Basta gabbie per allevare gli animali in Europa. Firmate la petizione per abolire allevamenti in gabbia

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Basta gabbie per allevare gli animali in Europa. Firmate la petizione per abolire allevamenti in gabbia

Category : News

Articolo di Ermanno Gudici presidente ENPA Milano, tratto dal blog “Il patto tradito”.

 

Basta gabbie per allevare gli animali in Europa: questa è l’idea lanciata dalle associazioni protezionistiche europee.
Che chiamano a raccolta i cittadini per firmare una petizione.

L’allevamento in gabbia è una pratica molto diffusa nella Comunità Europea dall’industria delle carni e riguarda molte specie. Conigli, galline, maiali e anatre sono allevati in gabbie. Per anni si è pensato che il profitto dovesse essere il primo valore, seguito dall’economicità delle produzioni, per garantire carne a basso costo, ma ad alta sofferenza per gli animali.

L’evoluzione culturale, che costituisce la genesi di tutti i progressi che la nostra società può raggiungere, ha portato però un’affermazione sempre più importante dei movimenti che si occupano di difendere i diritti degli animali. Che hanno cambiato il modo in cui i cittadini vedono gli animali.

Non più bistecche o petti di pollo in un vassoio del supermercato ma esseri viventi che hanno, almeno, il diritto di essere trattati in modo accettabile. Certo, comunque la si guardi restano dei condannati a morte, ma è vero che esiste modo e modo di vivere prima di raggiungere il macello.

Vegani e vegetariani rappresentano il punto d’arrivo di una cultura che preveda di nutrirsi senza uccidere le specie animali, per rispetto e perché, conti alla mano, sprechiamo troppe proteine vegetali per produrre poche proteine animali. Con un grande consumo di acqua e creando una grande fonte di inquinamento.

Ora c’è un anno di tempo per raccogliere un milione di firme per chiedere alla Commissione Europea di decidere il bando dell’allevamento in gabbia. Ma non sarà una decisione obbligata, né è giusto illudere sul fatto che una volta raccolte le firme il gioco sia fatto. Resterà sempre da convincere la Commissione battendo l’industria dell’allevamento e della carne, che certo non starà a guadare.

Questa campagna ha un fine chiaro, l’eliminazione dell’allevamento in gabbia, del confinamento costretto che coinvolge almeno 300 milioni di animali ogni anno, un numero incredibile. Ma il percorso sarà difficile e accidentato, non tanto per la raccolta delle frme quanto per l’ottenimento dl risultato.

Queste campagne hanno comunque il grande pregio di portare all’attenzione degli europei la necessità di rivedere e ripensare in modo radicale il nostro rapporto con gli animali. Non soltanto cani e gatti, ma anche verso quelli che molti vedono solo dietro i banchi delle macellerie.

Una firma aiuterà a dare un segno tangibile dell’importanza e della sensibilità dei cittadini europei verso il problema della sofferenza animale. Per questo è importante andare sul sito END THE CAGE AGE e firmare la richiesta. Saranno 5 minuti ben spesi per dare una speranza a chi non ha altra voce che non quella delle persone empatiche.

 

 


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Stop TTIP: no a un mercato senza regole che minaccia persone, animali e ambiente

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo commerciale in discussione tra Stati uniti ed Europa che, una volta in vigore, darà vita alla zona di libero scambio più grande del mondo con un “mercato” di oltre 800 milioni di persone. Perché il progetto vada in porto è necessario eliminare, oltre ai dazi doganali, le barriere non tariffarie esistenti tra USA e UE. Dalla sanità all’alimentazione, dal commercio al benessere animale, si tratta di norme che disciplinano un vastissimo ambito di materie e che molto spesso danno vita ad un profondo dislivello tra le due sponde dell’Atlantico. Infatti, le leggi europee sono di solito più severe di quelle americane, nell’ottica di una più ampia tutela delle persone.

Insomma, il TTIP cambierà per sempre le nostre vite. E lo farà in peggio dal momento che, in nome del principio di equivalenza normativa, fondi d’investimento, speculatori e grandi gruppi industriali potranno aggirare le leggi europee indebolendo così il regime di protezione di cui godono i cittadini in Europa. E sulle controversie giudiziarie tra multinazionali e Stati UE potrebbe essere chiamato a pronunciarsi un organismo giudiziario diverso da quello statale o comunitario e di dubbia imparzialità, squilibrato a favore delle prime.

