Tosca era arrivata a Milano dal sud ma non nella famiglia giusta

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Tosca era arrivata a Milano dal sud ma non nella famiglia giusta

Dopo il sequestro per maltrattamento e una grave patologia, finalmente ha trovato chi le vuole bene

Quella di Tosca è una delle tante storie che stanno ormai diventando, purtroppo, di ordinaria consuetudine: cani che attraverso le inserzioni e gli annunci del cuore compaiono sulla rete internet, vengono trasferiti con le classiche “staffette” dal sud al nord sperando che riescano a trovare la giusta famiglia. In molti casi per mano di volontari interessati solo al destino degli animali, in altri usati invece da furbetti per farsi versare soldi, in genere su carte Postepay, in modo del tutto scorretto.

Come spesso accade, anche nel caso di Tosca, non tutto è andato per il verso giusto.

La sua vicenda, infatti, iniziata con il suo arrivo a Milano più di un anno e mezzo fa, si è complicata strada facendo: una volta arrivata nella sua nuova famiglia Tosca non ha ricevuto la migliore accoglienza, venendo chiusa su un terrazzo e divenendo con il passare del tempo, sempre più magra e sempre meno reattiva. Tanto da richiamare l’attenzione dei vicini, che hanno chiamato ENPA.

E così poco più di un anno fa è scattata la segnalazione a ENPA Milano che effettuando un sopralluogo e considerate le condizioni del cane ha chiesto al detentore di poter far visitare il cane presso la clinica ENPA. Una volta arrivata in clinica veterinaria e visitata, i veterinari hanno subito capito che Tosca rischiava la vita, avendo l’addome pieno di corpi estranei.

Tosca è stata operata d’urgenza e i chirurghi hanno rinvenuto nello stomaco e nell’intestino del cane una quantità impressionante di frammenti e pezzi di ossa, con le quali Tosca era stata alimentata. Questo ha fatto scattare il sequestro del cane per maltrattamento e per Tosca è iniziata una nuova vita, purtroppo non priva di altre complicazioni sanitarie. Il cane aveva anche un’altra patologia molto complessa.

Questo era l’accorato appello che proprio poco prima di Natale del 2017, il presidente di ENPA Milano scriveva ai propri volontari della sede meneghina che avevano conosciuto Tosca e che erano preoccupati per la sua sorte:

“Stiamo facendo il possibile per trasformare un mucchietto di ossa e pelo in un cane fortunato: certo ci vorrebbe più una magia da libro di Harry Potter che un intervento veterinario, ma la costanza è sempre premiante. […]

Chi aiuta ENPA, anche economicamente, aiuta Tosca e i tantissimi altri che assistiamo, senza troppo clamore, senza appelli strappalacrime, senza adozioni del cuore, senza “pelosetti in pericolo”. Sarà per questo che tante persone ci sostengono, credono in noi, ci sono vicini. La serietà in un mondo che cerca sempre di guadagnare l’attenzione con appelli strazianti è forse più pagante.

Tosca, che come sapete è sotto sequestro, subirà il 27 del mese di dicembre (2017 n.d.r) alle ore 10:00 l’intervento di risoluzione di una comunicazione anomala patologica tra sangue arterioso e sangue venoso detta di Shunt portosistemico.”

E continuava:

“La patologia che Tosca presenta è grave.

La chirurgia è complessa ed è per questo che è stata affidata a quello che oggi è il migliore in questo campo.

Pertanto i rischi connessi sono tuttavia comunque elevati e sono relativi all’intervento ma anche al periodo successivo.

Sarebbe sicuramente un’ottima eventuale soluzione, superato il pericolo imminente del post operatorio, trasferire Tosca presso una famiglia che possa darle affetto e continuare le cure necessarie”.

