Disturbo o maltrattamento?

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Disturbo o maltrattamento?

Molte delle segnalazioni che riceviamo, telefonicamente o via mail da parte dei cittadini, relative a episodi o situazioni di presunto maltrattamento di animali, sono riconducibili a questioni di disturbo alle persone o a inconvenienti di tipo igienico.

Segnalazioni di questo tipo, dove il presunto maltrattamento viene utilizzato come pretesto nella speranza di risolvere un problema del quale non possiamo occuparci (il disturbo e gli inconvenienti igienici vanno segnalati rispettivamente alla Polizia Locale e al Servizio Veterinario dell’ATS), comportano per ENPA un grande dispendio di energie che non portano ad alcun risultato positivo per il benessere degli animali. Vi preghiamo quindi di fare segnalazioni veritiere e dettagliate, specificando correttamente i fatti, per consentirci di aiutare, nei limiti del nostro possibile gli animali coinvolti.

Nel frattempo vi consigliamo, nel caso il vostro problema sia costituito dal latrare di un cane, di leggere alcune indicazioni sul perché un cane può abbaiare tanto: potreste trovare qualche consiglio su cosa fare nel caso il cane fosse il vostro ma anche capire meglio se l’episodio che vorreste segnalarci non rientri tra quelli menzionati.

CLICCA QUI

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Sequestrato il caracal di Milano ma qualcuno protesta

Category : News

É stato sequestrato il caracal di Milano ma qualcuno protesta, difendendo il diritto della proprietaria di detenere quello che probabilmente potrebbe essere un ibrido, comprato in rete da una cittadina bulgara.

La storia di Grom, il nome del caracal che molto verosimilmente è un caracat, è venuta alla ribalta delle cronache alla fine di novembre, quando il Comune di Milano lanciò l’allarme tramite i social. Poi dopo un susseguirsi di informazioni, più o meno precise, dell’animale furono perse le tracce.

Fino alla settimana scorsa quando uomini dei Carabinieri Forestali del Servizio CITES, ottenuto un mandato di perquisizione dell’abitazione della donna bulgara proprietaria dell’animale, lo hanno trovato e posto sotto sequestro, affidandolo a una clinica veterinaria.  Il giorno dopo l’animale era nuovamente su tutti i giornali, anche a seguito di una conferenza stampa fatta dai Carabinieri.

Il fatto non poteva non trovare una cassa di risonanza sulla rete, anche grazie alla pagina FB dello studio legale che ha deciso di difendere gratuitamente la proprietaria del caracal o del caracat, come sembra probabile, cioè del prodotto di un’ibridazione fra un caracal e un altro felino. Così sui social si sono formate le due classiche fazioni un poco da tifoseria calcistica: chi sosteneva la correttezza del provvedimento e chi diceva che andare a sequestrare un gatto, seppur con sangue di caracal era un abuso.

Pur comprendendo l’intervento dei legali, non foss’altro per il ritorno di immagine che questo caso inevitabilmente provoca, credo che sia impossibile plaudire al fatto che un privato possa tenersi in casa un felino che, pur essendo probabilmente un incrocio, resta pur sempre un animale selvatico. Per giunta inserito nell’elenco degli animali pericolosi dei quali non è consentita la detenzione. E nulla cambia il fatto che la proprietaria l’abbia comprato in Bulgaria, dove questi animali sono permessi.

Non si può infatti ritenerlo un gatto domestico, nemmeno se ha dei comportamenti non diversi da quello del gatto di casa a seguito dell’imprinting ricevuto. Né sarebbe corretto giustificare la vita in cattività di un animale che resta comunque un selvatico, al pari di un pappagallo anche se riprodotto in cattività.

Né possono essere ritenuti etici i comportamenti della proprietaria che lo portava a spasso per Milano al guinzaglio, come se fosse un cane, con una punta di evidente esibizionismo. Comportamento negativo che non può essere mitigato nemmeno dalla supposta necessità di cure veterinarie che avrebbe dovuto ricevere a Milano. In un centro che non dovrebbe essere particolarmente specializzato in felini di questo genere, stante che da 25 anni non si possono legalmente detenere in Italia.

