Sequestrati 66 bovini a Cascina Moretti per maltrattamento di animali

Sequestrati 66 bovini a Cascina Moretti per maltrattamento di animali

Sequestrati 66 bovini

In data 23/04/2019 personale del Nucleo Guardie Zoofile di ENPA Milano , a seguito di notizie comparse sulla stampa relative ad episodi di presunto maltrattamento avvenuti presso Cascina Moretti, in un allevamento di vacche da latte, ha operato un controllo presso la struttura rilevando una serie di violazioni alle normative sul benessere animale. Le operazioni compiute hanno portato all’invio di una dettagliata notizia di reato alla Procura della Repubblica di Milano, con la richiesta dell’adozione di misure urgenti per mitigare le condizioni di maltrattamento riscontrate.

A seguito dell’informativa il S.Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano, dott.ssa Sara Arduini, ha disposto il sequestro dell’intera mandria di bovini per l’interruzione dei reati in corso e la tutela degli animali nonché per l’acquisizione degli elementi probatori necessari.

Il 25 aprile personale del Nucleo Guardie Zoofile ENPA Milano, unitamente ai Carabinieri Forestali della stazione di Milano, Garbagnate, del Gruppo di Lodi e ai militari della Stazione Carabinieri di Cassina de’ Pecchi, hanno provveduto ad eseguire il sequestro di 66 bovini, fra vacche adulte, manze e vitelli e, contestualmente, hanno iniziato a mettere in atto una serie di attività volte a migliorare le condizioni di vita degli animali in sequestro. Le operazioni, particolarmente complesse, sono durate fino in tarda serata con l’impiego di oltre 15 persone.

I bovini sequestrati sono stati dati in affidamento al Sindaco del Comune di Cassina de’ Pecchi che sarà affiancato nelle attività dai veterinari dell’ATS Martesana. Il 26 aprile è stato operato un nuovo sopralluogo volto a monitorare e organizzare in dettaglio le attività di custodia degli animali, al fine di ridurre al minimo le condizioni di sofferenza dei bovini.

Grazie all’attività del Nucleo Guardie Zoofile di Milano, al Pubblico Ministero” ha dichiarato il Capo Nucleo Ermanno Giudici “e alla collaborazione messa in atto con i Carabinieri Forestali e della territoriale, siamo riusciti a interrompere la commissione di reati in danno degli animali. Questa operazione dimostra, ancora una volta, come creando le sinergie necessarie, i problemi possono essere affrontati e risolti anche quando siano particolarmente complessi.”


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Il commento di Giudici, Presidente ENPA Milano, all’articolo sui cavalli alla Scala di Pavanel – “Il Giornale”

Sicuramente nessuno prende il cavallo a scudisciate alla Scala, ma nel 2018 ancora non si riesce a capire, sembra proprio impossibile, che la violenza non è fatta soltanto di percosse.

Certo si può ironizzare, si possono chiamare a difesa le tradizioni, si può financo dire che non abbiamo problemi più seri. Ma invece non è così. I problemi sono seri, serissimi. Riguardano gli animali, ma anche i diritti, riguardano la sicurezza di maestranze, spettatori e animali. Riguardano l’attenzione verso i diritti dei più deboli, verso la sofferenza (grande o piccola) inflitta per ignoranza (intesa come mancanza di conoscenza).

Chi è attento ai diritti non lo è solo a quelli degli animali, peraltro tutti siamo animali, anche se cerchiamo di sottrarci dal novero di quanti appartengono a questa grande famiglia.

Potete darci degli incolti, degli esaltati, descriverci come persone che non hanno di meglio da fare (e solo un dio sa quanto sia vero il contrario). Ma noi non ci sposteremo di un millimetro, con fermo ed educato dissentire, invocando le norme, caldeggiando il buon senso.

E ne siamo orgogliosi, in un mondo che sembra saper soltanto urlare oppure tacere.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA MIlano

 

Articolo di Luca Pavanel “Il Giornale” del 29 novembre 2018

“Se l’Enpa vuole “azzoppare” la Prima della Scala”

È sembrato perfino strano il (lungo) silenzio degli animalisti sull’arruolamento di un equino per l’opera verdiana «Attila», al debutto il 7 dicembre alla Scala.

Per giorni strana l’assenza di una condanna, of course, che ogni volta è scattata in circostanze analoghe, quasi come il riflesso del cane di Pavlov. Ma la protesta alla fine è arrivata, ieri. Già, proprio così.

