In sala… coi lupi!

al cinema coi lupi

In sala… coi lupi!

Ieri, al cinema CityLife Anteo, la première del docufilm ‘In marcia coi lupi’, poi la parola al nostro esperto Matteo A. Rubino.

Cinema CityLife Anteo, ore 19.30 di un caldo lunedì pre-estivo. Mentre la sala si riempie, la Dott.ssa Irene Franco, Direttore Sanitario della Clinica Veterinaria di ENPA Milano, introduce il docufilm In marcia coi lupi, regia di Jean-Michel Bertrand, distribuito da Wanted in collaborazione con il Club Alpino Italiano ed ENPA Milano. ENPA è qui perché, come spiega al pubblico la Dott.ssa Franco, il tema ci riguarda da vicino: nel febbraio scorso, i nostri operatori hanno contribuito al salvataggio di un lupo caduto nel naviglio.

Inizia il film. Scorrono le spettacolari immagini delle Alpi francesi nell’alternarsi delle stagioni. Per tre anni il regista, unico protagonista umano della pellicola, segue e insegue le orme di un giovane lupo vagante, emblema dell’emancipazione dal branco nonché del fenomeno della dispersione naturale del lupo.
Il diario di viaggio dell’osservatore solitario si conclude con l’avvistamento di due giovani lupi in amore: la specie sta lentamente riprendendo il proprio posto nell’ecosistema.

Si riaccendono le luci in sala, prende la parola Matteo A. Rubino. Lui di lupi ne sa, ha scritto due libri sul rapporto uomo-lupo. Matteo ci svela che i lupi a Milano ce li avevamo in pieno centro, dove sorge il Cimitero Monumentale. Certo, era il XVIII secolo. Oggi, se vediamo qualche esemplare nei dintorni urbani, niente panico: la paura è molta più del lupo, spaesato e solo di passaggio, che nostra. L’argomento incuriosisce, diverse le domande dalla platea. Applausi convinti, è stata una bellissima serata. E i frame delle vette innevate del Giura rimasti impressi nella mente allentano il caldo metropolitano che ci apprestiamo ad affrontare tornando a casa.

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lupi in città

Tanti lupi in città? Non è come sembra

La cronaca mostra foto e filmati di numerosi esemplari vicino ai centri abitati, ma ciò non significa che ci siano tanti lupi in città. 

La cronaca ci mostra foto e filmati di lupi nei pressi di centri abitati (di recente anche un intervento di salvataggio, che ha coinvolto ENPA Milano, di un esemplare caduto nel naviglio). Cosa sta succedendo? Se vediamo alcuni lupi attorno a noi, ciò dipende da due fattori principali: in primis, la diffusione di fotocamere ovunque. Grazie ai nostri cellulari, ognuno è un cineoperatore improvvisato, capace di catturare un lupo in transito, fugacemente, per la sua strada. Così come impianti di sicurezza privati e le telecamere pubbliche sono in grado di testimoniare qualsiasi movimento.

Spesso, lo stesso lupo viene denunciato dai cittadini e i giornalisti parlano superficialmente non di “decine di avvistamenti dello stesso lupo”, ma dell’avvistamento di “decine di lupi”, quando invece si tratta dello stesso animale fotografato in momenti differenti, talvolta molto vicini tra loro. L’altro fattore che ci porta a vedere lupi vicino ai centri abitati, è il fenomeno meraviglioso e incredibile della dispersione naturale del lupo. Raggiunto l’anno di età, i nuovi nati di un branco vengono ‘intimati’ a lasciare la famiglia, in quanto il numero di elementi di essa è legato al numero di prede che sono presenti nel suo territorio e una bocca da sfamare in più può sconvolgere l’equilibrio ecologico del branco e delle risorse alimentari che lo possono sostenere.

I lupi in dispersione, quindi, vanno da soli a caccia di un nuovo territorio dove stare, in particolare nei primi mesi dell’anno: in quel periodo, pertanto, sono frequenti gli avvistamenti. Quei lupi che transitano in un mondo tutto permeato da quello umano, dove gli spazi naturali sono soltanto isole separate le une dalle altre, sono costretti loro malgrado a dover attraversare il nostro ambiente e anche le nostre città.

Sono animali coraggiosi, intelligentissimi, ma anche spaventati, spaesati e fragili, che non vorrebbero mai avere a che fare con noi facendosi sorprendere nei pressi delle nostre case. Non sono qui per restare, ma passano per cercare un luogo ricco di prede e, perché no, anche l’amore con cui creare un nuovo branco. Ci sono situazioni in cui anche la pianura e le zone periurbane, dove i lupi possono adattarsi a cacciare nutrie o cinghiali, divengono territori stanziali, ma nel 99% dei casi, un lupo di passaggio ha paura di noi più di quanta noi ne abbiamo di lui.

