Le leggi non sono uguali per gli animali dei circhi e degli zoo

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Le leggi non sono uguali per gli animali dei circhi e degli zoo

Le leggi non sono uguali per gli animali dei circhi e per quelli detenuti negli zoo e, grazie a questa differenza, i circhi possono continuare a tenere in cattività tantissimi animali in condizioni di mancato benessere o peggio di maltrattamento.

In italia esistono due pesi e due misure per gli animali tenuti in cattività per ragioni legate alla loro esibizione: se fossero lavoratori dello spettacolo si potrebbe dire che esistano gravi disparità fra quelli degli zoo e i loro colleghi dei circhi. Minori tutele, diverse regole, maggiori stress, diverso trattamento alimentare, grande permissività nella normativa connotano le garanzie che la legge non offre agli animali dei circhi rispetto a quanto previsto dalle previsioni legislative che regolamenta gli zoo; se i circhi infatti dovessero rispettare i parametri previsti per l’apertura e per il mantenimento delle autorizzazioni da parte degli zoo si arriverebbe al punto che nessuna impresa circense sarebbe in grado di detenere gli animali e nessun circo potrebbe avere un’autorizzazione governativa per poter esercitare la propria attività di spettacolo con detenzione di animali.

Il presidente dell’Ente nazionale circhi Buccioni mi ha querelato per diffamazione, soltanto per aver scritto le stesse cose affermate dal ministro dell’interno Alfano sull’operazione “Golden Circus”, nella quale diversi direttori di circo sono stati ritenuti responsabili dalla magistratura di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, sostenendo che le associazioni diffamano i circhi: in realtà sono gli stessi circhi a rovinarsi l’immagine da soli proprio grazie alle condizioni in cui costringono a vivere gli animali. L’assenza di benessere per gli animali nei circhi non sta certo nelle violenze alle quali potrebbero essere ancora sottoposti da qualche circense, ma nelle condizioni di detenzione. La violenza del circo verso gli animali infatti non è nelle percosse, comportamento patologico dell’addestramento e tipico di sistemi in uso nei decenni passati, almeno per quanto riguarda i dati dimostrabili in Italia. La sofferenza per gli animali dei circhi è insita nelle necessità dello spettacolo viaggiante che lo mettono nella materiale impossibilità di poter garantire il benessere minimo dei soggetti che ospita: nei circhi gli animali sono maltrattati soprattutto a causa delle condizioni ambientali nelle quali sono costretti a vivere e questa condizione, permanente, va ben oltre agli addestramenti, ai condizionamenti, alle reali o supposte violenze che sono state accertate in qualche caso. Si può maltrattare un animale senza necessità di una frusta, di un pungolo o delle catene e lo si può fare in un modo molto meno apparente, non associabile a forme di violenza agita nei confronti di questo o quell’animale. Questa forma di violenza è subdola, non appare, bisogna saper conoscerla e riconoscerla e questo purtroppo troppo spesso non avviene, non è compreso nemmeno dalla magistratura giudicante: non servono percosse, sevizie o crudeltà per creare condizioni che causino sofferenze costanti alle quali sono sottoposti gli animale, bastano le condizioni di detenzione, la tipologia della custodia a cui gli animali devono sottostare per integrare una realtà produttiva di sofferenze. Il maltrattamento non traumatico è difficile da far percepire già quando questo riguarda gli uomini ed è ancora più difficile comprenderlo quando bisogna dimostrare la sofferenza di un animale, non causata da atti fisici violenti. In questa tipologia di maltrattamento l’aggravante, molto, troppo spesso, è data dalla presenza dei pareri favorevoli dei servizi veterinari delle ASL, che in ogni commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli, attestano che tutto, sotto il profilo del benessere degli animali, è corretto e che gli animali dei circhi sono detenuti in assenza di condizioni afflittive. Spiace doverlo affermare con chiarezza ma, talvolta, la superficialità di questa analisi è quella che ci ha portato ad essere, nel 2015, in questa situazione; molte sono le cose non accettabili e altrettante sono le prescrizioni che le ASL potrebbero impartire per garantire il rispetto delle normative sanitarie e il benessere degli animali, applicando almeno le direttive della commissione CITES in materia di circhi. Se qualcuno trova questa affermazione sopra le righe sarebbe bello che potesse fornire, per confutarla, i dati sulle denunce presentate dai servizi veterinari pubblici nei confronti dei complessi circensi e i casi in cui non è stato concesso loro il nulla osta, documento sulla base del quale i Comuni concedono le autorizzazioni allo spettacolo. A questo bisogna poi aggiungere la mancata rispondenza alle norme di molte autorizzazioni sulla detenzione degli animali pericolosi, quelle rilasciate dalle prefetture di tutta Italia, spesso incomplete, approssimative, prive di prescrizioni. Per questo circhi regolarmente attendati ed autorizzati si sono trovati, poi, con gli animali sequestrati e con i titolari denunciati da forze di polizia che hanno guardato la realtà in modo più attento e rispettoso verso il benessere animale interpretando correttamente normativa e giurisprudenza.

