Caccia: la Regione Lombardia vuole ripristinare con una legge illegittima la cattura di uccelli selvatici da usare come richiami vivi.

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Caccia: la Regione Lombardia vuole ripristinare con una legge illegittima la cattura di uccelli selvatici da usare come richiami vivi.

 

Tra pochi giorni il Consiglio Regionale della Lombardia voterà due proposte di legge che concedono ai cacciatori, in deroga alla legge, di catturare uccelli selvatici a fini di richiamo vivo e abbattere piccoli uccelli selvatici protetti non cacciabili.

È stata scelta la strada disonesta della legge per impedire l’immediato ricorso amministrativo da parte delle associazioni ambientaliste, per far passare due gravissime violazioni della legge nazionale e della direttiva Uccelli, per le quali l’Italia e la stessa Lombardia hanno già subito inchieste, procedure di infrazione e condanne da parte della Corte di Giustizia europea.

Da molti anni queste deroghe sono state eliminate di fatto dall’ordinamento nazionale. Oggi la Lombardia cerca di reintrodurle, sfidando le leggi e la decenza sapendo che, in caso di approvazione, i tempi di intervento dello Stato e della Commissione europea saranno lunghi. E, intanto, un gran numero di fringuelli e peppole saranno abbattuti e molti merli, tordi e cesene catturati e destinati alle pessime condizioni dei richiami vivi: gabbiette minuscole, buio, condizioni igieniche critiche.

A favore delle proposte di legge Forza Italiala Lega e una esponente del Pd.

 

La petizione

Le associazioni Lac, Lav, Wwf, Lipu ed Enpa hanno lanciato una petizione che chiede a tutti i Consiglieri Regionali di bocciare in Consiglio i due progetti di legge nel nome della decenza e della legalità, evitando così anche l’arrivo di milionarie sanzioni europee che colpirebbero tutti i cittadini, non solo quelli che imbracciano la doppietta.

 

Vi invito a diffondere il più possibile la notizia di questa raccolta firme invitando tutti a firmare la petizione “NO alla cattura di richiami vivi e all’abbattimento di piccoli uccelli protetti in Lombardia” promossa sulla piattaforma Change.org a questo indirizzo:

 

https://www.change.org/p/segreteria-presidente-regione-lombardia-it-no-alla-cattura-di-richiami-vivi-e-all-abbattimento-di-uccelli-protetti-in-lombardia


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Traffico cuccioli: condannato a 3 anni, ma la legge rimane inadeguata

Tre anni, per avere un’idea, è la pena attorno alla quale hanno esempio hanno patteggiato gli imputati come Gianstefano Frigerio o Primo Greganti nell’inchiesta sulle tangenti attorno a Expo; o quella alla quale è stato di recente condannato a Prato per omicidio colposo l’automobilista che investì nel 2014 uno scooterista; o ancora la pena che a Cagliari è stata inflitta per l’ipotesi di evasione fiscale al patron di Tiscali Renato Soru. Ecco perché non è comune vedere un processo che si concluda con una condanna a tre anni per maltrattamenti su animali (per la precisione però anche con contestazioni di falso nei passaporti canili e di frode in commercio): accade in Corte d’Appello, dove la quarta sezione penale, presieduta da Renato Bricchetti, ha confermato la condanna a 3 anni che il Tribunale di Lodi aveva emesso a fine 2014 per Daniele Giaroli, titolare di un’azienda che, in una cascina dell’hinterland, importava e commercializzava cuccioli di cane provenienti dall’Ungheria.

Tratto da Traffico di cuccioli, condannato a 3 anni per maltrattamenti, Corriere della Sera, 19 luglio 2016

Ogni tanto le condanne arrivano, sembrano pesanti ma parliamo di un soggetto recidivo, che non so quante decine di migliaia di cuccioli abbia importato nel corso degli anni dai paesi dell’Est.

Daniele Giaroli, la persona condannata, entra in moltissime inchieste sul traffico dei cuccioli e credo sia conosciuto in tutte le stazioni del Corpo Forestale del Nord Italia.