Talvolta, come accade per gli uomini, la bellezza degli animali ci porta a vederli con un altro occhio, proprio lo stesso con il quale uomini e donne guardano una persona che li attrae, li affascina o li seduce. Così gli animali umani guardano spesso quelli non umani con lo sguardo predatorio, quello che porta troppe persone a possedere animali non domestici, non convenzionali. Per esibizione o per seduzione, ma quel che è certo senza aver fatto una riflessione sul benessere animale.

Certo spiace vedere un felino come questo rinchiuso in una gabbia, con un incerto futuro, in fondo un po’ esibito come se fosse un trofeo perché talvolta anche la legalità ha i suoi riti un po’ tribali. Un’esibizione che forse avrebbe potuto avvenire in modo più attento, più rispettoso. Questo però non rende più difendibile la proprietaria, che lo ha acquistato in rete come si fa con un elettrodomestico, esibendolo come un oggetto griffato.

Caracal o caracat che sia questo povero animale, si deve impedire ogni deriva che ci porti a modificare geneticamente i felini, e qualsiasi altra specie, per arrivare a ottenere specie legalmente “domestiche” pur con aspetto da “selvatici” e con un’indole che resta, purtroppo per loro, sempre quella dei loro progenitori. Qualcuno dice che però già lo abbiamo fatto, ad esempio per alcuni gatti come i bengala e per il lupo cecoslovacco. La ripetizione di errori però non è mai auspicabile replicata su altre specie. E i lupi cecoslovacchi iniziano a riempire i canili, non essendo cani di facile gestione.

 

 

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano

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Cane lasciato sotto il sole sul terrazzo condominiale salvo grazie a intervento di ENPA con i carabinieri di Pero

Grazie alla segnalazione di una cittadina di Pero, ieri mattina sono intervenuti i soccorritori di ENPA Milano che, insieme ai militari della Stazione Carabinieri di Pero, hanno tratto in salvo un cane in concreto pericolo di vita per essere stato lasciato dal proprietario sul terrazzo condominiale della casa, sotto il sole, senza riparo né acqua.

 

L’allarme è scattato quando una signora che abita nel palazzo di fronte ha visto il cane, un giovane meticcio simile a un labrador, salire su uno dei parapetti del terrazzo, posto all’ultimo piano dello stabile. Probabilmente in preda alla disperazione il cane, non avendo la possibilità di ripararsi dal sole né di abbeverarsi, avrebbe potuto anche cadere nel vuoto.

All’arrivo sul posto, i Carabinieri hanno subito allertato i soccorritori di ENPA Milano, in quanto il cane respirava a fatica ed era sdraiato riverso sul pavimento. I militari hanno posto sotto sequestro il cane, denunciando il proprietario per maltrattamento di animali.

“Ancora una volta, nonostante siano passati solo pochi giorni da un altro episodio simile, dove un cane si è lanciato nel vuoto per l’eccessiva permanenza su un balcone sotto il sole, è capitato un episodio analogo, non sfociato in una disgrazia solo per presenza di spirito di un cittadino” ha dichiarato Ermanno Giudici presidente di ENPA Milano “Ieri mattina i nostri operatori hanno dapprima dovuto chiamare la Polizia Locale di Pero, successivamente la Polizia di Stato trovando purtroppo solo nei Carabinieri la disponibilità a svolgere prontamente l’intervento.

È fondamentale che tutti i cittadini sappiano che alle segnalazioni di presunto maltrattamento di animali, le forze dell’ordine sono obbligate ad uscire per legge perché il maltrattamento sia interrotto e vengano presi tutti i provvedimenti necessari per la salvaguardia dell’animale e per la denuncia di chi commette il reato”.

 

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ENPA Milano scrive a forze di polizia: non serve la presenza di un veterinario per interrompere un reato su animali

LETTERA INVIATA ALLE FORZE DI POLIZIA, PROCURATORI, QUESTORE E ATS

L’ENPA di Milano ha inviato una lettera a tutte le forze di polizia e, per conoscenza, alle Procure della Repubblica che hanno giurisdizione sul territorio provinciale, all’Ordine dei medici veterinari e al dirigente dell’ATS della Città Metropolitana, proprio per puntualizzare che non è necessaria la presenza di un veterinario per interrompere un reato di maltrattamento contro un animale, intervento obbligatorio e da compiersi senza ritardo dalla Polizia Giudiziaria.