Fortunatamente l’intervento grazie ai professionisti scesi in campo, è andato per il meglio e anche il successivo passaparola dopo l’appello del presidente, tra i tanti volontari ha avuto il suo effetto: Tosca dopo circa 3 mesi dall’intervento aveva trovato una famiglia che la potesse tenere e seguire in una fase estremamente delicata della sua vita: ha perso la vista da un occhio ma fortunatamente ha ritrovato energia e un giardino dove poter ricominciare piano piano a correre.

Trovando anche una fedele compagna di giochi: Masha, anche lei adottata dall’ENPA di Milano, quasi 4 anni fa, proveniente da una situazione simile ma non così rischiosa per la sua vita.

Pochi giorni fa il verdetto definitivo da parte del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Milano: il responsabile dei maltrattamenti è stato condannato e Tosca è stata confiscata e affidata definitivamente agli attuali custodi, che insieme a Masha non aspettavano regalo di Natale più bello!


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Alla Scala come al circo, cavalli in scena per la prima del 7 dicembre

“Abbiamo appreso che anche quest’anno, durante la rappresentazione dell’opera Attila di Giuseppe Verdi alla Scala di Milano, saranno portati sul palco due cavalli” ha commentato Ermanno Giudici presidente ENPA Milano “nonostante in passato la presenza degli animali durante gli spettacoli sia stata già ampiamente criticata da ENPA e non soltanto “.

Inizia così la lettera che il presidente dell’associazione animalista milanese ha inviato al Sovrintendente della Scala, al regista dell’opera e alle istituzioni del comune di Milano, per chiedere di sospendere l’ennesimo utilizzo di animali sul palco scaligero.

Dopo l’orso utilizzato per lo spot della Mercedes, trasferito a Milano dall’Ungheria, anche l’utilizzo dei cavalli per una manifestazione teatrale dimostra che purtroppo non si presta ancora abbastanza attenzione alla tutela dei diritti degli animali.

“Gli spettacoli con l’uso di animali, seppure nel caso dello spettacolo teatrale siano cavalli abituati con l’uomo, sono oramai fuori dal tempo e non hanno il gradimento della parte più attenta dell’opinione pubblica” prosegue Ermanno Giudici.

“Peraltro non può sfuggire quanto un palco come quello del teatro meneghino sia davvero inopportuno, pericoloso e possibile fonte di maltrattamenti per gli animali oltre che dell’incolumità delle persone presenti durante la rappresentazione”.

Proprio per questo motivo lo stesso appello è stato rivolto anche al Questore e al Prefetto di Milano, sottolineando il fatto che l’omissione di un provvedimento di cautela a difesa delle persone che saranno presenti, potrebbe portare a incidenti ben più gravi.

 

All.to: Lettera di protesta per utilizzo cavalli alla Scala di Milano CLICCA QUI

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ENPA Milano interviene per cani chiusi in auto al sole – Inviata nota a tutte le Forze dell’Ordine per ricordare obbligo di intervento

Ieri pomeriggio intorno alle 17 sono stati segnalati al centralino di ENPA Milano due cani di razza akita rinchiusi all’interno di un’auto parcheggiata al sole in zona Piazza Dergano a Milano e che iniziavano a dare i primi segni di malessere a causa delle temperature ormai elevate presenti all’interno dell’abitacolo.

Dopo meno di 30 minuti dalla prima segnalazione, gli operatori dell’ENPA di Milano, erano sul posto per verificare la situazione. Per quasi un’altra mezzora, nonostante le richieste di intervento alla Polizia Locale e alla Polizia di Stato da parte di alcuni passanti e da parte degli stessi soccorritori dell’associazione, nessuna pattuglia è intervenuta.

Poi, quasi in contemporanea, sono arrivati sul posto sia una pattuglia della Polizia Locale che si trovava casualmente in zona e che era stata vista e richiamata da uno dei cittadini che stava assistendo alla scena, sia il proprietario dell’automezzo che ha successivamente aperto l’auto per fare uscire gli animali, provati ma non ancora in condizioni gravi.