A cura di Matteo A. Rubino, scrittore e divulgatore scientifico e culturale sulle tematiche attinenti al lupo e al suo rapporto con l’uomo.

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lupi

Perché si parla tanto di lupi?

Ce lo spiega Matteo A. Rubino, scrittore e divulgatore scientifico e culturale sulle tematiche attinenti ai lupi e al loro rapporto con l’uomo.

Non passa giorno che un telegiornale, locale o nazionale, non parli di lupi: che ne sia stato avvistato un esemplare vicinissimo ai centri urbani o che sia stato investito. Sono davvero diventati così tanti i lupi? Partiamo da qualche dato: in Italia sono stati censiti recentemente circa 3.500 lupi. Sempre nel nostro Paese ci sono circa 60 milioni di persone, 5,8 milioni di mucche, 5,6 milioni di pecore e capre, quasi mezzo milione tra cavalli e asini, circa 28 milioni di cani (randagi e di proprietà). Due milioni sono i cani vaganti, ovvero liberi di muoversi dove preferiscono, pur avendo un padrone o semplicemente randagi.

Nel 1970 i loro progenitori, i lupi italici rimasti, erano così pochi da essere considerati sottospecie sull’orlo dell’estinzione. Divenuti specie protetta, prima grazie alla legislazione italiana poi anche grazie alla normativa europea, sono sopravvissuti e sono tornati a riprodursi normalmente. Il loro numero è cresciuto molto ma non così tanto da poter dire che siano divenuti troppi, per un semplice motivo: il numero di predatori presenti è sempre determinato dal numero di prede a disposizione. Se oggigiorno abbiamo più lupi, essi sono esattamente il numero adeguato in base alle prede che hanno a disposizione.

Certo: molte di queste prede non dovrebbero esistere, in numero così elevato, se a regolare tutto fosse la natura. Pensiamo ai cinghiali, reintrodotti illegalmente dai cacciatori in molte zone d’Italia e riprodottisi in modo esponenziale. Non c’è da preoccuparsi, comunque: ovunque il lupo sarà libero di fare il suo lavoro, le specie-preda verranno regolate in modo che siano sufficienti a garantire la sopravvivenza del branco o la formazione di un nuovo branco capace di cacciarle. L’importante è non dare da mangiare al lupo, perché anni e anni di sua assenza hanno reso più pigri molti operatori agricoli che hanno abbassato la guardia: greggi senza pastore, armenti senza protezione di cani da guardiania. Il lupo è un animale intelligente che sa scegliere le prede più facilmente cacciabili.

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IL CONTATTO: IL FILM SULLA STORIA DI DUE LUPI A MONTE ADONE ANTEPRIMA MILANESE AL CINEMA BELTRADE

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Category : News

La storia dei due cuccioli di lupo protagonisti del film documentario IL CONTATTO arriva anche in Lombardia, al cinema Beltrade, venerdì 11 marzo alle ore 20 e in replica nelle giornate successive di sabato 12 e domenica 13; in un evento promosso anche da OIPA Italia OdV e ENPA, sarà accompagnato dagli autori del film e da Elisa Berti, direttrice del Centro Monte Adone.

Il CONTATTO di Andrea Dalpian, prodotto da POPCult e Centro Tutela Fauna Monte Adone, è il racconto per immagini di due cuccioli di lupo durante il periodo trascorso al Centro fino al loro ritorno in natura. E’ un documentario sperimentale dove lo spettatore non troverà parole e musica perché queste hanno lasciato spazio alla realtà dal punto di vista dei lupi. Si tratta di una vera e propria esperienza sensoriale al loro fianco, immersi nei suoni e nelle immagini del loro ambiente. Gli “uomini” hanno un ruolo marginale per lasciare spazio al contatto con la natura e con la parte più istintiva di ciascuno di noi.

L’imprinting nei confronti dell’uomo solitamente condanna alla cattività i lupi recuperati ancora cuccioli; in Europa non era mai stato tentato il rilascio di individui riabilitati dall’uomo sin dalle prime settimane di vita (in questo caso dieci e venti giorni circa). L’ambizioso obiettivo di rilasciarli in natura, dopo il necessario periodo di riabilitazione, ha portato il Centro Monte Adone ad intraprendere un complesso percorso sperimentale durante il quale il contatto con l’uomo è stato limitato allo stretto necessario per le loro cure.