È quanto viene illustrato nella nota del Capo Nucleo delle Guardie Zoofile di Milano Ermanno Giudici, specificando come, in alcuni e non sporadici casi, la Polizia Giudiziaria non abbia effettuato i dovuti controlli su presunti maltrattamenti di animali a causa dell’assenza di un veterinario sul luogo del reato.

“La 189/2004, che ha istituito il delitto di maltrattamento di animali, affida a tutte le forze di polizia la repressione dei maltrattamenti a danno di animali e per i quali la procedibilità è sempre d’ufficio, senza porre ulteriori condizioni” indica Ermanno Giudici nella nota. “Quando un intervento è urgente perché un animale è in pericolo di vita o in una situazione di grave sofferenza, al pari di una situazione simile e nelle stesse circostanze relativa a un essere umano, l’intervento non può essere procrastinato mai. È necessario essere tempestivi per interrompere le condizioni che causano la sofferenza della vittima del reato, come prevede la norma penale. L’accertamento delle condizioni di salute dell’animale maltrattato potrà essere effettuato in un secondo momento, proprio come avverrebbe per un minore oggetto di maltrattamenti”.

La violenza e i crimini messi in atto nei confronti degli animali sono stati riconosciuti come potenziali reati precursori di altri eventi violenti sugli esseri umani, come indicato nella letteratura scientifica su questa tipologia di fenomeni.

LETTERA INVIATA ALLE FORZE DI POLIZIA, PROCURATORI, QUESTORE E ATS

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Maltrattamento: se ne occuperà il Giudice di Pace

I reati puniti dall’art. 727 del Codice Penale meno gravi di un parcheggio in seconda fila

Dal “Corriere della Sera” di martedì 5 luglio 2016, La città degli animali, p. 10

 

Tanto si parla di abbandono estivo, ma ben pochi si sono accorti che in modo subdolo e senza clamore il reato di abbandono di animali, come quello di detenzione in condizioni incompatibili, è stato sottratto alla competenza del tribunale per essere affidato a quella dei giudici di pace. È stato declassato a reato bagatellare, una quisquilia, una pochezza, ma forse soltanto una vergogna: quella di aver sottratto ancora una volta efficacia a un reato contro gli animali. Così l’articolo 727 del codice penale, una contravvenzione di polizia dei costumi, insieme al 727bis che riguarda le specie selvatiche protette, si è incamminato sulla strada della non rilevanza.

La legge La disposizione che assegna al giudice di pace gli articoli 727 e 727bis del c.p. (sulle specie protette) è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile scorso.

La tutela degli animali è presidiata da un manipolo di leggi assai spuntate per varie motivazioni, la prima delle quali è la scarsa applicazione da parte degli organi di polizia, anche se le cose stanno migliorando. Ma non possiamo dimenticare che molte fattispecie di maltrattamento di animali possono essere archiviate per tenuità del fatto e molte altre, in caso di imputato incensurato, si concludono con pena sospesa e non menzione, quindi nessuno paga un euro e nessuno finisce in carcere. La deterrenza è più verbale che sostanziale e questo è un dato di fatto incontrovertibile: per una violazione banale del codice della strada un cittadino è braccato se non paga la sanzione. Se picchia un animale potrà anche essere condannato a tre mesi di carcere, commutati poi in sanzione economica, ma la pena quasi sempre verrà sospesa. Sembra che lo Stato sia più generoso con chi maltratta un animale o commette altri reati piuttosto che con chi lascia la macchina in seconda fila, comportamento deprecabile ma certo ben più lieve nella scala delle colpe.

727 L’articolo del Codice Penale che si applica a chiunque maltratta gli animali, incrudelisce o senza necessità li sottopone a eccessive fatiche o a torture.

