conservazione, ma almeno una cattività diversa, meno afflittiva in tantissimi casi. Il circo è indifendibile non per la crudeltà dei suoi operatori, ma al più per la loro indifferenza rispetto alla sofferenza e alle esigenze minime che devono o dovrebbero essere garantite ad un animale. Non basta il fatto di mantenerli in vita per giustificare la loro permanenza in circo e non basta neanche il vero o presunto amore che i circensi nutrono verso i loro animali. L’impressione è che questo amore sia viziato dall’ignoranza dei bisogni, dagli interessi economici di chi sostiene di avere questo sentimento e dall’incapacità di capire che il tempo di certi spettacoli è passato per sempre, con i circensi sempre più lontani dalle mutate condizioni culturali del paese, assediati dalla realtà dell’oggi come gli ultimi soldati di Forte Alamo dai messicani.

Il nostro Stato doverebbe legiferare e dare una possibilità al circo di sopravvivere anche in futuro: i piccoli circhi sono oramai allo stremo e vivono più di sovvenzioni che di spettacoli, facendo fatica a far quadrare i bilanci e costringendo, se possibile, gli animali a vivere vite ancora più disagevoli. Non c’è benessere nella vita di un grande felino che vive in un carro, in perenne movimento, con territori, odori e situazioni in costante cambiamento, sottoposto a continui stress; non ci può essere benessere per un pellicano costretto a non volare, esibito come una stranezza della natura oppure per un coccodrillo portato in pista, senza possibilità di capire e costretto a vivere in uno spazio angusto per tutta la sua vita, nell’impossibilità di poter esercitare alcun comportamento naturale proprio della specie. La difesa è impossibile e l’evoluzione è indispensabile, non è più tempo di denunce e querele, è tempo che i circensi si accorgano che la stagione delle collezioni zoologiche è finita, come è finita quello dei domatori di belve, come le chiamava il famoso Orlando Orfei, che si esibiva con le iene.

Il circo con gli animali sparirà, non per gli animalisti o non solo per loro, ma perché così è stato per tutti gli spettacoli che non si son saputi evolvere: il circo, con l’aggravante di una crudeltà non agita ma subita costantemente dagli animali e percepita sempre più dal pubblico, non potrà sfuggire a questo accadimento ineluttabile, che possiamo solo sperare che avvenga il prima possibile.


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