Nutrie e specie invasive: prevenire meglio che curare

Nutrie e specie invasive: prevenire meglio che curare

L’ENPA: per evitare crudeltà future, vietare oggi il commercio di pappagalli e animali esotici

Editoriale di Ermanno Giudici

pag. 9 “La città degli animali” del – Corriere della Sera – del 14 marzo 2018

 

Che i tempi fossero duri nutrie, scoiattoli grigi e tartarughe della Florida era evidente da tempo. Oggi però si va oltre: Italia e Comunità Europea considerano certe specie pestilenze da “eradicare”, termine scientifico per addolcire una realtà fatta di uccisioni, spesso nemmeno incruente.

Dopo che questi animali sono stati importati senza preoccuparsi delle conseguenze, nel secolo scorso, ora sono diventati nemici da combattere. Con ogni mezzo. Certo il loro maltrattamento resta sempre un illecito, quindi nessuno pensi di restare impunito organizzando catture e uccisioni fai-da-te di queste specie. Però dal 14 febbraio non è più possibile detenerli, trasportarli, rilasciarli e nemmeno, a termini di legge, soccorrerli.

 

Questo è quanto prevede il decreto legislativo 230/2017 che ha reso obbligatoria – entro 180 giorni che scadranno il giorno prima di ferragosto – la denuncia degli animali appartenenti a specie selvatiche invasive, detenuti dai privati che li hanno acquistati prima dell’entrata in vigore della norma.

In realtà, gli animali esotici sarebbe stato meglio che non fossero stati liberati in ambiente, dove poi hanno cominciato a riprodursi e dando luogo a popolazioni selvatiche viventi in stato di “naturale libertà”, come le definisce la legge. Ma oramai ci sono e non è possibile pensare di rimuoverli in toto: sono tanti, diffusi, si riproducono, si sono adattati ai nostri climi. Con l’applicazione di questa normativa servirà soltanto a mettere in moto una spirale di abbattimenti senza senso, che renderanno difficile anche pensare di aiutare eventuali animali in difficoltà. Senza che questo significhi davvero tutelare la biodiversità, l’ambiente e la nostra fauna. La situazione, paradossale, è stata creata dall’uomo e poiché nulla è più inutile che tenere in cattività un animale selvatico si cominci da subito a vietare l’importazione e il commercio di ogni specie che possa acclimatarsi in Europa e venga commercializzata per qualsivoglia motivo.

Basta vendere pappagalli, pesci rossi, ricci africani, tartarughe e tante altre specie che liberate in ambiente potrebbero diventare le prossime specie da eradicare. Troppi errori sono già stati fatti e ora si tenta di mitigarne gli effetti sulla pelle degli animali, mettendo in campo azioni che non potranno essere risolutive su popolazioni diventate molto vaste. Ora sarà necessario che il futuro ministro dell’Ambiente rediga delle circolari per chiarire l’interpretazione di una norma che, così com’è, serve a poco nella pratica ma crea tantissimi problemi e sofferenze agli animali. Mettendo i cittadini nella condizione di non potersi nemmeno attivare per soccorrerli, senza che questo gesto comporti sanzioni pesanti, sia amministrative che penali.

 

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano

 

E’ obbligatorio denunciarne il possesso entro il 14 di agosto 2018, compilando un apposito modulo, come stabilisce la normativa (il decreto lo trovate qui) che potete scaricare visitando il sito del progetto europeo ASAP (qui).

 


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Adottare un animale è una scelta etica

Adottare un animale è una scelta etica alla base della quale c’è la comprensione verso la sofferenza degli animali, ma anche una presa di responsabilità, considerando che siamo noi umani a creare il problema e per questo abbiamo il dovere di contribuire a risolverlo.

