Italiani sempre più attenti ai diritti degli animali, Governo segua questa direzione

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Italiani sempre più attenti ai diritti degli animali, Governo segua questa direzione

Quasi la metà degli italiani vive con un animale domestico (43,3%) e in due case su dieci ce n’è più di uno. È quanto emerge dal Rapporto Italia 2016 dell’Eurispes che conferma ancora cani (60,8%) e gatti (49,3%) come compagni preferiti dagli italiani seguiti, con grande distacco, da pesci e tartarughe (entrambi all’8,7%), uccelli (5,4%), conigli (5,2%), criceti (3,1%) e animali esotici (2,1%). A fine classifica si colloca il cavallo che batte i rettili (con l’1,9% contro l’1%) e l’asino (0,4%). L’opzione ‘altro’ raccoglie il 3,7% delle indicazioni.

ADNKronos, 28 gennaio 2016

Il rapporto di Eurispes mette nero su bianco un dato confortante: la maggioranza degli italiani è attenta ai diritti degli animali, con percentuali variabili a seconda degli argomenti.

Questo dato rappresenta la conferma su basi scientifiche di un trend di crescita inarrestabile, come lo sarà il progresso culturale su questi temi. Quanto emerge dalla ricerca Eurispes dovrebbe essere un pungolo per il governo, ma anche per la Comunità Europea, per rivedere l’impianto legislativo delle leggi poste a tutela degli animali, con un inasprimento delle pene.

 


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Tribunale, appello dell’ENPA contro lo stop ai cani

Polemica sull’introduzione del divieto d’accesso. «Ma oggi i pet sono ammessi a bar e ristoranti»

Dal “Corriere della Sera” di martedì 13 ottobre 2015, La città degli animali, p. 8

 

In un periodo di grande apertura verso i diritti degli animali ed in particolare verso quelli da compagnia, i cosiddetti pet che riempiono le case di un numero sempre crescente di famiglie, i divieti d’accesso imposti agli animali nelle strutture pubbliche paiono davvero anacronistici messaggi, quasi residui di un tempo passato. Leggere poi degli editti di proscrizione freschi di stampa, come quello promulgato dall’Avvocato Generale dello Stato della Procura Generale di Milano, Laura Bertolè Viale, riporta con la mente ai tempi un poco oscurantisti, dove gli animali erano ritenuti macchine capaci di emettere suoni, i gatti neri incarnazioni del demonio e i pipistrelli messaggeri volanti del male. In poche righe, quasi divertenti visto che in premessa si precisa, doverosamente, che si è “ritenuto opportuno intervenire per meglio definire le condizioni e le modalità e quindi regolamentare l’accesso ai Palazzi di Giustizia del distretto di Milano”, viene poi stabilito in modo granitico che detta “miglior definizione” risulta essere un divieto generalizzato di accesso agli animali, rei di essere stati protagonisti di inconfessabili “recenti e spiacevoli accadimenti”.

Forse ci si dimentica che l’Italia è un paese libero e tutto quello che non è vietato risulta essere permesso, non viceversa, e che un divieto non può essere sancito da un editto napoleonico, ma deve avere una ragione nel corpo legislativo degli enti e organismi a ciò deputati. Per questo credo che ci possa essere una motivata limitazione, che sia però giustificata da particolari situazioni ambientali temporanee, non un generale divieto di ingresso tout court come quello deciso, peraltro in un momento storico in cui il ministero della Salute ha liberalizzato l’ingresso degli animali nei pubblici esercizi. Un cane, un animale, non è un accessorio ma per molti è un compagno di vita importante, per altri una ragione di vita unica.

Siamo un paese talvolta in grave difficoltà nel sanzionare comportamenti maleducati e prevaricatori, ma questo non legittima divieti a pioggia, per impedire che un maleducato contravvenga alle regole del buon senso e della civile convivenza, facendo magari sporcare il cane dentro il palazzo in cui si amministra la giustizia. Suvvia Avvocato Bertolè Viale ci ripensi, dia un segno di apertura verso la cultura del rispetto nei confronti degli animali, non impedisca a chi magari deve soltanto chiedere un certificato di poter entrare con il suo cane: lo apprezzeremmo in molti e questo contribuirebbe a farci sentire più vicini al nostro Stato, che talvolta tratta i cittadini come se fossero una massa incolta, incapace di vivere senza divieti e precetti. Mi creda, ma visto il suo lavoro questo lo sa meglio di me, se bisogna avere dei timori è meglio guardare all’interno della nostra specie, perché lì si nasconde il lato buio, quello più pericoloso di un abbaio o di una coda festosa.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


ENPA Milano protesta ancora contro la corsa delle oche di Lacchiarella

Anche quest’anno, domenica prossima in occasione dell’Autunno Ciarlasco, è prevista la corsa delle oche, una manifestazione anacronistica, diseducativa ed evidentemente in contrasto con i valori di rispetto per gli animali. Come ogni anno si ripeterà nonostante le numerose proteste da parte di ENPA Milano e di altre associazioni animaliste.

Qualcuno potrebbe obiettare che le oche non subiscano alcun maltrattamento fisico durante l’evento, ma questa considerazione non tiene conto dello stress causato agli animali che corrono soltanto perché sono impaurite dalle grida di incitamento. Potrebbe non essere un comportamento penalmente perseguibile che però si scontra contro il progresso del comune sentire verso i diritti degli animali, rappresentando comunque un’attività tanto inutile quanto diseducativa anche nei confronti dei bambini. Con un piccolo sforzo di fantasia potrebbe essere realizzata un’altra tipologia di competizione, che non preveda l’utilizzo di animali vivi.

ENPA da sempre si batte contro tutte le competizioni con animali vivi e contro qualsiasi loro impiego in questo genere di manifestazioni.

Inoltre stigmatizza il fatto che il Comune di Lacchiarella, che pure ha un regolamento comunale che vieta il maltrattamento di animali, continui nella perpetuazione di questa tradizione.

“Purtroppo queste manifestazioni sono sempre al confine fra il disagio inutilmente provocato a degli animali ed episodi di vero e proprio maltrattamento perseguibile sotto il profilo penale” dichiara Ermanno Giudici – Presidente di ENPA Milano – “salvo che vengano messi in atto comportamenti lesivi verso gli stessi, che vadano oltre il semplice incitamento a cui sono sottoposti durante lo svolgimento della gara”.

“La consapevolezza della dignità e della cultura del rispetto degli esseri viventi in generale deve partire in primis dal cittadino che, contrariamente a quanto accade, non dovrebbe prendere parte a questi eventi, facendo capire agli organizzatori la propria contrarietà” prosegue Giudici .“I cittadini sono gli elettori delle autorità locali e se il Sindaco di Lacchiarella ricevesse un messaggio forte potremmo essere certi che questo sarebbe l’ultimo anno di questa corsa”.


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