ENPA Milano sfida con un sondaggio i prossimi candidati sindaco

ENPA Milano sfida con un sondaggio i prossimi candidati sindaco

A distanza di 12 giorni dalle prossime elezioni del Sindaco di Milano, la Sezione meneghina di ENPA raccoglie e rende pubblici i dati del proprio sondaggio lanciato attraverso i social per verificare il livello di attenzione che i cittadini milanesi hanno nei confronti del tema sugli animali.

L’indagine ha voluto porre l’interesse sostanzialmente su 3 argomenti: quanto siano importanti i temi della salvaguardia dell’ambiente e degli animali per gli elettori e quanto questo influirà sulla scelta dei propri voti, il livello di interesse sul tema dell’educazione sui diritti degli animali e conseguentemente, terzo e ultimo tema, la protezione, il soccorso e la cura degli animali sia selvatici che di compagnia.

Alla domanda “Pensi che Milano sia una città amichevole per gli animali” ben il 37% degli intervistati ha risposto “Poco”, dimostrando che la percezione dei milanesi sia quella di vivere in una città non proprio “animal friendly”, per le ancora troppe limitazioni nell’accoglienza degli animali nei luoghi aperti al pubblico, in alberghi e pubblici esercizi.

Il campione intervistato ritiene molto importante che l’amministrazione si occupi fattivamente di animali e ambiente: questo denota un grande interesse e maturità della cittadinanza, come conferma il dato che mostra un 80% dei milanesi molto interessati al destino delle aree oggetto di riqualificazione, come ad esempio l’area de “La Goccia – ex gasometri” e alcuni scali ferroviari, che gli intervistati ritengono debbano essere trasformate in aree verdi pensate anche quale luogo di sosta e riproduzione della fauna selvatica.

Ma i numeri che devono fare riflettere in assoluto di più rispetto a quanto emerso dai risultati della ricerca sono quelli relativi all’importanza della creazione di un pronto soccorso per animali attivo 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno (92%), oltre alla necessità di mantenere e potenziare maggiormente la “task force” della Polizia Locale che si occupa di tutela degli animali (94%). Per finire si evidenzia un’altra criticità in questi periodi di crisi, relativamente a quanto sia fondamentale rispondere a un problema sociale sempre più emergente e difficile, rappresentato dalle cure veterinarie per gli animali delle persone indigenti, che devono essere sostenute da fondi del Comune (94%).

“Abbiamo lanciato questo sondaggio con l’obiettivo di verificare attraverso la voce dei cittadini quanto sia necessario che questi argomenti facciano parte delle intenzioni dei prossimi candidati alla carica di Sindaco, proprio per l’assenza totale di proposte concrete sottoposte a ENPA Milano dai candidati di tutti gli schieramenti” ha dichiarato Ermanno Giudici, Presidente di ENPA Milano.

“Questo sondaggio rappresenta una chiara indicazione e un’analisi dei desiderata dei cittadini. Ci aspettiamo ora che i candidati alla poltrona di primo cittadino ci mandino un impegno formale sui temi proposti che comunicheremo ai nostri simpatizzanti e sostenitori.”

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Ermanno Giudici, “Strategia in sei punti per la salvaguardia degli animali”, dal Corriere della Sera di martedì 24 maggio 2016, p. 10.

Evidenziare le criticità ma anche i desideri dei cittadini deve essere un dovere per un’associazione, senza schierarsi mai, solo per rappresentare una voce di proposta, e di protesta quando serve, per chi si propone di amministrare la città. Ogni giorno ENPA Milano riceve richieste di intervento di pronto soccorso per animali feriti o in difficoltà, cura animali di compagnia di persone indigenti, cerca di attivarsi su segnalazioni di presunti maltrattamenti. Per questo riteniamo fondamentale che i candidati sindaco debbano essere attenti a inserire nei propri programmi progetti a favore degli animali e della tutela dell’ambiente, a patto che questa sia una promessa reale e non elettorale, perché ENPA sarà costantemente di pungolo verso tutte le amministrazioni perché prestino sempre maggior attenzione a questi problemi.