“Oltre alla spiacevole avventura dei due cani che hanno rischiato il peggio se non fosse arrivato in tempo il proprietario dell’auto, che ha anche ammesso di essersi dimenticato di averli lasciati in macchina, bisogna sottolineare i tempi di intervento troppo lunghi su un caso urgente come questo. La centrale della Polizia di Stato, interpellata da parte dei nostri soccorritori che sollecitavano la presenza di una pattuglia, ha risposto che l’intervento per situazioni simili è demandato soltanto alla Polizia Locale” ha dichiarato Ermanno Giudici, presidente e capo nucleo delle Guardie Zoofile di ENPA Milano.

“Capisco che ci sia una priorità nell’evasione delle richieste ma sarebbe forse opportuno che fosse meglio illustrato agli operatori dei vari centralini di pronto intervento che ci sono anche “emergenze” che riguardano gli animali. Spero comunque che la pattuglia della Polizia Locale intervenuta abbia comunque segnalato l’accaduto alla Procura della Repubblica. Tengo molto a puntualizzare, come già precisato nella nota inviata a tutte le forze dell’ordine a mezzo PEC, che – L’interruzione dei reati è un obbligo prioritario di tutte le forze di Polizia Giudiziaria e, conseguentemente, compete non soltanto alla Polizia Locale ma parimenti anche alla Polizia di Stato e ai Carabinieri, che svolgono attività di pronto intervento sul territorio. Non possono naturalmente esimersi dall’intervento le altre Forze dell’Ordine che abbiano modo di riscontrare fatti simili, anche se non richieste direttamente dai cittadini – “

 

Lettera inviata alle forze di Polizia (PDF)

 

 


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Anche gli animali sono vittime della violenza al pari degli umani.

Il grande lavoro della Polizia di Stato di Milano sui maltrattamenti in famiglia prevede da qualche tempo anche una particolare attenzione verso gli animali.

ENPA Milano è stato di stimolo a questa attenzione verso gli animali per averne parlato nel corso di due convegni fatti per agenti di polizia, operatori del settore, giornalisti e avvocati.

In uno di questi, presso la Scuola di Polizia del Corpo di Polizia Locale, ci fu proprio un intervento del dirigente del settore prevenzione della Questura di Milano, Maria José Falcicchia, che annnunciò l’inserimento della presenza di animali nei protocolli di intervento sulle violenze domestiche.

Gli animali sono vittime della violenza al pari degli umani e possono essere un utile indicatore sulla presenza di violenza, ma anche uno strumento indispensabile per creare un ponte con le vittime. Occuparsi degli animali significa anche creare un rapporto di fiducia con le vittime e questo non è poco.

Ora questa attenzione deve diventare un modello operativo costante e applicato in tutto il paese.

Milano / Corriere della sera “Articolo di Cesare Giuzzi”

Ermanno Giudici
Presidente


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Disturbo o maltrattamento?

Molte delle segnalazioni che riceviamo, telefonicamente o via mail da parte dei cittadini, relative a episodi o situazioni di presunto maltrattamento di animali, sono riconducibili a questioni di disturbo alle persone o a inconvenienti di tipo igienico.

Segnalazioni di questo tipo, dove il presunto maltrattamento viene utilizzato come pretesto nella speranza di risolvere un problema del quale non possiamo occuparci (il disturbo e gli inconvenienti igienici vanno segnalati rispettivamente alla Polizia Locale e al Servizio Veterinario dell’ATS), comportano per ENPA un grande dispendio di energie che non portano ad alcun risultato positivo per il benessere degli animali. Vi preghiamo quindi di fare segnalazioni veritiere e dettagliate, specificando correttamente i fatti, per consentirci di aiutare, nei limiti del nostro possibile gli animali coinvolti.