Pochi giorni addietro il Dalai Lama ha detto quanto sia inutile pregare il proprio dio per risolvere i guasti causati dall’uomo, che invece ha il dovere di risolvere il problema causato, senza poter sperare nell’intervento divino. Difficile non condividere questa affermazione per la sua indubbia adesione alla realtà: noi siamo i responsabili di tanti disastri, a cominciare da quelli ambientali, e abbiamo il dovere di modificare le condizioni che li hanno originati. Questo discorso vale anche per la gestione degli animali da compagnia, per il randagismo e per il contrasto al commercio ed alla lunga scia di morti che produce giorno dopo giorno.

Iniziamo allora ad uscire da un infingimento che da troppo tempo ci portiamo dietro: non tutte le persone che hanno animali si comportano rispettando le loro necessità, pensando alle loro condizioni di vita, pensando al fatto che una riproduzione incontrollata incrementa il randagismo e che l’acquisto di animali presso i negozi alimenta spesso un traffico che comporta grandi sofferenze per gli animali. Non si possono poi dimenticare i danni provocati dai cosiddetti acquisti di impulso, quando basta vedere un coniglietto in una vetrina per decidere di comprarlo senza conoscere nulla, ma proprio nulla, delle sue necessità oppure quando si decide di acquistare un cane di una determinata razza solo perchè di moda, finanziando i trafficanti di cuccioli. Non tutte le persone che hanno animali sono davvero amanti degli animali, spesso sono persone che hanno soltanto il bisogno di ricevere l’amore degli animali, senza preoccuparsi del loro benessere e senza essere capaci darlo.

Così facendo molti animali diventano in breve tempo indesiderati e le persone se ne disfano, come fossero un vecchio indumento inutile: i canili e i gattili sono pieni di animali che aspettano solo di essere adottati, ristretti in recinti e gabbie con la sola colpa di essere considerati un prodotto di scarto, un surplus. Ma le associazioni ricoverano anche altri tipi di animali che vengono abbandonati e che con un poco di buonsenso non avrebbero dovuto mai essere commercializzati e acquistati: conigli, pappagallini, criceti, gerbilli, colombe ornamentali, tartarughe palustri e tanti altri, dando vita a un’Arca di Noe delle specie vendute nei negozi di animali e nei garden.

Adottare un animale è una scelta etica che contribuisce a dare una casa a uno dei tanti ospiti dei centri di accoglienza, ma anche a consentire di liberare uno spazio che potrà essere usato per accogliere un altro animale in difficoltà. Nei canili italiani ci sono centinaia di migliaia di cani, alcuni dei quali sono rinchiusi da anni, mentre altrettanti vengono fatti nascere, alimentano la tratta dei cuccioli, arricchiscono i trafficanti e si lasciano dietro una scia di sofferenza che non accenna a diminuire. Per questo in tutto il mondo l’hashtag #adoptdontshop è diventato uno fra i più usati nelle campagne di sensibilizzazione che promuovono le adozioni, come quella della Humane Society da cui è tratta la foto.

Prima di decidere di adottare un animale siate ancora una volta responsabile e chiedetevi se avete tempo e risorse economiche da dedicare all’animale che avete scelto di aiutare e se la sua presenza è compatibile con la vostra vita. Mentre comprare un animale spesso è un capriccio, l’adozione deve essere pensata. Sappiate però che gli animali che vivono nei rifugi sono disponibili a contrarre i loro bisogni, pur di trovare qualcuno con cui dividere la vita e per lasciarsi alle spalle una gabbia o un recinto, che per quanto belli siano non saranno mai in grado di sostituire una famiglia umana. Fatevi un regalo aiutando un animale, regalatevi questo gesto etico e responsabile, date una speranza a qualcuno dei tantissimi prigionieri per causa nostra.

Ricordando sempre che gli animali si adottano ma non si regalano, mai. Un animale regalato ha un altissimo tasso di probabilità di essere poi abbandonato in quanto non desiderato: facili doni, facili abbandoni.

E se poi ancora non siete convinti che l’adozione sia una buona scelta guardate questo video:

 


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