Un anno di numeri di ENPA Milano: animali sempre in primo piano nel 2018

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Un anno di numeri di ENPA Milano: animali sempre in primo piano nel 2018

Come sempre anche nel 2018 l’ENPA di Milano ha svolto tantissime attività per riuscire a dare voce agli animali, sostenendo e tutelando i loro diritti ma non solo: per cercare di salvarne quanti più fosse possibile. Lo raccontano i numeri ma anche i fatti, i soccorsi ma pure le varie campagne informative in loro difesa.

Ma partiamo con ordine: sono stati 2680 gli animali che nel 2018 sono transitati dal pronto soccorso dell’associazione di via Gassendi a Milano, consegnati dai cittadini perché trovati feriti in strada oppure salvati direttamente dalle operatrici e dagli operatori del pronto soccorso con automezzi attrezzati.

Tra questi saltano subito all’occhio sfogliando l’elenco i 9 gabbiani, le 5 nottole, il tasso, il porciglione e i 3 pigliamosche. Alcune di queste specie non sono conosciute dai non addetti ai lavori. Ma anche se le persone non lo immaginano queste specie vivono anche a Milano. Ci riferiamo ai gabbiani che è difficile immaginare possano esserci anche in una città come la nostra, non proprio vicina al mare ma che popolano alcune zone dell’Est della provincia milanese dove vi sono molti bacini idrici.

Sono transitati dall’associazione anche tanti pappagalli (ormai i parrocchetti hanno colonizzato molti parchi e giardini di Milano) e tanti rapaci (come i falchi pellegrini, falchi lodolai, le poiane e i gheppi). Anche nel 2018 non sono mancati tanti animali esotici che hanno avuto necessità di essere soccorsi: 2 pitoni, 1 boa e 1 elaphe guttata, serpenti forse scappati dalle proprie teche ma mai più “reclamati” dai legittimi proprietari piuttosto che semplicemente abbandonati al proprio destino quando sono diventati ormai troppo “scomodi” da detenere.

Tra i tanti soccorsi molti ricorderanno il salvataggio dei gattini partoriti da mamma gatta all’interno del vano motore di un furgone parcheggiato sotto il sole a Bresso e fortunatamente tratti in salvo grazie al tempestivo intervento dei soccorritori. Oppure della femmina di germano reale che con i propri anatroccoli si è rifugiata in un sottoscala di un parcheggio sotterraneo per auto, dal quale difficilmente sarebbe riuscita a risalire, con la prole, verso il Naviglio se non ci fossero stati gli operatori di ENPA Milano.

Come scordare poi il piccolo capriolo caduto nelle fredde acque del Naviglio recuperato e soccorso grazie anche ai Vigili del Fuoco.

Sono soltanto alcuni dei numerosi salvataggi effettuati nel corso del 2018 dall’associazione, che ha affiancato a queste attività più operative, la propria presenza in diversi momenti e occasioni a tutela e sostegno dei diritti degli animali.

Citiamo solo alcuni esempi: la richiesta di sospensione al Comune di Sedriano dell’abbattimento di 5 querce che è stata accolta perché sarebbe avvenuto in un periodo di nidificazione; il sostegno alla campagna per dire no all’utilizzo dei roccoli per la cattura di uccelli da richiamo e all’autorizzazione della caccia alle peppole e ai fringuelli. Leggi che erano state proposte e che non sono state fortunatamente approvate in Regione Lombardia grazie anche alle pressioni operate da ENPA insieme ad altre associazioni animaliste.

Ci sono stati però anche due casi molto eclatanti per i quali invece, nonostante la diffusione delle notizie attraverso social e media, le richieste di sospensione non hanno sortito alcun effetto: l’utilizzo di cavalli alla Prima della Scala e quello di un orso ammaestrato per girare uno spot di una nota casa automobilista a Milano.

“È di estrema importanza che associazioni come la nostra cerchino di richiamare l’attenzione al rispetto degli animali in casi come questi, scrivendo alle autorità e a chi dovrebbe occuparsi di tutelare i loro diritti!” spiega Ermanno Giudici Presidente di ENPA Milano. “Purtroppo non sempre riusciamo ad avere le risposte attese, ma speriamo che, continuando nel nostro impegno, la gente, l’opinione pubblica e i nostri governanti, riescano a dare voce anche alle nostre richieste di intervento”.

