Caccia. La Lombardia arma i 17enni, anche contro le volpi, la protesta di Enpa: il Governo fermi la “deriva venatoria” delle Regioni. Intervenga il Garante dei minori

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Caccia. La Lombardia arma i 17enni, anche contro le volpi, la protesta di Enpa: il Governo fermi la “deriva venatoria” delle Regioni. Intervenga il Garante dei minori

L’Ente Nazionale Protezione Animali chiama alla mobilitazione tutti gli italiani, ma in particolare i residenti in Lombardia, dopo l’approvazione della Legge di Semplificazione 2018 con cui il “Pirellone” ha dato il via libera al tesserino venatorio per i diciassettenni. Non solo. Con questo provvedimento la Regione, su proposta della Lega Nord,ha fatto anche un altro regalo ai cacciatori: la possibilità di sparare alle volpi, sempre e dovunque. La decisione è motivata con una presunta e fantomatica pericolosità delle volpi, ma il vero obiettivo è quello di eliminare un competitor delle “doppiette”. Infatti, le volpi, che sono tra l’altro i principali predatori dei roditori (ne tengono sotto controllo la popolazione), si cibano di lepri e fagiani immessi a fini venatori, e finiscono quindi per entrare in “conflitto” con i cacciatori.

Enpa chiede a tutti di scrivere, telefonare, intervenire sui social della Regione e del Ministero dell’Ambiente, protestando contro quello che è un vero colpo di mano. Al contempo l’associazione sollecita il governo ad intervenire contro questo abuso e ad impugnare le norme sparatutto approvate con la Legge di Semplificazione. Ma Enpa si appella anche al Garante dei Minori. «E’ scandaloso– denuncia Andrea Brutti dell’Ufficio Fauna Selvatica di Enpa – che la memoria delle vittime della stagione venatoria 2018/2019, alcune delle quali poco più che adolescenti, sia infangata con un provvedimento che arma i 17enni. E’ forse questa la risposta delle istituzioni alla richiesta di sicurezza dei cittadini? E’ questa la strategia per contrastare il bullismo e per educare i ragazzi al rispetto della vita? E questa la sensibilità mostrata dalle Regioni nei confronti di chi si è visto uccidere una persona cara dalle “doppiette”?».

Peraltro, non stupisce che la Regione Lombardia sia intervenuta sulla materia venatoria con l’esercizio della potestà legislativa e non con un atto amministrativo. «Così – prosegue Brutti – si è impedito a priori un eventuale ricorso al Tar da parte delle associazioni. Già in passato provvedimenti simili, compresi quelli approvati dalla Lombardia, sono stati  dichiarati illegittimi dai TAR, dal Consiglio di Stato e dalla stessa Corte costituzionale».

Il governo e il ministro dell’Ambiente intervengano subito. Armare i 17enni vuol dire non solo turbarne l’armonioso sviluppo della personalità, in un’età così delicata per la formazione, ma creare ulteriori pericoli per l’ordine pubblico. Invece, autorizzare spari tutto l’anno contro le volpi significa creare un disturbo biologico insostenibile per gli animali, anche particolarmente protetti o rari, che stazionano o nidificano nel nostro Paese.


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Bocciati richiami vivi e caccia in deroga in Lombardia

CABS, ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU e WWF ITALIA:

“TRIONFO DELLA NATURA E DELLA LEGALITÀ. CON OGGI SI CHIUDE UNA STORIA DI CUI POSSIAMO FARE A MENO”

