Maltrattamento: se ne occuperà il Giudice di Pace

Maltrattamento: se ne occuperà il Giudice di Pace

I reati puniti dall’art. 727 del Codice Penale meno gravi di un parcheggio in seconda fila

Dal “Corriere della Sera” di martedì 5 luglio 2016, La città degli animali, p. 10

 

Tanto si parla di abbandono estivo, ma ben pochi si sono accorti che in modo subdolo e senza clamore il reato di abbandono di animali, come quello di detenzione in condizioni incompatibili, è stato sottratto alla competenza del tribunale per essere affidato a quella dei giudici di pace. È stato declassato a reato bagatellare, una quisquilia, una pochezza, ma forse soltanto una vergogna: quella di aver sottratto ancora una volta efficacia a un reato contro gli animali. Così l’articolo 727 del codice penale, una contravvenzione di polizia dei costumi, insieme al 727bis che riguarda le specie selvatiche protette, si è incamminato sulla strada della non rilevanza.

La legge La disposizione che assegna al giudice di pace gli articoli 727 e 727bis del c.p. (sulle specie protette) è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile scorso.

La tutela degli animali è presidiata da un manipolo di leggi assai spuntate per varie motivazioni, la prima delle quali è la scarsa applicazione da parte degli organi di polizia, anche se le cose stanno migliorando. Ma non possiamo dimenticare che molte fattispecie di maltrattamento di animali possono essere archiviate per tenuità del fatto e molte altre, in caso di imputato incensurato, si concludono con pena sospesa e non menzione, quindi nessuno paga un euro e nessuno finisce in carcere. La deterrenza è più verbale che sostanziale e questo è un dato di fatto incontrovertibile: per una violazione banale del codice della strada un cittadino è braccato se non paga la sanzione. Se picchia un animale potrà anche essere condannato a tre mesi di carcere, commutati poi in sanzione economica, ma la pena quasi sempre verrà sospesa. Sembra che lo Stato sia più generoso con chi maltratta un animale o commette altri reati piuttosto che con chi lascia la macchina in seconda fila, comportamento deprecabile ma certo ben più lieve nella scala delle colpe.

727 L’articolo del Codice Penale che si applica a chiunque maltratta gli animali, incrudelisce o senza necessità li sottopone a eccessive fatiche o a torture.

Talvolta si crede che la giustizia vada a rallentatore, perché sono troppi i procedimenti penali. Chi frequenta il tribunale sa bene, invece, che la lentezza dei processi dipende da un rito bizantino e pieno di pastoie, di rinvii e di garanzie date agli imputati che più che tutelarli ammazzano inutilmente la giustizia. Forse se le pene fossero certe, irrogate ed eseguite, senza tentennamenti e senza prescrizione i delinquenti sceglierebbero con più entusiasmo i riti alternativi, che garantiscono sconti di pena ma velocizzano i processi: sempre meglio delle archiviazioni per tenuità del fatto, che peraltro riguardano molti reati che prevedono pene fino a 5 anni di carcere, una enormità.
La tutela degli animali, ma anche dei cittadini, deve avere maggiore incisività, perché qquando le leggi non esercitano il giusto potere di deterrenza rispetto alla commissione del reato sono norme spuntate, quasi inutili. Diversamente sembrerà ancora una volta che tutto cambi ma solo per rimanere immutato, come sosteneva il principe di Salina nel Gattopardo e come sostengono, da tempo, molti magistrati.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


Bocconi avvelenati, se la legge al momento non c’è

Decaduta l’ordinanza reiterata nel 2008, da marzo c’è un pericoloso vuoto normativo

Dal Corriere della Sera di martedì 3 maggio 2016, La città degli animali, p. 11

C’era una volta il lupo cattivo e gli animali cosiddetti “nocivi”. Fino al ’77 potevano essere uccisi senza pietà anche con l’uso dei bocconi avvelenati. Poi abbiamo studiato, un po’ di più e con minori pregiudizi, e la nostra specie si è resa conto di avere per secoli commesso grandi errori di valutazione e di aver sterminato gli animali che si trovavano ai vertici della catena alimentare, i predatori. Da quel momento i lupi sono diventati animali particolarmente protetti e l’uso dei bocconi avvelenati, come strumento di contenimento degli animali selvatici, è stato proibito. Questo però non è bastato per far cessare un odioso quanto pericoloso comportamento e così, nonostante i divieti, gli avvelenatori sono proliferati uccidendo non solo la fauna, ma diventando sterminatori di cani e gatti nelle nostre città, senza disdegnare colombi, nutrie e cornacchie.