Talvolta si crede che la giustizia vada a rallentatore, perché sono troppi i procedimenti penali. Chi frequenta il tribunale sa bene, invece, che la lentezza dei processi dipende da un rito bizantino e pieno di pastoie, di rinvii e di garanzie date agli imputati che più che tutelarli ammazzano inutilmente la giustizia. Forse se le pene fossero certe, irrogate ed eseguite, senza tentennamenti e senza prescrizione i delinquenti sceglierebbero con più entusiasmo i riti alternativi, che garantiscono sconti di pena ma velocizzano i processi: sempre meglio delle archiviazioni per tenuità del fatto, che peraltro riguardano molti reati che prevedono pene fino a 5 anni di carcere, una enormità.
La tutela degli animali, ma anche dei cittadini, deve avere maggiore incisività, perché qquando le leggi non esercitano il giusto potere di deterrenza rispetto alla commissione del reato sono norme spuntate, quasi inutili. Diversamente sembrerà ancora una volta che tutto cambi ma solo per rimanere immutato, come sosteneva il principe di Salina nel Gattopardo e come sostengono, da tempo, molti magistrati.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano

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La nuova legge regionale che fa insorgere il web

Oggi in Consiglio: meno obblighi per i canili e aperture facili di negozi. La protesta dei social

La Regione Lombardia, la Commissione Sanità e il progetto di modifica di una parte della legge che riguarda gli animali d’affezione: ingredienti in grado di creare una miscela con un alto potenziale deflagrante. Con scelta infelice e un po’ sciatta la Commissione Sanità decide di dar fuoco alle polveri, cassando da quello che dovrebbe essere il testo della nuova legge una serie di tutele che erano previste dalla norma precedente, facendo fare un balzo all’indietro di decenni ai diritti degli animali d’affezione. Nel nuovo testo sono stati fatti sparire gli obblighi di apertura per i canili convenzionati, la tutela delle colonie feline, i criteri di adozione degli animali ed è stata introdotta la possibilità di aprire un negozio di animali con una semplice dichiarazione di inizio attività, senza preventivo controllo dei requisiti.

Non paghi i commissari hanno anche deciso di modificare la definizione di animale da compagnia, limitando la tutela a quelli che vivono nelle case ma non più in orti e giardini, non sapendo che l’evoluzione giurisprudenziale verso il maltrattamento degli animali è nel frattempo andata ben oltre. Leggi nazionali e giurisprudenza hanno sancito scelte di tutela ben maggiori sui diritti degli animali.

Regione Lombardia è stata l’ultima regione italiana a recepire la legge nazionale (281/1991). La riforma della legge 33/2009 cancella anche una serie di precetti della normativa statale.

Ultima perla di saggezza è stata la decisione di rimandare a un futuro regolamento il compito di trattare gli argomenti non più previsti dalla legge. Ma un regolamento d’attuazione che detti le regole di un vuoto normativo rappresenta una costruzione giuridica davvero ardita, priva anche di tempi certi. L’ipotesi appare tanto illogica da far sì che contro la modifica si siano schierate non solo tutte le associazioni ma anche tantissimi cittadini, informati dal tam tam sui social, che hanno capito molto in fretta che la Lombardia stava rischiando di approvare una legge scellerata. Così anche la politica, non solo regionale, si è accorta del guaio che il progetto di legge, che proprio oggi è in aula per la discussione, avrebbe causato e ha deciso di correre ai ripari.

33 è il numero della legge del 2009, che è oggetto di revisione e cioè il “Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità”, al cui interno c’erano anche le norme di tutela degli animali.

A questo punto si può sperare che il frutto di questo capovolgimento di fronte sia davvero ragionevole e innovativo e che aumenti e non privi gli animali dei pochi diritti che hanno. Repentini cambi di idea hanno portato quasi tutti i partiti, anche quelli che in commissione si erano astenuti o avevano votato a favore, a mutare radicalmente posizione, impegnandosi a emendare il testo del progetto di legge. Se sarà una vittoria per gli animali lo vedremo nei prossimi giorni; unica certezza per ora è che abbiano vinto cittadini e associazioni, riuscendo a costringere la Regione a fare dietro front, ammettendo che il testo licenziato in commissione era una vera mostruosità. Nelle commissioni ci dovrebbero essere dei tecnici e avrebbero dovuto tener presenti anche le richieste che le varie componenti, associazioni comprese, han sempre fatto.

