Disturbo o maltrattamento?

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Disturbo o maltrattamento?

Molte delle segnalazioni che riceviamo, telefonicamente o via mail da parte dei cittadini, relative a episodi o situazioni di presunto maltrattamento di animali, sono riconducibili a questioni di disturbo alle persone o a inconvenienti di tipo igienico.

Segnalazioni di questo tipo, dove il presunto maltrattamento viene utilizzato come pretesto nella speranza di risolvere un problema del quale non possiamo occuparci (il disturbo e gli inconvenienti igienici vanno segnalati rispettivamente alla Polizia Locale e al Servizio Veterinario dell’ATS), comportano per ENPA un grande dispendio di energie che non portano ad alcun risultato positivo per il benessere degli animali. Vi preghiamo quindi di fare segnalazioni veritiere e dettagliate, specificando correttamente i fatti, per consentirci di aiutare, nei limiti del nostro possibile gli animali coinvolti.

Nel frattempo vi consigliamo, nel caso il vostro problema sia costituito dal latrare di un cane, di leggere alcune indicazioni sul perché un cane può abbaiare tanto: potreste trovare qualche consiglio su cosa fare nel caso il cane fosse il vostro ma anche capire meglio se l’episodio che vorreste segnalarci non rientri tra quelli menzionati.

CLICCA QUI

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Lettera aperta del Presidente di ENPA Milano all’assessore Guaineri

Siamo lieti di apprendere da un giornale che il Comune di Milano, secondo l’assessore Guaineri, tenga alta l’attenzione sulle problematiche degli animali.

Peccato però che quest’attività sia portata avanti in completa solitudine, visto che ENPA Milano, come altre associazioni, abbia chiesto da mesi un appuntamento all’assessore senza ottenerlo. Mai un’amministrazione si era comportata in modo così sgarbato nei confronti di un’associazione come ENPA, la prima a Milano per operatività e storia, non incontrandoci a distanza di mesi dall’elezione.

A oggi, oltre a non convocare una riunione delle associazioni, almeno per potersi conoscere, il Comune non ha ancora nominato un Garante dei Diritti degli Animali come prevede il regolamento comunale in vigore. Se non fosse per l’attività dell’Ufficio Tutela Animali, con il quale collaboriamo da sempre, e per l’Unità Tutela Animali della Polizia Locale, sempre operativa, in questo momento l’interesse dimostrato dalla giunta del sindaco Sala sarebbe veramente molto vicino allo zero assoluto.

Peraltro le attività citate nell’articolo, che riprende identico comunicato dell’ufficio stampa comunale, sono in buona parte derivanti dai fondi di riparto della Legge 281/91 e non rappresentano un’attività finanziata e messa in atto dal Comune. Possiamo solo sperare che il sindaco Sala e l’assessore Guaineri si accorgano, prima o poi, che a Milano esiste un associazione che si chiama ENPA, che opera da decenni per 365 giorni all’anno, per 15 ore al giorno e che fin troppo spesso risolve le situazioni di cui il Comune non può o non riesce a occuparsi. Speriamo anche che si accorgano che a Milano esiste un’associazionismo che si occupa di animali e che tante sono le associazioni che operano sul territorio, al meglio delle loro possibilità, sostenute da cittadini milanesi e non solo.

Il nuovo regolamento per la tutela degli animali dorme sonni tranquilli in qualche cassetto, forse in attesa della nomina del nuovo Garante ai Diritti degli Animali e nel frattempo l’assessore Guaineri ci dice che ci incontrerà, a questo punto forse, solo dopo la nomina del Garante, che evidentemente farà senza ascoltare nessuno (ancora forse).

Dall’attesa allo stupore, dallo stupore all’essere seccati per lo sgarbo istituzionale e ora, davvero stufi, proviamo a buttare giù il muro dell’indifferenza con questa lettera aperta. Ma naturalmente potete scrivere anche voi all’assessore se siete stupiti, indignati, sereni o contenti di questo comportamento. La mail assessore.guaineri@comune.milano.it  è sul sito del Comune, con un invito a scriverle. Da prendere in parola.

Ermanno Giudici

Presidente ENPA Milano

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Gattini nel tombino salvi grazie a operatori di ENPA Milano

Questa mattina gli operatori di ENPA Milano sono stati avvisati da alcuni abitanti di via Varesina della possibile presenza di gattini in difficoltà all’interno del cortile della scuola abbandonata di via Villapizzone a Milano.