Il progetto si è concretizzato grazie alla consulenza tecnica dell’I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), al supporto dei Carabinieri Forestali e alla collaborazione del Wolf Apennine Center del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano e al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.

Le immagini di questo film sono state girate unicamente da Andrea Dalpian, che firma la regia, filmaker che, nel corso di più di un anno, si è dedicato con infinita pazienza alle riprese dei due lupi, senza mai arrecare loro disturbo e nel rispetto dei loro “tempi”, per ottenere anche solo qualche secondo di immagini.

E a luglio 2017, dopo aver trascorso più di un anno al Centro, nel pieno rispetto della loro natura selvatica, i due lupi sono tornati in libertà.

“Vista l’unicità di questo caso, abbiamo deciso di documentare tutto il loro percorso di riabilitazione al Centro, in primis per non perdere informazioni preziose, molto utili  per eventuali casi futuri. Da oltre dieci anni il Centro può contare sulla preziosa collaborazione di POPCult con cui si è instaurato un rapporto di reciproca fiducia e stima, basato sulla condivisione non solo del rispetto e dell’amore verso gli animali e la natura, ma anche dell’etica gestionale che è da sempre alla base delle nostre scelte. È quindi insieme a loro che abbiamo deciso di condividere il materiale raccolto durante questo periodo, nella convinzione che raccontare storie come questa sia importante per sensibilizzare ed educare ad un corretto rapporto uomo-animale-ambiente.” dichiara Elisa Berti, direttrice del Centro Tutela Fauna Monte Adone.

Il film “Il Contatto” è stato presentato in anteprima al 24° Festival CinemAmbiente di Torino ed è stato selezionato per sei importanti festival internazionali: il Portland FilmFestival negli Stati Uniti, il 25° Ji.hlava International Documentary Film Festival in Repubblica Ceca, il Nature Without Borders International Film Festival 2022 dove ha ricevuto una  menzione speciale, il Filmmakers United Film Festival 2022 in Inghilterra, dove ha vinto nella categoria“Miglior film sugli animali”, Alvsbyn Film Festival 2022 in Svezia, Blow-up International Arthouse FilmFest a Chicago U.S.A.

Ha debuttato a Bologna a dicembre 2021 e da gennaio 2022 è presente con successo nei cinema dell’Emilia Romagna e ora prosegue il suo tour fuori regione in Lombardia partendo da Milano, dove sono in tanti ad attenderlo.

“Non ci sono spiegazioni, non c’è una voce narrante” dice Giusi Santoro di POPCult che sta distribuendo direttamente il film nei cinema  “Per questa ragione al momento non prevediamo che venga trasmesso da piattaforme online, ma prediligeremo una distribuzione capillare, durante tutto il 2022, attraverso l’organizzazione di eventi in tutti i luoghi che potremo raggiungere. E’ possibile manifestare il proprio interesse per una proiezione nella propria città attraverso il sito del film www.lupimonteadone.it, dove verrà via via aggiornato il calendario”.

“In questi anni ci siamo occupati di migliaia di animali selvatici feriti o in difficoltà provando a condividere queste esperienze nel totale rispetto dell’animale attraverso il mezzo dell’audiovisivo.

E’ proprio da questa considerazione che è nata l’idea di realizzare un film documentario che rappresenti un’occasione unica per condividere con il “mondo esterno” il lungo percorso di questi due lupi al Centro, per coinvolgere le persone in questa storia straordinaria, facendo sì che i due lupi possano diventare importanti ambasciatori per la loro specie” continua Elisa Berti. “Il fine ultimo di tutto il lavoro di cura e riabilitazione dell’animale selvatico è per noi sempre il suo ritorno in natura, nel rispetto dei tempi necessari al suo recupero, senza attendere un solo giorno in più del necessario.

In nessun caso consentiamo a personale non autorizzato e non esperto di maneggiare gli animali e non organizziamo eventi pubblici in occasione delle liberazioni: il rilascio di un animale selvatico, a seguito di un periodo più o meno lungo di degenza, è un’operazione molto delicata che deve tenere conto delle specifiche esigenze biologiche, etologiche ed ecologiche della specie, oltre che dell’età e del percorso riabilitativo del singolo individuo. Per un animale selvatico anche il ritorno alla libertà può rappresentare motivo di stress; garantire la massima tranquillità, il benessere e il rispetto dei tempi dell’animale in tutte le fasi del rilascio è pertanto imprescindibile”.

LINK AL TRAILER: https://vimeo.com/506116652

SITO DEL FILM:  www.lupimonteadone.it

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