Un messaggio dall’Ente nazionale protezione animali (Enpa) al Piermarini contro l’utilizzo di cavalli veri nel lavoro lirico che aprirà la stagione. «Un palco teatrale e il retropalco non sono ambienti adatti a ospitare dei cavalli, che sicuramente saranno costretti a subire rumori, confusione e imposizioni innaturali per quanto animali abituati a lavorare con l’uomo». E molto altro nella missiva firmata dal presidente dell’Ente a Milano Ermanno Giudici all’indirizzo del sovrintendente Alexader Pereira e per il regista Davide Livermore e il sindaco Giuseppe Sala. Gran finale con la richiesta che «da quest’anno nessuna rappresentazione scaligera preveda l’impiego di animali in scena». Che dire, a parte il fatto che è difficile credere che la Scala sia un ambiente in cui non si rispettino gli animali – nessuno avrà in mente di scudisciare il destriero-attore – non si può non ricordare che la storia del Teatro è anche una storia di equini.

Non solo belcanto infatti: nella sala grande, si narra, c’erano spettacoli vari, come tornei a cavallo, carnevali e party. Una stampa dell’Ottocento mostra gli spazi teatrali trasformati in una sorta di «ippodromo». Certo, si dirà, non c’erano gli animalisti. Ma non per questo i cavalli – da sempre usati ma anche amati (non da chi è una «bestia»), venivano maltrattati. Figuriamoci oggi al Piermarini. Cari animalisti, forse sono altri i nemici, non un gruppo di voci liriche su uno dei più famosi palcoscenici, sotto gli occhi di tutti.

 


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Probabile utilizzo di orso addestrato per realizzare spot Mercedes

ENPA Milano segue la situazione e avverte Prefettura e Comune di Milano

 

“Siamo stati informati in modo confidenziale che nei prossimi giorni dovrebbe arrivare a Milano, dall’Ungheria, un orso addestrato che verrebbe utilizzato come protagonista di uno spot pubblicitario realizzato per Mercedes Benz” dichiara Ermanno Giudici presidente di ENPA Milano.

“L’orso verrebbe trasportato a Milano al solo scopo di girare il filmato, in luogo protetto da occhi indiscreti.

La sezione ENPA di Milano esprime tutta la sua contrarietà a questo tipo di sfruttamento degli animali e assume una posizione estremamente critica nei confronti della casa automobilistica di Stoccarda, che evidentemente non si è ancora accorta della posizione ostile dell’opinione pubblica nei confronti di questo tipo di sfruttamento.

Prosegue Giudici: “Ci auguriamo che il Comune di Milano, garante pubblico del benessere degli animali, si attivi per impedire che questo accada e che la Prefettura, quale autorità di pubblica sicurezza, non conceda le autorizzazioni a questa produzione.

Ci sono oramai tantissime alternative all’uso di animali veri nella creazione di spot video, come il cinema ci ha insegnato in questi anni. L’impiego quindi di un orso è soltanto la dimostrazione di un mancato rispetto dei diritti degli animali, che non vorremmo dover più vedere. Non serve dichiararsi attenti all’ambiente riducendo l’inquinamento dei motori per poi mettere in atto campagne che insegnano il contrario del rispetto verso la natura.

Saremo attenti e vigili per impedire che Milano diventi protagonista di questa spiacevolissima iniziativa, riservandoci ogni azione nei confronti dei responsabili.

Ci auguriamo inoltre che il Comune e la Prefettura si attivino, per quanto di competenza, unitamente ai Servizi Veterinari dell’ATS, per impedire che l’orso arrivi a Milano e sia usato per fini scenici.

Sarà una nostra attenzione informare i media sugli sviluppi della questione, che coinvolge anche i Garanti per i Diritti degli Animali nominati dal Comune di Milano”.

 


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La TV dei pappagalli ovvero come far pubblicità agli animali prigionieri

Con la scusa di fare un remake della storica trasmissione Portobello, ideata da Enzo Tortora, la RAI rimette in catene un pappagallo. Senza accorgersi che i tempi sono cambiati.

Ai tempi in cui Enzo Tortora, infatti, inventava la trasmissione Portobello, facendo noleggiare un pappagallo alla RAI in un negozio di Milano, l’attenzione verso i diritti degli animali era completamente diversa. Come dimostra il fatto che nei negozi venivano venduti animali di ogni specie.

Era il 1977 e a Milano c’erano negozi che avevano le vetrine piene di specie esotiche: leoncini, tigri, scimpanzé, cuccioli di orso ma anche coccodrilli e scimmie ragno, bertucce e gattopardi. Animali quasi sempre destinati a fare una brutta fine, comprati da cuccioli per curiosità o esibizionismo.

Tempi davvero diversi, tempi per fortuna passati con l’entrata in vigore della Convenzione di Washington, più conosciuta come CITES (Convention on International Trade of Endangered Species), e poi finalmente il divieto di tenere e vendere questi animali. Non i pappagalli, per loro sfortuna, anche se non vengono quasi più catturati in natura ma riprodotti in allevamento.