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Artista del Circo Martini condannato per maltrattamento animali

Guardie Zoofile ENPA Milano testimoni d’accusa contro un artista del Circo Martini: imputato condannato a 10.000 euro di multa per il reato di maltrattamento di animali.

Si è svolta questa mattina presso il Tribunale di Monza, Giudice dott.ssa Anna Letizia Brambilla, l’ultima udienza del processo a carico di Radojca Mirkovich, circense, accusato di maltrattamento di animali a seguito di un controllo svolto nel novembre del 2012 da personale del Nucleo Guardie Zoofile di ENPA Milano e dalla Polizia Provinciale di Monza e Brianza.

Il procedimento aveva preso l’avvio dopo il controllo effettuato presso il Circo Pantera Rosa di Aldo Martini quando si trovava attendato a Monza. Nel corso delle verifiche compiute furono riscontrate diverse ipotesi di maltrattamento di animali per le condizioni in cui erano custoditi alcuni animali presso il circo e per questo furono posti sotto sequestro un leone, una tigre, un coccodrillo del Nilo, un caimano, un alligatore, un avvoltoio, una falco di Harrys e due istrici. Contro il sequestro gli imputati hanno ricorso più volte in Cassazione senza esito: tutte le operazioni compiute dalle Guardie Zoofile ENPA e dalla Polizia Provinciale sono sempre risultate legittime e coerenti con la procedura. Durante il periodo in cui gli animali erano in custodia presso l’imputato Mirkovich un avvoltoio è morto e la perizia, ordinata dal P.M. dott.ssa Giulia Rizzo al Centro di Referenza Nazionale per la Medicine veterinaria forense, diretto dal dott. Rosario Fico, ha dimostrato come lo stesso fosse deceduto per fame, a causa di una carente o inadeguata alimentazione. Nel frattempo i due istrici e il falco di Harrys sono stati trasferiti presso un centro idoneo, mentre per i tre loricati si aspettava l’esito del primo grado per il loro trasferimento, molto più complesso.

“Questo processo servirà a costituire giurisprudenza positiva sul benessere degli animali nei circhi, molto importante in quanto è la prima volta che vengono valutate condizioni di maltrattamento che riguardano i rettili” dice Ermanno Giudici – Capo Nucleo delle Guardie Zoofile. “Ci si può augurare che dopo questa condanna vengano riviste le modalità di rilascio ai complessi circensi delle autorizzazioni alla detenzione di animali pericolosi” continua Giudici “in quanto l’attuale prassi non garantisce il rispetto della norma e delle linee guida della Commissione CITES, oltre a non fornire alcuna valutazione preventiva e necessaria sulle condizioni di benessere degli animali”.

L’imputato è stato condannato a una multa di 10.000 euro per maltrattamento degli animali (articolo 544ter del Codice Penale), alla sospensione dell’esercizio dell’attività per 4 mesi, è stata disposta la confisca degli animali ed è stata riconosciuta a ENPA, costituitasi parte civile, una liquidazione del danno di 5.000 euro e rimborso delle spese legali.

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Esche avvelenate, le due giornate del corso organizzato da ENPA Milano

Giovedì 28 e venerdì 29 aprile ENPA Milano ha organizzato un seminario per forze di polizia e giornalisti su un fenomeno purtroppo molto diffuso ma ancora poco contrastato: “Bocconi ed esche avvelenate come pericolo per la società – Seminario teorico pratico sulle attività di polizia giudiziaria e veterinaria per il contrasto del fenomeno criminale”.