Nel frattempo vi consigliamo, nel caso il vostro problema sia costituito dal latrare di un cane, di leggere alcune indicazioni sul perché un cane può abbaiare tanto: potreste trovare qualche consiglio su cosa fare nel caso il cane fosse il vostro ma anche capire meglio se l’episodio che vorreste segnalarci non rientri tra quelli menzionati.

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Sequestrato il caracal di Milano ma qualcuno protesta

Category : News

É stato sequestrato il caracal di Milano ma qualcuno protesta, difendendo il diritto della proprietaria di detenere quello che probabilmente potrebbe essere un ibrido, comprato in rete da una cittadina bulgara.

La storia di Grom, il nome del caracal che molto verosimilmente è un caracat, è venuta alla ribalta delle cronache alla fine di novembre, quando il Comune di Milano lanciò l’allarme tramite i social. Poi dopo un susseguirsi di informazioni, più o meno precise, dell’animale furono perse le tracce.

Fino alla settimana scorsa quando uomini dei Carabinieri Forestali del Servizio CITES, ottenuto un mandato di perquisizione dell’abitazione della donna bulgara proprietaria dell’animale, lo hanno trovato e posto sotto sequestro, affidandolo a una clinica veterinaria.  Il giorno dopo l’animale era nuovamente su tutti i giornali, anche a seguito di una conferenza stampa fatta dai Carabinieri.

Il fatto non poteva non trovare una cassa di risonanza sulla rete, anche grazie alla pagina FB dello studio legale che ha deciso di difendere gratuitamente la proprietaria del caracal o del caracat, come sembra probabile, cioè del prodotto di un’ibridazione fra un caracal e un altro felino. Così sui social si sono formate le due classiche fazioni un poco da tifoseria calcistica: chi sosteneva la correttezza del provvedimento e chi diceva che andare a sequestrare un gatto, seppur con sangue di caracal era un abuso.

Pur comprendendo l’intervento dei legali, non foss’altro per il ritorno di immagine che questo caso inevitabilmente provoca, credo che sia impossibile plaudire al fatto che un privato possa tenersi in casa un felino che, pur essendo probabilmente un incrocio, resta pur sempre un animale selvatico. Per giunta inserito nell’elenco degli animali pericolosi dei quali non è consentita la detenzione. E nulla cambia il fatto che la proprietaria l’abbia comprato in Bulgaria, dove questi animali sono permessi.

Non si può infatti ritenerlo un gatto domestico, nemmeno se ha dei comportamenti non diversi da quello del gatto di casa a seguito dell’imprinting ricevuto. Né sarebbe corretto giustificare la vita in cattività di un animale che resta comunque un selvatico, al pari di un pappagallo anche se riprodotto in cattività.

Né possono essere ritenuti etici i comportamenti della proprietaria che lo portava a spasso per Milano al guinzaglio, come se fosse un cane, con una punta di evidente esibizionismo. Comportamento negativo che non può essere mitigato nemmeno dalla supposta necessità di cure veterinarie che avrebbe dovuto ricevere a Milano. In un centro che non dovrebbe essere particolarmente specializzato in felini di questo genere, stante che da 25 anni non si possono legalmente detenere in Italia.

Talvolta, come accade per gli uomini, la bellezza degli animali ci porta a vederli con un altro occhio, proprio lo stesso con il quale uomini e donne guardano una persona che li attrae, li affascina o li seduce. Così gli animali umani guardano spesso quelli non umani con lo sguardo predatorio, quello che porta troppe persone a possedere animali non domestici, non convenzionali. Per esibizione o per seduzione, ma quel che è certo senza aver fatto una riflessione sul benessere animale.

Certo spiace vedere un felino come questo rinchiuso in una gabbia, con un incerto futuro, in fondo un po’ esibito come se fosse un trofeo perché talvolta anche la legalità ha i suoi riti un po’ tribali. Un’esibizione che forse avrebbe potuto avvenire in modo più attento, più rispettoso. Questo però non rende più difendibile la proprietaria, che lo ha acquistato in rete come si fa con un elettrodomestico, esibendolo come un oggetto griffato.

