Ancora traffico cuccioli nel milanese, servono punizioni più severe

Ancora traffico cuccioli nel milanese, servono punizioni più severe

Erano già stati pizzicati lo scorso dicembre, importavano cuccioli senza microchip e documentazione sanitaria dai paesi dell’Est per rivenderli in tutta Italia. Un’organizzazione piccola — quattro persone, tre uomini e una donna, cioè la fidanzata del capo, noto pregiudicato di Melegnano in gioventù dedit0 al traffico di stupefacenti — ma efficiente: nomi alias per dialogare con i clienti, auto in leasing, cellulari intestati a prestanome. Gli uomini del Corpo forestale dello Stato li hanno trovati con la preziosa “merce” (i cuccioli vengono pagati poche decine di euro e rivendute a cifre fino a venti volte superiori), ben nascosta in un casale nelle campagne del lodigiano. I quattro sono stati denunciati per maltrattamento, frode in commercio, falso e traffico di cuccioli alla Procura di Lodi che nei loro confronti ha già aperto un ricco fascicolo. […] I nove cuccioli, di razza bouledogue francese, barboncino e chihuahua, sono stati sequestrati e affidati ad una associazione in attesa che il magistrato ne disponga la confisca.I nove cuccioli, di razza bouledogue francese, barboncino e chihuahua, sono stati sequestrati e affidati ad una associazione in attesa che il magistrato ne disponga la confisca.

Traffico di cuccioli: la Forestale sequestra nove cani di razza, dal Corriere della Sera del 28 aprile 2016

Ancora traffico di cuccioli nel milanese e ancora le stesse persone indagate. Personaggi criminali che da anni trafficano in cuccioli, che hanno già subito arresti e perquisizioni e che nonostante questo continuano imperterriti, sapendo che pochi giorni di galera valgono centinaia di migliaia di euro ogni anno.

Una vita da delinquenti premiata da una legge che non ferma i trafficanti, da processi lunghi e da sanzioni troppo lievi. Sarebbe davvero ora di cambiare registro, di smettere di agevolare chi commette crimini e di far pagare il giusto prezzo a chi lucra sulla sofferenza, sia di uomini che di animali.

Basta però anche con la tolleranza verso chi compra animali sulla rete, verso chi alimenta il traffico dei cuccioli con acquisti senza etica: questa cosa va avanti da troppo tempo per non essere conosciuta dal pubblico. Chi compra lo fa consapevolmente, cercando di acquistare un cane di razza (o quasi) a un prezzo apparentemente basso. Forse sarebbe ora di iniziare anche a indagare gli acquirenti per incauto acquisto.

Ermanno Giudici
Presidente


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ENPA Milano organizza corso di formazione rivolto a polizia, veterinari e giornalisti

Locandina-corso

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Il 28 e 29 aprile 2016 si terrà il corso organizzato da ENPA Milano e rivolto alle Forze di Polizia, ai veterinari e ai giornalisti dal titolo “Bocconi ed esche avvelenate come pericolo per la società – Seminario teorico pratico sulle attività di polizia giudiziaria e veterinarie per il contrasto del fenomeno criminale”.

Data l’importanza degli argomenti trattati il seminario sta già riscuotendo un buon successo di adesioni e ha ottenuto il Patrocinio del Comune di Milano oltre all’accreditamento dell’Ordine dei Giornalisti della Regione Lombardia.

Il corso prevede una prima giornata dedicata agli aspetti giuridici, ai casi e alle tecniche di indagine e si terrà presso la sede della Scuola di Polizia Locale di Milano in via Boeri 7. La partecipazione dei giornalisti a questa parte del percorso formativo, consentirà loro di avere 4 crediti.

La seconda giornata avrà invece un taglio più pratico con simulazioni di repertamento direttamente “sul campo” e si svolgerà presso la sede del Canile Civico del Comune di Milano, in Via Aquila 81.