Sempre nel 2018 grazie anche alle attività delle Guardie Zoofile dell’Ente, sono state poste sotto sequestro 16 tartarughe testudo hermanni, abbandonate in una scatola di cartone ai Giardini Montanelli di Milano, e un pappagallo cenerino, rinvenuto in una palestra di Milano e riconosciuto dai presunti proprietari che però erano sprovvisti dei documenti necessari per poterlo detenere. Numerosi sono stati i controlli sui maltrattamenti che hanno portato, in alcuni casi, a segnalare i responsabili all’autorità.

Nel 2018 è arrivata anche la confisca di Tosca, un cane posto sotto sequestro nel 2017 e per il quale il proprietario era stato denunciato per presunto maltrattamento. Tosca ha trovato finalmente una nuova famiglia e il proprietario è stato condannato in via definitiva per maltrattamento.

In totale nel 2018 i controlli effettuati dalle Guardie Zoofile solo per segnalazioni dei cittadini di presunto maltrattamento sono stati 124, dei quali 50 nella città di Milano e i restanti 74 in provincia.

– Le azioni quotidiane che ENPA svolge per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica su alcuni problemi legati agli animali sono state sicuramente ripagate negli anni perché si percepisce dalle numerose richieste che riceviamo dai cittadini, che la sensibilità sta aumentando sempre di più grazie anche al nostro lavoro – continua Ermanno Giudici Presidente ENPA Milano. – Ma il nostro obiettivo è quello di riuscire a coinvolgere sempre di più le istituzioni a volte non attente a queste tematiche. Purtroppo senza l’intervento di queste figure che possano diventare portavoce delle nostre istanze, difficilmente si riuscirà a essere davvero incisivi e, combattere contro le tradizioni e i luoghi comuni, diventa impossibile.

Ci auguriamo pertanto che nel 2019 qualcosa possa cambiare e che possa essere data maggiormente voce ai nostri “assistiti” –

 

Elenco animali soccorsi

da ENPA Milano nel 2018

Agnello 3
Airone 13
Allocco 1
Anatra 67
Baccaccia 13
Balestruccio 4
Balia 1
Bengalino 1
Biacco 5
Canarino 1
Cane 32
Capinera 1
Capra 1
Capriolo 1
Cardellino 4
Cavia 1
Cigno 6
Cincia 52
Civetta 20
Codirosso 8
Colombaccio 52
Coniglio 51
Cornacchia grigia 155
Criceto 3
Fagiano 9
Falco lodolaio 2
Falco pecchiaiolo 2
Falco pellegrino 2
Fringuello 9
Furetto 1
Gabbiano 9
Gallina 10
Gallinella d’acqua 3
Gallo 3
Gatto 201
Gazza 24
Geco 5
Germano reale 57
Gheppio 22
Ghiro 7
Gufo 8
Lepre 64
Martin pescatore 2
Merlo 257
Nottola 5
Nutria 15
Pappagallo calopsita 1
Pappagallo inseparabile 3
Pappagallo parrocchetto ondulato 21
Passero 41
Pavone 4
Pettirosso 15
Picchio 9
Piccione 750
Pigliamosche 3
Pipistrello 48
Poiana 2
Porciglione 1
Quaglia 2
Regolo 2
Riccio 140
Rondone 272
Scoiattolo 11
Serpente boa 1
Serpente biacco 8
Serpente elaphe guttata 1
Serpente natrice 12
Serpente pitone 2
Storno 12
Svasso minore 1
Tartaruga trachemys 35
Tasso 1
Topo 9
Tordo 6
Tortora 45
Verdone 2
Verzellino 1
Volpe 6
Totale 2680

 

 

 

 


ENPA Milano sfida con un sondaggio i prossimi candidati sindaco

A distanza di 12 giorni dalle prossime elezioni del Sindaco di Milano, la Sezione meneghina di ENPA raccoglie e rende pubblici i dati del proprio sondaggio lanciato attraverso i social per verificare il livello di attenzione che i cittadini milanesi hanno nei confronti del tema sugli animali.

L’indagine ha voluto porre l’interesse sostanzialmente su 3 argomenti: quanto siano importanti i temi della salvaguardia dell’ambiente e degli animali per gli elettori e quanto questo influirà sulla scelta dei propri voti, il livello di interesse sul tema dell’educazione sui diritti degli animali e conseguentemente, terzo e ultimo tema, la protezione, il soccorso e la cura degli animali sia selvatici che di compagnia.