Ma per il pappagallo poco importa essere nato in foresta o a Cologno Monzese. La cattività è sempre la stessa, la privazione della libertà è sempre pesante. Come la mancanza di poter mettere in atto i comportamenti naturali, che non mutano solo perché un animale è riprodotto in cattività.

Ora sono cambiate le conoscenze, è cambiata la sensibilità e anche l’attenzione. Purtroppo sembra di tutti fuorché dei dirigenti RAI ed evidentemente di Antonella Clerici.

Non serviva invocare il maltrattamento di animali o i regolamenti dei Comuni, ma occorreva invocare l’intelligenza e il rispetto, comprendere che non è più tempo di fare spettacolo senza considerare quello che la scienza ha oramai dimostrato: gli animali soffrono, hanno paura, si annoiano, hanno necessità di stare con i propri conspecifici.

La televisione pubblica dovrebbe educare, non essere un cattivo maestro. E così abbiamo ritrovato in prima serata “La TV dei pappagalli”, ovvero, come far pubblicità agli animali prigionieri, dando ovviamente un messaggio sbagliato.

Non sono servite le proteste contro la presenza di un amazzone nel remake di Portobello. La RAI e Antonella Clerici sono andati diritti per la loro strada.

Senza nemmeno chiedersi se in effetti le critiche fossero giuste e non solo per la catena, che nelle anteprime legava il pappagallo al trespolo. Con l’arroganza di chi non sa e non vuol nemmeno sapere.

Se non fosse così gli autori si sarebbero fatti due domande, magari senza interrogare solo i soggetti che su questo tipo di esibizioni ci campano. Che si sperticano in dichiarazioni su quanto il povero amazzone stia bene e sia perfettamente a suo agio in uno studio televisivo. Nemmeno in foresta libero avrebbe potuto stare meglio.

Chi conosce un minimo gli animali, giusto lo stretto necessario per avere un’opinione tecnica, sa perfettamente che un pappagallo, anche allevato, mantiene le caratteristiche etologiche di un animale selvatico. Anche se allevato a mano per snaturarlo grazie all’imprinting. Un pappagallo mantiene indole e bisogni, con in aggiunta tutti i traumi derivanti da un metodo di allevamento irrispettoso.

Quindi l’amazzone, legato o meno sul suo trespolo, nello studio della RAI si trova bene quanto staremmo noi uomini in una metropolitana sovraffollata, senza aria condizionata e con la musica che ci perfora i timpani. Magari con l’idea che la nostra esistenza sia in pericolo. Che un nemico ci stia per attaccare.

Un pappagallo in natura è una preda, ha necessità di potersi sottrarre alla vista, di nascondersi per essere in equilibrio con sé stesso. Messo su un trespolo, senza riparo, dentro uno studio televisivo, con luci forti, musica e frastuono si troverà davvero a suo agio? Sicuramente no e chi dice il contrario non può essere in buona fede.

Questo è il motivo che lo porta a stare immobile su un trespolo, come fosse imbalsamato. Un pappagallo che per natura è un animale curioso, esploratore, intelligente e che patisce la noia, come la maggior parte dei viventi. Certo nessuno lo picchia, il cibo è disponibile anche se nemmeno viene toccato dal pappagallo, per lo stress generato dalla situazione.

Un pappagallo non dovrebbe essere mai e poi mai tenuto in cattività, più di altri animali e lo sa bene chi ne ha avuto uno. Sono animali complessi, difficili che solo uomini presuntuosi possono relegare a fare i totem su un trespolo, sperando che vocalizzino, che gridino “Portobello”, mentre hanno il cuore che batte all’impazzata.

Guardando il livello della trasmissione purtroppo nulla stupisce, vista la qualità dello spettacolo che riporta ai tempi in cui nei circhi si esibivano uomini con deformità fisiche, mentre qui spesso si approfitta di carenze di altro genere. Ma l’esempio e l’insegnamento dato da una rete pubblica sono davvero pessimi.

Grazie alla trasmissione ora i negozi si riempiranno di pappagalli. Come sempre la domanda va alle stelle quando un animale va in TV oppure è protagonista di un film. Negozianti e allevatori, che spesso coincidono, ringraziano la RAI per questa inaspettata pubblicità.

I pappagalli invece, con la loro lunga vita di sofferenze che può durare più della nostra, saranno vittime innocenti dell’indifferenza umana.

Ricordate sempre che per maltrattare un animale, per provocargli sofferenza, al di là di quello che la legge riconosce come tale, non servono violenze o percosse. Il carcere duro è una pena terribile, anche senza che sia torto un capello ai detenuti.