I relatori di questo seminario teorico pratico saranno: Ermanno Giudici, Presidente e Capo Nucleo Guardie Zoofile di ENPA Milano; Rosario Fico, Responsabile del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria presso Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana; Alessandro Quercioli, già Comandante del Corpo di Polizia Provinciale di Firenze e attuale Capo Nucleo Guardie Zoofile di ENPA Firenze; Liliana Mauri, Ufficiale di Polizia Locale di Milano, Responsabile Unità Tutela Ambiente e GEV (Guardie Ecologiche Volontarie) Ecologia e Tutela Animali; Irene Franco, medico veterinario, Direttore della Clinica Veterinaria di ENPA Milano; Paola D’Amico, moderatore, giornalista del Corriere della Sera.

“Il corso si pone l’obiettivo di dare tutte le possibili informazioni a chi opera sul territorio per contrastare un fenomeno tanto pericoloso quanto vile come lo spargimento di bocconi avvelenati”, ha dichiarato il presidente di ENPA Milano Ermanno Giudici, “creando consapevolezza e trasmettendo conoscenze grazie al prezioso supporto del Centro di Referenza Nazionale di Medicina Veterinaria Forense, diretto dal dottor Rosario Fico”.


14 anatroccoli, di cui 3 in ipotermia, soccorsi da ENPA Milano

Ieri pomeriggio i nostri operatori sono stati contattati per una situazione di emergenza in Via Achille Papa: 14 anatroccoli erano rimasti bloccati all’interno di un tombino, in una sorta di vasca di ricircolo di una piscinetta condominiale. Nei dintorni della piscinetta era stata trovata anche la mamma, che teneva d’occhio i piccoli tenendosi a distanza dai segnalanti.

Quando una nostra operatrice è intervenuta nel giardino condominiale per il salvataggio, si è accorta subito della gravità della situazione: tre dei piccoli si erano bagnati con l’acqua della vasca che era particolarmente fredda: due non erano a rischio ma uno, in particolare, era già in fase di raffreddamento. È bene dire che anatroccoli così piccoli non hanno ancora un piumaggio impermeabile e basta il contatto con dell’acqua particolarmente fredda da portarli a un’ipotermia che può rivelarsi letale.

La nostra operatrice, valutando la situazione, ha dovuto agire con urgenza soccorrendo velocemente tutti i piccoli per portarli presso la nostra Clinica, senza quindi perdere tempo a cercare di recuperare la mamma, spaventata e sfuggente.

Una volta in sede, gli anatroccoli in salute sono stati messi sotto lampada scaldante, i tre in pericolo sono stati messi in reparto con tappetino termico e sotto osservazione, infine sono stati tutti trattati con miele. Fortunatamente le cure dei nostri operatori e dei nostri veterinari hanno avuto ottimi risultati: i tre anatroccoli più gravi si sono ripresi e sono fuori pericolo e, insieme agli altri fratelli, sono stati trasferiti questa mattina al CRAS di Vanzago.


Cucciolo di coniglio selvatico nella colla per topi, salvato da ENPA Milano

Un cucciolo di coniglio selvatico è stato appena soccorso dopo essere rimasto invischiato in una trappola con colla per topi.

Questo cucciolo è stato trovato oggi pomeriggio nell’area dei box di un condominio in zona Porta Genova. Un uomo, nei giorni scorsi, aveva presunto ci fossero dei topi nei box del suo condominio, probabilmente dopo aver trovato le feci dell’animale. Conseguentemente ha preparato una trappola a colla per topi nella quale, però, è rimasto invischiato il cucciolo di coniglio. Trovato oggi pomeriggio, l’uomo è riuscito a liberarlo e a portarlo immediatamente presso la nostra sede. I nostri veterinari hanno eliminato buona parte della colla massaggiandolo con della cenere. Il cucciolo è molto stressato e spaventato, ma fortunatamente la salute sembra essere buona. Domani mattina sarà consegnato al Centro Recupero Animali Selvatici di Vanzago per proseguire il recupero.

Un anno fa è capitato il medesimo incidente a un gufo che, per essere liberato, purtroppo, ha dovuto subire il taglio di alcune penne.