Alla domanda “Pensi che Milano sia una città amichevole per gli animali” ben il 37% degli intervistati ha risposto “Poco”, dimostrando che la percezione dei milanesi sia quella di vivere in una città non proprio “animal friendly”, per le ancora troppe limitazioni nell’accoglienza degli animali nei luoghi aperti al pubblico, in alberghi e pubblici esercizi.

Il campione intervistato ritiene molto importante che l’amministrazione si occupi fattivamente di animali e ambiente: questo denota un grande interesse e maturità della cittadinanza, come conferma il dato che mostra un 80% dei milanesi molto interessati al destino delle aree oggetto di riqualificazione, come ad esempio l’area de “La Goccia – ex gasometri” e alcuni scali ferroviari, che gli intervistati ritengono debbano essere trasformate in aree verdi pensate anche quale luogo di sosta e riproduzione della fauna selvatica.

Ma i numeri che devono fare riflettere in assoluto di più rispetto a quanto emerso dai risultati della ricerca sono quelli relativi all’importanza della creazione di un pronto soccorso per animali attivo 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno (92%), oltre alla necessità di mantenere e potenziare maggiormente la “task force” della Polizia Locale che si occupa di tutela degli animali (94%). Per finire si evidenzia un’altra criticità in questi periodi di crisi, relativamente a quanto sia fondamentale rispondere a un problema sociale sempre più emergente e difficile, rappresentato dalle cure veterinarie per gli animali delle persone indigenti, che devono essere sostenute da fondi del Comune (94%).

“Abbiamo lanciato questo sondaggio con l’obiettivo di verificare attraverso la voce dei cittadini quanto sia necessario che questi argomenti facciano parte delle intenzioni dei prossimi candidati alla carica di Sindaco, proprio per l’assenza totale di proposte concrete sottoposte a ENPA Milano dai candidati di tutti gli schieramenti” ha dichiarato Ermanno Giudici, Presidente di ENPA Milano.

“Questo sondaggio rappresenta una chiara indicazione e un’analisi dei desiderata dei cittadini. Ci aspettiamo ora che i candidati alla poltrona di primo cittadino ci mandino un impegno formale sui temi proposti che comunicheremo ai nostri simpatizzanti e sostenitori.”

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Ermanno Giudici, “Strategia in sei punti per la salvaguardia degli animali”, dal Corriere della Sera di martedì 24 maggio 2016, p. 10.

Evidenziare le criticità ma anche i desideri dei cittadini deve essere un dovere per un’associazione, senza schierarsi mai, solo per rappresentare una voce di proposta, e di protesta quando serve, per chi si propone di amministrare la città. Ogni giorno ENPA Milano riceve richieste di intervento di pronto soccorso per animali feriti o in difficoltà, cura animali di compagnia di persone indigenti, cerca di attivarsi su segnalazioni di presunti maltrattamenti. Per questo riteniamo fondamentale che i candidati sindaco debbano essere attenti a inserire nei propri programmi progetti a favore degli animali e della tutela dell’ambiente, a patto che questa sia una promessa reale e non elettorale, perché ENPA sarà costantemente di pungolo verso tutte le amministrazioni perché prestino sempre maggior attenzione a questi problemi.


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Monitorare le violenze sugli animali: sono predittive

Negli USA lanciato un database dei maltrattamenti. “Anche in Italia non siano reati minori”.

Dal “Corriere della Sera” di martedì 12 gennaio 2016, La città degli animali, p. 8

 

Il 2016 sarà l’anno di svolta per i crimini contro gli animali negli States: da quest’anno il Federal Burearu of Investigation (FBI) inizierà a tracciare i protagonisti di questi reati, i comportamenti criminali, il modus operandi degli autori e darà vita al primo database al mondo su questi crimini, ancora troppo sottovalutati.

Qualcuno penserà che era ora ci si occupasse di difendere i diritti degli animali non umani, qualcuno invece penserà che altri devono essere i crimini messi sotto osservazione, quelli che preoccupano la società: né un’opinione né l’altra si rileveranno interamente veritiere. La scelta messa in campo da F.B.I. dipende da studi scientifici, da realtà oramai acclarate nei manuali di criminologia, che hanno dimostrato in modo inequivocabile come la violenza sugli animali sia un prologo, un doloroso antefatto di vigliaccheria e pericolosità sociale, pronto a spiccare il suo devastante salto verso la società umana, dove i protagonisti, le vittime di questa prepotente violenza non saranno più solo gli animali, ma tutti i membri della grande famiglia delle categorie fragili: anziani, bambini, donne.