Tra le vittime principali del TTIP vi sarebbero gli animali. Di questo aspetto, purtroppo, non si parla, in una trattativa che è già largamente sottratta alla conoscenza dei cittadini. Invece di essere rafforzato, come da tempo chiediamo, il sistema europeo di regole a protezione animali, rischia dunque di essere travolto o assai indebolito poiché le misure europee di tutela verrebbero considerate, alla luce dell’equivalenza normativa, come ostacoli e impedimenti alle attività commerciali.

Ecco in sintesi cosa potrebbe accadere in Europa con TTIP:

1) L’UE ha inserito il principio del benessere animale nei Trattati costitutivi come quello di Lisbona entrato in vigore nel 2009. Gli USA non possiedono nessuna analoga misura.

2) L’UE ha varato direttive e regolamenti per tutte le fasi di vita degli animali di allevamento, dalle condizioni in cui sono tenuti, all’alimentazione, al trasporto, alla macellazione. Negli USA non esistono leggi federali sul benessere degli animali negli allevamenti, fatta eccezione per la macellazione, e i singoli stati si regolano – quando si regolano – da sé.

3) L’UE non permette la clonazione degli animali per il consumo umano, a causa delle sofferenze che essa comporta nelle madri che subiscono gli impianti e nei piccoli, soprattutto nelle prime fasi di vita. Negli USA tale pratica è libera.

4) Nella UE è vietata la somministrazione di ormoni negli animali di allevamento a fini di accrescimento e ristretto il ricorso ad antibiotici. Negli USA il loro uso è permesso ed ampio.

5) L’UE regola strettamente la presenza di OGM (la loro coltivazione è vietata in Italia) nell’alimentazione di umani e non umani. Gli USA li ammettono in tutti i settori.

6) L’UE nel 2013 ha vietato la sperimentazione a fini di cosmesi e l’importazione di prodotti cosmetici testati sugli animali. Negli USA non esiste nessuna analoga misura.

7) Nel 2014 l’Italia ha messo al bando gli allevamenti di animali per la sperimentazione: ciò significa che sul nostro territorio non avremo più strutture quali Greenhill. Sulla base delle norme USA, se si realizzasse il TTIP, questa normativa potrebbe essere considerata un ostacolo al libero scambio commerciale e un danno per le multinazionali.

8) L’UE ha progressivamente regolato e ristretto l’uso dei pesticidi in agricoltura, anche per il loro impatto ambientale e le devastanti conseguenze sulla biodiversità. Il modello USA è quello dell’agricoltura industriale, fortemente chimizzata.

9) L’UE si è data, nel tempo, un buon sistema di tutele ambientali per il bene di tutti – umani e non umani; tutele che non trovano davvero corrispondenza negli USA e che dunque rischiano di essere cancellate o ridotte.

10) Uno dei capisaldi dell’UE è rappresentato dal principio di precauzione, vale a dire lo strumento di rinuncia all’assunzione di decisioni che possano comportare rischi per la salute – umana e non umana – e dell’ambiente, e non solo.

Nella seduta plenaria del Parlamento Europeo del luglio scorso, anche grazie a una grande mobilitazione, sono state approvate alcune raccomandazioni per la Commissione Europea, che gestisce la trattativa con gli Stati Uniti: ad esempio si è sancito che il trattato dovrà garantire le tutele più alte per la salute nonché per il benessere degli animali e per l’ambiente. Ma si tratta, purtroppo, di raccomandazioni, non vincolanti. La trattativa prosegue. E con essa il rischio di dire addio ad un sistema garantista per tutti i cittadini europei.

Continua la campagna per fermare il TTIP: è importante la firma di tutti noi alla petizione sul sito stop-ttip.org. Tre milioni di europei hanno già detto no al trattato, fallo anche tu.

Dal 10 al 17 ottobre l’ENPA aderisce alle giornate italiane di mobilitazione contro il TTIP: il processo negoziale è entrato nelle battute finali, per fermarlo serve l’impegno di tutti noi.

 

A cura di Anna Maria Procacci, consigliere nazionale dell’Ente Nazionale Protezione Animali


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