La Regione fa marcia indietro, legge sul randagismo salva

La Regione fa marcia indietro, legge sul randagismo salva

La Regione Lombardia ha dovuto fare marcia indietro sul pessimo progetto di legge che era stato licenziato dalla Commissione Sanità, destinato a sostituire l’attuale normativa.

Il risultato non è esattamente quello che ci aspettavamo, molti obiettivi di tutela non sono stati raggiunti, ma si è comunque riusciti a impedire che la norma attuale venisse completamente svuotata di contenuti.

Ora la battaglia si deve spostare con fermezza sul nuovo regolamento di attuazione della norma approvata ieri, che entro 90 giorni dovrà dettagliare in disposizioni più precise i principi della legge. Possiamo sperare che questo regolamento sia effettivamente portato in giunta entro i termini previsti, considerando che per altri regolamenti d’attuazione la regione Lombardia si è presa anni prima di emanarli.

Questo risultato è stato possibile grazie alla coesione delle associazioni contro il “nulla” che si stava avvicinando, ai veterinari anche pubblici e all’impegno di tantissimi cittadini che hanno fatto girare sui social la notizia.

Vi terremo al corrente degli sviluppi, monitorando e vigilando sull’attività della regione.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


La nuova legge regionale che fa insorgere il web

Oggi in Consiglio: meno obblighi per i canili e aperture facili di negozi. La protesta dei social

La Regione Lombardia, la Commissione Sanità e il progetto di modifica di una parte della legge che riguarda gli animali d’affezione: ingredienti in grado di creare una miscela con un alto potenziale deflagrante. Con scelta infelice e un po’ sciatta la Commissione Sanità decide di dar fuoco alle polveri, cassando da quello che dovrebbe essere il testo della nuova legge una serie di tutele che erano previste dalla norma precedente, facendo fare un balzo all’indietro di decenni ai diritti degli animali d’affezione. Nel nuovo testo sono stati fatti sparire gli obblighi di apertura per i canili convenzionati, la tutela delle colonie feline, i criteri di adozione degli animali ed è stata introdotta la possibilità di aprire un negozio di animali con una semplice dichiarazione di inizio attività, senza preventivo controllo dei requisiti.

Non paghi i commissari hanno anche deciso di modificare la definizione di animale da compagnia, limitando la tutela a quelli che vivono nelle case ma non più in orti e giardini, non sapendo che l’evoluzione giurisprudenziale verso il maltrattamento degli animali è nel frattempo andata ben oltre. Leggi nazionali e giurisprudenza hanno sancito scelte di tutela ben maggiori sui diritti degli animali.

Regione Lombardia è stata l’ultima regione italiana a recepire la legge nazionale (281/1991). La riforma della legge 33/2009 cancella anche una serie di precetti della normativa statale.

Ultima perla di saggezza è stata la decisione di rimandare a un futuro regolamento il compito di trattare gli argomenti non più previsti dalla legge. Ma un regolamento d’attuazione che detti le regole di un vuoto normativo rappresenta una costruzione giuridica davvero ardita, priva anche di tempi certi. L’ipotesi appare tanto illogica da far sì che contro la modifica si siano schierate non solo tutte le associazioni ma anche tantissimi cittadini, informati dal tam tam sui social, che hanno capito molto in fretta che la Lombardia stava rischiando di approvare una legge scellerata. Così anche la politica, non solo regionale, si è accorta del guaio che il progetto di legge, che proprio oggi è in aula per la discussione, avrebbe causato e ha deciso di correre ai ripari.

33 è il numero della legge del 2009, che è oggetto di revisione e cioè il “Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità”, al cui interno c’erano anche le norme di tutela degli animali.