Per poter verificare la situazione è stato necessario un intervento congiunto della squadra di pronto soccorso di ENPA unitamente alla Polizia Locale di Milano. Gli equipaggi una volta entrati nel cortile dell’edificio hanno individuato i miagolii provenire da una “bocca di lupo”.

Effettivamente i tre cuccioli erano sul fondo di un pozzetto cieco profondo almeno un metro collegato alla bocca di lupo nel quale la gatta, pensando potesse essere un posto sicuro, li aveva probabilmente trasportati.

In considerazione delle precipitazioni previste per la giornata di domani, con temporali di forte intensità, che avrebbero potuto determinare l’annegamento dei cuccioli, gli operatori, rimosso il tombino del pozzetto, hanno preferito prelevare i piccoli e portarli presso la clinica ENPA per controllare il loro stato di salute, non sapendo da quanto tempo si trovassero in quella situazione.

“I nostri veterinari hanno riscontrato una forte congiuntivite per due di loro, con raffreddore e ipotermia, nonostante le alte temperature di oggi. Probabilmente la loro condizione senza l’intervento dei nostri operatori si sarebbe potuta aggravare notevolmente” ha dichiarato Ermanno Giudici Presidente di ENPA Milano “Dall’inizio della primavera abbiamo già recuperato circa una cinquantina di cuccioli, alcuni non ce l’hanno fatta a sopravvivere perché troppo piccoli o per il loro cattivo stato di salute già al momento del recupero, altri sono stati dirottati in canile, 12 sono già stati adottati, 10 sono ancora presso la nostra sede in attesa di adozione e 12 sono ancora da svezzare e sono affidati provvisoriamente ai nostri volontari specializzati nell’allattamento di piccoli.

Per questo invitiamo chi volesse adottarne uno, o contribuire al loro mantenimento, a mettersi in contatto con il nostro ufficio adozioni scrivendo a adozioni@enpamilano.org o telefonando per un appuntamento allo 0297064222”.

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Tartaruga azzannatrice consegnata a ENPA Milano da Polizia Locale San Vittore Olona

Sembrava fosse una segnalazione come tante altre quella ricevuta ieri dalla polizia locale di San Vittore Olona: un cittadino aveva avvistato nel pomeriggio una tartaruga palustre che “passeggiava”, mettendo a rischio la propria incolumità a causa del traffico di auto presente, lungo la strada adiacente al fiume Olona.

Gli agenti recatisi sul posto, pensando di mettere in sicurezza una semplice tartaruga di acqua dolce, si sono trovati invece davanti a una tartaruga azzannatrice (Chelydra serpentina) che nel frattempo era stata già recuperata, fortunatamente usando una pala, da un abitante della zona e messa all’interno di una cassetta di plastica. La tartaruga azzannatrice è infatti un vigoroso predatore, in grado di tranciare un dito con un morso e per questo inserita nell’elenco degli animali pericolosi dei quali è vietato il commercio e la detenzione.

Nei giorni passati il fiume aveva rischiato di esondare in quella zona, secondo la testimonianza dell’agente intervenuto sul posto e probabilmente, proprio a causa di questo aumento del livello dell’acqua, la tartaruga è riuscita ad arrivare sul bordo della strada.

“La Chelydra serpentina è un animale che va maneggiato con grande attenzione per il pericolo rappresentato dal suo morso e dalla capacità di allungare il collo molto rapidamente. Se non la si conosce la possibilità di riportare serie ferite è una quasi certezza” ha dichiarato Ermanno Giudici presidente di ENPA Milano “perché con un morso potrebbe tranciare un dito. Purtroppo non è raro che avvengano questi recuperi, di pochi giorni fa infatti il ritrovamento di un altro esemplare alle porte di Torino mentre l’anno scorso ne era stato recuperato uno nel laghetto della Villa Reale di Via Palestro a Milano. Gli animali che vengono recuperati sono tutti il frutto di sconsiderati abbandoni messi in atto da persone che non riescono più a accudirli oppure che temono le sanzioni penali per l’illecita detenzione. Ora spetterà al Corpo Forestale occuparsi della sua collocazione in un centro idoneo a garantire il suo benessere.”