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Nuovo regolamento per gli animali: pregi e difetti

Bene il divieto di vendita dei cuccioli nei mercati, ma troppi i cavilli nella bozza allo studio

Dal “Corriere della Sera” di martedì 1 dicembre 2015, La città degli animali, p. 10

 

Il “Regolamento per la tutela e il benessere degli animali” del Comune era partito con le migliori intenzioni, quasi cinque anni fa, per poi restare silente nei cassetti, fino a quando in questi giorni sembra essere arrivato ai blocchi di partenza per l’approvazione, con un testo poco condivisibile.

Molte affermazioni di principio, molte duplicazioni di prescrizioni già contenute in leggi statali e regionali e davvero troppe norme così generiche da trovare una difficile applicazione, infarcite come sono di aggettivi così soggettivi da divenire di fatto inapplicabili: “misure adeguate”, “dimensioni appropriate”, “alimentazione equilibrata e completa” sono termini così vaghi da rendere facilmente contestabile ogni verbale violazione, difficilmente applicabile il regolamento. Il quale ha per di più un ambito di applicazione ristretto: gerarchicamente può essere utilizzato solo se non ci sono normative di ordine superiore che stabiliscano identica cosa, quindi diventa ridondante nelle parti in cui ricorda obblighi già previsti come l’iscrizione all’anagrafe canina, prevista da una normativa nazionale e regionale oppure quando ribadisce il divieto di addestramento degli animali con metodi violenti, per fortuna già previsto come reato dalla normativa nazionale posta a tutela degli animali. È poi prevista una partecipazione a turnazione biennale delle associazioni protezionistiche al “Comitato consultivo di supporto” ma non si tiene conto della rappresentanza delle associazioni in relazione al numero dei soci, né all’operatività sul territorio.

Il regolamento del Comune poteva concentrarsi sulla necessità di regolamentare i vuoti normativi nell’ambito della tutela degli animali, senza mettere in atto duplicazioni e con l’inserimento di obblighi precisi e definiti che fossero davvero cogenti per l’amministrazione comunale: purtroppo non ha queste caratteristiche, è frutto di troppi compromessi ma anche di una certa “sordità” a recepire le osservazione, reiteratamente fatte all’assessorato di riferimento. Insomma un’occasione perduta, un tempo lunghissimo trascorso invano per avere una norma efficace ed applicabile che doveva sostituire il precedente regolamento. È tardi perché possano esserci sostanziali miglioramenti.

Sarebbe ingiusto, però, dire che l’attuale giunta non abbia fatto nulla per tutelare gli animali. La decisione più rilevante è stata certamente quella di istituire un’unità della polizia locale dedicata al contrasto dei maltrattamenti, come ENPA Milano aveva più volte richiesto e come la legge in qualche modo prevede. Questa unità operativa è riuscita a fare un buon lavoro, ha creato sinergie con cittadini e associazioni ed ha posto una base solida sulla quale appoggiare questa scelta operativa, che ci auguriamo sia riconfermata anche dalla prossima giunta. A noi non interessa contrastare la politica ma solo ottenere risultati per gli animali.


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Stop TTIP: no a un mercato senza regole che minaccia persone, animali e ambiente

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo commerciale in discussione tra Stati uniti ed Europa che, una volta in vigore, darà vita alla zona di libero scambio più grande del mondo con un “mercato” di oltre 800 milioni di persone. Perché il progetto vada in porto è necessario eliminare, oltre ai dazi doganali, le barriere non tariffarie esistenti tra USA e UE. Dalla sanità all’alimentazione, dal commercio al benessere animale, si tratta di norme che disciplinano un vastissimo ambito di materie e che molto spesso danno vita ad un profondo dislivello tra le due sponde dell’Atlantico. Infatti, le leggi europee sono di solito più severe di quelle americane, nell’ottica di una più ampia tutela delle persone.

Insomma, il TTIP cambierà per sempre le nostre vite. E lo farà in peggio dal momento che, in nome del principio di equivalenza normativa, fondi d’investimento, speculatori e grandi gruppi industriali potranno aggirare le leggi europee indebolendo così il regime di protezione di cui godono i cittadini in Europa. E sulle controversie giudiziarie tra multinazionali e Stati UE potrebbe essere chiamato a pronunciarsi un organismo giudiziario diverso da quello statale o comunitario e di dubbia imparzialità, squilibrato a favore delle prime.