Con il voto alle due pregiudiziali che hanno dichiarato incostituzionali le proposte di legge n. 24 e n. 25, il Consiglio regionale della Lombardia ha bocciato il tentativo di riattivare la cattura di richiami vivi e autorizzare la caccia in deroga ai piccoli uccelli protetti come peppole e fringuelli.
Due attività già sconfitte dalla cultura e dal diritto, dichiarano le associazioni CABS, ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU e WWF ITALIA, che da ormai sette anni non si praticano più in Lombardia e nel resto d’Italia e sulle quali, non a caso, le autorità comunitarie e nazionali si sono più volte pronunciate in modo rigorosamente negativo.
Ciononostante, un gruppo di consiglieri lombardi, legati alle correnti più retrograde del mondo venatorio, ha tentato l’impossibile, formulando due proposte di legge in totale violazione della normativa nazionale e comunitaria ed esponendo la regione e il Paese al rischio-certezza di pagare i danni, all’erario e all’Europa.
Tuttavia, le argomentate azioni delle nostre associazioni, la pressione legalitaria dello Stato e il buon senso dei consiglieri lombardi hanno infine e per fortuna avuto la meglio, facendo sì che le proposte di legge venissero dichiarate per quello che erano, incostituzionali e illegittime, e dunque bocciate. Un grande successo per la natura e il diritto, per il quale siamo molto felici e particolarmente grati a tutti coloro che hanno attivamente contribuito, a partire dai consiglieri lombardi e dalle decine di migliaia di persone che hanno sostenuto le nostre azioni e petizioni.
Con oggi – concludono CABS, ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU e WWF ITALIA – deve chiudersi definitivamente una storia, quella delle deroghe a catturare richiami vivi e cacciare i piccoli uccelli non cacciabili, che non ha più alcun senso di essere, per aprirsi un nuovo cammino di maggiori tutele e maggiore rispetto per la natura.


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Caccia: la Regione Lombardia vuole ripristinare con una legge illegittima la cattura di uccelli selvatici da usare come richiami vivi.

 

Tra pochi giorni il Consiglio Regionale della Lombardia voterà due proposte di legge che concedono ai cacciatori, in deroga alla legge, di catturare uccelli selvatici a fini di richiamo vivo e abbattere piccoli uccelli selvatici protetti non cacciabili.

È stata scelta la strada disonesta della legge per impedire l’immediato ricorso amministrativo da parte delle associazioni ambientaliste, per far passare due gravissime violazioni della legge nazionale e della direttiva Uccelli, per le quali l’Italia e la stessa Lombardia hanno già subito inchieste, procedure di infrazione e condanne da parte della Corte di Giustizia europea.

Da molti anni queste deroghe sono state eliminate di fatto dall’ordinamento nazionale. Oggi la Lombardia cerca di reintrodurle, sfidando le leggi e la decenza sapendo che, in caso di approvazione, i tempi di intervento dello Stato e della Commissione europea saranno lunghi. E, intanto, un gran numero di fringuelli e peppole saranno abbattuti e molti merli, tordi e cesene catturati e destinati alle pessime condizioni dei richiami vivi: gabbiette minuscole, buio, condizioni igieniche critiche.

A favore delle proposte di legge Forza Italiala Lega e una esponente del Pd.

 

La petizione

Le associazioni Lac, Lav, Wwf, Lipu ed Enpa hanno lanciato una petizione che chiede a tutti i Consiglieri Regionali di bocciare in Consiglio i due progetti di legge nel nome della decenza e della legalità, evitando così anche l’arrivo di milionarie sanzioni europee che colpirebbero tutti i cittadini, non solo quelli che imbracciano la doppietta.

 

Vi invito a diffondere il più possibile la notizia di questa raccolta firme invitando tutti a firmare la petizione “NO alla cattura di richiami vivi e all’abbattimento di piccoli uccelli protetti in Lombardia” promossa sulla piattaforma Change.org a questo indirizzo:

 

https://www.change.org/p/segreteria-presidente-regione-lombardia-it-no-alla-cattura-di-richiami-vivi-e-all-abbattimento-di-uccelli-protetti-in-lombardia


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Fagiani in difficoltà dopo periodo di ripopolamento per cacciatori

Questo esemplare di fagiano femmina è stato portato sabato 17 marzo scorso presso la nostra clinica dalla signora Chiara, dopo averlo trovato nel proprio giardino di casa a Gerenzano: era sdraiato a terra su un fianco, immobile e non riusciva ad alimentarsi perché molto debole.
Le segnalazioni di fagiani in difficoltà sono aumentate notevolmente a causa dell’inizio dei ripopolamenti dei fagiani per i cacciatori. Animali che vengono rilasciati in primavera perché possano riprodursi.


Nella realtà solo pochissimi esemplari si riproducono davvero, visto che sono allevati in batteria come i polli. Soltanto alcuni riescono a arrivare all’estate, non essendo animali selvatici, adatti alla vita libera.
Il fagiano presso la nostra sede, dopo 4 giorni di cure riesce almeno a stare in piedi anche se, come potete vedere dalle foto, deve ancora essere alimentato costantemente dai nostri operatori.
Mentre stiamo scrivendo un altro esemplare maschio è stato consegnato da un cittadino e sono arrivate altre tre segnalazioni da tre punti diversi della provincia di Milano.
Quella dei finti ripopolamenti è una vergogna che deve finire.