Caracal o caracat che sia questo povero animale, si deve impedire ogni deriva che ci porti a modificare geneticamente i felini, e qualsiasi altra specie, per arrivare a ottenere specie legalmente “domestiche” pur con aspetto da “selvatici” e con un’indole che resta, purtroppo per loro, sempre quella dei loro progenitori. Qualcuno dice che però già lo abbiamo fatto, ad esempio per alcuni gatti come i bengala e per il lupo cecoslovacco. La ripetizione di errori però non è mai auspicabile replicata su altre specie. E i lupi cecoslovacchi iniziano a riempire i canili, non essendo cani di facile gestione.

 

 

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano


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Cane lasciato sotto il sole sul terrazzo condominiale salvo grazie a intervento di ENPA con i carabinieri di Pero

Grazie alla segnalazione di una cittadina di Pero, ieri mattina sono intervenuti i soccorritori di ENPA Milano che, insieme ai militari della Stazione Carabinieri di Pero, hanno tratto in salvo un cane in concreto pericolo di vita per essere stato lasciato dal proprietario sul terrazzo condominiale della casa, sotto il sole, senza riparo né acqua.

 

L’allarme è scattato quando una signora che abita nel palazzo di fronte ha visto il cane, un giovane meticcio simile a un labrador, salire su uno dei parapetti del terrazzo, posto all’ultimo piano dello stabile. Probabilmente in preda alla disperazione il cane, non avendo la possibilità di ripararsi dal sole né di abbeverarsi, avrebbe potuto anche cadere nel vuoto.

All’arrivo sul posto, i Carabinieri hanno subito allertato i soccorritori di ENPA Milano, in quanto il cane respirava a fatica ed era sdraiato riverso sul pavimento. I militari hanno posto sotto sequestro il cane, denunciando il proprietario per maltrattamento di animali.

“Ancora una volta, nonostante siano passati solo pochi giorni da un altro episodio simile, dove un cane si è lanciato nel vuoto per l’eccessiva permanenza su un balcone sotto il sole, è capitato un episodio analogo, non sfociato in una disgrazia solo per presenza di spirito di un cittadino” ha dichiarato Ermanno Giudici presidente di ENPA Milano “Ieri mattina i nostri operatori hanno dapprima dovuto chiamare la Polizia Locale di Pero, successivamente la Polizia di Stato trovando purtroppo solo nei Carabinieri la disponibilità a svolgere prontamente l’intervento.

È fondamentale che tutti i cittadini sappiano che alle segnalazioni di presunto maltrattamento di animali, le forze dell’ordine sono obbligate ad uscire per legge perché il maltrattamento sia interrotto e vengano presi tutti i provvedimenti necessari per la salvaguardia dell’animale e per la denuncia di chi commette il reato”.

 


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ENPA Milano scrive a forze di polizia: non serve la presenza di un veterinario per interrompere un reato su animali

LETTERA INVIATA ALLE FORZE DI POLIZIA, PROCURATORI, QUESTORE E ATS

L’ENPA di Milano ha inviato una lettera a tutte le forze di polizia e, per conoscenza, alle Procure della Repubblica che hanno giurisdizione sul territorio provinciale, all’Ordine dei medici veterinari e al dirigente dell’ATS della Città Metropolitana, proprio per puntualizzare che non è necessaria la presenza di un veterinario per interrompere un reato di maltrattamento contro un animale, intervento obbligatorio e da compiersi senza ritardo dalla Polizia Giudiziaria.

È quanto viene illustrato nella nota del Capo Nucleo delle Guardie Zoofile di Milano Ermanno Giudici, specificando come, in alcuni e non sporadici casi, la Polizia Giudiziaria non abbia effettuato i dovuti controlli su presunti maltrattamenti di animali a causa dell’assenza di un veterinario sul luogo del reato.