La prima giornata del corso, interamente teorica, è stata ospitata dalla Scuola di Polizia Locale di Milano e ha visto illustri professionisti coinvolgere gli operatori delle forze dell’ordine su questa importante tematica. Il programma è stato così composto:

Paola D’Amico, giornalista del Corriere della Sera, Gli avvelenamenti: un fenomeno in crescita
Rosario Fico, Responsabile del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria presso Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, Analisi dei dati: casi da serial killer
Ermanno Giudici, Presidente di ENPA Milano, Focus sul reato e sulle violazioni connesse, fra Codice Penale e leggi speciali
Alessandro Quercioli, già Comandante del Corpo di Polizia Provinciale di Firenze e attuale Capo Nucleo Guardie Zoofile di ENPA Firenze, Come si contrasta il fenomeno: l’esperienza della Polizia Provinciale di Firenze
Liliana Mauri, Ufficiale di Polizia Locale di Milano, Responsabile dell’Unità Tutela Ambiente e GEV, Responsabile Unità Ecologia e Tutela Animali, L’attività dell’Unità Tutela Animali della Polizia Locale: focus su Milano
Irene Franco, Direttore Sanitario della Clinica Veterinaria di ENPA Milano, Interventi urgenti in caso di avvelenamento di animali
Rosario Fico, Responsabile del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria presso Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, Sulla scena del crimine: tecniche di ingresso e costruzione dell’indagine

La seconda giornata del corso, interamente tenuta dal prof. Rosario Fico, si è svolta invece all’interno del Parco Canile del Comune di Milano e ha previsto una simulazione di repertazione direttamente “sul campo”. Gli agenti delle forze dell’ordine, suddivisi in tre gruppi, hanno effettuato una vera e propria analisi di tre scene del crimine appositamente allestite dal relatore con finte esche avvelenate. Dopo aver esaminato le documentazioni raccolte, gli agenti hanno redatto una relazione che è stata presentata in aula, con un confronto e una discussione sui metodi di repertamento e di stesura del verbale.

Il corso si è concluso lasciando a relatori, corsisti e organizzatori una grande soddisfazione. Crediamo molto nella formazione e nell’informazione e ciò non sarebbe possibile senza i relatori che hanno condiviso le proprie conoscenze in queste giornate. Un ringraziamento particolare va al professor Rosario Fico e alla giornalista Paola D’Amico del Corriere della Sera per le preziose sinergie.

Vogliamo infine cogliere l’occasione per ringraziare tutti gli agenti di Polizia Locale, Polizia Provinciale e Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Guardie Zoofile di Milano, Rho, Sesto San Giovanni, Segrate, Monza e Lecco per la partecipazione e per i contributi personali, grazie ai quali sarà davvero possibile fare un passo in avanti nella lotta contro un fenomeno davvero pericoloso.

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Oche chiuse in auto, sequestrate e consegnate a ENPA Milano

Chi ha chiamato la polizia ha avvisato che all’interno di un’automobile erano presenti due oche che vivevano in quelle condizioni da due giorni: da questo è scaturito l’intervento della Squadra Volante della Polizia di Stato che ha accertato la veridicità del fatto e ha proceduto al sequestro dei due malcapitati animali, in zona via Molise, consegnandoli poi agli operatori di ENPA Milano.

Secondo l’articolo 727 del codice penale, i due animali sono stati abbandonati dal suo legittimo proprietario, identificato successivamente al sopralluogo effettuato dagli agenti di polizia.

Le due oche infatti vivevano all’interno dell’abitacolo della macchina parcheggiata in via Molise e, stando al racconto dei segnalanti, veniva data loro dell’acqua e del cibo dai passanti attraverso le piccole fessure dei finestrini lasciati sufficientemente aperti anche per fare passare aria agli animali.

“Oltre all’abbandono degli animali, è evidente che le condizioni di detenzione indicate sono incompatibili con il loro benessere e che non sia accettabile custodire due oche chiudendole dentro la macchina”, ha dichiarato Ermanno Giudici Presidente di ENPA Milano, “oltre al fatto che in una macchina, nonostante le giornate non siano ancora così calde, si possono raggiungere molto rapidamente temperature elevate che possono causare la morte in un tempo molto veloce. Fortunatamente la sensibilità dei cittadini e l’immediato intervento della polizia hanno potuto evitare il peggio”.

Al momento le oche sono fortunatamente in buone condizioni di salute.