Bene quindi per la condanna in secondo grado, bene per una rapida applicazione delle pene, ma continuo a pensare che non ci sia relazione fra profitto e condanna ricevuta, fra soldi guadagnati spesso in evasione fiscale, ma anche questa legge non sia adeguata a un reale contrasto del fenomeno.

Del resto appare evidente dai continui sequestri che il traffico sia sempre fiorente e che la Comunità Europea abbia da anni sul tavolo un drastico cambiamento della normativa, sempre annunciato ma mai arrivato in porto.

Speriamo che questo avvenga e che si arrivi a chiudere i rubinetti di questa dissennata importazione che tanti maltrattamenti fa subire ai cuccioli oggetto della tratta.

Ermanno Giudici
Presidente


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Maltrattamento: se ne occuperà il Giudice di Pace

I reati puniti dall’art. 727 del Codice Penale meno gravi di un parcheggio in seconda fila

Dal “Corriere della Sera” di martedì 5 luglio 2016, La città degli animali, p. 10

 

Tanto si parla di abbandono estivo, ma ben pochi si sono accorti che in modo subdolo e senza clamore il reato di abbandono di animali, come quello di detenzione in condizioni incompatibili, è stato sottratto alla competenza del tribunale per essere affidato a quella dei giudici di pace. È stato declassato a reato bagatellare, una quisquilia, una pochezza, ma forse soltanto una vergogna: quella di aver sottratto ancora una volta efficacia a un reato contro gli animali. Così l’articolo 727 del codice penale, una contravvenzione di polizia dei costumi, insieme al 727bis che riguarda le specie selvatiche protette, si è incamminato sulla strada della non rilevanza.

La legge La disposizione che assegna al giudice di pace gli articoli 727 e 727bis del c.p. (sulle specie protette) è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile scorso.

La tutela degli animali è presidiata da un manipolo di leggi assai spuntate per varie motivazioni, la prima delle quali è la scarsa applicazione da parte degli organi di polizia, anche se le cose stanno migliorando. Ma non possiamo dimenticare che molte fattispecie di maltrattamento di animali possono essere archiviate per tenuità del fatto e molte altre, in caso di imputato incensurato, si concludono con pena sospesa e non menzione, quindi nessuno paga un euro e nessuno finisce in carcere. La deterrenza è più verbale che sostanziale e questo è un dato di fatto incontrovertibile: per una violazione banale del codice della strada un cittadino è braccato se non paga la sanzione. Se picchia un animale potrà anche essere condannato a tre mesi di carcere, commutati poi in sanzione economica, ma la pena quasi sempre verrà sospesa. Sembra che lo Stato sia più generoso con chi maltratta un animale o commette altri reati piuttosto che con chi lascia la macchina in seconda fila, comportamento deprecabile ma certo ben più lieve nella scala delle colpe.

727 L’articolo del Codice Penale che si applica a chiunque maltratta gli animali, incrudelisce o senza necessità li sottopone a eccessive fatiche o a torture.

Talvolta si crede che la giustizia vada a rallentatore, perché sono troppi i procedimenti penali. Chi frequenta il tribunale sa bene, invece, che la lentezza dei processi dipende da un rito bizantino e pieno di pastoie, di rinvii e di garanzie date agli imputati che più che tutelarli ammazzano inutilmente la giustizia. Forse se le pene fossero certe, irrogate ed eseguite, senza tentennamenti e senza prescrizione i delinquenti sceglierebbero con più entusiasmo i riti alternativi, che garantiscono sconti di pena ma velocizzano i processi: sempre meglio delle archiviazioni per tenuità del fatto, che peraltro riguardano molti reati che prevedono pene fino a 5 anni di carcere, una enormità.
La tutela degli animali, ma anche dei cittadini, deve avere maggiore incisività, perché qquando le leggi non esercitano il giusto potere di deterrenza rispetto alla commissione del reato sono norme spuntate, quasi inutili. Diversamente sembrerà ancora una volta che tutto cambi ma solo per rimanere immutato, come sosteneva il principe di Salina nel Gattopardo e come sostengono, da tempo, molti magistrati.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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La Regione fa marcia indietro, legge sul randagismo salva

La Regione Lombardia ha dovuto fare marcia indietro sul pessimo progetto di legge che era stato licenziato dalla Commissione Sanità, destinato a sostituire l’attuale normativa.