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Esche avvelenate, le due giornate del corso organizzato da ENPA Milano

Giovedì 28 e venerdì 29 aprile ENPA Milano ha organizzato un seminario per forze di polizia e giornalisti su un fenomeno purtroppo molto diffuso ma ancora poco contrastato: “Bocconi ed esche avvelenate come pericolo per la società – Seminario teorico pratico sulle attività di polizia giudiziaria e veterinaria per il contrasto del fenomeno criminale”.

La prima giornata del corso, interamente teorica, è stata ospitata dalla Scuola di Polizia Locale di Milano e ha visto illustri professionisti coinvolgere gli operatori delle forze dell’ordine su questa importante tematica. Il programma è stato così composto:

Paola D’Amico, giornalista del Corriere della Sera, Gli avvelenamenti: un fenomeno in crescita
Rosario Fico, Responsabile del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria presso Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, Analisi dei dati: casi da serial killer
Ermanno Giudici, Presidente di ENPA Milano, Focus sul reato e sulle violazioni connesse, fra Codice Penale e leggi speciali
Alessandro Quercioli, già Comandante del Corpo di Polizia Provinciale di Firenze e attuale Capo Nucleo Guardie Zoofile di ENPA Firenze, Come si contrasta il fenomeno: l’esperienza della Polizia Provinciale di Firenze
Liliana Mauri, Ufficiale di Polizia Locale di Milano, Responsabile dell’Unità Tutela Ambiente e GEV, Responsabile Unità Ecologia e Tutela Animali, L’attività dell’Unità Tutela Animali della Polizia Locale: focus su Milano
Irene Franco, Direttore Sanitario della Clinica Veterinaria di ENPA Milano, Interventi urgenti in caso di avvelenamento di animali
Rosario Fico, Responsabile del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria presso Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, Sulla scena del crimine: tecniche di ingresso e costruzione dell’indagine

La seconda giornata del corso, interamente tenuta dal prof. Rosario Fico, si è svolta invece all’interno del Parco Canile del Comune di Milano e ha previsto una simulazione di repertazione direttamente “sul campo”. Gli agenti delle forze dell’ordine, suddivisi in tre gruppi, hanno effettuato una vera e propria analisi di tre scene del crimine appositamente allestite dal relatore con finte esche avvelenate. Dopo aver esaminato le documentazioni raccolte, gli agenti hanno redatto una relazione che è stata presentata in aula, con un confronto e una discussione sui metodi di repertamento e di stesura del verbale.

Il corso si è concluso lasciando a relatori, corsisti e organizzatori una grande soddisfazione. Crediamo molto nella formazione e nell’informazione e ciò non sarebbe possibile senza i relatori che hanno condiviso le proprie conoscenze in queste giornate. Un ringraziamento particolare va al professor Rosario Fico e alla giornalista Paola D’Amico del Corriere della Sera per le preziose sinergie.

Vogliamo infine cogliere l’occasione per ringraziare tutti gli agenti di Polizia Locale, Polizia Provinciale e Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Guardie Zoofile di Milano, Rho, Sesto San Giovanni, Segrate, Monza e Lecco per la partecipazione e per i contributi personali, grazie ai quali sarà davvero possibile fare un passo in avanti nella lotta contro un fenomeno davvero pericoloso.

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Esche avvelenate: il corso di ENPA Milano per forze di polizia, veterinari e giornalisti

Giovedì 28 aprile ENPA Milano ha organizzato un seminario per forze di polizia, veterinari e giornalisti su un fenomeno purtroppo molto diffuso ma ancora poco contrastato.

Granaglie con vetro, ami uncinati nascosti in pezzi di carne, pastoni alla stricnina come esche o bocconi avvelenati. Le vittime: cani e gatti, di colonia questi ultimi. Le scene del crimine: aree cani e giardini, strade periferiche. Il database del nucleo tutela animali della Polizia locale, coordinato da Liliana Mauri e operativo dal luglio 2014, si arricchisce di elementi utili a definire una mappa del rischio in città. Molte le segnalazioni dei cittadini. In un caso su tre, l’esame autoptico dell’animale morto o dell’esca rinvenuta, porta ad un riscontro positivo, si accerta la presenza del veleno. In sei mesi nel 2014, quando il monitoraggio è iniziato, sono state svolte indagini in 12 casi di morte sospetta di un animale. Quattro erano stati avvelenati. Percentuale che s’è ripetuta nel 2015.

