Lettera di ENPA al Comune di Milano per degrado del laghetto del Portello

Lettera di ENPA al Comune di Milano per degrado del laghetto del Portello

Per il terzo anno consecutivo, ENPA Milano ha scritto agli assessorati di competenza del Comune di Milano [testo completo della lettera] per denunciare lo stato di degrado dei laghetti presenti al Parco del Portello a Milano diventati sede del rospo smeraldino, anfibio protetto dalla convenzione di Berna sulla salvaguardia della fauna minore.

Già dal 2015 infatti, anno della prima comunicazione pervenuta all’associazione da una cittadina che segnalava la presenza di questa specie, sono stati richiesti al Comune dal nostro ente una serie di interventi per la salvaguardia e la conservazione di questi animali, che hanno trovato il loro habitat naturale in uno specchio d’acqua che, a loro insaputa, in realtà era stato costruito “con finalità di fontana decorativa”.

Ad oggi nonostante i ripetuti solleciti, non solo non sono stati fatti gli interventi richiesti come il posizionamento di apposita cartellonistica che segnalasse la presenza di questa specie protetta ai cittadini rendendoli consapevoli dell’importanza della loro presenza, l’installazione di recinti di protezione per evitare l’ingresso dei cani nello specchio d’acqua e il posizionamento di rampe che consentissero l’uscita dei rospi una volta diventati adulti, ma non sono stati effettuati neanche interventi di manutenzione e di pulizia ordinari.

“Lo stato di degrado dei laghetti del Portello è assolutamente inaccettabile” ha dichiarato Ermanno Giudici Presidente di ENPA Milano “Per questo motivo abbiamo sollecitato in una lettera inviata agli assessori di competenza del Comune di Milano, un intervento immediato visto anche l’avvicinarsi della primavera, periodo di riproduzione del rospo smeraldino. Nella nostra richiesta ci siamo anche resi disponibili per l’ennesima volta a collaborare con le istituzioni per una operazione condivisa ma che possa essere definitiva per la risoluzione del problema”.

 

 


Bocconi avvelenati, se la legge al momento non c’è

Decaduta l’ordinanza reiterata nel 2008, da marzo c’è un pericoloso vuoto normativo

Dal Corriere della Sera di martedì 3 maggio 2016, La città degli animali, p. 11

C’era una volta il lupo cattivo e gli animali cosiddetti “nocivi”. Fino al ’77 potevano essere uccisi senza pietà anche con l’uso dei bocconi avvelenati. Poi abbiamo studiato, un po’ di più e con minori pregiudizi, e la nostra specie si è resa conto di avere per secoli commesso grandi errori di valutazione e di aver sterminato gli animali che si trovavano ai vertici della catena alimentare, i predatori. Da quel momento i lupi sono diventati animali particolarmente protetti e l’uso dei bocconi avvelenati, come strumento di contenimento degli animali selvatici, è stato proibito. Questo però non è bastato per far cessare un odioso quanto pericoloso comportamento e così, nonostante i divieti, gli avvelenatori sono proliferati uccidendo non solo la fauna, ma diventando sterminatori di cani e gatti nelle nostre città, senza disdegnare colombi, nutrie e cornacchie.

Piccoli reati secondo i più, crimini anti-sociali per i più attenti che hanno visto in queste azioni, nell’accettazione che lo spargimento di tossici potesse ammazzare anche un bimbo, dei comportamenti sociopatici pericolosi, devianze da combattere e un pericolo da contrastare. Per questo il Ministero della Salute nel 2008 promulgò un’ordinanza, un provvedimento urgente e contingente che ribadiva il divieto di utilizzo di esche e bocconi avvelenati, regolamentando sia l’impiego delle sostanze tossiche per usi “leciti”, come le derattizzazioni, sia gli obblighi delle amministrazioni pubbliche in caso di ritrovamento di bocconi avvelenati e quelli dei veterinari, anche privati, in caso di sospetto avvelenamento di animali. Un provvedimento tampone che doveva costituire il preludio di una legge organica che regolamentasse in modo definitivo la materia, per evitare pericoli per uomini e animali. Questa previsione non si è mai concretizzata e quindi nel tempo l’ordinanza, con alcune modifiche, è stata prorogata di anno in anno, pur con la consapevolezza di usare uno strumento giuridicamente sbagliato. Siamo arrivati al marzo del 2016 quando l’ordinanza non è più stata rinnovata per dare il via, forse nelle intenzioni, a una legge definitiva che però non sembra all’orizzonte degli impegni governativi.