Loro saranno le future prede, accomunati in quello che in gergo tecnico viene chiamato “il link”, il cerchio maledetto che racchiude in una spirale tanto mortale quanto spesso imperscrutabile le vittime di violenza, quelle che porteranno per tutta la loro vita le cicatrici indelebili e i segni che nessun amore potrà, forse, mai cancellare.

Difficile capire, difficile riuscire a trasformare uno spiraglio in un’apertura e un’apertura in una via di fuga per le creature vittimizzate da persone capaci di trasformare la vita di altre persone e degli animali in un inferno in terra. Per questo l’iniziativa di  F.B.I. allarga il cuore di quanti si sono impegnati su questo tema e proprio perché questo abisso merita di trovare un argine, ENPA Milano ha organizzato negli ultimi due anni corsi di formazione per forze dell’ordine, avvocati e veterinari, ben sapendo quanto sia importante fare rete, creare sinergie prima fra le persone e poi fra le istituzioni per combattere un mostro che è vulnerabile solo in rare occasioni: perse quelle l’abisso si richiuderà sulle vittime e chi opera nel settore della tutela delle categorie fragili lo deve sapere.

La violenza inizia spesso ad essere agita sugli animali, vittime minori per il carnefice, per allentare ogni rapporto empatico con le creature viventi. Dagli animali agli umani il salto è breve e drammatico, per la sua violenza e rapidità. Spero che in Italia si smetta di considerare i maltrattamenti contro gli animali come un reato minore. La scienza e la conoscenza ci raccontano cose differenti ed è ora che la nostra legislazione si adegui. Per non vedere più bambini tremare come animali, animali tremare come donne violentate, anziani rinchiudersi in una solitudine assordante.

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano


Gli animali selvatici non sono pets

Category : News

La notizia è apparsa sul Corriere della Sera del 23 marzo e racconta la storia di uno scimpanzé detenuto come animale da compagnia negli Stati Uniti, nello stato del Connecticut, che ha aggredito e sfigurato, creandole mutilazioni permanenti, un’amica della sua padrona che stava cercando di aiutarla a rimetterla in gabbia. L’animale, del peso di 90 kg e con una forza assolutamente non paragonabile a quella di un uomo, viveva in una casa privata, libero, come fosse un normale animale da compagnia.

I risultati di questa follia sono chiaramente visibili sulla persona aggredita, leggendo l’articolo che parla di questa storia. La confusione generata dall’idea che ogni animale possa essere addomesticato, addestrato, sottoposto a comportamenti che non sono propri della sua specie è la causa principale di queste tragedie. La realtà è completamente diversa: la domesticazione è un processo lento e complesso che, semplificando, porta un essere vivente a modificare nel tempo i tratti del suo comportamento, pur mantenendo comportamenti ancestrali che non potranno mai essere del tutto rimossi. Il processo di domesticazione del cane ha attraversato 15.000 anni e, nonostante questo, i cani, specie di alcune razze, non hanno perso completamente comportamenti che sono ben presenti nei loro progenitori, come lupi e sciacalli. L’addestramento invece, sotto qualsiasi forma e con qualsiasi metodo venga praticato, è quello che consente, ad esempio, a un leone di essere gestito dal domatore o a un pappagallo di essere maneggiato dal proprietario. Nessuno di questi comportamenti può essere però ricondotto a un’effettiva domesticazione dell’animale, ad una perdita di quei tratti specie specifici e comportamentali che sono propri di un animale selvatico. Dimenticarsi di questo significa praticare una costante violenza nei confronti degli animali, ma anche sottoporre a possibili rischi i detentori e quanti hanno possibilità di entrare in contatto con gli animali.

Se venisse percepito come fatto inconfutabile che un animale selvatico resta sempre tale anche quando vive nelle nostre case, per sua sfortuna, e che già questo sia condizione sufficiente per poter considerare ogni forma di detenzione una forma di maltrattamento, noi potremmo evitare agli animali cosiddetti da compagnia o pets molte delle sofferenze alle quali sono sottoposti. Un animale catturato in natura o riprodotto in ambiente controllato da un tempo breve, pensate sempre ai 15.000 anni serviti al cane, non deve essere considerato domestico per il solo fatto che possiamo tenerlo in cattività (dal latino “captivus”, prigioniero). Ogni animale continuerà ad avere l’istinto che possiederebbe in natura: una preda si sentirà sempre in pericolo, come un coniglio o un pappagallo, mentre un predatore resterà tale anche se condizionato a subire comportamenti innaturali.