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Le leggi non sono uguali per gli animali dei circhi e degli zoo

Le leggi non sono uguali per gli animali dei circhi e per quelli detenuti negli zoo e, grazie a questa differenza, i circhi possono continuare a tenere in cattività tantissimi animali in condizioni di mancato benessere o peggio di maltrattamento.

In italia esistono due pesi e due misure per gli animali tenuti in cattività per ragioni legate alla loro esibizione: se fossero lavoratori dello spettacolo si potrebbe dire che esistano gravi disparità fra quelli degli zoo e i loro colleghi dei circhi. Minori tutele, diverse regole, maggiori stress, diverso trattamento alimentare, grande permissività nella normativa connotano le garanzie che la legge non offre agli animali dei circhi rispetto a quanto previsto dalle previsioni legislative che regolamenta gli zoo; se i circhi infatti dovessero rispettare i parametri previsti per l’apertura e per il mantenimento delle autorizzazioni da parte degli zoo si arriverebbe al punto che nessuna impresa circense sarebbe in grado di detenere gli animali e nessun circo potrebbe avere un’autorizzazione governativa per poter esercitare la propria attività di spettacolo con detenzione di animali.

Il presidente dell’Ente nazionale circhi Buccioni mi ha querelato per diffamazione, soltanto per aver scritto le stesse cose affermate dal ministro dell’interno Alfano sull’operazione “Golden Circus”, nella quale diversi direttori di circo sono stati ritenuti responsabili dalla magistratura di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, sostenendo che le associazioni diffamano i circhi: in realtà sono gli stessi circhi a rovinarsi l’immagine da soli proprio grazie alle condizioni in cui costringono a vivere gli animali. L’assenza di benessere per gli animali nei circhi non sta certo nelle violenze alle quali potrebbero essere ancora sottoposti da qualche circense, ma nelle condizioni di detenzione. La violenza del circo verso gli animali infatti non è nelle percosse, comportamento patologico dell’addestramento e tipico di sistemi in uso nei decenni passati, almeno per quanto riguarda i dati dimostrabili in Italia. La sofferenza per gli animali dei circhi è insita nelle necessità dello spettacolo viaggiante che lo mettono nella materiale impossibilità di poter garantire il benessere minimo dei soggetti che ospita: nei circhi gli animali sono maltrattati soprattutto a causa delle condizioni ambientali nelle quali sono costretti a vivere e questa condizione, permanente, va ben oltre agli addestramenti, ai condizionamenti, alle reali o supposte violenze che sono state accertate in qualche caso. Si può maltrattare un animale senza necessità di una frusta, di un pungolo o delle catene e lo si può fare in un modo molto meno apparente, non associabile a forme di violenza agita nei confronti di questo o quell’animale. Questa forma di violenza è subdola, non appare, bisogna saper conoscerla e riconoscerla e questo purtroppo troppo spesso non avviene, non è compreso nemmeno dalla magistratura giudicante: non servono percosse, sevizie o crudeltà per creare condizioni che causino sofferenze costanti alle quali sono sottoposti gli animale, bastano le condizioni di detenzione, la tipologia della custodia a cui gli animali devono sottostare per integrare una realtà produttiva di sofferenze. Il maltrattamento non traumatico è difficile da far percepire già quando questo riguarda gli uomini ed è ancora più difficile comprenderlo quando bisogna dimostrare la sofferenza di un animale, non causata da atti fisici violenti. In questa tipologia di maltrattamento l’aggravante, molto, troppo spesso, è data dalla presenza dei pareri favorevoli dei servizi veterinari delle ASL, che in ogni commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli, attestano che tutto, sotto il profilo del benessere degli animali, è corretto e che gli animali dei circhi sono detenuti in assenza di condizioni afflittive. Spiace doverlo affermare con chiarezza ma, talvolta, la superficialità di questa analisi è quella che ci ha portato ad essere, nel 2015, in questa situazione; molte sono le cose non accettabili e altrettante sono le prescrizioni che le ASL potrebbero impartire per garantire il rispetto delle normative sanitarie e il benessere degli animali, applicando almeno le direttive della commissione CITES in materia di circhi. Se qualcuno trova questa affermazione sopra le righe sarebbe bello che potesse fornire, per confutarla, i dati sulle denunce presentate dai servizi veterinari pubblici nei confronti dei complessi circensi e i casi in cui non è stato concesso loro il nulla osta, documento sulla base del quale i Comuni concedono le autorizzazioni allo spettacolo. A questo bisogna poi aggiungere la mancata rispondenza alle norme di molte autorizzazioni sulla detenzione degli animali pericolosi, quelle rilasciate dalle prefetture di tutta Italia, spesso incomplete, approssimative, prive di prescrizioni. Per questo circhi regolarmente attendati ed autorizzati si sono trovati, poi, con gli animali sequestrati e con i titolari denunciati da forze di polizia che hanno guardato la realtà in modo più attento e rispettoso verso il benessere animale interpretando correttamente normativa e giurisprudenza.