ENPA ribadisce la sua contrarietà alla commercializzazione di colla per topi. Le trappole a colla sono un pericolo per la fauna selvatica ovunque, anche in piena città, e causano agli animali catturati una morte lenta e dolorosa: un modo assolutamente crudele — e non selettivo — di uccidere i topi, animali in grado di provare dolore ed emozioni esattamente come questo cucciolo di coniglio. Raccomandiamo alle persone di non utilizzare queste trappole.


Grosso ragno, macrothele calpeiana, trovato a Novegro e consegnato a ENPA

Questo ragno, un esemplare di macrothele calpeiana di circa 6 cm, è stato trovato martedì in un’area verde del parco esposizioni di Novegro. Un passante ha notato il grosso ragno in mezzo a una stradina che attraversa il parco, poco reattivo, probabilmente perché ipotermico. Arrangiandosi con una scatoletta di plastica che aveva con sé, è riuscito a portarlo a casa e a contattarci per capire come aiutare l’animale. Nel frattempo l’uomo, probabilmente appassionato del genere, è riuscito anche a identificare il ragno con una breve ricerca in internet. Un nostro operatore ha recuperato il ragno e l’ha portato presso la nostra sede, dove è rimasto in stallo per la notte. Il Museo delle Scienze Naturali di Bergamo, nel frattempo, ha acconsentito a prendersi cura del macrothele e ieri pomeriggio un loro incaricato è venuto a ritirarlo.

Oggi il ragno ha mostrato segni di miglioramento: con una teca più umida e in condizioni meno stressanti, il ragno ha “telato” e ha mostrato maggiore reattività.

Ma cos’è il macrothele calpeiana?

Luca Brunero, tesista in Scienze Naturali del Museo di Scienze Naturali di Bergamo, ci ha spiegato qualcosa di più su questo ragno, sicuramente impressionante ma anche molto affascinante. Si tratta di un Mygalomorphae, per la precisione un ragno della famiglia Hexathelidae originario della Spagna, che in Italia è considerato specie aliena. L’esemplare trovato a Novegro è un maschio di 6 cm, la femmina si aggira intorno agli 8-10 cm. Negli ultimi 5 anni, le volte in cui un macrothele calpeiana è stato avvistato in Italia si possono contare sulle dita di una mano.

L’habitat preferito da questi animali è l’uliveto e i loro avvistamenti in Italia sono sicuramente dovuti ai crescenti movimenti commerciali e di persone all’interno dell’Europa.

Ci siamo chiesti se gli esemplari avvistati in Italia non avessero trovato un habitat favorevole che gli consentisse di instaurarsi nel nostro territorio. “Che si tratti di esemplari che arrivano qui con gli ulivi e che sopravvivano a stento a causa di un clima sfavorevole, o che trovino condizioni tali da permetter loro di instaurare delle popolazioni locali, è ancora presto per dirlo. Al momento ci si basa sulle poche segnalazioni registrate. Se una persona vede un ragno del genere e lo uccide, difficilmente sarà possibile mapparne la presenza sul territorio”.

Il macrothele calpeiana, ci spiega Luca, è un ragno scoperto e classificato nel 1805 ma nella letteratura manca ancora un riferimento specifico alla pericolosità. “Per assurdo questo dimostra, anche se non al 100%, che non si tratti di un animale particolarmente pericoloso: quantomeno, in due secoli di conoscenza, una morte per avvelenamento o una lesione grave sarebbe stata registrata”. Di certo il morso può essere abbastanza doloroso, anche solo per la dimensione dei cheliferi.

Quello che vogliamo sicuramente evitare è che si creino degli allarmismi, perché questo tipo di ragno sembra essere veramente molto raro in Italia. In ogni caso, un consiglio utile che ci sentiamo di dare in caso di ritrovamento è quello di non farsi spaventare dall’aspetto poco piacevole dell’animale (ucciderli non porterebbe a nulla), farsi coraggio per metterlo in un barattolo lasciando passare dell’aria e, il prima possibile, segnalare immediatamente il ritrovamento alla sede ENPA più vicina.