Detenere uno scimpanzé, trattarlo come se fosse un bambino o un fidanzato, non è un modo di costruire un rapporto extra specifico ma, come si è visto in questo e in numerosi altri casi, sarà solo un modo per tenere un animale compresso fino al punto di farlo esplodere: quando lo farà, quando penserà di essere stato maltrattato a sufficienza o semplicemente penserà di dover regolare una disputa con quello che ritiene, per colpa nostra, un suo simile lo farà come l’evoluzione gli ha insegnato. Soltanto che un uomo non è un primate di 90 kg, non ha la sua stessa forza e quindi, quando lo scimpanzé si rapporterà con noi, credendoci suoi cospecifici, questo avrà un effetto devastante.

In Italia da molti anni, ma non tantissimi, è vietato detenere una lunga elencazione di specie fra le quali rientrano tutte le scimmie, antropomorfe o meno. Fino al 1996 chiunque anche da noi, come in America, poteva liberamente detenere un orso, uno scimpanzé o un coccodrillo in giardino. Sotto la spinta della normativa che tutela le specie selvatiche in via d’estinzione e della Comunità Europea anche l’Italia si è finalmente dotata di una legislazione, che dovrebbe impedire la detenzione di animali pericolosi. Purtroppo non è del tutto vero perché chi deteneva queste specie animali prima dell’avvento della legge le può avere tutt’ora, stante l’assenza dei controlli su una normativa che obbligava i detentori a denunciarne il possesso alle Prefetture, precetto rimasto quasi sempre sulla carta. Si può solo sperare che questa normativa venga applicata definitivamente e in modo completo, prima del ripetersi di altre disgrazie, come quelle recentemente accadute a Pinerolo (TO), dove una tigre appartenente a un gruppo detenuto da un privato ha sbranato il proprietario. Disgrazia annunciata da anni, mai impedita dalle istituzioni.

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano

Fonte: www.ilpattotradito.it

 


L’infelice Pasqua degli agnelli

Questa foto è di una campagna, realizzata dagli attivisti di un’ associazione croata per la protezione degli animali, contro la macellazione degli agnelli, realtà che raggiunge numeri incredibili a ridosso delle feste di Pasqua, spesso per tradizione e altrettanto per un malinteso senso della religione.

Ogni anno sulle tavole degli italiani finiscono centinaia di migliaia di agnelli, allevati e macellati spesso in violazione delle norme sul benessere animali, molti vengono importati da paesi che non sono in grado di garantire alcun rispetto delle norme di tutela poste a garanzia di quei diritti, pochi, che sono riconosciuti agli animali.

Molti sostengono che bisognerebbe diventare vegani, altri solo vegetariani e altri ancora sembrano ignorare il problema: quasi nessuno però riesce a restare indifferente di fronte alla foto di un agnellino che sta per essere sacrificato. Il nostro cervello non percepisce probabilmente solo l’animale, ma vede il cucciolo, la tenerezza e la gioia di un essere vivente che si è appena affacciato alla vita. Nello stesso modo il nostro cervello al supermercato vede un pezzo di carne, una braciola, una costoletta; non vuole vedere altro e non vuole percorrere il percorso a ritroso, attività che peraltro non sarebbe difficile. La costoletta appartiene a un corpo intero, che prima di essere ucciso, spesso malamente, privato della pelliccia, strappato alla madre e trasportato magari per giorni era un agnello vivo, con la stessa espressione di quello della foto.

Noi non vogliamo ragionare su quello che ci addolora, abbiamo imparato che gli agnelli si chiamano così quando sono vivi, quando in chiesa si dice “ecco l’agnello di Dio”, senza pensare però che è stato fatto per essere brutalmente ucciso. Quando facciamo la spesa tutti gli animali si trasformano in alimenti e molto spesso non si cerca neanche di fare delle scelte: per scegliere è necessario riflettere e se pensiamo troppo, poi, siamo costretti a cambiare i nostri comportamenti.