Come detto il maltrattamento degli animali nei circhi è costituito, in modo quasi esclusivo, non dalle violenze ma dalle condizioni di detenzione: spazi angusti, lunghi viaggi in condizioni disagevoli, scarsa o assente socializzazione, assenza di arricchimenti ambientali costanti, condizionamenti psicologici che snaturano i comportamenti dell’animale (realtà quindi ben diversa dalla domesticazione), impossibilità di espletare i comportamenti propri della specie sono alcune delle criticità ineliminabili. Non credo serva altro per poter dire che questi animali siano soggetti a privazioni simili a quelli di un detenuto sottoposto al 41 bis, nemmeno lontanamente paragonabili alle condizioni alle quali sono soggetti, nella loro condizione di cattività, gli animali di un moderno zoo, dove le condizioni di detenzione dovrebbero rappresentare una simulazione, seppur artificiale e in spazi ridotti, delle condizioni in cui gli animali vivono in libertà. Sicuramente sempre cattività, di opinabile giustificazione spesso nascosta da presunte esigenze di conservazione, ma almeno una cattività diversa, meno afflittiva in tantissimi casi. Il circo è indifendibile non per la crudeltà dei suoi operatori, ma al più per la loro indifferenza rispetto alla sofferenza e alle esigenze minime che devono o dovrebbero essere garantite ad un animale. Non basta il fatto di mantenerli in vita per giustificare la loro permanenza in circo e non basta neanche il vero o presunto amore che i circensi nutrono verso i loro animali. L’impressione è che questo amore sia viziato dall’ignoranza dei bisogni, dagli interessi economici di chi sostiene di avere questo sentimento e dall’incapacità di capire che il tempo di certi spettacoli è passato per sempre, con i circensi sempre più lontani dalle mutate condizioni culturali del paese, assediati dalla realtà dell’oggi come gli ultimi soldati di Forte Alamo dai messicani.

Il nostro Stato doverebbe legiferare e dare una possibilità al circo di sopravvivere anche in futuro: i piccoli circhi sono oramai allo stremo e vivono più di sovvenzioni che di spettacoli, facendo fatica a far quadrare i bilanci e costringendo, se possibile, gli animali a vivere vite ancora più disagevoli. Non c’è benessere nella vita di un grande felino che vive in un carro, in perenne movimento, con territori, odori e situazioni in costante cambiamento, sottoposto a continui stress; non ci può essere benessere per un pellicano costretto a non volare, esibito come una stranezza della natura oppure per un coccodrillo portato in pista, senza possibilità di capire e costretto a vivere in uno spazio angusto per tutta la sua vita, nell’impossibilità di poter esercitare alcun comportamento naturale proprio della specie. La difesa è impossibile e l’evoluzione è indispensabile, non è più tempo di denunce e querele, è tempo che i circensi si accorgano che la stagione delle collezioni zoologiche è finita, come è finita quello dei domatori di belve, come le chiamava il famoso Orlando Orfei, che si esibiva con le iene.

Il circo con gli animali sparirà, non per gli animalisti o non solo per loro, ma perché così è stato per tutti gli spettacoli che non si son saputi evolvere: il circo, con l’aggravante di una crudeltà non agita ma subita costantemente dagli animali e percepita sempre più dal pubblico, non potrà sfuggire a questo accadimento ineluttabile, che possiamo solo sperare che avvenga il prima possibile.


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