Piccoli reati secondo i più, crimini anti-sociali per i più attenti che hanno visto in queste azioni, nell’accettazione che lo spargimento di tossici potesse ammazzare anche un bimbo, dei comportamenti sociopatici pericolosi, devianze da combattere e un pericolo da contrastare. Per questo il Ministero della Salute nel 2008 promulgò un’ordinanza, un provvedimento urgente e contingente che ribadiva il divieto di utilizzo di esche e bocconi avvelenati, regolamentando sia l’impiego delle sostanze tossiche per usi “leciti”, come le derattizzazioni, sia gli obblighi delle amministrazioni pubbliche in caso di ritrovamento di bocconi avvelenati e quelli dei veterinari, anche privati, in caso di sospetto avvelenamento di animali. Un provvedimento tampone che doveva costituire il preludio di una legge organica che regolamentasse in modo definitivo la materia, per evitare pericoli per uomini e animali. Questa previsione non si è mai concretizzata e quindi nel tempo l’ordinanza, con alcune modifiche, è stata prorogata di anno in anno, pur con la consapevolezza di usare uno strumento giuridicamente sbagliato. Siamo arrivati al marzo del 2016 quando l’ordinanza non è più stata rinnovata per dare il via, forse nelle intenzioni, a una legge definitiva che però non sembra all’orizzonte degli impegni governativi.

In questo momento quindi nessuna norma sui bocconi avvelenati detta procedure obbligatorie ai Comuni e ai veterinari pubblici e privati, scomparendo anche l’obbligo di far fare esami tossicologici sulle esche sospette. Un grande passo indietro, colmato solo in due regioni da leggi ad hoc, che non lascia grandi speranze per l’immediato futuro.

In Lombardia dove non esiste una legge regionale specifica non resta che applicare i poco efficaci articoli del Codice Penale e di alcune leggi speciali, che poco prevedono e che ancor meno sono efficaci. Speriamo di non dover attendere una disgrazia per avere una miglior normativa sui bocconi avvelenati.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


Oche chiuse in auto, sequestrate e consegnate a ENPA Milano

Chi ha chiamato la polizia ha avvisato che all’interno di un’automobile erano presenti due oche che vivevano in quelle condizioni da due giorni: da questo è scaturito l’intervento della Squadra Volante della Polizia di Stato che ha accertato la veridicità del fatto e ha proceduto al sequestro dei due malcapitati animali, in zona via Molise, consegnandoli poi agli operatori di ENPA Milano.

Secondo l’articolo 727 del codice penale, i due animali sono stati abbandonati dal suo legittimo proprietario, identificato successivamente al sopralluogo effettuato dagli agenti di polizia.

Le due oche infatti vivevano all’interno dell’abitacolo della macchina parcheggiata in via Molise e, stando al racconto dei segnalanti, veniva data loro dell’acqua e del cibo dai passanti attraverso le piccole fessure dei finestrini lasciati sufficientemente aperti anche per fare passare aria agli animali.

“Oltre all’abbandono degli animali, è evidente che le condizioni di detenzione indicate sono incompatibili con il loro benessere e che non sia accettabile custodire due oche chiudendole dentro la macchina”, ha dichiarato Ermanno Giudici Presidente di ENPA Milano, “oltre al fatto che in una macchina, nonostante le giornate non siano ancora così calde, si possono raggiungere molto rapidamente temperature elevate che possono causare la morte in un tempo molto veloce. Fortunatamente la sensibilità dei cittadini e l’immediato intervento della polizia hanno potuto evitare il peggio”.

Al momento le oche sono fortunatamente in buone condizioni di salute.


Obbligo della Polizia Locale è intervenire contro i maltrattamenti di animali

Ricordate sempre che in tutta Italia la Polizia Locale ha il compito di reprimere il reato di maltrattamento di animali, previsto dalla legge 189/2004 e inserito nel Codice Penale (art. 544 bis e seguenti), come indicato dal decreto del Ministero dell’Interno 23/03/2007.

Per questo motivo tutti i comandi della Polizia Locale hanno l’obbligo di ricevere le denunce dei cittadini relative a maltrattamenti subiti dagli animali ed a Milano è attivo un nucleo dedicato alla tutela degli animali.

ENPA Milano ha sollecitato il Prefetto ad inviare una circolare a tutti i comandi della Polizia Locale, ma anche alle altre forze di polizia che hanno comunque obbligo di perseguire ogni tipologia di reato, perché si attivino in caso di segnalazioni da parte dei cittadini.

Vi invitiamo a segnalare eventuali inadempienze, oramai sempre meno in provincia di Milano, sia a noi che al Prefetto e alla Procura della Repubblica, per la valutazione di eventuali violazioni degli obblighi imposti dalla normativa vigente.

Ringraziamo anche tutti quei Comandi di Polizia Locale, Polizia di Stato e Carabinieri che, sempre più numerosi, mettono in atto attività di tutela degli animali dai crimini posti in essere nei loro confronti.


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