Credo che alcune scelte comportino, anche alle persone che mangiano carne, sacrifici minimi, accettabili: non mangiare cuccioli, eliminare dalla tavola gli animali derivanti da allevamenti intensivi, privilegiare il consumo di alimenti bio, ridurre il consumo di carne. Si tratta solo di avere comportamenti consapevoli, piccoli passi verso un cambiamento di rotta che ci porti a non vivere da dissociati: commuoverci per l’agnello guardando la fotografia per poi comprarlo poco tempo dopo al supermercato.

La Pasqua per i credenti è una festa, lasciamo che questa sia una festa per tutti, che non costi il massacro di centinaia di migliaia di cuccioli. In fondo basta davvero poco.

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano

Fonte: www.ilpattotradito.it

 


Questo animale non dovrebbe essere qui

Category : News

L’errore è grave: certi animali non sono “da compagnia” come i cani e i gatti, non dovrebbero vivere nelle case degli esseri umani. A questo sbaglio, che purtroppo molti ancora commettono, se ne aggiunge un altro peggiore: il successivo abbandono. Per questo nella sede di ENPA Milano abbiamo alcuni di questi animali che cercano un’adozione.

Siamo fermamente contrari all’idea che animali “non domestici” siano considerati da compagnia, ma abbiamo anche il dovere di aiutare nel migliore dei modi quelli che soccorriamo: ora hanno bisogno anche di voi.

Adotta un animale, non comprarlo.

Per informazioni:
adozioni@enpamilano.org
tel. 02.970642222

 


Un pappagallo a Sanremo: la tv che parla di animali solo come fatto di costume

Category : News

Non contento di averlo portato in gennaio in Piazza San Pietro e in TV alle Iene, in una deprimente ospitata, adesso Francesco Lombardi sarà ospite del “dopo Sanremo” con il suo amazzone chiamato “Amore”. Il compito dello sventurato pennuto sarà quello di pronosticare i vincitori, come ben spiega la gallery di Repubblica.

Posso accettare che il suo proprietario sia in cerca di una notorietà, oramai scomparsa rispetto a quando faceva lo spogliarellista o il politico a Trezzano sul Naviglio, ma non posso comprendere che usi il pappagallo come strumento per raggranellare qualche euro e presenziare in TV. I pappagalli sono animali molto intelligenti e sono dotati di tutte le sfortune che possono colpire un animale da compagnia, sono belli, colorati e parlano: questo li ha condannati a condurre una vita in cattività, spesso in mano a persone che di loro, dei bisogni etologici, delle necessità alimentari, della vita di stormo e del volo nulla sanno. E certo non diminuisce la loro sofferenza il fatto che siano nati in cattività; non è questo che rende i pappagalli animali domestici, che restano specie selvatiche costrette a fare gli animali da compagnia. Questi pappagalli, tenuti in cattività, sono i simulacri dei loro simili che vivono liberi, riempiendo il cielo di grida e di colori e percorrendo ogni giorno chilometri in volo. Il pappagallo che sarà esibito a Sanremo rappresenterà a buon titolo quanto di più diseducativo la nostra RAI possa mandare in onda nei confronti degli animali. Una vergogna, una delle tante fatte da una televisione che sempre più si occupa degli animali come fatto di costume e sempre troppo poco si occupa dei loro diritti.

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano


La conservazione di una specie pura in cattività: la più grossa bugia sul rispetto degli animali

Category : News

Molti mi hanno chiesto di esprimere un punto di vista sulla giraffa uccisa allo zoo di Copenaghen, sulla quale volutamente non ho scritto, sino ad ora, una parola: mi sembrava che molte ne fossero state scritte, talvolta con un senso, talvolta con un’idea pietistica che però riguardava solo le giraffe, altre prive completamente del contesto e ricche solo di emozione, passione, emotività. Sentimenti altissimi, che però vanno contemperati con la realtà e che non possono diventare i proprietari di una situazione.

Difficile dire, in questo mondo, a chi appartenga il diritto alla vita e quello di poter somministrare la morte e in base a quale ragione. Una giraffa in sovrannumero, al di là della meraviglia incontestabile della creatura, ha più diritti di un vitello, di un topo, di una nutria? Di un altro qualsiasi mammifero, che è per “rango” occupato nella scala evolutiva è assimilabile alla giraffa Marius? Difficilissimo rispondere, impossibile poter essere detentori della verità, indispensabili esserne i ricercatori.