“La 189/2004, che ha istituito il delitto di maltrattamento di animali, affida a tutte le forze di polizia la repressione dei maltrattamenti a danno di animali e per i quali la procedibilità è sempre d’ufficio, senza porre ulteriori condizioni” indica Ermanno Giudici nella nota. “Quando un intervento è urgente perché un animale è in pericolo di vita o in una situazione di grave sofferenza, al pari di una situazione simile e nelle stesse circostanze relativa a un essere umano, l’intervento non può essere procrastinato mai. È necessario essere tempestivi per interrompere le condizioni che causano la sofferenza della vittima del reato, come prevede la norma penale. L’accertamento delle condizioni di salute dell’animale maltrattato potrà essere effettuato in un secondo momento, proprio come avverrebbe per un minore oggetto di maltrattamenti”.

La violenza e i crimini messi in atto nei confronti degli animali sono stati riconosciuti come potenziali reati precursori di altri eventi violenti sugli esseri umani, come indicato nella letteratura scientifica su questa tipologia di fenomeni.

LETTERA INVIATA ALLE FORZE DI POLIZIA, PROCURATORI, QUESTORE E ATS


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Maltrattamento: se ne occuperà il Giudice di Pace

I reati puniti dall’art. 727 del Codice Penale meno gravi di un parcheggio in seconda fila

Dal “Corriere della Sera” di martedì 5 luglio 2016, La città degli animali, p. 10

 

Tanto si parla di abbandono estivo, ma ben pochi si sono accorti che in modo subdolo e senza clamore il reato di abbandono di animali, come quello di detenzione in condizioni incompatibili, è stato sottratto alla competenza del tribunale per essere affidato a quella dei giudici di pace. È stato declassato a reato bagatellare, una quisquilia, una pochezza, ma forse soltanto una vergogna: quella di aver sottratto ancora una volta efficacia a un reato contro gli animali. Così l’articolo 727 del codice penale, una contravvenzione di polizia dei costumi, insieme al 727bis che riguarda le specie selvatiche protette, si è incamminato sulla strada della non rilevanza.

La legge La disposizione che assegna al giudice di pace gli articoli 727 e 727bis del c.p. (sulle specie protette) è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile scorso.

La tutela degli animali è presidiata da un manipolo di leggi assai spuntate per varie motivazioni, la prima delle quali è la scarsa applicazione da parte degli organi di polizia, anche se le cose stanno migliorando. Ma non possiamo dimenticare che molte fattispecie di maltrattamento di animali possono essere archiviate per tenuità del fatto e molte altre, in caso di imputato incensurato, si concludono con pena sospesa e non menzione, quindi nessuno paga un euro e nessuno finisce in carcere. La deterrenza è più verbale che sostanziale e questo è un dato di fatto incontrovertibile: per una violazione banale del codice della strada un cittadino è braccato se non paga la sanzione. Se picchia un animale potrà anche essere condannato a tre mesi di carcere, commutati poi in sanzione economica, ma la pena quasi sempre verrà sospesa. Sembra che lo Stato sia più generoso con chi maltratta un animale o commette altri reati piuttosto che con chi lascia la macchina in seconda fila, comportamento deprecabile ma certo ben più lieve nella scala delle colpe.

727 L’articolo del Codice Penale che si applica a chiunque maltratta gli animali, incrudelisce o senza necessità li sottopone a eccessive fatiche o a torture.