Il risultato non è esattamente quello che ci aspettavamo, molti obiettivi di tutela non sono stati raggiunti, ma si è comunque riusciti a impedire che la norma attuale venisse completamente svuotata di contenuti.

Ora la battaglia si deve spostare con fermezza sul nuovo regolamento di attuazione della norma approvata ieri, che entro 90 giorni dovrà dettagliare in disposizioni più precise i principi della legge. Possiamo sperare che questo regolamento sia effettivamente portato in giunta entro i termini previsti, considerando che per altri regolamenti d’attuazione la regione Lombardia si è presa anni prima di emanarli.

Questo risultato è stato possibile grazie alla coesione delle associazioni contro il “nulla” che si stava avvicinando, ai veterinari anche pubblici e all’impegno di tantissimi cittadini che hanno fatto girare sui social la notizia.

Vi terremo al corrente degli sviluppi, monitorando e vigilando sull’attività della regione.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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La nuova legge regionale che fa insorgere il web

Oggi in Consiglio: meno obblighi per i canili e aperture facili di negozi. La protesta dei social

La Regione Lombardia, la Commissione Sanità e il progetto di modifica di una parte della legge che riguarda gli animali d’affezione: ingredienti in grado di creare una miscela con un alto potenziale deflagrante. Con scelta infelice e un po’ sciatta la Commissione Sanità decide di dar fuoco alle polveri, cassando da quello che dovrebbe essere il testo della nuova legge una serie di tutele che erano previste dalla norma precedente, facendo fare un balzo all’indietro di decenni ai diritti degli animali d’affezione. Nel nuovo testo sono stati fatti sparire gli obblighi di apertura per i canili convenzionati, la tutela delle colonie feline, i criteri di adozione degli animali ed è stata introdotta la possibilità di aprire un negozio di animali con una semplice dichiarazione di inizio attività, senza preventivo controllo dei requisiti.

Non paghi i commissari hanno anche deciso di modificare la definizione di animale da compagnia, limitando la tutela a quelli che vivono nelle case ma non più in orti e giardini, non sapendo che l’evoluzione giurisprudenziale verso il maltrattamento degli animali è nel frattempo andata ben oltre. Leggi nazionali e giurisprudenza hanno sancito scelte di tutela ben maggiori sui diritti degli animali.

Regione Lombardia è stata l’ultima regione italiana a recepire la legge nazionale (281/1991). La riforma della legge 33/2009 cancella anche una serie di precetti della normativa statale.

Ultima perla di saggezza è stata la decisione di rimandare a un futuro regolamento il compito di trattare gli argomenti non più previsti dalla legge. Ma un regolamento d’attuazione che detti le regole di un vuoto normativo rappresenta una costruzione giuridica davvero ardita, priva anche di tempi certi. L’ipotesi appare tanto illogica da far sì che contro la modifica si siano schierate non solo tutte le associazioni ma anche tantissimi cittadini, informati dal tam tam sui social, che hanno capito molto in fretta che la Lombardia stava rischiando di approvare una legge scellerata. Così anche la politica, non solo regionale, si è accorta del guaio che il progetto di legge, che proprio oggi è in aula per la discussione, avrebbe causato e ha deciso di correre ai ripari.

33 è il numero della legge del 2009, che è oggetto di revisione e cioè il “Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità”, al cui interno c’erano anche le norme di tutela degli animali.

A questo punto si può sperare che il frutto di questo capovolgimento di fronte sia davvero ragionevole e innovativo e che aumenti e non privi gli animali dei pochi diritti che hanno. Repentini cambi di idea hanno portato quasi tutti i partiti, anche quelli che in commissione si erano astenuti o avevano votato a favore, a mutare radicalmente posizione, impegnandosi a emendare il testo del progetto di legge. Se sarà una vittoria per gli animali lo vedremo nei prossimi giorni; unica certezza per ora è che abbiano vinto cittadini e associazioni, riuscendo a costringere la Regione a fare dietro front, ammettendo che il testo licenziato in commissione era una vera mostruosità. Nelle commissioni ci dovrebbero essere dei tecnici e avrebbero dovuto tener presenti anche le richieste che le varie componenti, associazioni comprese, han sempre fatto.