Come detto il maltrattamento degli animali nei circhi è costituito, in modo quasi esclusivo, non dalle violenze ma dalle condizioni di detenzione: spazi angusti, lunghi viaggi in condizioni disagevoli, scarsa o assente socializzazione, assenza di arricchimenti ambientali costanti, condizionamenti psicologici che snaturano i comportamenti dell’animale (realtà quindi ben diversa dalla domesticazione), impossibilità di espletare i comportamenti propri della specie sono alcune delle criticità ineliminabili. Non credo serva altro per poter dire che questi animali siano soggetti a privazioni simili a quelli di un detenuto sottoposto al 41 bis, nemmeno lontanamente paragonabili alle condizioni alle quali sono soggetti, nella loro condizione di cattività, gli animali di un moderno zoo, dove le condizioni di detenzione dovrebbero rappresentare una simulazione, seppur artificiale e in spazi ridotti, delle condizioni in cui gli animali vivono in libertà. Sicuramente sempre cattività, di opinabile giustificazione spesso nascosta da presunte esigenze di conservazione, ma almeno una cattività diversa, meno afflittiva in tantissimi casi. Il circo è indifendibile non per la crudeltà dei suoi operatori, ma al più per la loro indifferenza rispetto alla sofferenza e alle esigenze minime che devono o dovrebbero essere garantite ad un animale. Non basta il fatto di mantenerli in vita per giustificare la loro permanenza in circo e non basta neanche il vero o presunto amore che i circensi nutrono verso i loro animali. L’impressione è che questo amore sia viziato dall’ignoranza dei bisogni, dagli interessi economici di chi sostiene di avere questo sentimento e dall’incapacità di capire che il tempo di certi spettacoli è passato per sempre, con i circensi sempre più lontani dalle mutate condizioni culturali del paese, assediati dalla realtà dell’oggi come gli ultimi soldati di Forte Alamo dai messicani.

Il nostro Stato doverebbe legiferare e dare una possibilità al circo di sopravvivere anche in futuro: i piccoli circhi sono oramai allo stremo e vivono più di sovvenzioni che di spettacoli, facendo fatica a far quadrare i bilanci e costringendo, se possibile, gli animali a vivere vite ancora più disagevoli. Non c’è benessere nella vita di un grande felino che vive in un carro, in perenne movimento, con territori, odori e situazioni in costante cambiamento, sottoposto a continui stress; non ci può essere benessere per un pellicano costretto a non volare, esibito come una stranezza della natura oppure per un coccodrillo portato in pista, senza possibilità di capire e costretto a vivere in uno spazio angusto per tutta la sua vita, nell’impossibilità di poter esercitare alcun comportamento naturale proprio della specie. La difesa è impossibile e l’evoluzione è indispensabile, non è più tempo di denunce e querele, è tempo che i circensi si accorgano che la stagione delle collezioni zoologiche è finita, come è finita quello dei domatori di belve, come le chiamava il famoso Orlando Orfei, che si esibiva con le iene.

Il circo con gli animali sparirà, non per gli animalisti o non solo per loro, ma perché così è stato per tutti gli spettacoli che non si son saputi evolvere: il circo, con l’aggravante di una crudeltà non agita ma subita costantemente dagli animali e percepita sempre più dal pubblico, non potrà sfuggire a questo accadimento ineluttabile, che possiamo solo sperare che avvenga il prima possibile.


		

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Il circo, gli animali e i migranti

Il circo, gli animali e i migranti: potrebbe essere il titolo di un romanzo ma invece è la triste realtà svelata da un’operazione di polizia, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo, che ha portato all’arresto di 40 persone, fra le quali i titolari di 18 circhi sparsi su tutto il territorio nazionale. Il reato ipotizzato è davvero odioso, come peraltro lo è il maltrattamento di animali: aver agevolato l’immigrazione clandestina, sfruttando la disperazione delle persone per procurar loro inesistenti posti di lavoro.

Secondo la Procura di Palermo che ha coordinato l’operazione con un pool di magistrati composto dal Procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Battinieri, Varone e Bologna, i circhi coinvolti nell’operazione hanno dato vita a un sodalizio criminale, una vera e propria associazione per delinquere, finalizzata allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina con profitti stimati di circa 7 milioni di euro. L’attività criminale fruttava ai circensi dai 2 ai 3 mila euro per ogni lavoratore straniero fintamente assunto nei circhi: per far questo molte insegne circensi avevano trasferito la loro sede legale a Palermo, al fine di poter usare le coperture di un funzionario della Regione, anch’esso finito in manette.

