Salvi grazie a Vigili del Fuoco e ENPA Milano 9 anatroccoli in pericolo sulla Martesana

Salvi grazie a Vigili del Fuoco e ENPA Milano 9 anatroccoli in pericolo sulla Martesana

Questa mattina grazie alla segnalazione di una cittadina, il Nucleo sommozzatori dei Vigili del Fuoco insieme ai soccorritori di ENPA Milano, hanno potuto trarre in salvo una famiglia di anatre che si trovavano in pericolo in via Melchiorre Gioia sul Naviglio Martesana, a Milano.

Una scena che puntualmente si ripete, non appena ha inizio la stagione primaverile e quindi il periodo della riproduzione: una femmina di germano insieme ai suoi 9 anatroccoli stavano per morire dove il Naviglio Martesana si getta, con una piccola cascata, nella parte intombata che corre sotto il percorso stradale della città.

Qui infatti i piccoli anatroccoli se non fossero stati subito tratti in salvo, rischiavano di scomparire trasportati dalla corrente mentre cercavano disperatamente di risalire il Naviglio prima del salto finale, oltre il quale sarebbe stato impossibile raggiungerli.

“Anno nuovo problemi vecchi” ha commentato il presidente di ENPA Milano Ermanno Giudici “ogni anno la stessa storia, una situazione che tutti conoscono ma che nessuno riesce, a quanto pare, a risolvere nonostante le ripetute segnalazioni. Teniamo presente che non sempre questi casi hanno un lieto fine e soltanto di fortuna ovviamente si può parlare perché dipende tutto da quando vengono avvistati e quindi tratti in salvo. Per ogni salvataggio effettuato non sappiamo quanti siano effettivamente gli animali che fanno una brutta fine perché spesso nessuno è presente o nessuno ci avvisa della situazione di pericolo.

Per l’ennesima volta rinnoviamo agli organi competenti, Ufficio Tutela Animali del Comune di Milano e Consorzio Villoresi, questa situazione sperando che prima o poi qualcuno si faccia carico della risoluzione del problema per la salvaguardia di questi animali”.

 

 

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Per foto: www.agenziafotogramma.it

 


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Uno, nessuno o tre garanti (bipartisan) per gli animali.

Il Presidente ENPA: pronti a collaborare con il Comune ma servono i fatti.

Subito il Regolamento.

 

Editoriale di Ermanno Giudici

pag. 10 “La città degli animali” del – Corriere della Sera – del 22/11/2016

Milano sembra non essere una città per gli animali, forse al di là delle apparenze non lo è davvero mai stata con tutti gli annunci, le retromarce, gli interessi da bilanciare, le scelte sempre più politiche che non concrete. Questa è stata un po’ la cifra della precedente amministrazione, sulla carta molto attenta ai diritti degli animali poi però incapace di risultati pratici di ampio respiro, quelli che devono essere fatti da dialoghi non da chiusure, da ascolto del Comune e non di un lavoro portato avanti con troppo distacco da chi con gli animali lavora davvero. Ora a distanza di mesi dalle elezioni siamo passati da una presente assenza, quella dell’amministrazione precedente, a un’assenza assenza, sorda, silenziosa e anche un po’ irrispettosa dei cittadini. Scrivere in Comune per ottenere un appuntamento, per presentarci, per fare due chiacchiere in attesa di una riunione ufficiale è stato inutile, come un urlo silenzioso, come l’urlo di Munch. Nessuna risposta, nemmeno di cortesia, all’associazione più operativa sul territorio cittadino. Uno schiaffo che nemmeno le amministrazioni più ostili avevano mai riservato a ENPA. Ma in effetti nessun’altra amministrazione era sparita sul tema degli animali per così tanto tempo.

In compenso il tam tam della giungla milanese racconta di decisioni che si vorrebbero far passare sopra la testa delle associazioni, di una lotta fra assessorati sulla delega agli animali, dell’idea di trasformare il Garante per i diritti degli animali in una sorta di Trimurti che lo renda trino, per accontentare maggioranza e opposizione, con nomi anche improbabili. Di un regolamento che potrebbe essere un esempio lampante di un progetto senza fine, con buona pace di commissioni, riunioni e consigli richiesti e mai ascoltati, per impedire che uno strumento importante  diventasse solo un testo pieno di ripetizioni di norme già esistenti. Milano ha diritto di avere un assessore con la delega agli animali realmente attento ai diritti degli animali, rispettoso dell’attività delle associazioni che di questi si occupano perché le scelte vanno fatte dialogando e non nel silenzio e devono essere condivise. Si chiama democrazia partecipata, sussidiarietà che non significa e mai significherà, per ENPA, subordinazione alla politica. Il nostro padrone è la mission che portiamo avanti da sempre, senza o con pochi aiuti dal Comune, mentre qualcuno con gli animali ha fatto anche campagna elettorale. Vogliamo sia nominato il Garante, desideriamo avere un peso nella sua scelta, chiediamo di essere ascoltati da un assessore e non considerati fantasmi senza diritti.