Gallo in Martesana soccorso da Vigili del Fuoco e ENPA Milano

Questo gallo è stato trovato sabato 27 febbraio vagante all’interno del Naviglio Martesana, all’altezza di Via Tofane 31/33.Una signora, nel pomeriggio, ha notato il gallo muoversi lentamente all’interno del letto del naviglio, visibilmente infreddolito. Preoccupata, ha chiamato subito il 115 per richiedere un intervento di soccorso dei Vigili del Fuoco e dell’ENPA. I Vigili del Fuoco sono intervenuti tempestivamente, sono riusciti a catturare il gallo grazie a una rete in corda e a metterlo al sicuro. Gli operatori dell’ENPA hanno portato presso la nostra Clinica Veterinaria, dove gli sono state prestate le prime cure.

Il gallo è stato trovato ipotermico, sicuramente una conseguenza del mal tempo dello scorso weekend. Fortunatamente non sono stati riscontrati altri tipi di traumi. Il gallo è stato messo al sicuro e, a oggi, ha recuperato la salute.

Riportiamo le immagini dell’intervento di soccorso (fotografie di Paola Albano) e del gallo ricoverato presso la nostra sede, al caldo e in salute. Grazie a tutti coloro che hanno permesso questo.


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Operatori ENPA estraggono un gatto persiano da muro

Questo buffo gatto, un “brutto anatroccolo”, è stato soccorso sabato pomeriggio dai nostri operatori a Corsico, fortunatamente in condizioni non gravi.

Il gatto è stato trovato nel seminterrato di un condominio, all’interno dell’intercapedine di un muro, immobile, in uno spazio troppo angusto per essere raggiunto senza delle attrezzature apposite. La segnalante si è subito preoccupata della salute di quella “palla di pelo”, un gatto che poteva essere un persiano, che si muoveva appena e non rispondeva agli stimoli. I nostri operatori sono intervenuti sul posto riscontrando la stessa situazione descritta telefonicamente. Utilizzando un retino sono riusciti a estrarre il gatto: è apparso subito in salute e molto affettuoso, ma con il lungo pelo molto sporco e aggrovigliato.

Una volta ricoverato presso la nostra Clinica Veterinaria, è stata trovata solamente un’infezione alla zampa sinistra, subito curata. L’unico modo per salvare il pelo, invece, è stato rasandolo.

Il gatto è sicuramente vagante da alcuni mesi, visti il pelo e l’infezione, ma il carattere così espansivo induce a pensare che sia stato domestico. Siamo sicuri che, grazie alla sua dolcezza, questo “brutto anatroccolo” destinato a ritornare un cigno troverà molto facilmente adozione!


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Green Hill, presidio ENPA per la sentenza del 23 febbraio

Il 23 febbraio la Corte d’Appello presso il Tribunale di Brescia emetterà la sentenza a carico delle persone condannate in primo grado nel procedimento contro Green Hill, lo stabilimento dell’americana Marshall in cui venivano allevati i beagle destinati alla sperimentazione.

In primo grado molti furono i condannati per vari reati accaduti a danno dei cani di Green Hill, grazie alla costanza del Pubblico Ministero Cassiani che coordinò sapientemente le operazioni di polizia giudiziaria. Ora possiamo solo sperare che la sentenza di appello confermi l’impianto accusatorio e non ribalti la sentenza di I° grado, in nome di un segno di monito verso quanti hanno calpestato le norme e i diritti degli animali.

Per il giorno della sentenza ENPA e altre associazioni hanno organizzato un presidio davanti al Tribunale di Brescia per far ricordare all’opinione pubblica cosa è avvenuto all’interno di Green Hill.


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Il governo propone abbattimento lupi e cani randagi

Le-loupSembra che il nostro governo voglia procedere all’abbattimento controllato di un certo numero di lupi, per poi estendere il provvedimento, in modo incomprensibile, ai cani randagi nelle aree rurali.