La mappa dei veleni in città tra aree cani, parchi e giardini“, dal Corriere della Sera del 26 aprile 2016

Crediamo molto nella formazione e nell’informazione e ringraziamo il dottor Rosario Fico, Direttore del Centro Nazionale di referenza per la Medicina Veterinaria Forense e la giornalista Paola D’Amico del Corriere della Sera per le preziose sinergie.

Giovedì sarà oggetto di un corso di formazione (via Boeri 7) organizzato da Enpa Milano presso la Scuola di formazione della Polizia locale. Avvelenare è reato penale (art.544 bis c.p.), significa dare la morte con dolore a un animale. «Se dopo un episodio non si fanno indagini l’avvelenatore di animali si sente impunito e continua alzando l’asticella», conclude Fico che nella caccia ai serial killer di animali ricorre a tutte le discipline disponibili, dalla balistica all’anatomopatologia forense, dalla tossicologia all’entomologia.

La mappa dei veleni in città tra aree cani, parchi e giardini“, dal Corriere della Sera del 26 aprile 2016

Un grazie anche alla Polizia Locale di Milano che ospita il corso nella sede della sua scuola di formazione.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano

 

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ENPA Milano organizza corso di formazione rivolto a polizia, veterinari e giornalisti

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Il 28 e 29 aprile 2016 si terrà il corso organizzato da ENPA Milano e rivolto alle Forze di Polizia, ai veterinari e ai giornalisti dal titolo “Bocconi ed esche avvelenate come pericolo per la società – Seminario teorico pratico sulle attività di polizia giudiziaria e veterinarie per il contrasto del fenomeno criminale”.

Data l’importanza degli argomenti trattati il seminario sta già riscuotendo un buon successo di adesioni e ha ottenuto il Patrocinio del Comune di Milano oltre all’accreditamento dell’Ordine dei Giornalisti della Regione Lombardia.

Il corso prevede una prima giornata dedicata agli aspetti giuridici, ai casi e alle tecniche di indagine e si terrà presso la sede della Scuola di Polizia Locale di Milano in via Boeri 7. La partecipazione dei giornalisti a questa parte del percorso formativo, consentirà loro di avere 4 crediti.

La seconda giornata avrà invece un taglio più pratico con simulazioni di repertamento direttamente “sul campo” e si svolgerà presso la sede del Canile Civico del Comune di Milano, in Via Aquila 81.

I relatori di questo seminario teorico pratico saranno: Ermanno Giudici, Presidente e Capo Nucleo Guardie Zoofile di ENPA Milano; Rosario Fico, Responsabile del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria presso Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana; Alessandro Quercioli, già Comandante del Corpo di Polizia Provinciale di Firenze e attuale Capo Nucleo Guardie Zoofile di ENPA Firenze; Liliana Mauri, Ufficiale di Polizia Locale di Milano, Responsabile Unità Tutela Ambiente e GEV (Guardie Ecologiche Volontarie) Ecologia e Tutela Animali; Irene Franco, medico veterinario, Direttore della Clinica Veterinaria di ENPA Milano; Paola D’Amico, moderatore, giornalista del Corriere della Sera.

“Il corso si pone l’obiettivo di dare tutte le possibili informazioni a chi opera sul territorio per contrastare un fenomeno tanto pericoloso quanto vile come lo spargimento di bocconi avvelenati”, ha dichiarato il presidente di ENPA Milano Ermanno Giudici, “creando consapevolezza e trasmettendo conoscenze grazie al prezioso supporto del Centro di Referenza Nazionale di Medicina Veterinaria Forense, diretto dal dottor Rosario Fico”.

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Le leggi non sono uguali per gli animali dei circhi e degli zoo

Le leggi non sono uguali per gli animali dei circhi e per quelli detenuti negli zoo e, grazie a questa differenza, i circhi possono continuare a tenere in cattività tantissimi animali in condizioni di mancato benessere o peggio di maltrattamento.