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Progetto di legge di Regione Lombardia su randagismo: un salto indietro di 10 anni

Grosse perplessità sul PDL che riforma la legge 33/2009 in Lombardia, togliendo dalla norma molti articoli che tutelavano diritti animali e impegnavano le ASL, ora ATS, all’esecuzione di interventi obbligatori.

L’idea di inserire gli articoli tolti in un regolamento non convince per due motivi: il primo è che non vi sono tempi certi per l’emanazione del regolamento attuativo e certo non rassicurano quelli, biblici, che ci sono voluti per l’entrata in vigore del precedente regolamento mentre la seconda perplessità attiene proprio alla sparizione di molte norme proprio dal testo della legge.

Un gran pasticcio, temo, nel quale a voler pensare male si potrebbe individuare la volontà di risparmiare proprio sul benessere degli animali, in particolare randagi e senza padrone. Certo se la legge fosse stata sulla caccia in Regione Lombardia sarebbero stati più attenti a non scontentare i cacciatori.

Ora c’è da sperare che l’aula rimetta mano al progetto di legge, che il PD non continui ad astenersi, in un Paese in cui l’opposizione in genere si oppone a tutto, ma prenda una posizione netta come alcuni suoi esponenti.

È veramente un pessimo messaggio quello che viene dalla Regione Lombardia, che deve essere contrastato in modo energico come dicono non solo le associazioni protezionistiche ma anche l’ANCI, l’associazione dei comuni italiani.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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Bocconi avvelenati, se la legge al momento non c’è

Decaduta l’ordinanza reiterata nel 2008, da marzo c’è un pericoloso vuoto normativo

Dal Corriere della Sera di martedì 3 maggio 2016, La città degli animali, p. 11

C’era una volta il lupo cattivo e gli animali cosiddetti “nocivi”. Fino al ’77 potevano essere uccisi senza pietà anche con l’uso dei bocconi avvelenati. Poi abbiamo studiato, un po’ di più e con minori pregiudizi, e la nostra specie si è resa conto di avere per secoli commesso grandi errori di valutazione e di aver sterminato gli animali che si trovavano ai vertici della catena alimentare, i predatori. Da quel momento i lupi sono diventati animali particolarmente protetti e l’uso dei bocconi avvelenati, come strumento di contenimento degli animali selvatici, è stato proibito. Questo però non è bastato per far cessare un odioso quanto pericoloso comportamento e così, nonostante i divieti, gli avvelenatori sono proliferati uccidendo non solo la fauna, ma diventando sterminatori di cani e gatti nelle nostre città, senza disdegnare colombi, nutrie e cornacchie.

Piccoli reati secondo i più, crimini anti-sociali per i più attenti che hanno visto in queste azioni, nell’accettazione che lo spargimento di tossici potesse ammazzare anche un bimbo, dei comportamenti sociopatici pericolosi, devianze da combattere e un pericolo da contrastare. Per questo il Ministero della Salute nel 2008 promulgò un’ordinanza, un provvedimento urgente e contingente che ribadiva il divieto di utilizzo di esche e bocconi avvelenati, regolamentando sia l’impiego delle sostanze tossiche per usi “leciti”, come le derattizzazioni, sia gli obblighi delle amministrazioni pubbliche in caso di ritrovamento di bocconi avvelenati e quelli dei veterinari, anche privati, in caso di sospetto avvelenamento di animali. Un provvedimento tampone che doveva costituire il preludio di una legge organica che regolamentasse in modo definitivo la materia, per evitare pericoli per uomini e animali. Questa previsione non si è mai concretizzata e quindi nel tempo l’ordinanza, con alcune modifiche, è stata prorogata di anno in anno, pur con la consapevolezza di usare uno strumento giuridicamente sbagliato. Siamo arrivati al marzo del 2016 quando l’ordinanza non è più stata rinnovata per dare il via, forse nelle intenzioni, a una legge definitiva che però non sembra all’orizzonte degli impegni governativi.