 

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano


ENPA Milano interviene per cani chiusi in auto al sole – Inviata nota a tutte le Forze dell’Ordine per ricordare obbligo di intervento

Ieri pomeriggio intorno alle 17 sono stati segnalati al centralino di ENPA Milano due cani di razza akita rinchiusi all’interno di un’auto parcheggiata al sole in zona Piazza Dergano a Milano e che iniziavano a dare i primi segni di malessere a causa delle temperature ormai elevate presenti all’interno dell’abitacolo.

Dopo meno di 30 minuti dalla prima segnalazione, gli operatori dell’ENPA di Milano, erano sul posto per verificare la situazione. Per quasi un’altra mezzora, nonostante le richieste di intervento alla Polizia Locale e alla Polizia di Stato da parte di alcuni passanti e da parte degli stessi soccorritori dell’associazione, nessuna pattuglia è intervenuta.

Poi, quasi in contemporanea, sono arrivati sul posto sia una pattuglia della Polizia Locale che si trovava casualmente in zona e che era stata vista e richiamata da uno dei cittadini che stava assistendo alla scena, sia il proprietario dell’automezzo che ha successivamente aperto l’auto per fare uscire gli animali, provati ma non ancora in condizioni gravi.

“Oltre alla spiacevole avventura dei due cani che hanno rischiato il peggio se non fosse arrivato in tempo il proprietario dell’auto, che ha anche ammesso di essersi dimenticato di averli lasciati in macchina, bisogna sottolineare i tempi di intervento troppo lunghi su un caso urgente come questo. La centrale della Polizia di Stato, interpellata da parte dei nostri soccorritori che sollecitavano la presenza di una pattuglia, ha risposto che l’intervento per situazioni simili è demandato soltanto alla Polizia Locale” ha dichiarato Ermanno Giudici, presidente e capo nucleo delle Guardie Zoofile di ENPA Milano.

“Capisco che ci sia una priorità nell’evasione delle richieste ma sarebbe forse opportuno che fosse meglio illustrato agli operatori dei vari centralini di pronto intervento che ci sono anche “emergenze” che riguardano gli animali. Spero comunque che la pattuglia della Polizia Locale intervenuta abbia comunque segnalato l’accaduto alla Procura della Repubblica. Tengo molto a puntualizzare, come già precisato nella nota inviata a tutte le forze dell’ordine a mezzo PEC, che – L’interruzione dei reati è un obbligo prioritario di tutte le forze di Polizia Giudiziaria e, conseguentemente, compete non soltanto alla Polizia Locale ma parimenti anche alla Polizia di Stato e ai Carabinieri, che svolgono attività di pronto intervento sul territorio. Non possono naturalmente esimersi dall’intervento le altre Forze dell’Ordine che abbiano modo di riscontrare fatti simili, anche se non richieste direttamente dai cittadini – “

 

Lettera inviata alle forze di Polizia (PDF)

 

 


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Mette il collare elettrico al cane per non farlo abbaiare, denunciato

Il dispositivo è in libera vendita ma ne è vietato l’utilizzo, perché si configura il reato di maltrattamento di animali. Il presidente di Enpa Giudici: «È una delle tante contraddizioni sulle normative poste a tutela degli animali»

 

Un uomo di 55 anni è stato indagato dai carabinieri di Cassano d’Adda (Milano) per il maltrattamento del proprio cane, un meticcio al quale aveva messo un collare che rilasciava una scossa elettrica ogni volta che abbaiava. Alle 16.30 di giovedì un ragazzo che passeggiava col proprio cane ha sentito i latrati e poi subito dopo i guaiti dell’altro animale all’interno del giardino di una villetta.Quando si è avvicinato ha notato lo strano collare e ha chiamato i carabinieri. Il proprietario ha detto che usava il collare da pochissimo tempo, e solo perché continuamente richiamato dai vicini per i latrati del cane. Il collare è in libera vendita ma ne è vietato l’utilizzo. Già nel 2007 una sentenza della Cassazione ha stabilito che l’utilizzo del dispositivo configura il reato di maltrattamento.
«Venderli? Una contraddizione»

«La vendita dei collari a impulsi elettrici è una delle tante contraddizioni sulle normative poste a tutela degli animali dal maltrattamento», commenta il presidente di Enpa Milano, Ermanno Giudici. «Infatti la loro vendita è libera e nei negozi specializzati e online se ne trovano di tutti i generi e di tutti i prezzi: che si avviano con il suono, telecomandati per addestramento e per l’uso sui cani da caccia. Però il loro uso è vietato perché integra il reato di maltrattamento di animali, come ha più volte ribadito la Cassazione con conseguente denuncia penale, sequestro del collare e confisca del cane. Così in Italia si continuano a vendere lecitamente, strumenti di tortura che servono e possono essere usati soltanto per commettere reati».

 

Tratto da milano.corriere.it


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