Fra i titolari di circhi arrestati anche qualcuno già indagato o attualmente sotto processo per maltrattamento di animali, segno che il confine fra lo sfruttamento degli animali e quello degli esseri umani è veramente labile, specie quando l’etica è addormentata dal profitto facile e da un rischio esiguo, considerando che questa attività criminale va avanti da anni. L’indagine della Squadra Mobile e della Procura di Palermo credo che sarà destinata ad avere sviluppi molto interessanti, perché andando a esaminare da vicino il mondo del circo si possono avere grandi sorprese sotto molti punti di vista, che non riguardano solo gli animali.

Tanti anni fa, nella seconda metà degli anni ’80, con un piccolo gruppo di colleghi dell’ENPA, iniziammo un’attività di contrasto delle attività dei circhi, in un tempo in cui le critiche a quel mondo erano ancora sommesse, le grandi famiglie circensi assolutamente forti e con un Ente Nazionale Circhi, allora presieduto da Egidio Palmiri, non soltanto molto combattivo, ma anche con appoggi forti derivanti dall’appartenenza al CADEC (Club amici del circo) di personalità della politica, del mondo dello spettacolo e della cultura. Per cercare di arrivare a un risultato furono fatte decine di segnalazioni alle Questure, ai Comuni ed agli ispettorati dei Vigili del Fuoco in cui, oltre a lamentare le condizioni di detenzione degli animali, venivano evidenziate una serie di problematiche: dall’impiego dei lavoratori stranieri non in regola, alle condizioni dei carri, dalle affissioni abusive alle condizioni di sicurezza dei tendoni e così via. Questo pressing, costante, oltre ad aver fatto capire anche alle forze dell’ordine l’importanza di eseguire determinati controlli, portò nel 1987 l’Ente Circhi, il suo presidente Palmiri e i membri dell’allora consiglio direttivo, a dover scendere a patti, istituendo una commissione paritetica fra ENPA ed ENC, per migliorare le condizioni di vita degli animali nei circhi. Una scelta di riduzione del danno che portò nel 1988 alla firma di un accordo che si potrebbe definire storico, ma che purtroppo naufragò poco tempo dopo sotto il peso congiunto dei circensi dissidenti ma anche di molte associazioni protezionistiche, che vedevano in quell’accordo solo un cedimento, mentre si trattava di un punto di ingresso per scardinare un sistema. Se avrete la pazienza di leggere il testo dell’accordo fra ENPA ed ENC potrete scoprire che era già stato previsto, quasi 30 anni fa, il divieto di tenere animali al solo scopo di esibirli negli zoo viaggianti, il divieto di fare foto se non con i cavalli, la creazione di un casellario dei circensi che avessero riportato condanne per maltrattamento di animali. Vi erano inoltre molte altre disposizioni che, se fossero divenute realtà, avrebbero forse già risolto il problema del circo con gli animali; queste disposizioni precedevano di molti anni le direttive della Commissione CITES e le disposizioni regolamentari di molte amministrazioni comunali.

Per anni, insieme agli altri membri di quella commissione che facevano parte di ENPA, venni accusato di essermi venduto al nemico per essermi seduto al tavolo con la gente del circo, ma a distanza di tempo il rammarico non è quello di aver avuto il coraggio di sottoscrivere quel protocollo, ma il non essere riusciti a dare corso a una strada che ci avrebbe portato a risolvere con qualche lustro di anticipo una questione ancora irrisolta: la permanenza degli animali nei circhi.

Anche oggi molto si potrebbe fare per contrastare i circhi con animali: basterebbe ottenere il puntuale rispetto delle regole che già esistono e troppo spesso non vengono nemmeno considerate dalle commissioni provinciali o comunali di vigilanza, che devono dare il preventivo nulla osta allo svolgimento degli spettacoli da parte dei circhi. Basterebbe un’attenta valutazione delle condizioni di benessere degli animali, il rispetto delle direttive della Commissione CITES, la verifica delle autorizzazioni sulla detenzione degli animali pericolosi, sempre troppo generiche, la puntuale verifica dei registri, dei collaudi e del rispetto delle normative di sicurezza per far si che molti complessi non riescano ad ottenere le autorizzazioni per la mancanza dei requisiti. Ancora oggi se cercate nei siti di molte amministrazioni comunali e scaricate la dispensa su come richiedere le autorizzazioni per l’attendamento dei circhi scoprirete che dei parametri della commissione CITES non vi è nemmeno menzione.

Sarebbe il tempo per pretendere controlli efficaci, seri e attenti alle leggi ed al benessere degli animali, senza aspettare indagini eclatanti come quella che oggi ha scoperchiato il mondo del circo, svelando che l’assenza di empatia è fonte di sofferenza non solo per gli animali ma anche per gli uomini. Ma anche che esiste una parte del mondo del circo che parrebbe avere un profilo criminale di alto livello, se quanto emerso dall’inchiesta trovasse conferma nelle condanne della magistratura giudicante.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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