Talvolta si crede che la giustizia vada a rallentatore, perché sono troppi i procedimenti penali. Chi frequenta il tribunale sa bene, invece, che la lentezza dei processi dipende da un rito bizantino e pieno di pastoie, di rinvii e di garanzie date agli imputati che più che tutelarli ammazzano inutilmente la giustizia. Forse se le pene fossero certe, irrogate ed eseguite, senza tentennamenti e senza prescrizione i delinquenti sceglierebbero con più entusiasmo i riti alternativi, che garantiscono sconti di pena ma velocizzano i processi: sempre meglio delle archiviazioni per tenuità del fatto, che peraltro riguardano molti reati che prevedono pene fino a 5 anni di carcere, una enormità.
La tutela degli animali, ma anche dei cittadini, deve avere maggiore incisività, perché qquando le leggi non esercitano il giusto potere di deterrenza rispetto alla commissione del reato sono norme spuntate, quasi inutili. Diversamente sembrerà ancora una volta che tutto cambi ma solo per rimanere immutato, come sosteneva il principe di Salina nel Gattopardo e come sostengono, da tempo, molti magistrati.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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La nuova legge regionale che fa insorgere il web

Oggi in Consiglio: meno obblighi per i canili e aperture facili di negozi. La protesta dei social

La Regione Lombardia, la Commissione Sanità e il progetto di modifica di una parte della legge che riguarda gli animali d’affezione: ingredienti in grado di creare una miscela con un alto potenziale deflagrante. Con scelta infelice e un po’ sciatta la Commissione Sanità decide di dar fuoco alle polveri, cassando da quello che dovrebbe essere il testo della nuova legge una serie di tutele che erano previste dalla norma precedente, facendo fare un balzo all’indietro di decenni ai diritti degli animali d’affezione. Nel nuovo testo sono stati fatti sparire gli obblighi di apertura per i canili convenzionati, la tutela delle colonie feline, i criteri di adozione degli animali ed è stata introdotta la possibilità di aprire un negozio di animali con una semplice dichiarazione di inizio attività, senza preventivo controllo dei requisiti.

Non paghi i commissari hanno anche deciso di modificare la definizione di animale da compagnia, limitando la tutela a quelli che vivono nelle case ma non più in orti e giardini, non sapendo che l’evoluzione giurisprudenziale verso il maltrattamento degli animali è nel frattempo andata ben oltre. Leggi nazionali e giurisprudenza hanno sancito scelte di tutela ben maggiori sui diritti degli animali.

Regione Lombardia è stata l’ultima regione italiana a recepire la legge nazionale (281/1991). La riforma della legge 33/2009 cancella anche una serie di precetti della normativa statale.

Ultima perla di saggezza è stata la decisione di rimandare a un futuro regolamento il compito di trattare gli argomenti non più previsti dalla legge. Ma un regolamento d’attuazione che detti le regole di un vuoto normativo rappresenta una costruzione giuridica davvero ardita, priva anche di tempi certi. L’ipotesi appare tanto illogica da far sì che contro la modifica si siano schierate non solo tutte le associazioni ma anche tantissimi cittadini, informati dal tam tam sui social, che hanno capito molto in fretta che la Lombardia stava rischiando di approvare una legge scellerata. Così anche la politica, non solo regionale, si è accorta del guaio che il progetto di legge, che proprio oggi è in aula per la discussione, avrebbe causato e ha deciso di correre ai ripari.

33 è il numero della legge del 2009, che è oggetto di revisione e cioè il “Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità”, al cui interno c’erano anche le norme di tutela degli animali.

A questo punto si può sperare che il frutto di questo capovolgimento di fronte sia davvero ragionevole e innovativo e che aumenti e non privi gli animali dei pochi diritti che hanno. Repentini cambi di idea hanno portato quasi tutti i partiti, anche quelli che in commissione si erano astenuti o avevano votato a favore, a mutare radicalmente posizione, impegnandosi a emendare il testo del progetto di legge. Se sarà una vittoria per gli animali lo vedremo nei prossimi giorni; unica certezza per ora è che abbiano vinto cittadini e associazioni, riuscendo a costringere la Regione a fare dietro front, ammettendo che il testo licenziato in commissione era una vera mostruosità. Nelle commissioni ci dovrebbero essere dei tecnici e avrebbero dovuto tener presenti anche le richieste che le varie componenti, associazioni comprese, han sempre fatto.


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