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Siccità e incendi. Dal Governo un assorda​nte silenzio sullo stop alla caccia​.

Voltate le spalle alla tutela della natura.​ Valutiamo azioni.

«Prendiamo atto con estremo rammarico che il governo Gentiloni è rimasto del tutto sordo ai nostri appelli e alle sollecitazioni di tantissimi italiani. Insieme chiedevamo e continuiamo a chiedere lo stop all’apertura – persino anticipata – della caccia, una pratica barbara che quest’anno è ancora più crudele e dannosa perché infierisce su popolazioni animali già decimate da incendi e siccità, mentre fondamentali aree di sosta per la vita e la riproduzione dei migratori sono state distrutte». Lo dichiarano, alla vigilia degli spari, le associazioni Enpa, Lac, Lav e Lipu alla vigilia della preapertura della stagione venatoria  2017/18, che prende il via da domani 2 settembre.

«Il comportamento del governo italiano – proseguono le associazioni – rappresenta una  netta violazione dei principi che le norme internazionali e nazionali pongono a tutela della fauna selvatica e risulta davvero incomprensibile, a fronte di una situazione ambientale che mai, negli ultimi anni, è stata tanto grave. E’ come se il governo avesse letteralmente dimenticato la fauna selvatica, le avesse voltato le spalle, quasi non dovesse essere, a norma di Costituzione e a norma di Legge, anche e soprattutto una sua preoccupazione. Né è servito un parere dell’Ispra che, pur giunto in ritardo, ha delineato un quadro ambientale molto preoccupante e avanzato precise richieste di intervento».

«A fronte di tutto questo, stiamo già facendo le nostre valutazioni anche studiando le azioni opportune, perché il problema della totale “sparizione” della natura dalle preoccupazioni del Governo italiano sia finalmente affrontato».

– dal sito www.enpa.it


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A causa della siccità e degli incendi ENPA, LAC, LAV e LIPU chiedono provvedimento per bloccare stagione venatoria.

CACCIA, DA ISPRA RICHIESTA DI INTERVENTI IMMEDIATI PER INCENDI E SICCITÀ. STRESS, CARENZA DI RISORSE ALIMENTARI E DISPENDIO DI ENERGIE ALLA RICERCA DI ACQUA SONO, PER ISPRA, ALCUNE DELLE CONSEGUENZE PER LA FAUNA SELVATICA.

LE ASSOCIAZIONI: “ORA IL GOVERNO HA TUTTI GLI ELEMENTI PER INTERVENIRE CON UN PROVVEDIMENTO URGENTE CHE CANCELLI LA STAGIONE VENATORIA”.

“Un provvedimento urgente che blocchi la stagione venatoria 2017/2018 e permetta alla fauna e al territorio di ristorarsi, dopo l’interminabile fase di siccità e incendi che ha colpito, e ancora colpisce, l’intero territorio italiano”.

Infatti, secondo l’ISPRA, l’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, i dati meteoclimatici indicano che l’anno in corso è stato caratterizzato da una situazione decisamente critica, con temperature massime molto elevate e lunghi periodi di siccità, che ha determinato in tutta Italia un grave stress in molti ecosistemi ed è stata aggravata sia dall’impressionante numero di incendi sia dalla superficie percorsa dal fuoco (+260% rispetto alla media del decennio precedente; dati European Forest Fire Information System – EFFIS).

incendi-animali

Ciò comporta, secondo Ispra, “una condizione di rischio per la conservazione della fauna in ampi settori del territorio nazionale, con conseguenze, nel breve e nel medio periodo, sulla dinamica di popolazione di molte specie” (anche a causa del “maggior dispendio energetico per raggiungere le ridotte fonti idriche”), sul successo riproduttivo e sull’aumento della mortalità.

A questo vanno aggiungersi altri fattori, tra cui l’impoverimento della disponibilità alimentare per la fauna (sia per le specie che si nutrono di bacche, semi e insetti, sia per quelle erbivore) e il rischio di fenomeni di anossia per gli ecosistemi acquatici.

