Traffico di cuccioli, come non alimentare le tratte

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Traffico di cuccioli, come non alimentare le tratte

Alcune volte si può pensare, passando davanti a una vetrina dalla quale ci guardano ammiccanti dei cuccioli, che comprarne uno sia un po’ come salvarlo, portarlo via da un brutto posto per dargli una casa. Il problema è che molte persone passano più spesso davanti a un negozio di animali che non di fronte ai box di un canile e questo, purtroppo, li porta a pensare che ci sia un valore nell’acquisto di un cucciolo. Non si vede il peggio, il canile, e quindi ci si intenerisce davanti a quello che è vittima del traffico di cuccioli, senza riflettere e realizzare che sarà proprio quell’acquisto uno dei tanti gesti di perpetuazione del traffico.

Ora però è davvero difficile poter dire di non sapere, di non conoscere la realtà dei cuccioli dell’Est, strappati in tenera età alla madre, allevati spesso in modo disumano, trasportati e trattati come fossero cose inanimate. Ci sono articoli su tutti i giornali, ne parlano le forze di polizia, le associazioni, gli ordini dei veterinari e anche le ASL. Chi compra un cucciolo per questo Natale compie due sbagli: il primo è quello di alimentare la tratta dei cuccioli e i suoi profitti criminali, il secondo è quello di pensare a un animale come un regalo. Un animale è una scelta, fatta con il cuore ma anche con la ragione, creando un vincolo che deve essere indissolubile e che rappresenta un costo in termini emotivi, di tempo ed economico: bisogna essere consapevoli, chiedersi se saremo in grado di occuparcene sotto tutti i punti di vista.

Se la risposta è sì, andate presso un rifugio di un’associazione e troverete tantissimi animali, di ogni specie e razza, che aspettano solo qualcuno che li adotti. E sono davvero animali “cruelty free”, non alimentano nessun traffico, nessun commercio.

Ermanno Giudici
Presidente


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