A questo punto si può sperare che il frutto di questo capovolgimento di fronte sia davvero ragionevole e innovativo e che aumenti e non privi gli animali dei pochi diritti che hanno. Repentini cambi di idea hanno portato quasi tutti i partiti, anche quelli che in commissione si erano astenuti o avevano votato a favore, a mutare radicalmente posizione, impegnandosi a emendare il testo del progetto di legge. Se sarà una vittoria per gli animali lo vedremo nei prossimi giorni; unica certezza per ora è che abbiano vinto cittadini e associazioni, riuscendo a costringere la Regione a fare dietro front, ammettendo che il testo licenziato in commissione era una vera mostruosità. Nelle commissioni ci dovrebbero essere dei tecnici e avrebbero dovuto tener presenti anche le richieste che le varie componenti, associazioni comprese, han sempre fatto.


Progetto di legge di Regione Lombardia su randagismo: un salto indietro di 10 anni

Grosse perplessità sul PDL che riforma la legge 33/2009 in Lombardia, togliendo dalla norma molti articoli che tutelavano diritti animali e impegnavano le ASL, ora ATS, all’esecuzione di interventi obbligatori.

L’idea di inserire gli articoli tolti in un regolamento non convince per due motivi: il primo è che non vi sono tempi certi per l’emanazione del regolamento attuativo e certo non rassicurano quelli, biblici, che ci sono voluti per l’entrata in vigore del precedente regolamento mentre la seconda perplessità attiene proprio alla sparizione di molte norme proprio dal testo della legge.

Un gran pasticcio, temo, nel quale a voler pensare male si potrebbe individuare la volontà di risparmiare proprio sul benessere degli animali, in particolare randagi e senza padrone. Certo se la legge fosse stata sulla caccia in Regione Lombardia sarebbero stati più attenti a non scontentare i cacciatori.

Ora c’è da sperare che l’aula rimetta mano al progetto di legge, che il PD non continui ad astenersi, in un Paese in cui l’opposizione in genere si oppone a tutto, ma prenda una posizione netta come alcuni suoi esponenti.

È veramente un pessimo messaggio quello che viene dalla Regione Lombardia, che deve essere contrastato in modo energico come dicono non solo le associazioni protezionistiche ma anche l’ANCI, l’associazione dei comuni italiani.

Ermanno Giudici
Presidente ENPA Milano


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Il governo propone abbattimento lupi e cani randagi

Le-loupSembra che il nostro governo voglia procedere all’abbattimento controllato di un certo numero di lupi, per poi estendere il provvedimento, in modo incomprensibile, ai cani randagi nelle aree rurali.

La gestione del randagismo è un fallimento, la gestione dei predatori è un fallimento, la tutela della fauna è un fallimento. Forse che i Ministri di Ambiente e Salute siano confusi e non abbiano capito esattamente i compiti dei loro dicasteri? Parlano di possibile ibridazione fra cani e lupi, rischio che era già stato agitato come disastroso alla fine del secolo scorso: se fosse stato un rischio reale anziché l’espansione dei lupi dal gruppo originario della Sila avremmo avuto quella dei meticci, considerando che lupo è cane sono la stessa specie.

Diciamo che a qualcuno l’occasione pare ghiotta per dare un altro contentino ai cacciatori, dopo cinghiali e altri piani di selezione, senza dimenticare il goffo tentativo per cercare di contenere il randagismo rurale. Fatto nel peggior modo possibile, sotto ogni angolatura si voglia guardare il problema.

A chi volesse far sentire la propria opinione e protestare insieme a ENPA, chiedo di scrivere una mail personale a questi indirizzi: statoregioni@mailbox.governo.it, conferenza@regioni.it, matteo@governo.it, segreteria.capogab@minambiente.it, segreteria.ministro@minambiente.it.
Ermanno Giudici
Presidente


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Adottare un animale è una scelta etica

Adottare un animale è una scelta etica alla base della quale c’è la comprensione verso la sofferenza degli animali, ma anche una presa di responsabilità, considerando che siamo noi umani a creare il problema e per questo abbiamo il dovere di contribuire a risolverlo.