In questo momento quindi nessuna norma sui bocconi avvelenati detta procedure obbligatorie ai Comuni e ai veterinari pubblici e privati, scomparendo anche l’obbligo di far fare esami tossicologici sulle esche sospette. Un grande passo indietro, colmato solo in due regioni da leggi ad hoc, che non lascia grandi speranze per l’immediato futuro.

In Lombardia dove non esiste una legge regionale specifica non resta che applicare i poco efficaci articoli del Codice Penale e di alcune leggi speciali, che poco prevedono e che ancor meno sono efficaci. Speriamo di non dover attendere una disgrazia per avere una miglior normativa sui bocconi avvelenati.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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Ancora traffico cuccioli nel milanese, servono punizioni più severe

Erano già stati pizzicati lo scorso dicembre, importavano cuccioli senza microchip e documentazione sanitaria dai paesi dell’Est per rivenderli in tutta Italia. Un’organizzazione piccola — quattro persone, tre uomini e una donna, cioè la fidanzata del capo, noto pregiudicato di Melegnano in gioventù dedit0 al traffico di stupefacenti — ma efficiente: nomi alias per dialogare con i clienti, auto in leasing, cellulari intestati a prestanome. Gli uomini del Corpo forestale dello Stato li hanno trovati con la preziosa “merce” (i cuccioli vengono pagati poche decine di euro e rivendute a cifre fino a venti volte superiori), ben nascosta in un casale nelle campagne del lodigiano. I quattro sono stati denunciati per maltrattamento, frode in commercio, falso e traffico di cuccioli alla Procura di Lodi che nei loro confronti ha già aperto un ricco fascicolo. […] I nove cuccioli, di razza bouledogue francese, barboncino e chihuahua, sono stati sequestrati e affidati ad una associazione in attesa che il magistrato ne disponga la confisca.I nove cuccioli, di razza bouledogue francese, barboncino e chihuahua, sono stati sequestrati e affidati ad una associazione in attesa che il magistrato ne disponga la confisca.

Traffico di cuccioli: la Forestale sequestra nove cani di razza, dal Corriere della Sera del 28 aprile 2016

Ancora traffico di cuccioli nel milanese e ancora le stesse persone indagate. Personaggi criminali che da anni trafficano in cuccioli, che hanno già subito arresti e perquisizioni e che nonostante questo continuano imperterriti, sapendo che pochi giorni di galera valgono centinaia di migliaia di euro ogni anno.

Una vita da delinquenti premiata da una legge che non ferma i trafficanti, da processi lunghi e da sanzioni troppo lievi. Sarebbe davvero ora di cambiare registro, di smettere di agevolare chi commette crimini e di far pagare il giusto prezzo a chi lucra sulla sofferenza, sia di uomini che di animali.

Basta però anche con la tolleranza verso chi compra animali sulla rete, verso chi alimenta il traffico dei cuccioli con acquisti senza etica: questa cosa va avanti da troppo tempo per non essere conosciuta dal pubblico. Chi compra lo fa consapevolmente, cercando di acquistare un cane di razza (o quasi) a un prezzo apparentemente basso. Forse sarebbe ora di iniziare anche a indagare gli acquirenti per incauto acquisto.

Ermanno Giudici
Presidente


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Il governo propone abbattimento lupi e cani randagi

Le-loupSembra che il nostro governo voglia procedere all’abbattimento controllato di un certo numero di lupi, per poi estendere il provvedimento, in modo incomprensibile, ai cani randagi nelle aree rurali.

La gestione del randagismo è un fallimento, la gestione dei predatori è un fallimento, la tutela della fauna è un fallimento. Forse che i Ministri di Ambiente e Salute siano confusi e non abbiano capito esattamente i compiti dei loro dicasteri? Parlano di possibile ibridazione fra cani e lupi, rischio che era già stato agitato come disastroso alla fine del secolo scorso: se fosse stato un rischio reale anziché l’espansione dei lupi dal gruppo originario della Sila avremmo avuto quella dei meticci, considerando che lupo è cane sono la stessa specie.