Di fronte a un tale quadro, Ispra ha scritto a Governo e regioni chiedendo di mettere in atto numerosi specifici provvedimenti, tra cui il posticipo della caccia nelle zone umide, il divieto di caccia da appostamento, il divieto di addestramento cani, la limitazione dei carnieri per la fauna stanziale e altro ancora.

“Se tuttavia a queste preoccupazioni, espresse da un istituto solitamente molto prudente come Ispra, aggiungiamo la condizione generale della fauna nel nostro Paese, sofferente per ragioni ambientali e costellata di specie minacciate anche globalmente – proseguono Enpa, Lac, lav e Lipu – non può che concludersi ciò che le nostre associazioni chiedono da tempo: la necessità di un’ordinanza urgente del Consiglio dei Ministri che cancelli la stagione venatoria 2017/2018 e permetta agli animali selvatici italiani e al territorio di riprendersi.

“Ci rivolgiamo dunque ancora una volta al Presidente Gentiloni, ai ministri Galletti e Martina e all’intero Governo – concludono – non attendete più, la situazione è grave e richiede azioni responsabili e immediate”.


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Il governo propone abbattimento lupi e cani randagi

Le-loupSembra che il nostro governo voglia procedere all’abbattimento controllato di un certo numero di lupi, per poi estendere il provvedimento, in modo incomprensibile, ai cani randagi nelle aree rurali.

La gestione del randagismo è un fallimento, la gestione dei predatori è un fallimento, la tutela della fauna è un fallimento. Forse che i Ministri di Ambiente e Salute siano confusi e non abbiano capito esattamente i compiti dei loro dicasteri? Parlano di possibile ibridazione fra cani e lupi, rischio che era già stato agitato come disastroso alla fine del secolo scorso: se fosse stato un rischio reale anziché l’espansione dei lupi dal gruppo originario della Sila avremmo avuto quella dei meticci, considerando che lupo è cane sono la stessa specie.

Diciamo che a qualcuno l’occasione pare ghiotta per dare un altro contentino ai cacciatori, dopo cinghiali e altri piani di selezione, senza dimenticare il goffo tentativo per cercare di contenere il randagismo rurale. Fatto nel peggior modo possibile, sotto ogni angolatura si voglia guardare il problema.

A chi volesse far sentire la propria opinione e protestare insieme a ENPA, chiedo di scrivere una mail personale a questi indirizzi: statoregioni@mailbox.governo.it, conferenza@regioni.it, matteo@governo.it, segreteria.capogab@minambiente.it, segreteria.ministro@minambiente.it.
Ermanno Giudici
Presidente


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Guerra ai botti, ora serve un’ordinanza anticaccia

Domenica un cacciatore ha ferito a morte un germano reale che è caduto nel canile

Dal “Corriere della Sera” di martedì 2 febbraio, La città degli animali, p. 10

 

In tutte le zone agricole di Milano, se non ci sono vincoli si può cacciare. È infatti consentita nei terreni privati senza il consenso del proprietario, tranne che in oasi, riserve, parchi pubblici.

La scorsa domenica coincideva anche con essere l’ultimo giorno di caccia, costato la vita a un germano reale caduto ferito all’interno del perimetro del canile comunale di Milano, in via Aquila, gettando nello scompiglio gli operatori presenti, già allarmati dal fatto che la caduta dell’anatra fosse stata preceduta da diverse scariche di fucileria. Dopo aver inutilmente soccorso il germano ferito, hanno pensato a un episodio di bracconaggio, a qualche sconsiderato che cacciava in città proprio a due passi dal parco Forlanini e da un centro sportivo, sicuramente in modo illegale. Per questo hanno deciso di chiamare le autorità, senza sapere che, purtroppo, anche se può sembrare stupefacente, la caccia è consentita all’interno della città di Milano, purché si rispettino le distanze da abitazioni, luoghi di lavoro, strade e non ci si trovi in parchi e giardini. Così un ignoto cacciatore domenica mattina ha imbracciato il suo fucile in una piccolissima area agricola, costretta fra la via Corelli e la tangenziale, decidendo di tirare le ultime fucilate della stagione, probabilmente senza rendersi conto dell’assurdità di praticare, seppur lecitamente, l’attività venatoria dentro i confini della città. Né ha pensato di essere ridicolo, almeno quanto lo sono quelle persone che girano per la città su enormi fuoristrada, vestiti da Indiana Jones. È evidente che qualcosa non funziona in una legge sulla caccia che consenta di tirare fucilate a destra e a manca in aree cittadine, con tutti i pericoli del caso, e questo rafforza la convinzione sul rapporto, malato, che esiste fra cacciatori e politica, con uno strapotere dei primi sulla seconda. Un potere così forte da arrivare a permettere che sia lecito andare a caccia dentro i confini di una città, sotto i ponti della tangenziale, con una serie di rischi davvero rilevanti per l’incolumità dei cittadini.