Chiediamo che la politica rispetti gli animali e siamo pronti a collaborare lealmente con chiunque ce lo chieda, nel nome di un interesse comune: la difesa dei deboli, di tutte le categorie fragili, umane e animali.

 

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano


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Guerra ai botti, ora serve un’ordinanza anticaccia

Domenica un cacciatore ha ferito a morte un germano reale che è caduto nel canile

Dal “Corriere della Sera” di martedì 2 febbraio, La città degli animali, p. 10

 

In tutte le zone agricole di Milano, se non ci sono vincoli si può cacciare. È infatti consentita nei terreni privati senza il consenso del proprietario, tranne che in oasi, riserve, parchi pubblici.

La scorsa domenica coincideva anche con essere l’ultimo giorno di caccia, costato la vita a un germano reale caduto ferito all’interno del perimetro del canile comunale di Milano, in via Aquila, gettando nello scompiglio gli operatori presenti, già allarmati dal fatto che la caduta dell’anatra fosse stata preceduta da diverse scariche di fucileria. Dopo aver inutilmente soccorso il germano ferito, hanno pensato a un episodio di bracconaggio, a qualche sconsiderato che cacciava in città proprio a due passi dal parco Forlanini e da un centro sportivo, sicuramente in modo illegale. Per questo hanno deciso di chiamare le autorità, senza sapere che, purtroppo, anche se può sembrare stupefacente, la caccia è consentita all’interno della città di Milano, purché si rispettino le distanze da abitazioni, luoghi di lavoro, strade e non ci si trovi in parchi e giardini. Così un ignoto cacciatore domenica mattina ha imbracciato il suo fucile in una piccolissima area agricola, costretta fra la via Corelli e la tangenziale, decidendo di tirare le ultime fucilate della stagione, probabilmente senza rendersi conto dell’assurdità di praticare, seppur lecitamente, l’attività venatoria dentro i confini della città. Né ha pensato di essere ridicolo, almeno quanto lo sono quelle persone che girano per la città su enormi fuoristrada, vestiti da Indiana Jones. È evidente che qualcosa non funziona in una legge sulla caccia che consenta di tirare fucilate a destra e a manca in aree cittadine, con tutti i pericoli del caso, e questo rafforza la convinzione sul rapporto, malato, che esiste fra cacciatori e politica, con uno strapotere dei primi sulla seconda. Un potere così forte da arrivare a permettere che sia lecito andare a caccia dentro i confini di una città, sotto i ponti della tangenziale, con una serie di rischi davvero rilevanti per l’incolumità dei cittadini.

5o i metri di distanza da una strada da tenere per sparare; per le case la distanza deve essere di 150 metri. La legge nazionale di riferimento sulla caccia è la 157/92.

Cosa avrebbe potuto accadere se l’anatra, anziché andare a morire dentro il canile comunale, si fosse schiantata sul parabrezza di un’auto o peggio avesse colpito un motociclista, per il divertimento di una persona autorizzata a sparare in piena Milano. Gli animali hanno capito da tempo che le città sono luoghi più sicuri delle campagne, specie durante la stagione di caccia: per questo può accadere, per paradosso, che ci sia una densità maggiore di fauna proprio in città rispetto alle zone agricole e forestali e che qualcuno possa pensare di andare a caccia in un fazzoletto di terra cittadino, smentendo come spesso accade la teoria che rappresenta i cacciatori come custodi del territorio e dell’ambiente.

Senza possibilità di intervento del Comune, la competenza sulla caccia è regionale, salvo il potere di emettere un’ordinanza per garantire l’incolumità dei cittadini. Per quest’anno i fucili vanno appesi al chiodo, naturalmente solo fino al prossimo anno, speriamo con norme molto più responsabili.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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Darsena a secco per lavori, fauna in pericolo: l’inutilità delle asciutte

“Il Consorzio Villoresi da martedì ha iniziato a chiudere i rubinetti che portano acqua dal Ticino al Naviglio Grande. Ufficialmente l’asciutta primaverile dei Navigli (e della Martesana) è stata anticipata di tre settimane per compensare una mancata secca nell’anno di Expo e per lavori sugli alvei e sulle sponde. Sarà più lunga, così come accadrà per quella del prossimo autunno, per consentire opere, per oltre 12 milioni di euro, che attingono alla coda dei fondi di Expo.”

Di questo ci ha informato il Corriere della Sera il 13 gennaio.