In italia esistono due pesi e due misure per gli animali tenuti in cattività per ragioni legate alla loro esibizione: se fossero lavoratori dello spettacolo si potrebbe dire che esistano gravi disparità fra quelli degli zoo e i loro colleghi dei circhi. Minori tutele, diverse regole, maggiori stress, diverso trattamento alimentare, grande permissività nella normativa connotano le garanzie che la legge non offre agli animali dei circhi rispetto a quanto previsto dalle previsioni legislative che regolamenta gli zoo; se i circhi infatti dovessero rispettare i parametri previsti per l’apertura e per il mantenimento delle autorizzazioni da parte degli zoo si arriverebbe al punto che nessuna impresa circense sarebbe in grado di detenere gli animali e nessun circo potrebbe avere un’autorizzazione governativa per poter esercitare la propria attività di spettacolo con detenzione di animali.

Il presidente dell’Ente nazionale circhi Buccioni mi ha querelato per diffamazione, soltanto per aver scritto le stesse cose affermate dal ministro dell’interno Alfano sull’operazione “Golden Circus”, nella quale diversi direttori di circo sono stati ritenuti responsabili dalla magistratura di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, sostenendo che le associazioni diffamano i circhi: in realtà sono gli stessi circhi a rovinarsi l’immagine da soli proprio grazie alle condizioni in cui costringono a vivere gli animali. L’assenza di benessere per gli animali nei circhi non sta certo nelle violenze alle quali potrebbero essere ancora sottoposti da qualche circense, ma nelle condizioni di detenzione. La violenza del circo verso gli animali infatti non è nelle percosse, comportamento patologico dell’addestramento e tipico di sistemi in uso nei decenni passati, almeno per quanto riguarda i dati dimostrabili in Italia. La sofferenza per gli animali dei circhi è insita nelle necessità dello spettacolo viaggiante che lo mettono nella materiale impossibilità di poter garantire il benessere minimo dei soggetti che ospita: nei circhi gli animali sono maltrattati soprattutto a causa delle condizioni ambientali nelle quali sono costretti a vivere e questa condizione, permanente, va ben oltre agli addestramenti, ai condizionamenti, alle reali o supposte violenze che sono state accertate in qualche caso. Si può maltrattare un animale senza necessità di una frusta, di un pungolo o delle catene e lo si può fare in un modo molto meno apparente, non associabile a forme di violenza agita nei confronti di questo o quell’animale. Questa forma di violenza è subdola, non appare, bisogna saper conoscerla e riconoscerla e questo purtroppo troppo spesso non avviene, non è compreso nemmeno dalla magistratura giudicante: non servono percosse, sevizie o crudeltà per creare condizioni che causino sofferenze costanti alle quali sono sottoposti gli animale, bastano le condizioni di detenzione, la tipologia della custodia a cui gli animali devono sottostare per integrare una realtà produttiva di sofferenze. Il maltrattamento non traumatico è difficile da far percepire già quando questo riguarda gli uomini ed è ancora più difficile comprenderlo quando bisogna dimostrare la sofferenza di un animale, non causata da atti fisici violenti. In questa tipologia di maltrattamento l’aggravante, molto, troppo spesso, è data dalla presenza dei pareri favorevoli dei servizi veterinari delle ASL, che in ogni commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli, attestano che tutto, sotto il profilo del benessere degli animali, è corretto e che gli animali dei circhi sono detenuti in assenza di condizioni afflittive. Spiace doverlo affermare con chiarezza ma, talvolta, la superficialità di questa analisi è quella che ci ha portato ad essere, nel 2015, in questa situazione; molte sono le cose non accettabili e altrettante sono le prescrizioni che le ASL potrebbero impartire per garantire il rispetto delle normative sanitarie e il benessere degli animali, applicando almeno le direttive della commissione CITES in materia di circhi. Se qualcuno trova questa affermazione sopra le righe sarebbe bello che potesse fornire, per confutarla, i dati sulle denunce presentate dai servizi veterinari pubblici nei confronti dei complessi circensi e i casi in cui non è stato concesso loro il nulla osta, documento sulla base del quale i Comuni concedono le autorizzazioni allo spettacolo. A questo bisogna poi aggiungere la mancata rispondenza alle norme di molte autorizzazioni sulla detenzione degli animali pericolosi, quelle rilasciate dalle prefetture di tutta Italia, spesso incomplete, approssimative, prive di prescrizioni. Per questo circhi regolarmente attendati ed autorizzati si sono trovati, poi, con gli animali sequestrati e con i titolari denunciati da forze di polizia che hanno guardato la realtà in modo più attento e rispettoso verso il benessere animale interpretando correttamente normativa e giurisprudenza.