5o i metri di distanza da una strada da tenere per sparare; per le case la distanza deve essere di 150 metri. La legge nazionale di riferimento sulla caccia è la 157/92.

Cosa avrebbe potuto accadere se l’anatra, anziché andare a morire dentro il canile comunale, si fosse schiantata sul parabrezza di un’auto o peggio avesse colpito un motociclista, per il divertimento di una persona autorizzata a sparare in piena Milano. Gli animali hanno capito da tempo che le città sono luoghi più sicuri delle campagne, specie durante la stagione di caccia: per questo può accadere, per paradosso, che ci sia una densità maggiore di fauna proprio in città rispetto alle zone agricole e forestali e che qualcuno possa pensare di andare a caccia in un fazzoletto di terra cittadino, smentendo come spesso accade la teoria che rappresenta i cacciatori come custodi del territorio e dell’ambiente.

Senza possibilità di intervento del Comune, la competenza sulla caccia è regionale, salvo il potere di emettere un’ordinanza per garantire l’incolumità dei cittadini. Per quest’anno i fucili vanno appesi al chiodo, naturalmente solo fino al prossimo anno, speriamo con norme molto più responsabili.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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Legge della Regione Lombardia 20/2015: via libera al bracconaggio

La Regione Lombardia ha emanato una legge, la 20/2015, che prevede il rilascio gratuito della licenza di caccia per il primo anno a tutti, compresi quanti l’hanno dovuta rifare a causa di ritiro (bracconaggio o gravi infrazioni) e con una circolare specifica che “con tale modifica si intende promuovere il rilascio di nuove licenze venatorie (…) in occasione del primo rilascio o, nel caso di revoca, del successivo nuovo rilascio”.

Questo significa, senza tanti giri di parole, premiare persone che hanno commesso reati con il chiaro intento di guadagnare voti da parte della componente venatoria più retriva. Se a questo aggiungiamo la sorte che avranno le Polizie Provinciali, l’esiguità delle sanzioni per chi commette crimini contro gli animali e la penuria complessiva di controlli possiamo tranquillamente dire che la Regione Lombardia si pone in prima fila fra le istituzioni che premiano i cacciatori e i bracconieri. Tutto questo con i soldi di tutti i cittadini che, come sappiamo, in grandissima parte sono contrari alla caccia.

Un vero affronto in un periodo di grandi sacrifici per tutti, che premia chi delinque. Complimenti

Ermanno Giudici
Presidente


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Nuova legge per reati ambientali non inasprisce pene per bracconaggio locale

Oggi è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la nuova normativa che introduce nel Codice Penale diverse previsioni di reato ambientale (Legge 22/05/2015 nr. 68). All’articolo 2 la legge inasprisce le pene previste per i reati sanzionati dalla legge 150/92, che riguarda le violazioni della CITES, contro il traffico illecito di animali, piante e derivati protetti dalla Convenzione di Washington.

Nessuna previsione di inasprimento, purtroppo, per le sanzioni previste dalla legge che tutela la nostra fauna, che continua ad avere sanzioni ridicole per cacciatori e bracconieri. Vengono adottati due pesi e due misure: maggior tutela per la biodiversità del mondo, minor tutela per la nostra fauna. Vergognoso.

Questo governo, come tanti altri, non ha avuto il coraggio di mettersi contro la lobby venatoria, ancora così potente nel nostro paese nonostante la grande diminuzione del numero di cacciatori. Sicuramente un regalo per i cacciabracconieri, fatto con un preciso calcolo politico: il peso elettorale dei cacciatori e di tutto l’indotto è molto alto e in tempo di elezioni questa lobby sa essere molto riconoscente.

Un’occasione persa per tutelare davvero la nostra fauna.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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