Con il blocco dell’immissione di acqua dal Ticino nel Naviglio Grande per consentire alcuni lavori strutturali, il livello della Darsena è calato drasticamente, mettendo seriamente in pericolo la fauna ittica presente al suo interno. Il Consorzio Villoresi ha previsto un piano di recupero degli animali messo in atto lo scorso lunedì e terminato oggi. Utilizzando delle grosse reti da pesca, spiega il Corriere, sono stati raccolti 22 quintali di pesci che verranno liberati nel sud della provincia.
A questo proposito però è stato molto chiaro il commento del Presidente di ENPA Milano Ermanno Giudici: “Ogni anno l’asciutta ripropone il problema della moria dei piccoli pesci per mancanza d’acqua. I pesci, quando l’acqua si abbassa, nuotano sempre controcorrente restando imprigionati e vengono lasciati al loro destino, mentre basterebbe assicurare la costante presenza di 25 centimetri di acqua per garantire la loro vita, come indicato in uno studio commissionato dall’ex amministrazione provinciale. Un’indecenza che avviene ogni anno, visto che vengono recuperati solo i pesci più grandi e di pregio“.

Non è la prima volta che ENPA Milano si interessa a questo tipo di problema. Nell’aprile 2015 i nostri operatori, dopo il mancato intervento delle autorità competenti sotto il sollecito di cittadini e associazioni, sono stati costretti a intervenire nella zona umida del Parco delle Cave insieme ai Vigili del Fuoco, per cercare di far salire il livello dell’acqua con delle pompe idrovore. Nello stesso periodo si è cercato di porre l’attenzione sulle asciutte dei navigli, inutili quanto dannose per l’intera biodiversità della città.

L’intervento del 14 aprile 2015 al Parco delle Cave

ENPA Milano, in questa occasione, non ha mancato di esporre il problema al Consorzio Villoresi e al Comune di Milano affinché si organizzassero dei tavoli di confronto dove la componente tecnica di gestione si potesse confrontare con chi si occupa quotidianamente della tutela della fauna, senza però ricevere alcun riscontro.

Nel frattempo le asciutte dei Navigli continuano, senza lasciare acqua a sufficienza sul letto dei canali che possa risolvere l’annoso problema della moria dei pesci. Davvero un brutto modo di gestire un problema, che non tiene conto del rispetto per gli animali e per i sentimenti delle persone.


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Nuovo regolamento per gli animali: pregi e difetti

Bene il divieto di vendita dei cuccioli nei mercati, ma troppi i cavilli nella bozza allo studio

Dal “Corriere della Sera” di martedì 1 dicembre 2015, La città degli animali, p. 10

 

Il “Regolamento per la tutela e il benessere degli animali” del Comune era partito con le migliori intenzioni, quasi cinque anni fa, per poi restare silente nei cassetti, fino a quando in questi giorni sembra essere arrivato ai blocchi di partenza per l’approvazione, con un testo poco condivisibile.

Molte affermazioni di principio, molte duplicazioni di prescrizioni già contenute in leggi statali e regionali e davvero troppe norme così generiche da trovare una difficile applicazione, infarcite come sono di aggettivi così soggettivi da divenire di fatto inapplicabili: “misure adeguate”, “dimensioni appropriate”, “alimentazione equilibrata e completa” sono termini così vaghi da rendere facilmente contestabile ogni verbale violazione, difficilmente applicabile il regolamento. Il quale ha per di più un ambito di applicazione ristretto: gerarchicamente può essere utilizzato solo se non ci sono normative di ordine superiore che stabiliscano identica cosa, quindi diventa ridondante nelle parti in cui ricorda obblighi già previsti come l’iscrizione all’anagrafe canina, prevista da una normativa nazionale e regionale oppure quando ribadisce il divieto di addestramento degli animali con metodi violenti, per fortuna già previsto come reato dalla normativa nazionale posta a tutela degli animali. È poi prevista una partecipazione a turnazione biennale delle associazioni protezionistiche al “Comitato consultivo di supporto” ma non si tiene conto della rappresentanza delle associazioni in relazione al numero dei soci, né all’operatività sul territorio.

Il regolamento del Comune poteva concentrarsi sulla necessità di regolamentare i vuoti normativi nell’ambito della tutela degli animali, senza mettere in atto duplicazioni e con l’inserimento di obblighi precisi e definiti che fossero davvero cogenti per l’amministrazione comunale: purtroppo non ha queste caratteristiche, è frutto di troppi compromessi ma anche di una certa “sordità” a recepire le osservazione, reiteratamente fatte all’assessorato di riferimento. Insomma un’occasione perduta, un tempo lunghissimo trascorso invano per avere una norma efficace ed applicabile che doveva sostituire il precedente regolamento. È tardi perché possano esserci sostanziali miglioramenti.