Tra le vittime principali del TTIP vi sarebbero gli animali. Di questo aspetto, purtroppo, non si parla, in una trattativa che è già largamente sottratta alla conoscenza dei cittadini. Invece di essere rafforzato, come da tempo chiediamo, il sistema europeo di regole a protezione animali, rischia dunque di essere travolto o assai indebolito poiché le misure europee di tutela verrebbero considerate, alla luce dell’equivalenza normativa, come ostacoli e impedimenti alle attività commerciali.

Ecco in sintesi cosa potrebbe accadere in Europa con TTIP:

1) L’UE ha inserito il principio del benessere animale nei Trattati costitutivi come quello di Lisbona entrato in vigore nel 2009. Gli USA non possiedono nessuna analoga misura.

2) L’UE ha varato direttive e regolamenti per tutte le fasi di vita degli animali di allevamento, dalle condizioni in cui sono tenuti, all’alimentazione, al trasporto, alla macellazione. Negli USA non esistono leggi federali sul benessere degli animali negli allevamenti, fatta eccezione per la macellazione, e i singoli stati si regolano – quando si regolano – da sé.

3) L’UE non permette la clonazione degli animali per il consumo umano, a causa delle sofferenze che essa comporta nelle madri che subiscono gli impianti e nei piccoli, soprattutto nelle prime fasi di vita. Negli USA tale pratica è libera.

4) Nella UE è vietata la somministrazione di ormoni negli animali di allevamento a fini di accrescimento e ristretto il ricorso ad antibiotici. Negli USA il loro uso è permesso ed ampio.

5) L’UE regola strettamente la presenza di OGM (la loro coltivazione è vietata in Italia) nell’alimentazione di umani e non umani. Gli USA li ammettono in tutti i settori.

6) L’UE nel 2013 ha vietato la sperimentazione a fini di cosmesi e l’importazione di prodotti cosmetici testati sugli animali. Negli USA non esiste nessuna analoga misura.

7) Nel 2014 l’Italia ha messo al bando gli allevamenti di animali per la sperimentazione: ciò significa che sul nostro territorio non avremo più strutture quali Greenhill. Sulla base delle norme USA, se si realizzasse il TTIP, questa normativa potrebbe essere considerata un ostacolo al libero scambio commerciale e un danno per le multinazionali.

8) L’UE ha progressivamente regolato e ristretto l’uso dei pesticidi in agricoltura, anche per il loro impatto ambientale e le devastanti conseguenze sulla biodiversità. Il modello USA è quello dell’agricoltura industriale, fortemente chimizzata.

9) L’UE si è data, nel tempo, un buon sistema di tutele ambientali per il bene di tutti – umani e non umani; tutele che non trovano davvero corrispondenza negli USA e che dunque rischiano di essere cancellate o ridotte.

10) Uno dei capisaldi dell’UE è rappresentato dal principio di precauzione, vale a dire lo strumento di rinuncia all’assunzione di decisioni che possano comportare rischi per la salute – umana e non umana – e dell’ambiente, e non solo.

Nella seduta plenaria del Parlamento Europeo del luglio scorso, anche grazie a una grande mobilitazione, sono state approvate alcune raccomandazioni per la Commissione Europea, che gestisce la trattativa con gli Stati Uniti: ad esempio si è sancito che il trattato dovrà garantire le tutele più alte per la salute nonché per il benessere degli animali e per l’ambiente. Ma si tratta, purtroppo, di raccomandazioni, non vincolanti. La trattativa prosegue. E con essa il rischio di dire addio ad un sistema garantista per tutti i cittadini europei.

Continua la campagna per fermare il TTIP: è importante la firma di tutti noi alla petizione sul sito stop-ttip.org. Tre milioni di europei hanno già detto no al trattato, fallo anche tu.

Dal 10 al 17 ottobre l’ENPA aderisce alle giornate italiane di mobilitazione contro il TTIP: il processo negoziale è entrato nelle battute finali, per fermarlo serve l’impegno di tutti noi.

 

A cura di Anna Maria Procacci, consigliere nazionale dell’Ente Nazionale Protezione Animali


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