Diciamo che a qualcuno l’occasione pare ghiotta per dare un altro contentino ai cacciatori, dopo cinghiali e altri piani di selezione, senza dimenticare il goffo tentativo per cercare di contenere il randagismo rurale. Fatto nel peggior modo possibile, sotto ogni angolatura si voglia guardare il problema.

A chi volesse far sentire la propria opinione e protestare insieme a ENPA, chiedo di scrivere una mail personale a questi indirizzi: statoregioni@mailbox.governo.it, conferenza@regioni.it, matteo@governo.it, segreteria.capogab@minambiente.it, segreteria.ministro@minambiente.it.
Ermanno Giudici
Presidente


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Guerra ai botti, ora serve un’ordinanza anticaccia

Domenica un cacciatore ha ferito a morte un germano reale che è caduto nel canile

Dal “Corriere della Sera” di martedì 2 febbraio, La città degli animali, p. 10

 

In tutte le zone agricole di Milano, se non ci sono vincoli si può cacciare. È infatti consentita nei terreni privati senza il consenso del proprietario, tranne che in oasi, riserve, parchi pubblici.

La scorsa domenica coincideva anche con essere l’ultimo giorno di caccia, costato la vita a un germano reale caduto ferito all’interno del perimetro del canile comunale di Milano, in via Aquila, gettando nello scompiglio gli operatori presenti, già allarmati dal fatto che la caduta dell’anatra fosse stata preceduta da diverse scariche di fucileria. Dopo aver inutilmente soccorso il germano ferito, hanno pensato a un episodio di bracconaggio, a qualche sconsiderato che cacciava in città proprio a due passi dal parco Forlanini e da un centro sportivo, sicuramente in modo illegale. Per questo hanno deciso di chiamare le autorità, senza sapere che, purtroppo, anche se può sembrare stupefacente, la caccia è consentita all’interno della città di Milano, purché si rispettino le distanze da abitazioni, luoghi di lavoro, strade e non ci si trovi in parchi e giardini. Così un ignoto cacciatore domenica mattina ha imbracciato il suo fucile in una piccolissima area agricola, costretta fra la via Corelli e la tangenziale, decidendo di tirare le ultime fucilate della stagione, probabilmente senza rendersi conto dell’assurdità di praticare, seppur lecitamente, l’attività venatoria dentro i confini della città. Né ha pensato di essere ridicolo, almeno quanto lo sono quelle persone che girano per la città su enormi fuoristrada, vestiti da Indiana Jones. È evidente che qualcosa non funziona in una legge sulla caccia che consenta di tirare fucilate a destra e a manca in aree cittadine, con tutti i pericoli del caso, e questo rafforza la convinzione sul rapporto, malato, che esiste fra cacciatori e politica, con uno strapotere dei primi sulla seconda. Un potere così forte da arrivare a permettere che sia lecito andare a caccia dentro i confini di una città, sotto i ponti della tangenziale, con una serie di rischi davvero rilevanti per l’incolumità dei cittadini.

5o i metri di distanza da una strada da tenere per sparare; per le case la distanza deve essere di 150 metri. La legge nazionale di riferimento sulla caccia è la 157/92.

Cosa avrebbe potuto accadere se l’anatra, anziché andare a morire dentro il canile comunale, si fosse schiantata sul parabrezza di un’auto o peggio avesse colpito un motociclista, per il divertimento di una persona autorizzata a sparare in piena Milano. Gli animali hanno capito da tempo che le città sono luoghi più sicuri delle campagne, specie durante la stagione di caccia: per questo può accadere, per paradosso, che ci sia una densità maggiore di fauna proprio in città rispetto alle zone agricole e forestali e che qualcuno possa pensare di andare a caccia in un fazzoletto di terra cittadino, smentendo come spesso accade la teoria che rappresenta i cacciatori come custodi del territorio e dell’ambiente.

Senza possibilità di intervento del Comune, la competenza sulla caccia è regionale, salvo il potere di emettere un’ordinanza per garantire l’incolumità dei cittadini. Per quest’anno i fucili vanno appesi al chiodo, naturalmente solo fino al prossimo anno, speriamo con norme molto più responsabili.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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