Come detto il maltrattamento degli animali nei circhi è costituito, in modo quasi esclusivo, non dalle violenze ma dalle condizioni di detenzione: spazi angusti, lunghi viaggi in condizioni disagevoli, scarsa o assente socializzazione, assenza di arricchimenti ambientali costanti, condizionamenti psicologici che snaturano i comportamenti dell’animale (realtà quindi ben diversa dalla domesticazione), impossibilità di espletare i comportamenti propri della specie sono alcune delle criticità ineliminabili. Non credo serva altro per poter dire che questi animali siano soggetti a privazioni simili a quelli di un detenuto sottoposto al 41 bis, nemmeno lontanamente paragonabili alle condizioni alle quali sono soggetti, nella loro condizione di cattività, gli animali di un moderno zoo, dove le condizioni di detenzione dovrebbero rappresentare una simulazione, seppur artificiale e in spazi ridotti, delle condizioni in cui gli animali vivono in libertà. Sicuramente sempre cattività, di opinabile giustificazione spesso nascosta da presunte esigenze di conservazione, ma almeno una cattività diversa, meno afflittiva in tantissimi casi. Il circo è indifendibile non per la crudeltà dei suoi operatori, ma al più per la loro indifferenza rispetto alla sofferenza e alle esigenze minime che devono o dovrebbero essere garantite ad un animale. Non basta il fatto di mantenerli in vita per giustificare la loro permanenza in circo e non basta neanche il vero o presunto amore che i circensi nutrono verso i loro animali. L’impressione è che questo amore sia viziato dall’ignoranza dei bisogni, dagli interessi economici di chi sostiene di avere questo sentimento e dall’incapacità di capire che il tempo di certi spettacoli è passato per sempre, con i circensi sempre più lontani dalle mutate condizioni culturali del paese, assediati dalla realtà dell’oggi come gli ultimi soldati di Forte Alamo dai messicani.

Il nostro Stato doverebbe legiferare e dare una possibilità al circo di sopravvivere anche in futuro: i piccoli circhi sono oramai allo stremo e vivono più di sovvenzioni che di spettacoli, facendo fatica a far quadrare i bilanci e costringendo, se possibile, gli animali a vivere vite ancora più disagevoli. Non c’è benessere nella vita di un grande felino che vive in un carro, in perenne movimento, con territori, odori e situazioni in costante cambiamento, sottoposto a continui stress; non ci può essere benessere per un pellicano costretto a non volare, esibito come una stranezza della natura oppure per un coccodrillo portato in pista, senza possibilità di capire e costretto a vivere in uno spazio angusto per tutta la sua vita, nell’impossibilità di poter esercitare alcun comportamento naturale proprio della specie. La difesa è impossibile e l’evoluzione è indispensabile, non è più tempo di denunce e querele, è tempo che i circensi si accorgano che la stagione delle collezioni zoologiche è finita, come è finita quello dei domatori di belve, come le chiamava il famoso Orlando Orfei, che si esibiva con le iene.

Il circo con gli animali sparirà, non per gli animalisti o non solo per loro, ma perché così è stato per tutti gli spettacoli che non si son saputi evolvere: il circo, con l’aggravante di una crudeltà non agita ma subita costantemente dagli animali e percepita sempre più dal pubblico, non potrà sfuggire a questo accadimento ineluttabile, che possiamo solo sperare che avvenga il prima possibile.


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Cigno con amo infilzato nel becco, salvato da ENPA Milano

Questa mattina, presso la Cava Cabassi di Milano, gli operatori di ENPA Milano, in collaborazione con il Nucleo Sommozzatori della Polizia Locale di Milano, sono intervenuti per catturare un cigno in difficoltà a causa di un amo da pesca che gli si era infilzato nel becco.

Già ieri alcuni passanti avevano chiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco per catturare l’animale, ma nonostante il loro immediato intervento con l’ausilio di un gommone, il tentativo non era andato a buon fine.