Resta quindi solo la possibilità di allontanarsi da questa parte del discorso e provare a fare una riflessione diversa, forse meno accattivante, ma magari reale.

La conservazione, intesa come sforzo di assicurare la conservazione di un patrimonio genetico puro, che possa essere utile alla creazione di una stirpe di soggetti atti a ripopolare il pianeta ha un senso solo in alcune situazioni: quelle che si possono considerare come realtà di squilibrio ambientale temporaneo. Una volta corrette o modificate le cause di queste realtà sarà possibile reinserire animali particolari, partendo da un patrimonio genetico preservato e conservato in cattività: discorso impossibile per le giraffe, il cui territorio, inteso come portanza ambientale, si riduce ogni giorno di più. Quindi lo sforzo è praticamente inutile, un tentativo senza speranze reali se non quello di creare una banca dati vivente del DNA.

Ma la conservazione e la natura sono entrambe prive di bontà intrinseca: entrambe si occupano dei “diritti” della specie, nessuna di quelli dell’individuo, delle sue paure, delle sue sofferenze. La conservazione, intesa così, è la più grossa bugia presentata come il rispetto della vita degli animali. Ogni animale che si estingue è un danno contro l’equilibrio ma, principalmente, è un danno contro l’umanità.

La dissezione della povera giraffa di fronte a un pubblico composto in buona parte da bimbi è stato terribile, un’inutile addestramento al sangue ed alla violenza indecente per chiunque abbia pretese educative. Giusto presentare la verità, giusto non gettare via carne di un animale morto, a patto che l’animale non soffra inutilmente per questo. Terribile, invece, abituare i giovani alla violenza di uno squartamento sanguinolento. Un tripudio di iPhone che riprendevano uno spettacolo truculento, con compiacimento per la situazione.

Gli zoo sono una palestra di sofferenza, specie se gestiti con la logica del profitto che per definizione è distante dai buoni sentimenti. Però anche i discorsi sconnessi di alcuni difensori della povera giraffa, capaci solo di insulti spesso violenti come le situazioni che vorrebbero contestare, non sono purtroppo più condivisibili. Queste situazioni potranno cessare solo con il progredire della cultura e della sensibilità, non certo con i buoni sentimenti di quanti protestano per la fine di Marius, magari con la pelliccia nell’armadio e con una bistecca di vitello in tavola.

Le poche strutture che detengono animali in cattività, con estremo rispetto per gli ospiti, sono da vedere con un occhio diverso dagli zoo-lager, specie se fungono da centro di recupero di animali provenienti da sequestri o detenzioni improprie.

Dobbiamo abituarci che la strada verso il rispetto è fatta soprattutto di conoscenza, di un percorso che trascende il pietismo e che valuta attentamente il giudizio, che non può essere basato solo sull’emozione o sull’empatia.

In questa vicenda nulla ha seguito un profilo di logica, buona gestione e rispetto. E’ prevalso il senso arrogante della spettacolarizzazione a tutti i costi, quel senso di sgomento nel vedere dei bambini assistere indifferenti allo squartamento della giraffa, la stessa che magari avevano ammirato viva poche settimane indietro. Non c’è molto da aggiungere e i social network possono essere utili per gettare un sasso, una sorta di stimolo alla riflessione. Il tema dei giardini zoologici, delle loro modalità di gestione, della sofferenza che possono creare agli animali ha anche una sua faccia speculare dove la cattività non ha come scopo solo il profitto ed è talmente complesso da non poter essere discusso e affrontato seriamente in poche righe.

Unico concetto, breve, deciso e conciso è che non si proteggono le specie se non si proteggono i loro habitat e l’uomo, per profitto, è ancora troppo incline a proteggere la biodiversità rinchiudendola negli zoo piuttosto che tutelare realmente i territori. Stiamo consumando così tanto suolo da essere prossimi ad un punto di non ritorno, non solo per gli animali, vittime della nostra stupida cupidigia, ma per noi stessi.

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano

 


Intervista a Ermanno Giudici sugli avvelenamenti delle aree cani

Category : News

Nell’edizione di questa mattina di “Buongiorno Regione” è stato trattato il problema dei recenti avvelenamenti avvenuti in alcune aree cani a Milano, con un’ intervista di Ermanno Giudici in merito alle possibili soluzioni e prevenzioni che andrebbero messe in atto.

Il servizio ha inizio al minuto 17’47”.


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