Pochi giorni addietro il Dalai Lama ha detto quanto sia inutile pregare il proprio dio per risolvere i guasti causati dall’uomo, che invece ha il dovere di risolvere il problema causato, senza poter sperare nell’intervento divino. Difficile non condividere questa affermazione per la sua indubbia adesione alla realtà: noi siamo i responsabili di tanti disastri, a cominciare da quelli ambientali, e abbiamo il dovere di modificare le condizioni che li hanno originati. Questo discorso vale anche per la gestione degli animali da compagnia, per il randagismo e per il contrasto al commercio ed alla lunga scia di morti che produce giorno dopo giorno.

Iniziamo allora ad uscire da un infingimento che da troppo tempo ci portiamo dietro: non tutte le persone che hanno animali si comportano rispettando le loro necessità, pensando alle loro condizioni di vita, pensando al fatto che una riproduzione incontrollata incrementa il randagismo e che l’acquisto di animali presso i negozi alimenta spesso un traffico che comporta grandi sofferenze per gli animali. Non si possono poi dimenticare i danni provocati dai cosiddetti acquisti di impulso, quando basta vedere un coniglietto in una vetrina per decidere di comprarlo senza conoscere nulla, ma proprio nulla, delle sue necessità oppure quando si decide di acquistare un cane di una determinata razza solo perchè di moda, finanziando i trafficanti di cuccioli. Non tutte le persone che hanno animali sono davvero amanti degli animali, spesso sono persone che hanno soltanto il bisogno di ricevere l’amore degli animali, senza preoccuparsi del loro benessere e senza essere capaci darlo.

Così facendo molti animali diventano in breve tempo indesiderati e le persone se ne disfano, come fossero un vecchio indumento inutile: i canili e i gattili sono pieni di animali che aspettano solo di essere adottati, ristretti in recinti e gabbie con la sola colpa di essere considerati un prodotto di scarto, un surplus. Ma le associazioni ricoverano anche altri tipi di animali che vengono abbandonati e che con un poco di buonsenso non avrebbero dovuto mai essere commercializzati e acquistati: conigli, pappagallini, criceti, gerbilli, colombe ornamentali, tartarughe palustri e tanti altri, dando vita a un’Arca di Noe delle specie vendute nei negozi di animali e nei garden.

Adottare un animale è una scelta etica che contribuisce a dare una casa a uno dei tanti ospiti dei centri di accoglienza, ma anche a consentire di liberare uno spazio che potrà essere usato per accogliere un altro animale in difficoltà. Nei canili italiani ci sono centinaia di migliaia di cani, alcuni dei quali sono rinchiusi da anni, mentre altrettanti vengono fatti nascere, alimentano la tratta dei cuccioli, arricchiscono i trafficanti e si lasciano dietro una scia di sofferenza che non accenna a diminuire. Per questo in tutto il mondo l’hashtag #adoptdontshop è diventato uno fra i più usati nelle campagne di sensibilizzazione che promuovono le adozioni, come quella della Humane Society da cui è tratta la foto.

Prima di decidere di adottare un animale siate ancora una volta responsabile e chiedetevi se avete tempo e risorse economiche da dedicare all’animale che avete scelto di aiutare e se la sua presenza è compatibile con la vostra vita. Mentre comprare un animale spesso è un capriccio, l’adozione deve essere pensata. Sappiate però che gli animali che vivono nei rifugi sono disponibili a contrarre i loro bisogni, pur di trovare qualcuno con cui dividere la vita e per lasciarsi alle spalle una gabbia o un recinto, che per quanto belli siano non saranno mai in grado di sostituire una famiglia umana. Fatevi un regalo aiutando un animale, regalatevi questo gesto etico e responsabile, date una speranza a qualcuno dei tantissimi prigionieri per causa nostra.

Ricordando sempre che gli animali si adottano ma non si regalano, mai. Un animale regalato ha un altissimo tasso di probabilità di essere poi abbandonato in quanto non desiderato: facili doni, facili abbandoni.

E se poi ancora non siete convinti che l’adozione sia una buona scelta guardate questo video:

 


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