La gestione del randagismo è un fallimento, la gestione dei predatori è un fallimento, la tutela della fauna è un fallimento. Forse che i Ministri di Ambiente e Salute siano confusi e non abbiano capito esattamente i compiti dei loro dicasteri? Parlano di possibile ibridazione fra cani e lupi, rischio che era già stato agitato come disastroso alla fine del secolo scorso: se fosse stato un rischio reale anziché l’espansione dei lupi dal gruppo originario della Sila avremmo avuto quella dei meticci, considerando che lupo è cane sono la stessa specie.

Diciamo che a qualcuno l’occasione pare ghiotta per dare un altro contentino ai cacciatori, dopo cinghiali e altri piani di selezione, senza dimenticare il goffo tentativo per cercare di contenere il randagismo rurale. Fatto nel peggior modo possibile, sotto ogni angolatura si voglia guardare il problema.

A chi volesse far sentire la propria opinione e protestare insieme a ENPA, chiedo di scrivere una mail personale a questi indirizzi: statoregioni@mailbox.governo.it, conferenza@regioni.it, matteo@governo.it, segreteria.capogab@minambiente.it, segreteria.ministro@minambiente.it.
Ermanno Giudici
Presidente


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Ermanno Giudici, i piani di eradicazione nutrie sono inefficaci

La Regione Lombardia procede con il piano di contenimento ed eradicazione delle nutrie, destinando 150 mila euro all’operazione. L’assessore all’Agricoltura Gianni Fava sostiene che l’animale provochi danni all’agricoltura e sia necessario eradicare l’animale per ragioni di sicurezza stradale e salute pubblica, oltre «al rischio idrogeologico derivato dalle trivellazioni degli argini». Dall’altra parte esiste invece una popolazione affezionata agli animali — in Via Selvanesco una gattara porta alle nutrie il cibo che una volta destinava a una colonia felina, in Martesana ogni mercoledì una donna porta verdure alle nutrie del canale — mentre associazioni ambientaliste e animaliste spiegano di chi è la vera responsabilità della proliferazione di questi animali.

«Il contenimento della specie non è più possibile, sono fuori controllo. Noi diciamo alle istituzioni che è colpa loro perché non si è vigilato sugli allevamenti quando furono aperte le gabbie e gli animali rilasciati in libertà. Ora siamo di fronte a uno squilibrio eco-sistemico che va affrontato».

Paola Brambilla, Presidente WWF Lombardia – da “In aumento le nutrie sul Naviglio, «Un pericolo». «No, difendiamole»“, Corriere della Sera, 15 febbraio 2016

Sulla questione è stata chiesta l’opinione di Ermanno Giudici, Presidente di ENPA Milano, che spiega l’inutilità dei piani di eradicazione e di come esistano degli studi che dimostrano la loro inefficacia.

«Ogni ambiente sopporta un certo numero di specie. Le nutrie sono animali intelligenti, se non avessero la coda e un aspetto di grande topo, la gente si intenerirebbe». Quanto a chi le nutre, non è detto che «ciò addirittura porti gli animali divenuti stanziali a difendere il loro territorio impedendo ad altri di entrare. L’ambiente è più intelligente dell’uomo». Sono in molti, tra gli ambientalisti, a sostenere che le nutrie non potranno mai essere eradicate dal territorio per via della loro diffusione rilevante e del perfetto adattamento all’ambiente. «È provato da dati di fatto ma anche da studi che le operazioni di abbattimento, i cosiddetti piani di controllo, nell’immediato portano all’incremento della popolazione a causa della momentanea assenza di soggetti che difendono il territorio — aggiunge Giudici —. Unico vantaggio, fittizio, dei piani è quello di dare alla gente e elle categorie professionali come gli agricoltori l’idea che qualcosa si stia facendo per arginare un fenomeno che trova la sua reale e naturale limitazione nella portanza ambientale del territorio, che funge da calmiere come per tutte le altre specie. Le nutrie non sono pericolose per l’uomo e non lo sono neanche per l’ambiente, non creando squilibri».

da “In aumento le nutrie sul Naviglio, «Un pericolo». «No, difendiamole»“, Corriere della Sera, 15 febbraio 2016


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