Oggi, una volta sul posto, gli operatori di ENPA Milano hanno potuto contare sulla collaborazione della squadra di sommozzatori della Polizia Locale, già presenti sul posto per una dimostrazione programmata per gli studenti di una scolaresca. Una volta spiegata la situazione e terminato il loro intervento, si sono offerti di aiutare ENPA Milano nel recupero dell’animale, che iniziava a dare segni di stanchezza probabilmente dovuti all’amo da pesca che gli impediva di alimentarsi regolarmente.

Dopo essere stato “spinto” fuori dall’acqua dai sommozzatori, che sono riusciti a impedirgli successivamente di rientrare nello specchio d’acqua, l’animale è stato catturato con la collaborazione di alcune persone presenti sul posto che hanno chiuso le possibili vie di fuga.

Una volta trasferito presso la clinica veterinaria di ENPA Milano, i medici veterinari hanno immediatamente provveduto a rimuovere l’amo dal becco del malcapitato cigno, che successivamente è stato anche sottoposto ad esame radiografico per accertare che non avesse ingerito piombini da pesca. Secondo il racconto dei passanti, alcuni piombini sarebbero stati visti inizialmente collegati all’amo che aveva trafitto il becco del cigno, ma al momento della cattura non erano più presenti.

“Il fattore determinante per il successo di questi interventi di soccorso è la tempestività e la creazione delle giuste sinergie operative” ha dichiarato Ermanno Giudici, Presidente di ENPA Milano. “Il cigno sarà trasferito presso il Cras di Vanzago, dove troverà il posto più adatto per rimettersi in forze. Questa è la seconda volta che interveniamo per un caso simile sempre al Parco delle Cave, fortunatamente senza gravi conseguenze per i cigni. Ringraziamo come sempre Polizia Locale che anche in questa occasione ci ha supportati”.

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Guardie Zoofile ENPA Milano scoprono un caso di accumulo compulsivo animali

Un paziente lavoro delle nostre Guardie Zoofile ha portato a una perquisizione che ha permesso di scoprire un caso di accumulo compulsivo di animali, un classico esempio di “animal hoarding”. Tenendo alta la soglia di attenzione e collaborando con Polizia Locale e ASL le Guardie Zoofile di ENPA Milano pongono sotto i riflettori il fenomeno dell’accumulo e dello sfruttamento degli animali.

Già da tempo la nostra Sezione aveva ricevuto lamentele dai condomini e due segnalazioni di acquisto online di gatti dalla signora: uno dei due gattini è morto per peritonite infettiva felina. Da qui sono partite le indagini delle nostre Guardie Zoofile, ostacolate però dall’ostilità della donna. Presentando una denuncia alla Procura per maltrattamento di animali, è stato possibile accedere all’abitazione insieme a Polizia Locale e ASL, constatando la presenza di 33 gatti e condizioni igieniche pessime. La donna, quindi, non solo vendeva cuccioli di gatto siberiano online, ma ha presenta il profilo chiaro dell’«accumulatrice».

In casa, Polizia locale e veterinari della Asl trovano 33 mici. L’ordine è apparente. Le scarpe s’incollano al pavimento. Un odore acre impregna l’aria. I gatti hanno a disposizione solo 4 lettiere. C’è una sola stanza, nell’appartamento, interdetta agli animali, dove la donna ha accumulato abiti e oggetti suoi e della figlia. Pieni fino al soffitto di oggetti sono anche box e cantina.

[…]

Tra le varie categorie di “hoarder”, il profilo è quello dello “sfruttatore”, una persona che accumula animali per soddisfare i propri interessi, senza attaccamento emotivo nei loro confronti. In assenza di un intervento psicologico la recidiva è più che probabile: negli Usa, chi compie atti di crudeltà verso gli animali deve intraprendere un percorso di cura.

In casa 33 gatti tra lo sporco. Denunciata accumulatricemilano.corriere.it, 29 ottobre 2015

“Alcune volte ci sono situazioni sottovalutate, che invece devono essere indagate seriamente come hanno fatto le nostre Guardie Zoofile”, ha commentato Ermanno Giudici, presidente di ENPA Milano. “L’accumulo patologico di animali è una situazione che si riverbera anche sul benessere degli umani e che deve essere presa con molta attenzione, essendo riconosciuta come patologia del comportamento”.

23 degli animali sono stati sequestrati in attesa di prossimi provvedimenti.

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