Sarebbe ingiusto, però, dire che l’attuale giunta non abbia fatto nulla per tutelare gli animali. La decisione più rilevante è stata certamente quella di istituire un’unità della polizia locale dedicata al contrasto dei maltrattamenti, come ENPA Milano aveva più volte richiesto e come la legge in qualche modo prevede. Questa unità operativa è riuscita a fare un buon lavoro, ha creato sinergie con cittadini e associazioni ed ha posto una base solida sulla quale appoggiare questa scelta operativa, che ci auguriamo sia riconfermata anche dalla prossima giunta. A noi non interessa contrastare la politica ma solo ottenere risultati per gli animali.


Cloro nel laghetto al Parco Portello: muoiono rospi smeraldini, animali protetti

Vi invitiamo a leggere di seguito la lettera inviata da ENPA Milano al Comune di Milano come protesta contro la moria rospi smeraldini che si è recentemente verificata al Parco Portello per l’uso del cloro all’interno del laghetto del parco. Possiamo solo stigmatizzare la gravità di un comportamento così irresponsabile, che ha causato la morte di decine di animali protetti, trattando un laghetto artificiale, inserito in un parco, al pari di una piscina per attività sportive. Ad aggravare l’assurdità dell’operazione il fatto che questa sia avvenuta in un periodo di penuria d’acqua, particolarmente sentita dalla fauna, che rischia di restare avvelenata abbeverandosi nel laghetto, fatto che riguarda tantissimi animali, dagli insetti agli uccelli.

Alla Dott.ssa
 Chiara Bisconti
Assessore al Benessere, Qualità
Della Vita, Sport e Tempo Libero,
Risorse Umane,
Tutela degli Animali, Verde
Servizi Generali
del Comune di Milano

Alla Dott.ssa
Lorella Parma
Direttore di Settore
Ufficio Tutela Animali
del Comune di Milano

All’Arch.
Rosalba De Paola
Settore Verde e Agricoltura
del Comune di Milano

Alla Direzione
Centro Commerciale Portello

Milano, 30/07/2015

OGGETTO: reclamo per moria di rospi smeraldini al laghetto del Portello per presenza di cloro.

Buongiorno,

Come ben sapete la situazione del laghetto presente al parco del Portello è stata da noi seguita in collaborazione con l’architetto De Paola del Settore Verde e Agricoltura del Comune di Milano e i tecnici dell’impresa di manutenzione del parco, sin dai primi di aprile, periodo in cui la Polizia Provinciale aveva scritto sia a noi che all’Ufficio Tutela Animali segnalando la presenza e richiedendo di tutelare nell’invaso i rospi smeraldini, un rettile protetto dalla Convenzione di Berna.

Dopo aver provveduto a un sopralluogo con l’Arch. De Paola e i tecnici addetti alle pulizie, chiesto di sospendere qualsiasi tipo di attività che potesse mettere in pericolo la vita dei rospi, aver inviato un testo da stampare su cartelli da posizionare in prossimità del lago per motivare alla cittadinanza del perché l’acqua potesse risultare sporca, aver richiesto nuovamente di prorogare la sospensione della pulizia fino al 24 luglio vista la presenza, dopo l’ultimo sopralluogo avvenuto in data 10 luglio, di alcuni soggetti ancora presenti, sub adulti e in fase di mutazione, ieri sera siamo venuti a conoscenza del fatto che oltre a provvedere alla pulizia dell’acqua è stato inserito del cloro all’interno del bacino che ha provocato la moria di alcune decine di rospi ancora presenti.

La colonizzazione iniziale di questo specchio d’acqua da parte dei rospi era motivata proprio dal fatto che l’acqua presente fosse pulita, ma che non avesse all’interno la presenza di disinfettanti e si depurasse attraverso un filtraggio “meccanico” naturale. Immettere cloro, proprio in virtù di quanto precedentemente accaduto, depone a favore del fatto che sia stato messo in atto un comportamento consapevole da parte del gestore, per risolvere in modo economico il problema della presenza di forme di vita.

Possiamo solo stigmatizzare la gravità di un comportamento irresponsabile, che ha causato la morte di decine di animali protetti, creando nel contempo un laghetto, all’interno di un parco, trattato con le stesse caratteristiche di una piscina per attività sportive. Ad aggravare l’assurdità dell’operazione il fatto che questa sia avvenuta in un periodo di penuria d’acqua, particolarmente sentita dalla fauna, che rischia di restare avvelenata abbeverandosi nel laghetto, fatto che riguarda tantissimi animali, dagli insetti agli uccelli.

Vi chiediamo quindi di intervenire per l’immediato svuotamento dell’invaso, per un suo risciacquo e successivo riempimento con acqua pura, non contaminata da prodotti chimici, nonché vi richiediamo di voler prendere provvedimenti contro una gestione della manutenzione di uno specchio d’acqua in area verde veramente sventata.

Si resta in attesa di un cenno di cortese riscontro e rassicurazione.

Distinti saluti

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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