In questo momento quindi nessuna norma sui bocconi avvelenati detta procedure obbligatorie ai Comuni e ai veterinari pubblici e privati, scomparendo anche l’obbligo di far fare esami tossicologici sulle esche sospette. Un grande passo indietro, colmato solo in due regioni da leggi ad hoc, che non lascia grandi speranze per l’immediato futuro.

In Lombardia dove non esiste una legge regionale specifica non resta che applicare i poco efficaci articoli del Codice Penale e di alcune leggi speciali, che poco prevedono e che ancor meno sono efficaci. Speriamo di non dover attendere una disgrazia per avere una miglior normativa sui bocconi avvelenati.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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Tutela animali, la difficoltà di sostentamento di ENPA e altre associazioni

Non soltanto l’oasi di Vanzago, con la quale collaboriamo da sempre, è a rischio di estinzione ma anche l’operatività di ENPA Milano rischia di essere seriamente compromessa da una crisi senza fine, accompagnata da una cronica mancanza di contributi da parte delle amministrazioni pubbliche.
La nostra sede da più di un decennio non riceve un Euro di contributo pubblico da Comune, Provincia e Regione, pur svolgendo un’attività importante che rappresenta un punto di riferimento per la cittadinanza del territorio. Questo fatto, che reputo davvero vergognoso, rischia di far scomparire o ridimensionare molto i servizi offerti agli animali, sia che siano effettuati da ENPA Milano o da altre realtà come il WWF.
Se non fosse per le offerte, i contributi, le attività della clinica veterinaria e i lasciti testamentari la nostra sede avrebbe già dovuto chiudere i battenti: la nostra sopravvivenza è legata alla generosità di chi ci sostiene, senza alcun riconoscimento degli enti pubblici.
Chi vuole aiutare chi opera concretamente per gli animali sostenga le associazioni che hanno un’attività concreta, che dimostrano di essere operative. Senza il sostegno dei cittadini rischiano di chiudere i battenti e con loro anche tanta parte di assistenza agli animali feriti, maltrattati, in pericolo.
Per aiuti: donazioni.enpamilano.org
Ermanno Giudici
Presidente


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Regione Lombardia: giro di vite sugli stand benefici

Fiori, bonsai, e altro ancora. “Troppe iniziative” e spesso a due passi dai negozi: la Regione Lombardia impone nuove regole, ma insorgono le opposizioni.

(da un articolo di Repubblica.it)

Forse bisognerebbe fare un corso per corrispondenza agli amministratori pubblici, che ancora non si sono resi conto che il welfare e l’assistenza in Italia sono efficaci e vivi grazie al volontariato, che non costa ma eroga servizi grazie ai fondi che raccoglie. Parlare di concorrenza sleale e di tutela dei negozianti sembra veramente paradossale, così come credere che se uno dei nostri stand benefici, in cambio di un’offerta, propone una t-shirt questo possa essere visto come turbativa del libero commercio.

Si possono condividere o meno gli scopi delle raccolte pubbliche di offerte, ma è il cittadino a scegliere chi aiutare liberamente: cercare di limitare queste fonti di introito per le associazioni è veramente contro il buon senso.

Diverso è il discorso sulla verifica della conformità alle disposizioni legislative delle associazioni, delle organizzazioni che troppo spesso sono fasulle, non operano sul territorio ma drenano soldi ai cittadini convinti di fare del bene. Ci vogliono maggiori controlli, ma non si vada a colpire l’associazionismo serio, quello che cerca di supplire con l’aiuto dei privati alle carenze degli enti pubblici, secondo quei concetti di prossimità e trasversalità che sono inseriti nella nostra Costituzione.

La nostra sezione non riceve contributi pubblici, svolge un grande lavoro di salvaguardia degli animali sul territorio di Milano e Provincia vivendo solo dei contributi e delle erogazioni liberali dei cittadini. Se in futuro anche queste entrate, già falcidiate dai morsi della crisi, verranno a mancare i cittadini dovranno ottenere dalla Regione Lombardia e dai Comuni quelle prestazioni sugli animali che già avrebbero dovuto erogare da anni, ma che in buona parte, in tantissimi settori dell’assistenza, sono effettuate grazie a volontari e associazioni.

Ermanno Giudici
Presidente


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